30 SET 2012
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:00 Durata: 3 ore 24 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
Player
Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 30 settembre 2012 , condotta da Massimo Bordin con gli interventi di Massimo Bordin (giornalista), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 58 minuti.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    giornalista

    Già direttore di Radio Radicale Gli schieramenti elettorali. La presenza radicale alle elezioni come “presenza di alternativa” secondo Emma Bonino. La vicenda del Lazio
    17:00 Durata: 2 min 44 sec
  • Pannella: “Siamo in una fase pericolosissima di democrazia reale, e ancora una volta dal territorio italiano il virus antidemocratico è dilagato dappertutto. Non è detto che l’Italia sia la causa, sta di fatto che oggi noi ci troviamo dinanzi a una crisi manifesta del mito della democrazia”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Marco Pannella: “C’è una cosa divertente. Oggi stiamo trasmettendo l'‘Assemblea dei Mille’, quella di Fini. Quando ho sentito ‘Assemblea dei Mille’ ho pensato che avessimo dato di giorno una riproposizione dell'Assemblea dei Mille che noi facemmo tre-quattro mesi prima del fatto che i sondaggi su Emma for Presidente erano arrivati al 68 per cento, oltre i due terzi della opinione pubblica, e che anche preannunciavano quella presenza elettorale alle elezioni europee che ci portò molto vicino alle due cifre, con l’8,9 per cento, e non secondariamente perché c'era il problema dei referendum già allora”. I “tre urrà per Emma Bonino” dell’economista Rudi Dornbusch: “C’era una cosa che Dornbusch non conosceva abbastanza. Non fummo battuti infatti, ma fummo vietati. La suprema cupola della società partitocratica tolse dall'imbarazzo tutti quanti, togliendo di mezzo alcuni dei referendum più significativi e con l'aiuto inconsapevole già allora di Silvio Berlusconi, terrorizzato da Emma Bonino”. L’“operazione militare di regime” che in Parlamento bloccò la corsa al Quirinale di Bonino. “E’ quella che poi in realtà a mio avviso continua oggi non solo nel Lazio, in Lombardia, e poi perché dimenticare le altre regioni che adesso verranno fuori una dopo l'altra, perché sono l'espressione istituzionale della qualità politica e sociale della partitocrazia. E anche da questo punto di vista vorrei esprimere un auspicio: il termine ‘la politica’ è un neologismo, nel senso che nessun testo di diritto costituzionale lo prevede, ci sono ‘i regimi’ di un certo tipo. Ma la politica come viene individuata è fatta apposta per poter permettere sia a Bersani da una parte, sia a Grillo dall'altra o alla Santanché o a Quagliariello di dire ‘la politica’ per dire in realtà il regime che c'è. La politica è un po’ l’assetto costituzionale di una determinata situazione, di uno Stato dei quali fa parte il quarto potere, mentre qui viene indicata per dire ‘tutto è politica’, così si fa l'economia di parlare del regime politico. Avevamo un regime ventennale, lo abbiamo avuto, e devo dire che già all'inizio degli anni 50, cioè a un anno o due anni dalla proclamazione della Costituzione, in modo particolare per esempio con gli Amici del Mondo, ma anche con Panfilo Gentile che individuava su Risorgimento liberale proprio questo elemento: il regime partitocratico come erede del regime antifascista. Purtroppo questo è uno schema che sta avvenendo in tutto il mondo”. Il caso di Barack Obama negli Stati Uniti. “Siamo in una fase pericolosissima di democrazia reale, e ancora una volta dal territorio italiano il virus antidemocratico è dilagato dappertutto. Non è detto che l’Italia sia la causa, sta di fatto che oggi noi ci troviamo dinanzi a una crisi manifesta del mito della democrazia”
    17:02 Durata: 9 min 58 sec
  • Sulla giustizia “abbiamo un Presidente della Repubblica che, in termini tecnici sia omissivi che commissivi, è totalmente contro e al di fuori della legalità costituzionale, europea, dei patti internazionali fondati su carta Onu”. Il commento alle dichiarazioni dopo l’incontro di Giorgio Napolitano con la delegazione guidata dal giurista Pugiotto.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    “In Italia vanno in crisi lo Stato di diritto e i diritti umani, e in Italia siamo ancora una volta gli incubatori di una ufficialità - attraverso l'insospettabile Presidente della Repubblica, così bravo così scontato tanto quanto è bravo, che invece rappresenta benissimo la rivincita degli Stati fascisti, anche rossi e non solo quelli neri, e che appunto rappresentano la messa a sacco totale, ormai prodotto della continuità del regime antifascista con il regime fascista dopo cinquant'anni, oggi la realtà italiana è coerente con questo episodio. E abbiamo un Presidente della Repubblica che, in termini tecnici sia omissivi che commissivi, è totalmente contro e al di fuori della legalità costituzionale, europea, dei patti internazionali fondati su carta Onu. Invece il Presidente si è arrangiato in modo un po’ scostumato, non certo elegante, per fare aspettare tre mesi a far dare una risposta ad Andrea Pugiotto ed altri 130 cattedratici che gli avevano rivolto un appello perché facesse un messaggio alle Camere e lo facesse con l'obiettivo anche di fare uscire di fare uscire da una flagranza criminale dello Stato e della Repubblica di cui lui è il massimo responsabile. Le agenzie quella sera dicevano ‘il Presidente rilancia in qualche misura amnistia e indulto’. No, lui con quel comunicato, ben pensato, evidentemente senza D'Ambrosio – e senza di lui non ci sarebbe stato il suo intervento un anno fa al Senato”, non ha detto questo. La parabola del consigliere di Napolitano, Loris D’Ambrosio, prima della sua scomparsa. “L’altra sera agenzie e giornali dicevano che sostanzialmente Napolitano rilancia l'ipotesi amnistia. No, in quel comunicato lui fa un'operazione diversa: bisogna fare tutte le cose che bisogna fare, e poi dice che occorre anche pensare a misure di clemenza. Non nomina amnistia o indulto. Ma va oltre: per fare questo bisogna ripensare l'articolo 79, cioè dice che per avere l'amnistia e l'indulto bisogna mutare la Costituzione, cioè una cosa che fida sull'idiozia del Paese, in modo tipico dei regimi”. “Ora il costituzionalismo italiano si ricompone. Quel costituzionalismo italiano cui dobbiamo un buon contributo all’anti democrazia italiana. Dinnanzi a questo intervento del Presidente della Repubblica, c’è anche la risposta garbata che viene data dagli stessi che gli avevano rivolto l'appello - a cominciare appunto dal suo redattore, Andrea Pugiotto. Mi pare che non hanno ritenuto di poter rimproverare il comportamento di questo Presidente della Repubblica”. “Oggi la banalità del male è che oggi il male viene in Italia dal fatto di avere inserito nell’antifascismo vittorioso una componente che lottava per un fascismo di diverso colore, e contro di fatto gli ideali di libertà e di giustizia che erano quelli degli antifascisti autentici”
    17:12 Durata: 19 min 26 sec
  • Gaetano Pecorella al Congresso delle Camere Penali ha detto che “per combattere questa battaglia per il diritto, per il suo funzionamento, eccetera, è necessario il costituirsi di un blocco sociale consapevole e unito da questo obiettivo di democrazia, di alternativa e di legalità. Mi è parso – dice Pannella - che questo accenno di Pecorella in realtà esprimesse, e non solo incontrasse, uno stato d'animo anche della stragrande maggioranza dei congressisti, ed è quello che noi in effetti stiamo cercando già di fare”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    I Radicali e la probabilità di una loro presenza solitaria alle elezioni. “Emma per prima e io per secondo abbiamo affermato in modo netto la volontà e la decisione politica di essere presenti come Radicali a tutti gli appuntamenti istituzionali ed elettorali. Evidentemente su questo dovremo approfondire con il passare delle settimane, perché noi siamo anche consapevoli - per esempio – che un modo di legittimarsi per le dittature è quello di costringere al voto il proprio popolo”. Ancora sul silenzio del garante della Costituzione, Giorgio Napolitano, sulla giustizia, e sulle sue azioni anticostituzionali quanto interviene su legge elettorale, Europa, etc. “Tutto questo mi pare piuttosto chiaro, e di conseguenza a mio avviso si tratterà di comprendere come sarà possibile per la forza radicale, che è l'unica àltera e non altèra, essere presenti. Cosa in questa situazione si potrà fare come forza pro democrazia e pro diritto? Sarà possibile tecnicamente candidarsi? Poi bisognerà comprendere come potremo realizzare una dose di democrazia in occasioni elettorali di questo tipo. “A questo punto, c'è stato un accenno di Gaetano Pecorella nell'ottimo congresso delle Camere Penali. A parte un'analisi interessante che ha fatto dei rischi non dell'indipendenza ma dell'autonomia funzionale delle Camere penali, ha terminato dicendo: per combattere questa battaglia per il diritto, per il suo funzionamento, eccetera, è necessario il costituirsi di un blocco sociale consapevole e unito da questo obiettivo di democrazia, di alternativa e di legalità. Mi è parso che questo accenno di Pecorella in realtà esprimesse, e non solo incontrasse, uno stato d'animo anche della stragrande maggioranza dei congressisti, ed è quello che noi in effetti stiamo cercando già di fare”. Il dialogo dei Radicali con i detenuti e l’informazione a loro rivolta
    17:32 Durata: 4 min 18 sec
  • Appello a firmare gli otto referendum romani del Comitato “Roma Si Muove”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    L’appello alla firma degli otto referendum di “Roma Si Muove” rivolto in maniera specifica anche ai familiari dei detenuti. L’apporto mancante dei vertici di Pd e Idv. Il voto regionale da tenere entro 90 giorni: “È escluso che ci sia una campagna democratica per le elezioni, e quindi si deve anche sottolineare che nessuna forza politica ponga come noi al centro questo problema: ‘Elezioni sì, ma elezioni che rispettino il carattere democratico e costituzionale del fatto elettorale’. Da questo si prescinde e si dice solo ‘in 90 giorni’”. “Il termine a quo per i 90 giorni non è il governo che può stabilirlo, ma il Consiglio regionale. Dopo che c’è stata questa notizia, la Polverini e il suo governo hanno fatto dichiarare al Consiglio questa situazione. Noi Radicali chiedevamo che fossero votate da questo Consiglio regionale quelle tre richieste fondamentali che noi ponevamo. Ma se il Consiglio regionale è sciolto, cosa si può fare in tre mesi? Loro hanno preso, dopo la dichiarazione del ministro, la decisione di scioglimento del Consiglio regionale. Un Consiglio regionale sciolto non può fare nemmeno l'ordinaria amministrazione. La giunta potrebbe farlo”
    17:36 Durata: 8 min 19 sec
  • I Radicali e le prossime scadenze elettorali: “Essere presenti come Radicali vuol dire esserlo in tutti i modi possibili, ma in quanto Radicali. Visto che si parla di elezioni, saremo presenti. In un Paese democratico vuol dire che avremo le nostre liste, ma solamente in un Paese democratico, in un Paese antidemocratico vuol dire capire come realizzare il massimo quoziente di democrazia nell'antidemocrazia italiana”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il dibattito sulla tempistica delle elezioni politiche. “Proprio in questa sede la settimana scorsa e poi l'ho ribadito, ho detto che una delle responsabilità del nostro Presidente della Repubblica è di non aver fatto due mesi prima l'annuncio al Parlamento: ‘Guardate che tra due mesi se non intervenite non si potrà più cambiare la legge elettorale’”, seguendo le indicazioni europee in base alle quali la legge elettorale può mutare al massimo un anno prima della scadenza elettorale, non in un momento più vicino al voto. Il dibattito sulla legge elettorale da cambiare: “Al loro interno stesso c’è chi dice: tanto gli altri vogliono migliorarla, ma con la scusa di volerla migliorare in realtà non faranno approvare un cambiamento. Io vorrei fare un'osservazione davvero da compagno a compagno a Roberto Giachetti, che come noto ha fatto uno sciopero con altri compagni per avere il voto sulla nuova legge elettorale. Noi stessi abbiamo detto: è un dovere, un obbligo farlo, ma non c'era nessun impegno formale. Forse sarebbe stato più proprio, come con uno sciopero della sete aveva fatto lo stesso Roberto per dei termini che non venivano rispettati sulla Corte Costituzionale, se avesse detto: faccio lo sciopero della fame perché il nostro Congresso all'unanimità aveva deciso il doppio turno alla francese e non è stato mai difeso per un minuto”. Gli enormi limiti delle preferenze nella legge elettorale. La situazione del Pd e le primarie che in realtà sono contro lo Statuto. Il caso di Israele. I Radicali e le prossime elezioni in caso che la legge elettorale resti la stessa: “Non siamo entrati nei dettagli, nel senso che noi l'altra volta, noi Rosa nel Pugno che avevamo dato anche a questi del Loft - imbroglioni perché dovevano liquidare Prodi! In una situazione di antidemocrazia, anche se il sistema elettorale diventa negli ultimi 40 giorni il più perfetto sistema americano, ci fai la birra! Perché il popolo non sa come funziona, perché in televisione non ci vai e ci andranno quelli che andranno per impedire di usare quel sistema. Essere presenti come Radicali vuol dire esserlo in tutti i modi possibili, ma in quanto Radicali. Visto che si parla di elezioni, saremo presenti. Noi per esempio dicemmo in un primo momento in un Congresso che non saremmo stati presenti alle elezioni. Ci presentammo con lo slogan: non votate nemmeno per noi, una campagna intensa che ci premiò, perché molta gente ci votò comunque. Noi saremo presenti, abbiamo deciso di essere presenti. In un Paese democratico vuol dire che avremo le nostre liste, ma solamente in un paese democratico, in un paese antidemocratico vuol dire capire come realizzare il massimo quoziente di democrazia nell'antidemocrazia italiana”. “Si apre un ventaglio di ipotesi stronze, perché le ipotesi non ci sarà tempo di farle, il problema è azzeccare i comportamenti che potranno risultare migliori ai fini di aumentare il quoziente di democrazia e dell'antidemocrazia”. “Il problema sarà di difendere il quoziente massimo di democrazia, tenendo presente il complesso delle realtà, anche quella dell'elezione del Presidente della Repubblica nuovo per esempio, che non è oggetto delle elezioni, perché poi sarà il Parlamento eletto che sceglierà. Ma la caratteristica dei proporzionali e dei preferenziali e via dicendo è che fanno le maggioranze solo il giorno dopo la costituzione del Parlamento. Il voto maggioritario si usa per eleggere il governo e non in Parlamento, queste robacce loro in parte sono proporzionali e il tipico delle proporzionali è che gli eletti decidono dopo come faranno la coalizione, chi ci starà, eccetera”. “Il Presidente della Repubblica sarà una delle fette di torta che si distribuiranno quelli con i gruppi parlamentari”. Il ruolo dei Radicali nell’elezione a Presidente della Repubblica di Oscar Luigi Scalfaro: “Ma allora ebbi sei mesi”. All'epoca fu chiamato ingorgo istituzionale. Questa volta anche molto importante capire chi viene eletto
    17:44 Durata: 26 min 23 sec
  • Pannella sulle primarie del Pd: “Ritengo che la candidatura di Renzi rende al mondo democratico, ossificato e scheletrificato, una sua qualche liquidità nel buon senso della parola, cioè qualche cosa che corrisponda al corso di idee, soluzioni e ricerche”. La requisitoria di Eugenio Scalfari contro il sindaco di Firenze: “E’ una fortuna! – dice Pannella – Ero allarmato, avevo capito che Scalfari lo sosteneva, e quindi dicevo: ‘Mamma mia!’”. La candidatura “radicale” di Sandro Gozi

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Proprio ieri ancora Rocco Berardo e Giuseppe Rossodivita avevano detto ieri mattina di votare, prima di sciogliere il Consiglio regionale, queste altre due cose, una che riguardava l'anagrafe degli eletti e dei nominati, e l'altra che guardava la disponibilità di denaro da parte dei gruppi”. L’importanza della ricaduta mediatica: “Perché su questo poi tutto si misura in ascolti. E’ nei telegiornali che si dà la notizia di quello che è successo, e nei telegiornali invece nulla, tranne il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che in polemica con l’eroe La Russa che diceva ‘tanto tutti quanti sono stati corrotti’, e a questo punto il sindaco di Firenze ha detto: ‘No, nello specifico e come punto di riferimento per orientarsi in tutto questo, ci viene dal comportamento dei Radicali anche lì’. E devo che sono alla ricerca di come massacrarlo. Molti del Pd pensando: adesso lo accusiamo di non stare solo al servizio di Berlusconi ma anche al servizio di Bonino, e invece questa cosa non hanno ritenuto di sottolinearla perché altrimenti rischiano di informare i propri elettori che questa volta avranno da scegliere di nuovo fra il candidato della terza rete, il candidato di Ballarò e quello autocandidatosi al quale il Partito si era rassegnato a dare sostegno”. La requisitoria di Eugenio Scalfari contro Renzi: “E’ una fortuna! – dice Pannella – Ero allarmato, avevo capito che Scalfari lo sosteneva, e quindi dicevo: ‘Mamma mia!’”. “Ma Enrico Letta si è pronunciato in questa roba? Perché in definitiva Enrico Letta anticipa sempre quello che il Partito democratico farà. E sono un pessimista perché le sue previsioni sono sempre le peggiori partitocraticamente parlando”. Ancora su Renzi: “Ritengo che la candidatura di Renzi rende al mondo democratico, ossificato e scheletrificato, una sua qualche liquidità nel buon senso della parola, cioè qualche cosa che corrisponda al corso di idee, soluzioni e ricerche. Il fatto Renzi pone una scelta anche per il democratico qualunque. Bersani, che è un grande amministratore come tutti gli emiliani, ha riunito tutti gli amministratori a suo sostegno, oltre 1.500 tra province, comuni e via dicendo, cioè l'apparato, la partitocrazia democratica. E indubbiamente Renzi da questo punto di vista ridà delle possibilità di scelta che non sono quelle di un partito amministrato e politicizzato in quanto tale. Garantisce un minimo di interrogativi a una buona parte del nostro elettorato che normalmente o ha da seguire il partito anche se fa cose di cui non gli importa nulla, o non fare nulla; questo è un elemento di vitalità”. Poi “vorrei sottolineare che c'è questo annuncio formale di Sandro Gozi, una scelta credibilmente federalista europea, e su questo nemmeno Renzi è tanto chiaro, e poi è anche una candidatura radicale e sappiamo che questo può corrispondere anche al riflesso di tanta parte della base del Pd. Infatti questo annuncio di richiesta di dialogo aperto con i Radicali poteva essere mobilitato contro Gozi; hanno ritenuto pericoloso farlo sapere ai propri iscritti”. Il parallelo con la denuncia di Pannella sullo “Stato in flagranza criminale” che viene silenziata
    18:11 Durata: 9 min 56 sec
  • La centralità del documento di Aldo Loris Rossi e del Partito radicale su ambiente e urbanistica

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il documento di Aldo Loris Rossi e del Partito radicale su ambiente e urbanistica. Sul conflitto arabo-israeliano e sulla proposta radicale: “Se qualcuno ponesse il problema ‘vogliamo democrazia per un unico Stato’, o un’unica Costituzione per palestinesi e israeliani, probabilmente verrebbero fuori riflessi popolari assolutamente maturi. E mi fa riflettere sulla situazione antropologica oggi, del pianeta, globale”. Sui referendum: “La gente che faceva la fila per firmare gli 8 referendum mi è parsa davvero popolare, come al tempo degli altri referendum, e si fa forse male come mai noi abbiamo potuto su tutti i problemi attuali aver raccolto 500.000 firme autenticate e vere, con questo sostegno popolare. Che siano 65 milioni di firme o siano 90 milioni di firme a seconda dei diversi calcoli che facciamo, credo che comporti - con i mezzi anche che poi avevamo - un elemento di slancio popolare, antropologico, con un pre-sentimento popolare di quello che la politica dopo registra in parte”. L’evoluzione dell’istituto referendario. “Il problema del finanziamento pubblico come finanziamento e creazione della corruzione, oggi tutti quanti lo riconoscono. Noi sono cinquant'anni che questo lo ricordiamo, perché il primo scontro su questo finanziamento pubblico fu nel ’63-’64, poi divenne scontro referendario e parlamentare”. “Poi il debito pubblico: in fondo dal 1981 ci abbiamo creato quasi la nostra principale rivendicazione, anche a livello parlamentare. Poi quello che adesso si affronterà con il congresso della Coscioni. Poi quell'effetto che io dico che avremmo se noi diamo le prime due pagine del documento di Aldo Loris Rossi a tutte le scuole elementari: farebbe fare a mio avviso un salto di intelligenza e comprensione anche ai ragazzi di 6-7 anni, e non parliamo dei maestri che cadrebbero dalle nuvole”. Ancora sui referendum radicali a Roma e l’appuntamento a firmarli mercoledì davanti a Regina Coeli. Forse se c'è un aspetto che in questa puntata è rimasto un po' in ombra a parte la considerazione su Israele e poi in fondo il documento di Rossi…. Ancora sul documento di Aldo Loris Rossi: “Ho l'impressione che grandi dibattiti politici che trasmettiamo e registriamo, a un certo punto viene da dire: di cosa parlano? Dimenticano che non siamo 2 miliardi ma siamo 7 miliardi. Adesso negli scoli bisogna mettere le bottiglie di plastica, mentre gli escrementi di 7 miliardi di persone vanno inseriti in una diversa situazione. Può sembrare un eccesso, ma dimentichiamo che nelle nostre campagne molto spesso è anche quel tipo di materia che si buttava per coltivare la terra”
    18:21 Durata: 23 min 36 sec
  • Le campagne del Partito radicale transnazionale su mutilazioni genitali femminili, verità sulla guerra in Iraq e diritto alla verità in generale. Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Le campagne del Partito radicale transnazionale: “Stamattina può darsi che in Iraq segnalassero la presenza di qualche gruppo iracheno, se non addirittura iraniano amico nostro, che diceva: se riusciamo a ricostruire la verità di queste due generazioni che sono successe qui, se riuscissimo a fare conoscere la verità sulla realtà… Era impressionante che dei gruppi minoritari insistessero su questo. Adesso è così eloquente quello che sta succedendo, che Matteo Angioli ha segnalato anche della Danimarca; la settimana scorsa l'Australia, subito dopo 48 ore i parlamentari scozzesi, adesso anche in Danimarca… Quindi a questo punto il problema è quello di porci e di porre l'attualità e l'utilità, forse, di organizzare nell'approfondimento di queste maturazioni altrui apparentemente non legate alla nostra lunga attività su queste cose. E quando leggo la situazione di quel povero Obama: so che esagero, ma Obama mi fa pensare al Pli”. La battaglia parallela sul “diritto alla verità”, dopo quella contro le mutilazioni genitali femminili. “Forse è il compiersi, dinanzi alla rivolta antropologica dell'umanità contro la costituzionalizzazione del potere, due secoli e mezzo dopo. Il passaggio dalla monarchia assoluta alla monarchia costituzionale fu l'elemento rivoluzionario, adesso abbiamo assistito alla riproposizione del potere assoluto contro quello costituzionale, con quella che chiamo la democrazia reale e non con lo Stato di diritto”. La battaglia per un “linguaggio planetario comune”. Il possibile appuntamento radiofonico di Marco Pannella con il magistrato Carlo Nordio
    18:44 Durata: 13 min 39 sec