29 LUG 2012
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:09 Durata: 1 ora 59 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 29 luglio 2012 condotta da Massimo Bordin con gli interventi di Massimo Bordin (giornalista), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).

Tra gli argomenti discussi: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 59 minuti.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    giornalista

    Già direttore di Radio Radicale La conversazione si svolge dalla sede del Partito radicale a Roma. Il Comitato nazionale di Radicali italiani. La lettera-appello di Andrea Pugiotto e oltre 100 giuristi al Presidente della Repubblica sullo stato della giustizia in Italia e la battaglia radicale sullo stesso tema
    17:09 Durata: 2 min 23 sec
  • Pannella: “A me pare che c’è un evento da segnalare. La mozione generale del Comitato di Radicali italiani dice testualmente: ‘Di fronte al precipitare della realtà partitocratica del regime italiano, il Comitato invita il movimento, le associazioni e i militanti tutti ad una mobilitazione straordinaria, ed impegna gli organi dirigenti ad avviare la preparazione di denunce ad ogni livello volte all’incriminazione dei massimi responsabili istituzionali della Repubblica per lo scempio del diritto e la violazione grave e sistematica - attraverso comportamenti omissivi - della legalità, dei diritti civili e politici dei cittadini’”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Marco Pannella: “A me pare che c’è un evento da segnalare. La mozione generale del Comitato di Radicali italiani dice testualmente: ‘Di fronte al precipitare della realtà partitocratica del regime italiano, il Comitato invita il movimento, le associazioni e i militanti tutti ad una mobilitazione straordinaria, ed impegna gli organi dirigenti ad avviare la preparazione di denunce ad ogni livello volte all’incriminazione dei massimi responsabili istituzionali della Repubblica per lo scempio del diritto e la violazione grave e sistematica - attraverso comportamenti omissivi - della legalità, dei diritti civili e politici dei cittadini’. In sostanza la nostra posizione, che per altri sarebbe ideologica e per noi è di pratica mezzo secolare, è quella di usare la forza aggiunta della nonviolenza nella lotta politica perché il potere rispetti – esso per primo – la sua propria legalità. Oggi credo che noi siamo incontestati nel dire una cosa che sembrerebbe un oltraggio, un vilipendio: che lo Stato e la Repubblica italiana si trovano sempre più, da decenni, (…) in violazione flagrante, sistemica, dei diritti umani dei propri cittadini e di coloro che diventano oggetto dell’amministrazione della ‘giustizia’ violenta e di carattere tecnicamente criminale”. “Si compie un passo che a me pare naturalmente obbligato, perché corrisponde ai sentimenti, anzi ai risentimenti, plebiscitari dell’intero popolo italiano. E quindi se noi diciamo che lo Stato e la Repubblica italiana stanno in una indiscussa situazione di flagranza di reati, di violenza, di violazione di tutti i diritti possibili, a questo punto sorge un dovere: sicuramente ai vertici, anche di questo Stato, ma anche a livello di ogni cittadino consapevole dei propri obblighi di legge. Sappiamo infatti che se noi ci troviamo a passare in un momento in cui qualcuno sta rischiando di essere ucciso, noi non abbiamo il dovere ma l’obbligo come cittadini di accorrere per interrompere la flagranza di quel delitto. Oggi noi tutti siamo in questa condizione, ognuno con le sue possibilità”
    17:11 Durata: 5 min 32 sec
  • Il ruolo dell’informazione e il parallelo con il libro Fahreneit 451: “Lì che cosa veniva mostrato? Essendo tutti i libri e le documentazioni bruciati, ciascuno degli individui imparava a memoria parte di quei libri. Qui c’è un fatto un po’ nuovo, qui i violenti, gli assassini – tecnicamente – del potere si sono aggiornati: degli ultimi 30 anni non ci sono molti libri o giornali da imparare a memoria. Ce ne sono alcuni, e questi non sono stati bruciati ma semplicemente cassati dal quotidiano bombardamento, se miologicamente estremo: con le nuove tecnologie, noi abbiamo il potere di influenza, di impedimento della conoscenza, che è alla base della scelta possibile del singolo cittadino e di un popolo”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il ruolo dell’informazione e il parallelo con il libro Fahreneit 451: “Lì che cosa veniva mostrato? Essendo tutti i libri e le documentazioni bruciati, ciascuno degli individui imparava a memoria parte di quei libri. Qui c’è un fatto un po’ nuovo, qui i violenti, gli assassini – tecnicamente – del potere si sono aggiornati: degli ultimi 30 anni non ci sono molti libri o giornali da imparare a memoria. Ce ne sono alcuni, e questi non sono stati bruciati ma semplicemente cassati dal quotidiano bombardamento, se miologicamente estremo: con le nuove tecnologie, noi abbiamo il potere di influenza, di impedimento della conoscenza, che è alla base della scelta possibile del singolo cittadino e di un popolo. Di conseguenza è per questo che io insisto molto sul fatto che il compito che dobbiamo avere, dopo il libro giallo sulla Peste italiana e la Peste lombarda e quella lucana, e questa produzione storico-letteraria che stiamo fornendo a noi stessi di ricerca storica, istituzionale e politica, è tenere presente che questa lotta degli ultimi 30 anni è impossibile descriverla come epopea perché è un modo di essere, di vivere, quotidiano”. “Non ci hanno mai qualificato come movimento extra-parlamentare, a tal punto che io son grato di una intuizione espressa in tal senso, in modo che mi illuminò, da Loris Fortuna. Che a un certo punto diceva: ‘Qui tutti quanti sono meravigliati perché sto con i Radicali, che sarebbero extraparlamentari’. Tecnicamente in quel momento non eravamo parlamentari, mentre lui lo era. Ma lui disse: ‘Io non ho mai conosciuto nella storia e nella mia vita un movimento e delle persone capaci di essere attivatori e attivatrici delle istituzioni come queste, continuamente le animano, le rianimano, le rendono viventi e gli danno corpo, come dicono loro’. Questo era Loris Fortuna, che merita per molti altri motivi di essere ricordato. C’è un elenco enorme di memorie inesistenti, perché sono state proibite per come sono stati raccontati Pasolini, Tortora, etc., in genere censurando i più singolari dei loro connotati che sorprendevano i loro ambienti”. “Ne era così consapevole Leonardo Sciascia, che aveva trasmesso questa convinzione ai suoi, sicché mai una parola veniva dalla moglie, dai figli, che riguardasse una possibile interpretazione o fatto che riguardasse la vita personale e pubblica di Leonardo Sciascia”. “Io ricordo quando parlai con Leonardo in due ore, eravamo nella sede della sua casa editrice, c’era quindi una validissima e serissima Sellerio. Ricordo il suo volto quando Leonardo diceva, a me che all’inizio gli davo del ‘lei’: ‘Guarda che tu sei venuto qui a chiedermi quello che io ho negato a tutti, dicendo loro: non lo farò questa volta. In realtà tu sei venuto perché sapevi che la porta era di già aperta’. E quindi sotto c’era il notaio perché erano gli ultimi minuti per accettare la candidatura ed essere messo non tra gli intellettuali ma come capolista delle nostre liste. E ricordo il volto della Sellerio, carissima però quasi incredula, e devo anche dire che Leonardo prima di dirmi ‘Va bene, va bene, va bene’, mi fa: ‘Ma prima non posso andare un attimo a fumare di là?’. Avevo notato che si poteva notare anche nella stanza della Sellerio dove stavamo. Ma lui si è alzato e lo vedevo che fumava camminando e tornando mi ha detto la frase che ho citato. Questa lunga narrazione potrei dirla per Elio Vittorini, per Pasolini, per tutta una storia che continua a non avere i libri che sono cancellati, perché già allora i libri stessi davano raramente tracce di questo”
    17:17 Durata: 9 min 20 sec
  • I silenzi di Napolitano sulla questione giustizia: “Lui sa che nel nostro Paese non viene fatto un accenno su quindici miliardi di notizie che raggiungono il Paese; ne abbiamo analizzate 8 miliardi e mezzo, ma su tutto questo non c’è mai questa notizia. Siamo condannati dall’Europa, dalla nostra Europa. Eravamo parlamentari assieme con Altiero Spinelli. Il suo popolo non ne sa una pera, e lui dice ‘non ci sono condizioni’, ma grazie al cavolo! Il Parlamento non ne sa nulla, se non pochi assuefatti di regime, ma le famiglie di questi assuefatti, i figli, le mogli, non sanno nulla. E allora il primo responsabile di questo è il Presidente della Repubblica!”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    “E uno dei compiti che noi abbiamo, in base a questa delibera, è quella di iniziare tutte le iniziative giudiziarie immaginabili e possibili per contestare nelle sedi appropriate, dopo 30-40 anni, i comportamenti e le responsabilità tecnicamente criminali dei massimi esponenti di questo regime dello Stato e della Repubblica italiana. Quindi, oggi, c’è un problema: Andrea Pugiotto (giurista dell’Università di Ferrara, ndr) ha risposto alla lettera del Presidente della Repubblica sostanzialmente con tre osservazioni. Intanto il problema che 120 cattedratici e giuristi hanno scritto come appello al Presidente della Repubblica per denunciare una situazione di illegalità costituzionale è stata derubricata in questa risposta – scrive Pugiotto – come ‘mero problema di dovere umanitario’. Poi il mancato riferimento all’esercizio del potere di messaggio che corrisponde sicuramente anche a un dovere del Presidente della Repubblica, nel momento in cui, nella sua qualità di espressione e garante dell’unità nazionale fondata sulla Costituzione, doveva sicuramente essere considerato non come inconsapevole, incapace di intendere e di volere, ma quindi responsabile”. “Io la settimana scorsa ho detto: ora non so quanto una realtà chiarissimamente omissiva può sostanziarsi in termini di giurisdizione internazionale e di giurisdizione di regime. (…) Mi sono convinto, anche grazie alla straordinaria qualità dei firmatari di questo appello al Presidente, che qui non si tratta di una realtà omissiva generica, ma si tratta di mancato adempimento degli obblighi”. L’analisi della situazione della giustizia italiana: “La flagranza di reato e di un insieme sistemico e storico di comportamenti denunciati, rimproverati, anche in sede giurisdizionale al nostro Stato e al nostro Presidente della Repubblica, non possono essere più ritenuti responsabilità morali, responsabilità ideologiche. No, il problema è che noi, noi cittadini, abbiamo una responsabilità nel vivere questa situazione senza esserne consapevoli e quindi senza rispettare l’obbligo di ricondurre, non foss’altro che alla legalità di regime, le nostre condizioni di vita. Allora oggi la situazione diventa chiara. Chi è responsabile? C’è un responsabile? Di che cosa? Ricordo che una volta, nel chiedere una procedura - dopo averla chiesta contro Cossiga - anche contro Scalfaro, quella procedura prevista dalla Costituzione per indagare su possibili responsabilità di tradimento della Costituzione come previsto dalla stessa Carta, dissi, prevedendo che il Partito comunista – guardiano estremo e mente efficace dell’anticostituzionalità e dell’anti democrazia-di regime – non avrebbe permesso nemmeno con Scalfaro, come scandalosamente non permise nemmeno l’avviarsi di una procedura su Cossiga: ‘Fin quando non ci sarà un processo rispetto a un Capo di Stato italiano, sicuramente non sarà possibile sperare in una restaurazione del diritto e dei diritti’”. Sull’amnistia come unica riforma strutturale per la giustizia italiana: “E’ vero che ci vogliono i due terzi dei voti dei Parlamentari anche per colpa, ma la rivendico, nostra, per avere agito davanti a un regime che ogni due anni produceva un’amnistia per fare della violazione di legalità la regola tutelata in questo Paese. Ma la cosa importante è che la causa di questa situazione che lui dice ‘non è matura’, lui è il primissimo responsabile. Formalmente, cosa c’è a mio avviso da imputare? Lui è garante del diritto? Sì”. “La stampa italiana scritta, unanime, e anche Internet sospetto, dinnanzi al fatto che 200-300 militanti anti Tav scelgono di usare la violenza, loro direbbero la contro-violenza, dà la notizia dappertutto. Eroi, negativi ma eroi. Mentre il fatto che almeno 30mila persone scelgono l’iniziativa nonviolenta…”. “E noi in questo modo cifriamo solo quelli che, praticandolo in carcere, sono cifrati”. “In questo regime abbiamo anche l’enormità non solo che la tortura non è reato, ma che l’Italia della Corte penale internazionale, della Convenzione di Roma, non ha ancora emanato le leggi attuative per la ratifica di questo patto. Il Presidente della Repubblica consta che il popolo non sa che noi siamo condannati come Stato su questo. Noi lo avvisiamo, gli diamo ‘libri’ di documentazione di questo, e credo che per come mi viene descritto da persone di assoluta fiducia, il collaboratore che è scomparso vittima al Quirinale delle condizioni – come nelle carceri –, probabilmente è vero, una decina d’anni in meno di me e una vita un tantino più ordinata. Io credo che, nelle posizioni che aveva, probabilmente quell’incidente ha qualcosa a che fare con i problemi immensi, angosciosi e personali che in quel luogo si son vissuti; nessuno potrà saperlo, ma probabilmente anche lui è una vittima di qualcuno che riscontra che il suo Stato è in quelle condizioni e che ha compito lui - in qualche misura - di aiutarne il responsabile massimo, consigliarlo, etc. Per me non è impossibile immaginare che anche lui sia una vittima come quello che per la quarta da volta… L’avvocato Paoletti è riuscito a ottenere una condanna dell’Italia per come si comportava nei confronti del detenuto malato. Allora qual è il problema? Lui sa che nel nostro Paese non viene fatto un accenno su quindici miliardi di notizie che raggiungono il Paese; ne abbiamo analizzate 8 miliardi e mezzo, ma su tutto questo non c’è mai questa notizia. Siamo condannati dall’Europa, dalla nostra Europa. Eravamo parlamentari assieme con Altiero Spinelli. Il suo popolo non ne sa una pera, e lui dice ‘non ci sono condizioni’, ma grazie al cavolo! Il Parlamento non ne sa nulla, se non pochi assuefatti di regime, ma le famiglie di questi assuefatti, i figli, le mogli, non sanno nulla. E allora il primo responsabile di questo è il Presidente della Repubblica! Non vuoi fare i messaggi tanto per mandare in desuetudine una realtà costituzionale che è l’unica indicata per esprimersi dalla Costituzione per il Presidente della Repubblica? Parla tutti i giorni su tutto a tutti, costantemente, ma questa notizia non l’ha mai data”
    17:26 Durata: 17 min 20 sec
  • Pannella: “Vorrei ricordare ai compagni radicali che probabilmente noi non siamo guida di nulla, siamo solo espressione del senso comune ereditato da queste generazioni antropologiche nostre e gli diamo parola, anche grazie alla cultura che ci è stata trasmessa. E’ così che nessun radicale riconosciuto come tale trovi la strada contraria; certo, deve incontrare i poveri italiani brava gente, i giornalisti brava gente”. Le false percezioni degli Italiani sul percorso recente dei Radicali e l’assenza di informazione

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Adesso noi domani faremo una conferenza stampa celebrativa del 27-28 dell’anno scorso, dell’appuntamento al Senato organizzato grazie al Presidente Schifani. Augurandoci che ci siano coloro che onorarono davvero con la loro presenza, convocati – come diceva la nostra convocazione - in nome del diritto e del popolo sovrano”. “Ci saremo, ci scusiamo con tutte le compagne e i compagni di questa lotta se abbiamo potuto organizzare qualcosa solo adesso. Io spero che sia materialmente possibile in 12 ore liberarsi: non solo per il Presidente Lupo, ma per tutti coloro che l’anno scorso dettero un formale importantissimo contributo a quel convegno sull’obbligo di fare, e non solo sul dovere di fare”. “A questo punto noi dovremo immaginare da subito l’organizzazione coordinata dell’azione nonviolenta. Ma l’azione nonviolenta non vuol dire che stai sempre facendo sempre una cosa nonviolenta. C’è un Satyagraha come periodo e anche le altre manifestazioni di lotta sono relative a quello che c’è alla base del Satyagraha, ovvero la forza e l’amore della verità. E’, credo, un momento che costituisce evento. Ho anche avuto un accenno: noi dobbiamo sbrigarci perché dobbiamo impedire che ci siano dei Piazzali Loreto. Vogliamo andare oltre? Che ci siano delle Bastiglie, altre ghigliottine. Dobbiamo impedire questo per salvare da questo noi tutti: un popolo, una storia, e anche coloro che verrebbero portati con quelle cose necrofile che tante volte sembrano piacere anche al mio amico Beppe Grillo”. “Questo è qualcosa che riguarda la democrazia reale, e dall’Italia come luogo di nascita del Partito transpartito, la risposta si organizza ed è pronta per evitare transizioni disperate: perché è un’alterità pronta a governare l’uscita positiva dalle democrazie reali, dai comunismi reali e dai fascismi reali”. “I grillini sono quasi sicuro che appartengono a una generazione che è la stessa che ha espresso, grazie al lascito di padri – noi crediamo nell’unità di padri e figli -, sono quelli che hanno a che vedere con le speranze stesse, magari non noi le impazienze, che però hanno nutrito la storia radicale”. “Dico che oggi mi trovo, se leggo bene quello che il Comitato ha stabilito, quello che è implicito nell’analisi della realtà dei 120 sottoscrittori dell’appello di Pugiotto, l’indubbio fatto che siamo in piena flagranza di reato contro le leggi supreme. E qui nella mozione si parla dei ‘responsabili di questo’. Il problema nostro è di prudenza, non come calcolo, cioè bisogna maturare la possibilità tecnica di fare questa operazione. Noi non vogliamo Norimberga, i vincitori contro i vinti”. Anche perché bisognerebbe vincere, osserva Bordin: “A questo proposito sentivo i compagni che dicevano ‘siamo soli, siamo isolati’ – osserva Pannella – Ma cribbio, io credo di già che tutte le nostre cose, non è solo l’eutanasia, ma adesso vedo che anche secondo un sondaggio su SkyTg, rispetto a qualcosa di impopolare del governo Monti, il 72 per cento degli intervistati era d’accordo con la cosa impopolare. Vorrei ricordare ai compagni radicali che probabilmente noi non siamo guida di nulla, siamo solo espressione del senso comune ereditato da queste generazioni antropologiche nostre e gli diamo parola, anche grazie alla cultura che ci è stata trasmessa. E’ così che nessun radicale riconosciuto come tale trovi la strada contraria; certo, deve incontrare i poveri italiani brava gente, i giornalisti brava gente”. Le false percezioni degli Italiani sul percorso recente dei Radicali e l’assenza di informazione
    17:44 Durata: 16 min 8 sec
  • Pannella a Napolitano: “Guarda, tu ritieni di non essere un comunista, ma il problema è che tu ti comporti come ti sei sempre comportato con i compagni comunisti assassinati in tutto il mondo. Esistono delle cause – è il ragionamento – per le quali è fatale pagare il prezzo, anche di ingiustizia. E stai lì, ci vivi, vedi questa situazione, e non fai quello che sapresti fare in modo splendido. Sei, e lo sai, il Presidente del Consiglio ombra, sai che non dedichi il tuo tempo al diritto e ai diritti, ma a quello che ritieni opportuno per salvare il Paese, facendo tutto fuorché il Presidente della Repubblica”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    L’attacco dipietrista e grillino al Presidente della Repubblica: “Nessuno, a cominciare dal Presidente della Repubblica, equipara la nostra critica – spiega Pannella - tanto è vero che la nostra è così grave, teorica, seria, che prescinde manifestamente da qualsiasi malanimo. Se vuoi sarebbe un dibattito molto bello fra di noi fatto come se lui non fosse Presidente della Repubblica e io non fossi Pannella: guarda, tu ritieni di non essere un comunista, ma il problema è che tu ti comporti – con le cose che dici oggi – come ti sei sempre comportato con i compagni comunisti assassinati in tutto il mondo. Esistono delle cause – è il ragionamento – per le quali è fatale pagare il prezzo, anche di ingiustizia. E stai lì, ci vivi, vedi questa situazione, e non fai quello che sapresti fare in modo splendido perché sei un politico di grande esperienza. Sei, e lo sai, il Presidente del Consiglio ombra, sai che non dedichi il tuo tempo al diritto e ai diritti, ma a quello che ritieni opportuno per salvare il Paese, facendo tutto fuorché il Presidente della Repubblica. Tant’è vero che non hai nemmeno il tempo di pensare che ometti di farlo, e poi dici ‘non ci sono le condizioni politiche mature’ per l’amnistia. Ma sei tu il primo responsabile! Perché se tu avessi detto ‘la giustizia europea, quella dei Trattati di Roma del 1957, quella di Spinelli, la mia, etc….’. E non ti rendi conto che è incredibile: avrai detto milioni e milioni di parole in questo settennato. Sei stato incapace di estrarre da te stesso la notizia: ‘Ma guardate, siamo condannati dalla giustizia internazionale!’”
    18:00 Durata: 6 min 8 sec
  • Il dibattito politico sul sistema elettorale e l’attenzione giudiziaria sulla regolarità del processo elettorale: le proposte e le iniziative radicali

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il dibattito sulla legge elettorale: “Noi, Martino che alcuni compagni liberali candidato alla Presidenza della Repubblica, Fulco Lanchester, Mario Baldassarri, a nome della Lega per l’uninominale hanno cercato di dire qual è la nostra opinione: noi riteniamo che l’arco di scelte a disposizione del nostro Paese è enorme. Perché dietro la formula che diciamo ‘riforma anglosassone’, c’è la legge inglese, quella americana, quella canadese, quella australiana, non quella neozelandese perché c’è una piccola quota di proporzionale lì dentro. E secondo una serie di ricercatori, c’è una equiparazione tra redditi e situazione economica dei popoli e i loro sistemi elettorali. E poi noi riconosciamo nel maggioritario uninominale, perché lo è, anche il doppio turno alla francese”. “Mentre adesso questi stanno cercandoli tutti fuorché questo, perché andare a votare nelle condizioni di popolo italiano-brava gente, in cui non si è discusso mai nulla di importante, in cui un esempio del nostro Paese e delle nostre istituzioni è questo: sia su Formigoni che su quelli che in Piemonte hanno fatto delle truffe nella raccolta delle firme, conta di più se hanno scopicchiato o se hanno fatto una cosa zozza, se sono 20 gentil donne o 200, che il fatto sul fatto sul quale anche la suprema Corte si è comportata in modo di rendere impossibile che uno dei massimi reati contro la democrazia, la truffa elettorale, fosse perseguito. Noi non ci siamo rivolti ai Presidenti della Repubblica, siamo andati da tutti i Procuratori generali della Repubblica, dimostrando che ovunque erano state falsate le raccolte delle firme. La risposta è stata, da tutta la magistratura italiana, negativa. Mi dispiace perché anche loro sono magistrati-brava gente”. “Non ci confondiamo con i denigratori dei magistrati, non lo abbiamo mai fatto. Io ho sempre parlato di un presidente P2, ma non piduista, del tribunale di Torino che con Adelaide riuscì a fare un processo del quale uno – Moretti – quando era stato arrestato e al carcere Badu 'e Carrus mi disse: ‘Quel processo, quando ci avete rovinati con quello’. Per me ci sono nomi di magistrati scolpiti nella storia del nostro Paese. E oggi sono commosso dei 120 tra costituzionalisti, Grosso, questi che sono censurati e non esistono nemmeno con i loro giornali, come non esistono 40mila cittadini che invece di essere solidali con quelli che umanamente brucerebbero i materassi, oggi invece nelle carceri non mangiano. E questa non è notizia, in nessun posto. Ci sono questi fatti che sono la dimostrazione che questo è peggio del fascismo”
    18:06 Durata: 9 min 37 sec
  • La profezia di Altiero Spinelli sull’Europa, l’informazione per la quale solo la violenza fa notizia, il caso Danilo Quinto

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La “grande, vera e malaugurata profezia” di Altiero Spinelli sul ritorno di fiamma dei nazionalismi in Europa: “Se le burocrazie nazionali continuano ad avere potere, allora non c’è speranza, perché con l’illusione della democrazia avremo lo sfascio degli Stati”. “Non è detto che in un mondo non organizzato secondo delle visioni kantiane della organizzazione del mondo, dei diritti individuali, senza questo non ci sarebbe la forza di Gandhi, non ci sarebbe la forza di Popper e non ci sarebbe la forza liberale”. L’intervista a Ida Maglie su Libero e il suo commento sull’euro come “moneta che non ha dietro un popolo”: “Il popolo non è suggestionabile dalla Maglie”. “Quello che io penso è che è vero che questo può fornire qualche armetta in più all’estrema minoranza che poi diventa nazista in Grecia o altro, ma sono estreme minoranze. I popoli sono per la legalizzazione in tutto il mondo”. Gli attacchi degni “indignados” a Pannella. Ancora sul ruolo dell’informazione: “Tu stai rappresentando e difendendo quel Paese in cui non c’è un cane che faccia notizia di quei 40 mila – cosa sono, sottoproletari? Ultimi, analfabeti… no - che hanno aderito all’iniziativa nonviolenta sulla giustizia. Fanno notizia gli zombie, fanno notizia i 300-400 ragazzi No Tav, il che fa eiaculare Grillo”. “La Maglie è un ottimo esempio. E’ interessante: perché invece sul Giornale c’era poi un’altra pagina che era stata pubblicata su Monsignor Negri e Danilo Quinto. Tra l’altro quella pagina su Danilo Quinto era su un libro, quello di Danilo Quinto, e prefatore è Monsignor Negri. E’ troppo giovane ancora, non può essere Giovanni. Poi dice, è il vescovo di San Marino: ma monsignor Negri, vede, tutti i cattolici di San Marino hanno approvato certe cose; allora, o sono io che sono andato a togliere Gesù Cristo come a Danilo Quinto, o altrimenti è possibile che lei non capisca i cattolici di San Marino e non capisce quest’altro tipo di cattolico. Capisco che lei non avrà fatto la prefazione ascoltando la confessione. Io vorrei sapere se il povero Danilo racconta le cazzate anche nella confessione. Comunque Monsignore, lei ha la mia comprensione, perché ci sono i credenti di San Marino, e i credenti – l’ho sempre detto – tre tra i fiumi nostri italiani, quello comunista, quello cattolico e quello fascista – voglio dire, una cosa ha unificato questi fiumi: che le basi dei tre diversi fiumi, è grazie a loro che le grandi vittorie dei diritti civili e umani del nostro Paese, in aperta disobbedienza rispetto alle guide, sono stati loro e continuano a essere loro”
    18:15 Durata: 15 min 46 sec
  • Il caso Ilva, la giustizia italiana e il parallelo con la vicenda Farina: “Lì c’è un magistrato che fa sicuramente quello che fa quello che andava fatto 20 anni fa, che chiedevo. Se lo faceva 20 anni fa, andava bene, e infatti io al tempo contemporaneamente dicevo, riferendomi non solo all’Ilva ma anche a Bagnoli: dobbiamo provocare disoccupazione dinnanzi a queste cose, dando salari minimi ma formativi, per prepararli ai nuovi impieghi professionali di nuove zone di mercato non assistito ma emergente. C’era questa bestemmia”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La tematica ambientalista e la difficile vicenda dell’Ilva di Taranto. Sul tema, l’intervista a Pannella del 1993 sul Corriere della Sera, nella quale chiedeva di avviare una ristrutturazione e di abolire la cassaintegrazione. Pannella: “Intanto dobbiamo vedere causa ed effetto. La situazione è complicata perché l’Ilva non è l’unica fonte di disastro ambientale presente lì. (…) Il problema che si pone è questo: paradossalmente in quella cosa di una bellezza straordinaria, perché dimostra molto sui magistrati italiani”. Il leader radicale, per sottolineare un aspetto paradossale della situazione, richiama la vicenda di Renato Farina, il parlamentare condannato per essere entrato in visita a un carcere con un collaboratore che poi si è scoperto in realtà essere un giornalista: “Formalmente è vero – dice Pannella - che noi dichiariamo che non siamo accompagnati da giornalisti e via dicendo. Ma strettamente in modo letterale se dici pubblicamente a degli ufficiali giudiziari una cosa falsa, il falso… Due anni e mezzo di carcere! Ma in uno Stato di diritto il falso ideologico, il falso in bilancio, etc., sono reati seri. Solo che l’Italia è fondata sul peculato e su tutte queste cose. Allora è di una bellezza formidabile il fatto che hai un magistrato ultraliberale che dice dice ‘la legge non si può violare’, anche se quel magistrato dovrebbe chiedere una consulenza a Rita Bernardini. Abbiamo avuto un magistrato che ignora quello di cui si discuteva perché non sa che la legge non chiede quello che lui riteneva opportuno, ma a farlo è una circolare ministeriale clandestina che non abbiamo il diritto di conoscere, quindi lui – poveretto – ha sbagliato, ma guarda che bravo il magistrato: becca che quel deputato – i deputati sono dei figli di puttana, sporcaccioni, tanto che il Presidente della Camera vuole diminuirli, etc. - ha sgarrato. Lì c’è un magistrato che fa sicuramente quello che fa quello che andava fatto 20 anni fa, che chiedevo. Se lo faceva 20 anni fa, andava bene, e infatti io al tempo contemporaneamente dicevo, riferendomi non solo all’Ilva ma anche a Bagnoli: dobbiamo provocare disoccupazione dinnanzi a queste cose, dando salari minimi ma formativi, per prepararli ai nuovi impieghi professionali di nuove zone di mercato non assistito ma emergente. C’era questa bestemmia. Oggi certo questo magistrato ha presente la situazione di questi disoccupati, ma ha anche presente che ci sono magari un milione di persone in tutta l’area che soffrono di quello. Quindi è un problema drammatico, io ritengo che si può affrontare trovando soluzioni diverse, ma non credo che il Governo abbia la fantasia che potrebbe avere teoricamente”. “Io ponevo il problema delle industrie di Stato pluriassistite, massacrando le capacità locali degli altri investimenti”. Le iniziative del militante radicale Maurizio Bolognetti in Basilicata e non solo. Sul potere di sindacato ispettivo dei parlamentari: “Fino ad allora (l’ingresso dei Radicali in Parlamento), i parlamentari che ci andavano ci andavano solo a vedere il detenuto importante o il complice”. “Personalmente io che faccio colloqui nelle carceri con quel ritmo… Spesso le due persone, come minimo, sono necessarie. Mentre sto a fare una cella, vai a vedere quali altre sono aperte, quali no. Il parlamentare, quello che verbalizza un tantino le cose, non lo fa lui, altrimenti ci mette troppo tempo. Un incontro: ‘Questa cella che numero è? Così facciamo l’interrogazione’. Probabilmente quel tipo di lavoro lo conosco meglio io di te, perché davvero dipende come sai usare la collaborazione, ma io la ritengo invece assolutamente necessaria, altrimenti diventa un colloquio interrotto da ‘scusa un momento, prendo l’appunto’, e invece non stiamo 7-10 ore proprio grazie al fatto che ci sono degli assistenti che ci accompagnano. Perché altrimenti il deputato che va lì a prendere il nome e cognome, a vedere, dove, etc., è una ispezione disarmata degli strumenti tecnici perché l’ispezione sia seria”
    18:31 Durata: 20 min 33 sec
  • Pannella: “Pur essendo italianofono credo che non potrei prescindere dal valore generale, non solo domestico, delle battaglie che prescelgo. Ed è quello che abbiamo sempre fatto. Il Partito è nato nel 1955, fino al 1960 era di pratica concreta italiana, ma già dal 1961 – con il Congresso del Brancaccio, il secondo congresso di quella prima fase del Partito – era chiaramente sia il partito dei referendum sia quello non di soli cittadini italiani”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Demba Traore, segretario del Partito radicale nonviolento, transnazionale e transpartito, è ora a Roma. Pannella: “Al Comitato moltissimi dicevano ‘questo Partito’ e ‘i radicali italiani’. Ho ricordato che avevo dovuto richiamare un po’ Daniele Capezzone perché la sera con Chiambretti veniva fuori ‘dei radicali italiani’, invece è ‘di Radicali italiani’, ovvero una delle associazioni italianofone dei Radicali. D’altra parte le altre associazioni costituenti del Partito radicale nonviolento sono per la maggior parte con sede italiana, si parla prevalentemente italiano, possono chiedere il 5 per mille come ripercussione del fatto che sono costituenti di una Ong come il Partito radicale nonviolento. Ma era importante ricordare questo. Rappresenta il territorio italiano, nella visione mia della galassia, per cui io parlo di ‘fronte italiano’, e a questo punto noi siamo il fronte italiano come ‘Radicali italiani’. Ho dovuto chiarire che Radicali italiani sono quello che politicamente riescono a fare, ma non hanno rappresentanza del territorio. Così come Radicali Roma non hanno la rappresentanza del territorio romano. Poi le cose si complicano per le elezioni, etc.”. “Noi abbiamo avuto Jean Fabre che è stato segretario del Partito radicale che non era ancora in quanto tale ‘transnazionale’. Io mi sono dimesso dal Parlamento europeo per permettere al segretario del Partito, Olivier Dupuis, di venire al Parlamento europeo. Pur essendo italianofono credo che non potrei prescindere dal valore generale, non solo domestico, delle battaglie che prescelgo. Ed è quello che abbiamo sempre fatto. Il Partito è nato nel 1955, fino al 1960 era di pratica concreta italiana, ma già dal 1961 – con il Congresso del Brancaccio, il secondo congresso di quella prima fase del Partito – era chiaramente sia il partito dei referendum sia quello non di soli cittadini italiani. Era utile ricordare, altrimenti viene fuori continuamente: questo è il Partito che deve essere privilegiato da Radio Radicale, perché è il Partito italiano. No, a livello italiano, gli eletti sono tanto di Nessuno Tocchi Caino, tanto di Non c’è Pace senza Giustizia, etc.”. La battaglia dell’Era: “La battaglia che il partito deve fare è perché tra i diritti naturali nascenti, cioè che verranno riconosciuti come tali dall’Onu, oltre a quello che ha ricordato Matteo Angioli del diritto di verità che è in corso di arrivo e perfezionamento, ci deve essere quello del munire la specie umana di un linguaggio semplice – oggi è possibile farlo con le tecnologie – fornire quello che pare anche le specie animali abbiano. E’ fondato dire che questa specie produce anche una possibilità di lingua comune, elementare. Credo sia una battaglia seria da fare, proprio per la tutela della biodiversità linguistica”
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  • Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Gli appuntamenti della settimana. La conferenza stampa di lunedì al Senato sulla questione giustizia
    19:04 Durata: 4 min