27 MAG 2012
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:00 Durata: 1 ora 54 min
A cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 27 maggio 2012 condotta da Massimo Bordin con gli interventi di Massimo Bordin (giornalista), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).

Tra gli argomenti discussi: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 54 minuti.

Questa rubrica e' disponibile anche nella sola versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    giornalista

    Già direttore di Radio Radicale La situazione dei partiti e l’editoriale di Luca Ricolfi, apparso domenica sulla Stampa, che chiama in causa anche i Radicali
    17:00 Durata: 51 sec
  • La lettura “sociologista” di Luca Ricolfi sulla leadership pannelliana. Il Partito radicale e le sue modalità innovative di trattare con la questione di “generazioni” e “generi”, sin dalla sua fondazione. La particolarità della tessera radicale e quella volta, nel 1982, in cui Pannella fu segretario del Pr

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Marco Pannella sull’articolo di Luca Ricolfi: “Non di rado avevo espresso dei giudizi lusinghieri e a volte quasi entusiasti dinanzi alle sue analisi e intuizioni rispetto alla generalità delle letture della situazione del nostro Paese. Qui mi pare di estremo interesse, e non solo e non soltanto radicale. Ci può servire approfondire per arrivare ad altro. La prima cosa: Ricolfi a un certo punto mostra una cosa, che la sua lettura della realtà politica italiana può essere – e da parte sua è - guardata con una lente, quella delle generazioni. Mi fa pensare il fatto che si attribuiva a Benedetto Croce una antipatia verso la sociologia, in realtà se la prese con un paio di letture sociologiste della realtà, cioè rispetto appunto alle posizioni antigiolittiane e a questo punto era stata una lettura sociologica contraria alle analisi storiciste che sono state proprie di Chabod e altri; c’era non diffidenza rispetto alla sociologia, ma una posizione molto netta di contrapposizione dei distinti crociani rispetto a queste posizioni di dialettica degli opposti, e quindi c’era un’analisi sociologica per cui non c’era possibilità di sviluppo democratico del nostro paese, parliamo del 1910. Ricolfi dice: “Fra i radicali, anche, pur essendo il più libertario dei gruppi politici, anche lì c’è il problema della leadership di Marco Pannella, perfino Emma Bonino non osa… Allora bisognerebbe forse spiegargli qualcosa. Ne sono sorpreso, non mi aspettavo una lettura sulle generazioni, per un motivo antico che ogni tanto ho ricordato; lui parla di una cosa, dice che i miei interventi sono spesso incomprensibile, io invece devo definire come inaccettabile e inimmaginabile questo suo modo di leggere la realtà. Perché quando venne la fine degli anni ’50 un giovane democristiano di gran moda, Bartolo Ciccardini, volle lanciare la Terza generazione, e anche a sinistra ci fu un grosso dibattito, era tra il 1958 e il 1960. Noi su Critica liberale rispondemmo dicendo ‘Noi non crediamo alla unità di generazione, ma alla unità di generazioni di padre in figli, perché è la durata delle idee e la differenza non di età ma delle scelte che possono trasmettersi’”. “Allora intervennero a sostegno di questa nostra posizione Guido Calogero, Umberto Segre – uno dei più colti ed attenti del giornalismo italiano, con il settimanale il Punto - e in modo particolare Aldo Garosci e Calamandrei che colsero l’importanza della nostra risposta, molto singolare rispetto al momento politico che si attraversava. Oggi viene fuori questa lettura pseudo freudiana, pseudo adleriana, con le generazioni e i padri che non vogliono essere divorati dai figli, ma è sempre problema di potere. Devo dire che questo mi ha proprio sorpreso, perché la ritengo una visione banale che non ha nulla a che vedere con la realtà italiana ed europea”. “Vorrei spiegare una cosa a Luca Ricolfi. Uno, è accaduto per esempio che messo sull’avviso – soprattutto con l’incoraggiamento di Angelo Panebianco, a riflettere su Max Weber - dichiarai ufficialmente che una cosa mi pareva di comprendere, che sarebbe gravissimo e forse questo era accaduto nei decenni precedenti in tempi infausti, fascisti e nazisti, quando al carisma si congiunge anche il potere, quello è qualcosa che è contrario a una vita quale dei liberali e dei democratici possono augurarsela. Infatti io accettai nel 1982 per la prima volta di candidarmi con una motivazione alla segreteria del Partito. Ho sempre ritenuto che la congiunzione dell’elemento carismatico, del prestigio, con quello dei potere statuari, è pericolosa. A questo punto mi accorgo però che non essendo mai capolista alle elezioni, non essendo né segretario né tesoriere di partito, avendo lasciato già allora il mio posto di parlamentare con una regola di turnover che ci eravamo dati spontaneamente, a questo punto mi resi conto che tutto ciò rischiava di tramutarsi in aumento del prestigio. Quindi, con questa motivazione, mi candidai, e in quella occasione io scelsi quattro vicesegretari; era una novità, e se non erano tutti minorenni lo erano quasi, Francesco Rutelli, Maria Teresa Di Lascia, Giovanni Negri e Gaetano Quagliariello. Allora, in questo partito ‘con lo stigmate pannelliane’ abbiamo dei minorenni quasi, a livello giuridico, che hanno le massime responsabilità, e un tipo di giovani che ancora adesso molto numerosi - dopo 30 40 anni - sono con funzioni di casta nella realtà politica del nostro Paese”. “C’era una sola donna su quattro, ma volevo dirlo perché Ricolfi comprenda bene, perché era invece già accaduto che nelle elezioni del 76 capolista fossero ovunque delle donne, capoliste elette: Bonino era iscritta da un anno al Partito radicale, poi Adele Faccio; e poi in base a delle dimissioni subentrarono anche Suor Marisa Galli e Adelaide Aglietta. Questo in termini di generazioni e di generi”. “Sia che la prendiamo in termini di genere, sia in termini di età, funziona in un modo clamoroso perché la cosa è sempre continuata. Tutto questo non in un momento in cui il femminismo insisteva anche su questi problemi formali, mentre noi li abbiamo risolti in quel modo, subito. In più il tipo di partito, e forse questo non è sufficientemente chiaro, nel senso che questo partito è un partito un po’ strano rispetto agli altri ma non abbastanza apprezzato dagli scienziati della politica perché tutt’ora, dopo 50 anni, non esiste altro partito nel quale l’iscritto è totalmente libero nei suoi comportamenti politici, quello che deve al partito è esprimersi con il massimo di libertà e responsabilità, tanto è vero che non abbiamo mai chiesto a nessuno ‘da dove vieni?’, ‘è vero che sei stato assassino?’, ‘è vero che sei stato fascista?’”. “E’ l’unico partito al mondo nel quale puoi acquisire il biglietto e usare totalmente il servizio”. L’esempio del voto per congressisti. “Non ne parliamo ancora, ma stanno arrivando una serie di iscrizioni di personalità di una certa estrazione politica che possono essere ricondotte a doppia tessera, da storie politiche apparentemente incompatibili tra di loro, e magari anche con il Partito radicale che – ricordiamolo – è transnazionale, transpartitico e nonviolento. Su questo un rapporto tra le strutture e le durate forse c’è”. Il parallelo con la chiusura del Pd. Le 63 milioni di firme valide raccolte con i referendum radicali: “Io spesso ho detto, professor Ricolfi, che quando nel Partito radicale o comunque nella galassia trovo spontaneo consenso alle mie proposte, allora sono certo che ho anche quasi l’unanimità dei non Radicali. Perché la fatica del concepire e dello scegliere è confermato dalla storia istituzionale della baracca radicale. A questo punto la generazione come la mettiamo? Lui dice: una serie di riflessi, il rispetto del padre, la cooptazione, etc. Mi permetto di dire che in questo il mondo radicale c’entra molto poco”
    17:00 Durata: 24 min 43 sec
  • La sintonia delle iniziative radicali con il sentire delle “persone comuni”, a dispetto di quanto sostiene Ricolfi, e il caso specifico dell’amnistia e della riforma della giustizia italiana: “Se questa battaglia riusciamo a con-vincerla con il nostro Presidente della nostra Repubblica, credo che avrebbe un valore immenso, molto maggiore e di più lunga durata che quella sull’aborto, sul divorzio”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella sulle letture psicologiche della politica. “Non ritengo ci sia una diversità radicale se non nel senso che nella realtà storica radicale alcune analisi umane e politiche attuali, non tributarie del vecchio, ci sono e sono in modo particolare. L’uso del corpo, per esempio, su cui Luigi Manconi ha scritto cose molto belle”. L’articolo di Garosci sul Mondo, ‘Gli anziani distratti’, e il sostegno di Umberto Segre, “contestando che la freschezza corporale potesse necessariamente o sovente essere la portatrice di maggiore vigore di idee, e su questo continuo a essere convinto”. “La lettura di Ricolfi è sociologista e non mi soddisfa”. “Lui dice poi ‘le cose di Pannella appaiono sempre più stralunate e incomprensibili a persone normali’. E io rispondo: lei ha ragione professore, io noto sempre di più uno iato, una sostanziale diversità, tra le persone dette ‘normali’ e le persone comuni. Ritengo invece che nelle sgangherate, incomprensibili, esternazioni a Radio Radicale, credo ci sia molta gente comune, ma senza quella inflessione semantica per cui la radice di ‘comune’ era nobile e invece è divenuto adesso ‘una cosa comune’. Tanto è vero che penso che persone comuni sono la riserva di saggezza e di speranza”. Pannella parla poi delle battaglie radicali, a partire da quella “per la riforma radicale della giustizia e della sua appendice carceraria”. Ma facendo ancora riferimento all’analisi di Ricolfi: “Le persone ‘normali’ mi pare che non sono in molte a cercare di aiutare il Presidente della Repubblica in un comportamento assolutamente opposto allo spirito della Costituzione, su questo non c’è dubbio, dei diritti umani e di quello che è diritto positivo”. “Se questa battaglia riusciamo a con-vincerla con il nostro Presidente della nostra Repubblica credo che avrebbe un valore immenso, molto maggiore e di più lunga durata che quella sull’aborto, sul divorzio, magari pari allo scontro che possiamo avere con il Vaticano nella sua difficoltà, che ha qualcosa a quel fare con la sua sicurezza, quella per la quale sta sacralizzando e reizzando non solo il potere, ma anche quello che per chi ha formazione cristiana e anche cattolica non è persona umana, ma è la reificazione santificata di qualcosa che nemmeno al microscopio – come l’embrione - ha sembianze umane, quel qualcosa cui per due millenni non sono nemmeno stati dati i sacramenti perché per il diritto canonico era vietato”. Pannella commenta i fatti di cronaca vaticana ma riconducendoli all’influsso negativo della partitocrazia italiana: “In Vaticano il problema è che si è voluto eccedere nello spiritualismo, in una situazione di legame materiale che ne fa oggetto di moneti dolorosi e un po’ penosi come questi cui stiamo assistendo, nei quali l’Italia simoniaca – la simonia, cioè lo svendere ai fini di potere i principi costitutivi della religione della libertà, della religione del diritto, è quello che Italia prevale rispetto alla simonia dell’altra parte del Tevere, e bisogna stare attenti. Noi comprendiamo la sofferenza del Papa e di molti cattolici, la comprendiamo perché la simonia dello Stato partitocratico come quello che è delegato da decenni a far cadere nella tentazione simoniaca il Vaticano”. L’assenza di democrazia e di dibattito sulla giustizia
    17:25 Durata: 17 min 11 sec
  • Pannella sulle riforme istituzionali: “Io ritengo che i parlamentari italiani stanno assumendosi una responsabilità che ha un sapore vile. Tutti sono per il dimezzamento del numero dei parlamentari, non c’è un cane che abbia fatto presente che dimezzare i parlamentari significa che il rapporto tra elettori ed eletto, invece che di uno a 90mila elettori, diventa di uno a 250mila elettori. Stronzi, coglioni, parlamentari che non avete il coraggio di fare un intergruppo contro questa riforma antidemocratica, antiparlamentare. Facciamo l’intergruppo, è un dovere rispetto alla democrazia!”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Tutti sentono parlare degli emolumenti dei Parlamentari. Voglio dire che io sono andato due anni fa in pensione, non sono andato in pensione prima. La mia tesi è che se uno se la sente può andare anche a 103 anni in pensione”. “Il mio primo contratto è stato nel ‘57-‘58 come giornalista del Giorno; in totale i miei anni fino al 2009, dal 1976 al 2009, nella parte che ha coinvolto la mia presenza parlamentare, credo che prendo 2.600 euro al mese. E’ importante perché su questo non c’è riflessione. Io poi ho fatto anche un’altra pensione che ho pagato come assicurazione e con quest’altra ho altri 2.000 euro”. “Io ritengo che i parlamentari italiani stanno assumendosi una responsabilità che ha un sapore vile. Tutti sono per il dimezzamento del numero dei parlamentari, non c’è un cane che abbia fatto presente che dimezzare i parlamentari significa che il rapporto tra elettori ed eletto invece che di uno a 90mila elettori, il che ti permette di controllare se c’è quel sistema che si chiama maggioritario e che in Italia non abbiamo mai avuto, invece rappresenteranno 250mila elettori. Stronzi, coglioni, parlamentari che non avete il coraggio di fare un intergruppo contro questa riforma antidemocratica, antiparlamentare. Facciamo l’intergruppo, è un dovere rispetto alla democrazia!”
    17:42 Durata: 6 min 43 sec
  • Pannella: “Il radicale è ricercato dal mercato, a condizione che sia di fatto un ‘ex’”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il dibattito mancante sull’amnistia. “Non c’è stato nemmeno un dibattito, nemmeno con Saviano. C’è il rischio che si vada alcuni Radicali col timbro in televisione, che sia Emma o che sia io, a meno che non si trovino qualche altro Capezzone, però purché non più da radicale. Per Ricolfi: noi abbiamo creato e formato i Quagliariello, oltre che i Rutelli; la cosa non è che finisca, magari con delle funzioni non politiche c’è Giulia Innocenzi che non ha una funzione politica ma una funzione importante e tutte le settimane può svolgere un ruolo su milioni di telespettatori o meno, e non so se ancora è iscritta. Voglio dire quindi: il radicale è ricercato dal mercato, a condizione che sia di fatto un ‘ex’”. Su Giulia Innocenzi: “E’ stata scelta anche perché in quel momento era stata la candidata radicale contrapposta ad uno di D’Alema per fare la segretaria dei giovani del Pd. Tanto è vero che lei venne da me e disse: ‘Marco, che ne dici? Mi propongono sia Santoro e tra l’altro c’è anche Montezemolo. Gli dissi: ‘Guarda Giulia, ti ringrazio di parlarne, ma il problema è il tuo se te la senti poi di proseguire le cose per le quali ci siamo conosciuti, con questa battaglia grossa che hai fatto. Valuta tu, per me non c’è nessuna difficoltà’. Credo lei lo possa confermare. E anche dopo qualche mese ho detto: ‘Il problema è tuo’. Poi ci sono altre cose meno evidenti”. Il caso di Enrico Manca, quello di Enzo Zeno, etc. L’ultimo libro di Giorello sul tradimento, “splendido”.
    17:49 Durata: 7 min 6 sec
  • Il caso di Emanuela Orlandi e il parallelo con la ricerca della verità sulla guerra in Iraq

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La situazione odierna di Benedetto XVI e il caso Orlandi. Il parallelo tra la campagna del fratello di Emanuela Orlandi “per la verità e la giustizia”. e la campagna radicale per la verità sulla guerra in Iraq del 2003. Il fratello di Emanuela “non è scoraggiato dopo 29 anni a cercare di far venire fuori tutta la verità e io dico che tra di noi molti si sono scoraggiati - dopo 11 anni – nella speranza di riuscire ad avere la verità. La classe dirigente radicale, su importantissime cose impegnata, mi fa sentire un po’ di solitudine se si fa eccezione per altri due o tre compagni che continuano a lavorarci”
    17:56 Durata: 7 min 15 sec
  • Pannella “militonto radicale”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Ancora su Partito radicale e Marco Pannella. “Io mi sono occupato del Partito radicale, del proseguirlo invece di accertarne il disastro dopo 5 anni. E quindi ho voluto non rassegnarmi alla sconfitta di quella visione del mondo che ci veniva poi come dall’antifascismo e dall’anticomunismo, mentre noi paghiamo lo scotto di una realtà italiana nella quale la Costituente ha dovuto legittimare come vittoriosi anche coloro che avevano lottato nel mondo per qualcosa di peggiore del fascismo”. “Ho letto oggi sul Sole 24 Ore una pagina su questa attualità di Gramsci, molto interessante, ma io continuo a ritenere che invece la realtà Salvemini era la più grande e importante presenza socialista, anche rispetto a quella di Turati seppure non nell’immediato ma come seme di cosa ha fatto venir fuori anche gente come me”. “Non è questione di leadership, è che riuscivo ad esprimere una forza comune popolare nel nostro Paese”. “Io culturalmente sono un anti-populista, ma in questa storia l’ultimo dei militonti lo stimo molto in quanto tale, perché ritengo di essere l’ultimo dei militonti e di volerlo restare. Ritengo che la mia vita abbia i ritmi abbastanza patenti del militonto, nel senso che per esempio ti risulta che nelle cronache politiche io sono invitato a qualche manifestazione ufficiale italiana, europea, americana? C’è un perché, perché ritengo che esista oggi una lettura della storia che non si tiene abbastanza presente. Quando sento il dibattito della Coscioni, e sento persone Strata e Cossu, io sono una persona strana e per esempio ho l’impressione che davvero il Papa, le religiosità tutte anche quelle non teiste, non hanno presente ancora quanto sia stato rivoluzionario Pasteur quando ha scoperto che il vuoto, l’aria, era abitato da milioni e miliardi di germi e sempre più quando si tende a ignorare che l’immaterialità dell’energia e di mille altre cose. Se queste cose noi le vediamo che per il geologo si scrivono anche nella roccia per millenni, anche il fatto che l’immaterialità si scrive nella nostra corteccia cerebrale, penso che esistano delle condizioni antropologiche che si manifestano e spiegano in modo diverso corsi e ricorsi della storia di Vico”. “Ritengo che questo Partito possa ancora consentire alla politica di fare quei salti che fa se la natura ha preparato delle emozioni storiche, e ritengo di aver avuto fortuna e la responsabilità di non dissiparla, di ritenere che quelle cose che la maggior parte della gente comune che vive su questo territorio, ho detto ad alta voce alcune cose che le ‘persone normali’, come le chiama Ricolfi, non avvertono più: così che oggi possiamo comprendere come io sia oggi interessato ai diritti democratici di conoscere per deliberare, con una convinzione profondissima”. Il parallelo con il sensus fidelium del diritto canonico. “Esiste una realtà popolare che l’antidemocrazia ha bisogno di distruggere, attraverso il vedere se riescono a distruggere l’immagine contro l’identità storica nostra e mia. Caro Presidente della Repubblica, devi farti forte anche della storia altrui, della storia liberale, di una concezione del diritto altra”. “Formalmente tu sei responsabile del permanere della Repubblica italiana di oggi in una condizione indiscutibilmente, anche per te, criminale agli occhi della Costituzione, della giurisdizione europea. Per questo spero di poter fare ancora il militonto, visto che mi possono togliere solo la vita, avendo però dei compagni che pagano durissimamente il fatto di essere ritenuti dei radicali ‘normali’ e invece loro sono davvero il sensus fidelium”. Ancora sul ruolo della leadership: “Abbiamo delle norme e delle responsabilità statutarie per le quali io sono presidente del Senato del Partito che, se non avesse impedito in Mali il segretario generale, continua ad avere dei poteri. Ma io leggo ad esempio una cosa molto importante fatta dal Partito, una relazione sul Bahrain, nella quale il vice presidente Perduca racconta che il partito ha riunito una serie di persone responsabili ed è vero che lo ha fatto il Partito, anche se io in quelle 48 ore non sapevo che il Partito lo stesse facendo, perché la visione stessa che abbiamo del Partito è quando l’elemento di fiducia rappresenta un rischio consapevole”. Ancora sul congresso del 1982 che vide Pannella candidato alla segreteria del Pr. Veramente la gente identifica Pannella e Partito radicale? “‘Pannella è uno di quelli’, magari quello che c’è da più tempo”. “La gente quando mi vede mi dice ‘non mollate!’. Io non nego che ho avuto il merito e la fortuna di campare, da quando ho 17 anni, avendo ereditato questo senso comune delle altre cose e adesso a 83 anni continuo a ripetermi, perché le chiavi di lettura di quello che accade…”. La stima di Don Gianni Baget Bozzo per Pannella. Le campagne radicali, “la forza della parola” e “l’attenzione al corpo” dei Radicali, come spiegato tra gli altri da Manconi. Pannella sulla “rivoluzione spiritualista”. L’intervento di Ricolfi: “L’acqua che distilla è perfetta, poi però mi viene da dire: qua a Roma beviamo l’acqua di rubinetto, l’acqua marcia, e ci dicono che è buona. Diciamo che ascoltando questo articolo del professore mi è venuto da dire: guarda come è tutto chiaro quello che dice, mi pare proprio come quando giro il rubinetto ed esce il distillato dell’acqua marcia”
    18:03 Durata: 34 min 37 sec
  • La scarsa credibilità di Berlusconi sulla riforma presidenzialista

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “A destra ho sentito dire: ‘Perché non si torna a un accordo con i Radicali?’. Anche Bondi ha fatto un accenno, e il povero Silvio adesso viene fuori con il semipresidenzialismo o il presidenzialismo. C’è una cosa che ho spesso ricordato: lui fece un patto con noi nel 1996, e il patto era che se loro avessero vinto o no, all’inizio avrebbero chiesto l’urgenza per la riforma americana delle legge elettorali ma non solo. Lui allora non mantenne quel patto, adesso se pensa di farlo fare ad Angelino Alfano che ha raccontato nel 1994 di essere corso da Berlusconi dicendo che vi rivedeva l’equivalente della Dc riformarsi, mentre in quel momento l’accentuazione era il partito popolare di massa. Chi arrivò in quel momento lì non erano gli ex democristiani”. Sugli “stati generali” della giustizia. “Credo che sia il momento di dire stai attento anche a Monti. Lui però ci ha già detto una cosa, ha avuto la lealtà di dirla in una intervista che sapeva sarebbe stata clamorosa in Germania, lui non crede agli Stati Uniti d’Europa. Allora mi chiedo quanto c’è anche il problema del rispetto del diritto e anche su quella ho ricevuto una cortese lettera da parte del ministro della Giustizia dove si dice che c’è la dimostrazione di quanto il salva carceri abbia migliorato la situazione”. “Rita sta documentando benissimo in questo momento quanto invece si stia aggravando la situazione”. “Penso che proprio in questo momento dai credenti possa venire un aiuto determinante, non parlo solo dei cappellani ma dei credenti che vedano il rapporto tra la tragedia di un Vaticano che sta percorrendo la via iper-materialista della santificazione dell’embrione” e quanto accade oggi. Qualche “lodevole imbarazzo” nella lettura delle attuali vicende del Vaticano da parte di Giuliano Ferrara. La lettura di Napolitano dei rapporti tra Repubblica italiana e Vaticano
    18:38 Durata: 9 min 42 sec
  • Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il seminario radicale dell’8 e 9 giugno a Chianciano. I seminari di un tempo e il caso della proposta di D’Onofrio intervenuta proprio durante uno di questi seminari a Sabaudia. “E’ un seminario, non è una riunione, perché non può tener luogo di una riunione istituzionale e decisionale. Quindi più di alcune decine non possiamo essere, e quindi molti non comprenderanno perché non sono invitati, ma c’è da serbare il carattere di seminario per cui ciascuno che viene dovrà dare un contributo effettivo. Già 40 persone forse è eccessivo. E’ indice di una riflessione, di una struttura di riflessione che cerchiamo di rianimare, anche se l’urgenza è quella di comprendere con lui come sia possibile che Demba Traorè assuma in pieno le sue funzioni di segretario generale rivolto alla base e all’esterno, è un fatto sociale”. “Amnistia! Amnistia! Amnistia!”
    18:48 Durata: 6 min 50 sec