25 NOV 2012
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Valter Vecellio - Radio - 17:00 Durata: 2 ore 5 min
A cura di Enrica Izzo
Player
In studio Valter Vecellio.

Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 25 novembre 2012 , condotta da Valter Vecellio che in questa puntata ha ospitato Valter Vecellio (giornalista, direttore di Notizie Radicali, membro della Direzione Nazionale, Radicali Italiani), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).

Tra gli argomenti discussi: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2 ore e 5 minuti.

La rubrica
e' disponibile anche in versione audio.

leggi tutto

riduci

  • Introduzione

    Valter Vecellio

    giornalista, direttore di Notizie Radicali, membro della Direzione Nazionale (Radicali Italiani)

    Le primarie del Partito democratico, il caos nel Pdl e il possibile ritorno in campo di Silvio Berlusconi. La politica internazionale e la missione radicale in Ciad
    17:00 Durata: 1 min 51 sec
  • Marco Pannella sulle primarie del Pd: “La sorpresa positiva sarebbe un'affermazione di discontinuità con la politica post-togliattiana che di fatto si è andata ad affermare nella classe dirigente del Pd in questi anni”. “Se vincesse la discontinuità, con una vittoria non del candidato ufficiale del partito, allora sarebbe certo un fatto nuovo ed è per questo che ho sempre detto che mi auguravo che potesse esserci una vittoria di Renzi, perché appunto la discontinuità sarebbe importante”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Marco Pannella sulle primarie del Pd: “La sorpresa positiva sarebbe un'affermazione di discontinuità con la politica post-togliattiana che di fatto si è andata ad affermare nella classe dirigente del Pd in questi anni. Assolutamente una politica della sinistra che costituisce, con quella del centro-destra, una delle due gambe dell'antidemocrazia e dell'anti-legalità che connota il regime italiano”. “Se vincesse la discontinuità, con una vittoria non del candidato ufficiale del partito - con migliaia di comitati di sostegno, dell'apparato e degli apparati locali che sono la traduzione sociologica di cinquant'anni di contributo al regime fondamentale determinante della post sinistra togliattiana -, allora sarebbe certo un fatto nuovo ed è per questo che ho sempre detto che mi auguravo che potesse esserci una vittoria di Renzi, perché appunto la discontinuità sarebbe importante”. Gli altri candidati? “La candidatura di Vendola è una candidatura dialetticamente essenziale, molto importante, per il successo di Bersani”. “La discontinuità teoricamente può essere peggiore o migliore. E’ però un fatto di discontinuità quella per la quale appunto si potrebbe dire che la continuità di regime, e di un regime fuori da ogni legalità, è simbolizzata per esempio da quello che è accaduto le scorse settimane nelle grandi regioni rosse, quelle che praticamente per 50 anni o 60 anni hanno avuto continuamente il governo del Pci. In Umbria e in Toscana, abbiamo avuto sicuramente la manifestazione di un dissesto idrogeologico inatteso nella sua quantità: se uno pensa Orbetello, fino al Monte Amiata, dappertutto, dopo le osservazioni che si erano fatte sull'episodio sismico nell'Emilia-Romagna, nel quale tutti si erano dichiarati un po' sorpresi addolorati nel constatare: ma guarda un po', in quelle Regioni non si era tenuto presente minimamente dell'ipotesi sismica”. “E’ indubbio che quello che viene rappresentato oggi da Bersani è una situazione di potere determinante che ha potuto consentire al regime di protrarsi”. Le caratteristiche peculiari dell’antifascismo italiano. Se dovesse affermarsi Renzi il Pd si frantuma? “Tutto sta a vedere come. Ma di certo il Partito democratico ha finito per essere - c'era la Margherita e c'erano altre cose a costituirlo - una forma di continuità con il Pci, come tradizione e classe dirigente. Da questo punto di vista ritengo che è indubbio che la crisi di questo settore, dopo quella della destra, può aprire possibilità di alternative di regime che possono davvero interessarci. Noi rappresentiamo una persistente, vigorosa e continua sessantennale alterità, prima ancora che una opposizione, una alterità che è l'unica garanzia del fatto che noi siamo gli unici che possiamo dire: guardate, noi siamo gli unici che ci impegniamo a fare quello che abbiamo fatto sempre”
    17:01 Durata: 11 min 29 sec
  • Pannella e i rapporti dei Radicali con il centrodestra: “Abbiamo dietro un ventennio partitocratico nel quale l’apporto del centro-sinistra è stato determinante perché il regime ‘berlusconiano’ continuasse a predominare. Poi ‘ventennio’ un cavolo! Perché dal ‘94 al ‘96-‘97 rivendico il fatto che Berlusconi, ufficialmente e con episodi molto chiari, referendari, eccetera, in quei due anni aveva scelto un’alleanza con noi Radicali, schierandosi in quei due anni in modo clamoroso - e questo viene completamente dimenticato dalla storiografia - con noi e contro la gioiosa macchina da guerra di Occhetto che rappresentava in realtà un rafforzamento delle regime”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    I movimenti nel centro-destra e le intenzioni dell’ex premier, Silvio Berlusconi: “Lui dal ‘94 al ’96, ed è bene sottolinearlo e ricordarlo… Perché dire che noi abbiamo dietro sostanzialmente ‘un ventennio berlusconiano’ è falso. Abbiamo dietro un ventennio partitocratico nel quale l’apporto del centro-sinistra è stato determinante perché il regime ‘berlusconiano’ continuasse a predominare. Poi ‘ventennio’ un cavolo! Perché dal ‘94 al ‘96-‘97 rivendico il fatto che Berlusconi, ufficialmente e con episodi molto chiari, referendari, eccetera, in quei due anni aveva scelto un’alleanza con noi Radicali, schierandosi in quei due anni in modo clamoroso - e questo viene completamente dimenticato dalla storiografia - con noi e contro la gioiosa macchina da guerra di Occhetto che rappresentava in realtà un rafforzamento delle regime”. Il rischio astensione: “L'assenza totale di democrazia, l'assenza totale di informazione e quindi di conoscenza della brava gente italiana, che è un popolo di brava gente come lo eravamo negli anni 30 e 40 di fatto”. “Mentre noi da 50 anni siamo per delle forme di regime di stampo anglosassone, a cominciare dalle leggi elettorali uninominali maggioritarie, adesso ci sono queste cose. Nel Partito radicale vent’anni fa c'era un gruppo che ci proponeva di proporre le primarie, e noi dicemmo che le primarie senza le secondarie cioè senza il contesto storicamente acquisito, dal punto di vista sociale ed economico ed anche civile, non potevano sopravvivere a questo tentativo di prenderne alcuni aspetti - di quei regimi - per poi sperare gli stessi obiettivi”. Ancora sui rapporti con Berlusconi, la Lega Nord di Umberto Bossi, e poi con il Pd. “Dobbiamo un tentativo di presa di coscienza e di conoscenza in Italia della realtà di regime a un tentativo di Violante che, all'inizio del 2000, chiarissimamente aveva detto - rimproverando alla destra di non trarre le conseguenze di quello che lui diceva: ‘Guardate che noi rispetto al governo Berlusconi, non abbiamo sollevato il conflitto di interessi’. C'era un accenno che poteva essere interpretato come ‘assieme abbiamo salvato l'Italia dal disastro della catastrofe che il popolo italiano voleva, cioè la presidenza della Repubblica a Emma Bonino’, militarizzando il Parlamento per cui, con un paese che ad oltre due terzi confermava la sua scelta assoluta e radicale per Emma Bonino, ci furono sui 1000 elettori del presidente della Repubblica solo 15 che nel segreto dell’urna votarono Bonini. Violante tentò anche di ricordare questo ufficialmente alla destra: ‘Voi non siete corretti perché noi sull'onda di una unità nazionale per il bene del Paese abbiamo fatto sacrifici enormi, e voi non avete corrisposto’”. “E’ già dal 98 che Berlusconi aveva avuto il sentimento che il massimo pericolo era quello radicale. Tanto è vero che lui dimentica di rivendicare ad esempio un merito storico, dimentica che lui per esempio nel ‘94 nomina Monti e Bonino come commissari a Bruxelles. Però poi cosa succede dinanzi al pericolo Bonino? Accetta quello che i comunisti suggerirono, cioè organizzare in modo militaresco le elezioni del 2000, dopo quelle europee, nelle quali Il Parlamento eletto da un elettorato che in modo indiscutibile voleva la Presidenza di una donna, l'unità militarizzata di regime contro questo pericolo. Lui aveva i suoi uffici in Via dell'Anima; proprio nei mesi in cui abbandona Via dell'Anima ed ha sedi di altro tipo, da quel momento davvero perde l'anima per la quale si era affermato. Quando ci fu già alle elezioni europee una votazione radicale e pro-Emma Bonino assolutamente clamorosa, in quel momento lui disse ‘Ah, la Bonino? E’ una protesi del vecchio Pannella’. E da allora, poverino, non ha capito granché”. “I più forti nell’alleanza di regime hanno prevalso, e i più forti erano sicuramente i discendenti dell’area Pci e dintorni, e quindi lui ne è stato distrutto, politicamente e intellettualmente. Mi dispiace, ho cercato di vederlo, perché ho immaginato che potesse essere utile dialogare ancora insieme, ho insistito anche attraverso una persona che stimo moltissimo come Gianni Letta, ho tentato di farlo riflettere a rivendicare quello che aveva tentato di fare e fatto con i Radicali, eletti in una legislatura anche perché - motu proprio e non per accordi con noi - lui stabilì che alle elezioni non presentava candidati di Forza Italia - perché non poteva avere l'accordo del suo schieramento - sicché noi fummo presenti. Diciamo che fu l'opposto di quello che è accaduto con l'episodio dopo il governo provocato da noi con la Rosa nel Pugno; a questo punto siamo stati puniti dai nuovi comunisti, insomma da quelli del Loft, che si sono vendicati facendo un ricatto molto duro: volendo una legge elettorale che creasse una loro maggioranza di regime nel Paese, eliminando tutti gli altri partiti più o meno di centro-sinistra e di sinistra; riuscirono a farlo con Rifondazione comunista, con i socialisti, con i Verdi mentre non con noi perché noi avemmo la forza di accettare il ricatto, e in questo modo a loro non riuscì il carattere di polizia”. “La situazione attuale, nella quale l'antidemocrazia, la violazione di qualsiasi tipo di legalità, fanno di questo un esempio di Stato e di regime che potrebbe essere meglio collocato nell'Europa orientale o nel Caucaso”
    17:13 Durata: 21 min 57 sec
  • I Radicali che votano Renzi? “Ho subito loro risposto che devono dire se ritengono di voler imbrogliare il Pd, o noi Radicali stessi, o tutti e due assieme. Perché ancora oggi ho subito fatto presente che noi abbiamo l'intenzione annunciata, alle elezioni politiche, di essere presenti in autonomia rispetto al regime di destra di sinistra. Ora Viale, presidente di Radicali italiani, si impegna a votare alle politiche per il candidato di questo centro-sinistra”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    L’appoggio esplicito di alcuni Radicali per Matteo Renzi: “Io ho molto presente in genere quello che nella realtà del popolo, della gente, si manifesta. Quello per cui abbiamo avuto le sorprese di vincere sull'aborto, sul divorzio, sul finanziamento pubblico ai partiti, grazie all'apporto determinante delle masse onestissime comuniste e cattoliche che avevano i loro vertici su posizioni assolutamente opposte. Ho sempre quindi cercato di comprendere quale fosse il sentimento del popolo, e io dico - ed infatti non mi sono sbagliato sin dall’inizio – che il sindaco di Renzi era percepito dal popolo come una cosa nuova all'interno della storia del centro-sinistra e della sinistra. Le lotte che abbiamo fatto le abbiamo fatte perché avevamo fiducia che queste cose impossibili nella realtà della gente della brava gente italiana, non ancora condizionata dall’antidemocrazia – c’erano solo 20-30 anni alle spalle e non 50 come oggi... Allora io dico: è stato percepito come tale, e questo per me è determinante, perché rispetto a tutti gli altri candidati l'unica forza che a mio avviso è quella di Renzi dipende dal fatto che manifestamente a questo punto non era il fatto di generazione in senso anagrafico ma dalla gente del centro-sinistra e non solo era avvertito… Io prevedo che vincerà l'apparato, la burocrazia di potere di estrazione Pci e roba simile, anche perché le vicende e le norme sono tali per cui la previsione era: se votavano 3-4 milioni e mezzo di persone vinceva Renzi, invece sotto i 2 milioni e mezzo vinceva l’apparato”. I Radicali che votano Renzi? “Ho subito loro risposto che devono dire se ritengono di voler imbrogliare il Pd, o noi Radicali stessi, o tutti e due assieme. Perché ancora oggi ho subito fatto presente che noi abbiamo l'intenzione annunciata, alle elezioni politiche, di essere presenti in autonomia rispetto al regime di destra di sinistra. Ora Viale, presidente di Radicali italiani, si impegna a votare alle politiche per il candidato di questo centro-sinistra”. “La posizione del Partito è stata anche di molto più difficile e tale da evitare di cadere e giocare sul centrodestra sul centro-sinistra per sopravvivere”. “Ripeto: possono pensare di imbrogliare gli altri oppure noi, ma negare di avere sottoscritto quell’affare, ‘L’Italia Bene Comune’, negare che lì c’è scritto che ci si impegna alle politiche a votare per il Pd o il centro sinistra possono anche raccontarlo, ma questo nella storia radicale è accaduto. C'erano momenti in cui c’erano buoni rapporti con Craxi, ma non tali da potersi tradurre in schieramenti elettorali comuni, e lì abbiamo avuto dei compagni che su questo ne hanno tratto eccetera”. Le differenze tra due fenomeni come quello di Renzi e quello di Beppe Grillo. “I Grillini sono ma non molto diversi di quelli che in alcuni periodi - soprattutto nei nostri referendum - votavano per noi al 60 70 per cento, quando tutti i dirigenti del loro partiti abituali erano contro nemici di quegli obiettivi”
    17:35 Durata: 15 min 19 sec
  • Pannella: “Dovremo adesso, lo dico a Roberto Saviano e Vasco Rossi, semplicemente poi decidere se presentarci a queste elezioni. Come in tutte le antidemocrazie, come in tutte le dittature, le elezioni sono solo fatte in condizioni tali che sono solo quello che tutte le dittature obbligano a fare: votare perché così si legittimano”. “Occorrerà ormai vedere se esistono delle condizioni oggettive per presentarsi e come possiamo trovarle”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La mancanza di una discussione sullo stato di “flagranza criminale” dell’Italia. “Dovremo adesso, lo dico a Roberto Saviano e Vasco Rossi, semplicemente poi decidere se presentarci a queste elezioni. Come in tutte le antidemocrazie, come in tutte le dittature, le elezioni sono solo fatte in condizioni tali che sono solo quello che tutte le dittature obbligano a fare: votare perché così si legittimano”. “Occorrerà ormai vedere se esistono delle condizioni oggettive per presentarsi e come possiamo trovarle”. “Noi comunque faremo quello che politicamente come opposizione di alterità al regime italiano, per manifesti connotati criminali rispetto alle legalità di riferimento, dovremo decidere come dalle grotte… Noi lotteremo, e di conseguenza dovremo comprendere in quale modo riusciremo meglio a lottare contro questo regime criminale, e una delle vie principali è quella dei ricorsi alle giurisdizioni internazionali”
    17:50 Durata: 5 min 20 sec
  • Le vicende mediorientali, la situazione caotica in Israele ed Egitto: “Abbiamo detto che la peste italiana, e lo dicevamo già molti anni fa: noi eravamo un Paese marginale, non industrializzato e via dicendo, e con una marcetta su Roma abbiamo poi donato il fascismo al mondo. La peste italiana, per questo abbiamo usato di nuovo questa espressione. A Bruxelles, al Parlamento europeo, c’è la peste italiana, quella partitocratica comunista o fascista”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Le vicende mediorientali, la situazione caotica in Israele ed Egitto: “Abbiamo detto che la peste italiana, e lo dicevamo già molti anni fa: noi eravamo un Paese marginale, non industrializzato e via dicendo, e con una marcetta su Roma abbiamo poi donato il fascismo al mondo. La peste italiana, per questo abbiamo usato di nuovo questa espressione. A Bruxelles, al Parlamento europeo, c’è la peste italiana, quella partitocratica comunista o fascista”. Il ruolo del Presidente della Repubblica italiano in questa degenerazione. Ancora su un possibile exploit di Renzi: “Il cuore stesso del regime che non è mai venuto dalla destra, perché il regime è restato tale perché loro sono comunque riusciti a convincere Berlusconi che tanto l'alternativa liberale non sarebbe riuscito mai a portarla avanti. Sono loro che sono riusciti a militarizzare il Parlamento italiano quando era candidata dal popolo Emma Bonino, e la militarizzazione sa farla il Pci. Voglio dire: bene. Ma la mia posizione è opposta a quella del Presidente di Radicali italiani”. “Le candidature di Vendola e degli altri tolgono molti voti a Renzi e non a Bersani, e quindi forse i 4 milioni di voti possono non bastare”. “Qui non è un problema se lui si è affermato. Il problema mio è il risultato: se lui vince, è sicuramente una clamorosa realtà di discontinuità, e nella discontinuità per me è positivo”. “Sarei felice di avere come concorrenti il radicale contro il candidato di centro-sinistra, però adesso vedremo, perché mi pare che sia importante. E devo anche dire che tranne la corsettina del cimitero di feti, eccetera, che è venuta fuori… Quello che torno a dire: un elemento di discontinuità interessante è che tu forse meglio di me potresti fare l'elenco di tutte le presenze cattoliche fiorentine e toscane più vicine al Concilio Vaticano II, più vicine a Giovanni XXIII, che invece sulle posizioni di Paolo VI o del Vaticano in questi anni”. Il ruolo dei cattolici nell’elettorato italiano, dai referendum radicali alle primarie del Pd
    17:55 Durata: 15 min 37 sec
  • La questione giustizia e quella delle carceri, l'iniziativa nonviolenta dei Radicali: “Le cifre di questi carceri ci inducono a pensare che siano stati superati i 40.000 aderenti, solo tra i detenuti, ma ci mancano ancora le notizie su 80-85 carceri”. Il ruolo dell'informazione che non c'è

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il problema delle carceri e l’operato del ministro della Giustizia, Paola Severino: “La nostra responsabilità criminale ufficiale è anche poi divenuta quella delle carceri, ma al centro è il funzionamento dei processi ed è su quello che lei non fa niente, perché sa benissimo che solo lo strumento dell'amnistia può immediatamente far cessare la condizione che porta alla deplorazione del Comitato dei ministri e quella che continua a venire continuamente ogni mese del comportamento del governo dello stato italiano nei confronti della giustizia. Quella del carcere c'è ma è una conseguenza chiaramente sottolineata. Se ci fosse l'amnistia, nulla quaestio, immediatamente le due cose sarebbero sanate”. “Per il momento sono 110 su 206 le carceri dalle quali abbiamo avuto la conferma e le informazioni sulle quattro giornate di mobilitazione nonviolenta. Dobbiamo ancora continuare, ma intanto c'è l’adesione del Sidipe, il maggiore sindacato dei direttori penitenziari. Poi dobbiamo segnalare anche che l’Osapp, uno dei sindacati di polizia penitenziaria, dice che tra Puglia e Basilicata il sostegno si avvicinerebbe a un migliaio di agenti per i quattro giorni. Per il momento, con questi 110 carceri, si può valutare già da qui. Le cifre di questi carceri ci inducono a pensare che siano stati superati i 40.000 aderenti, solo tra i detenuti, ma ci mancano ancora le notizie su 80-85 carceri”. “Io ho stracciato a suo tempo la mia tessera dell'Ordine dei giornalisti, e devo dire mi dispiace non poterla ristracciare. Perché se si pensa che le televisioni e via dicendo adesso un po’ di voyeurismo le abbiamo indotte a farlo, un po' di documentari sulla situazione delle carceri per le anime belle abbiamo indotto a farli, ma non sono dibattiti esatti sulle cause e gli effetti, sulle tesi a confronto e via dicendo. Su questo niente”. “C’è un fatto che riguarda centinaia di migliaia di famiglie, perché non ci sono soltanto gli attuali detenuti, quindi è un fatto sociale importante”. Eppure mancano “analisi, o un inviato speciale in un carcere”: “L'Ordine dei giornalisti, l'ordine regna in Italia, su questo non fa notizia. Come se nel mondo non fossimo per il momento gli unici in cui si manifesta in un modo organizzato e socialmente consistente la reazione nonviolenta a quelle che sono considerate e riconosciute come violenze di Stato”. Il parallelo con l’assenza di dibattito sulla legalizzazione dell’eutanasia
    18:11 Durata: 14 min 23 sec
  • Il dissesto idrogeologico e la questione Vesuvio: “Il reato di strage è tecnicamente un reato di pericolo. Cosa vuol dire? Che non c’è la tentata strage, nel senso che si tenta la strage il reato è comunque quello di strage. Nella situazione campana la scienza continua a ribadire che per fortuna sono quarant'anni che ancora non è accaduto, ma poteva accadere dopo due o dopo 100 anni; adesso per quarant'anni ci è andata bene, per i prossimi 40 speriamo, ma comunque è sicuro che o i nostri nipoti o i nostri pronipoti subiranno un disastro”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Io continuo a dire, dinanzi ai risultati idrogeologici della Toscana, dell'Umbria e del regime, che negli anni 90 il Corriere della Sera mi chiedeva in un’intervista ‘Qual è la prima cosa che lei realizzerebbe se fossi eletto democraticamente?’. E io con una battuta dicevo: mi potrei dimettere subito, perché l’elezione democratica di me in particolare in effetti vorrebbe dire che l'Italia non avrebbe più bisogno di me e di noi. La seconda cosa che dicevo era: geologi, geologi, geologi. Dopodiché adesso infatti credo che noi dovremo rivolgerci alla giurisdizione europea e non solo per un'altra cosa, per tutte queste illegalità piene. Il nostro caro Presidente della Repubblica è persona molto tosta perché proprio lui sa benissimo a che punto siamo di criminalità rispetto a 1.000 cose e non più a una sola. Ma l'altra questione che mi pare che vada sottolineata è che a fronte dello splendido movimento di Aldo Loris Rossi, su cui nessuno ha scritto nulla, il reato di strage è tecnicamente un reato di pericolo. Cosa vuol dire? Che non c’è la tentata strage, nel senso che si tenta la strage il reato è comunque quello di strage. Nella situazione campana la scienza continua a ribadire che per fortuna sono quarant'anni che ancora non è accaduto, ma poteva accadere dopo due o dopo 100 anni; adesso per quarant'anni ci è andata bene, per i prossimi 40 speriamo, ma comunque è sicuro che o i nostri nipoti o i nostri pronipoti subiranno un disastro. Solo che nelle condizioni delle quali anche il sindaco vesuviano ha detto: guardate che in questi 20 anni noi avevamo previsto delle vie di deflusso per fuggire in caso di eruzione, ma abbiamo costruito dappertutto per cui non possiamo più… La camorra gli ha permesso di porre il problema. E quindi questa è una situazione che noi dobbiamo porre a carico dello Stato italiano, perché è da criminali, è da assassini”. “La situazione in Campania è da manicomio, è da delinquenza. Questo dovremmo proporlo in termini di giurisdizione e vedremo”. Ancora sulle primarie e sulla partecipazione dei cittadini: “Resta il fatto che non si possono permettere nemmeno un po’ di democrazia in questo regime, perché se davvero sui temi nostri ci fossero i grandi dibattiti si appassionerebbero tutti quanti. Quindi loro sono costretti ad essere criminali e antidemocratici perché per sopravvivere come regime sono costretti a essere dei criminali”
    18:25 Durata: 7 min 57 sec
  • Sulla scomparsa della radicale Liliana Ingargiola

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La scomparsa di Liliana Ingargiola. “E’ indubbio che la presenza di Liliana è stata una presenza molto intensa, quantomeno nel decennio della seconda metà degli anni 60 fino alla seconda metà degli anni 70, e quindi domani mattina credo alle 9:30 andremo al Tempietto egizio al Verano per recarci per lei e da lei. E’ stato anche accennato che almeno per un anno, un anno e mezzo, il suo compagno di allora è vissuto nella casa in cui vivo io, quindi il rapporto è stato sicuramente un rapporto intenso e importante. Però devo dire ed è giusto dirlo, può essere anche un po' doloroso, che qualcuno ha scritto: lei ripeteva che quello che resiste sono gli amici e non i compagni. Ci sono alcune interpretazioni per cui quanto meno la sua fiducia della militanza era venuta meno, e questo è un connotato importantissimo della nostra storia”
    18:33 Durata: 3 min 52 sec
  • La nonviolenza dei Radicali e i riconoscimenti che arrivano dall'esterno, come per esempio da Nichi Vendola (Sel): “Personalmente ritengo che lui davvero riesce ad essere parola, anche se non trovo corrispondenza effettiva storica e concreta fra la sua forma espressiva e lotte che lui conduca o abbia condotto”. Sulla giustizia e sulle carceri, osserva Pannella, “non mi è mai accaduto di averlo accanto in una lotta che ho fatto in questi trent’anni”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Cosa dire a un ipotetico giovane compagno o compagna che si sentisse isolato nella sua realtà locale? Pannella: “Quello che lui è e quello che lui sente. Se c'è qualcuno che ha questo senso di isolamento dove sta, è evidente che l'unica cosa che noi possiamo suggerire non unicamente pro domo nostra è appunto quello di organizzarsi, di segnalarsi, perché questo è il solo modo per poter essere alimentati dalla sensibilità del perché questo isolamento - quando si verifica - è una condizione non di una posizione in estinzione, ma è quello che mostra e dimostra che senza democrazia e senza legalità e senza violenza, resistere come alterità e alternativa è quel che ci sta accadendo già da decenni”. Le attuali iniziative nonviolente di Diego Sabatinelli per la calendarizzazione della proposta di legge sul divorzio breve, con “decine di migliaia di famiglie coinvolte, è un fatto di consistenza sociale”. Poi “l’azione di Rita Bernardini, anche lei era ormai un mese e mezzo di sciopero della fame con Irene Testa e Maurizio Bolognetti su qualcosa che riguarda milioni e milioni di condizioni personali”. L’azione nonviolenta di Maria Antonietta Farina Coscioni (deputata Radicali-Pd) per i fondi ai malati di Sla, sciopero della fame appena sospeso dopo le assicurazioni del Governo. L’iniziativa nonviolenta sulla legge elettorale dei deputati Roberto Giachetti (Pd) e Maurizio Turco (Radicali-Pd), entrambi iscritti ai Radicali. “Continuo quest'elenco di Radicali che danno corpo, il loro corpo, il loro tempo, la loro vita, non solo danno parola, perché dei problemi sociali e politici e civili vengano affrontati, quantomeno, per non dire risolti”. Uno “splendido intervento” di Nichi Vendola (Sel) sulla situazione delle carceri. La buona “forma retorica” di Vendola e Beppe Grillo. Su Vendola: “Personalmente ritengo che lui davvero riesce ad essere parola, anche se non trovo corrispondenza effettiva storica e concreta fra la sua forma espressiva e lotte che lui conduca o abbia condotto”. “Diciamo che la sua analisi probabilmente può prescindere o prescinde o deve presciendere da lotte che concretamente si possano evocare al di là e al di fuori dei suoi interventi”. Sulla giustizia e sulle carceri, osserva Pannella, “non mi è mai accaduto di averlo accanto in una lotta che ho fatto in questi trent’anni”. I rapporti tra Vendola e Don Verzè
    18:37 Durata: 16 min 24 sec
  • Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Gli appuntamenti italiani e internazionali di Pannella nella settimana che inizia. Le battaglie per la moratoria sulla pena di morte e la messa al bando delle mutilazioni genitali femminili. La missione del leader radicale appena conclusasi in Africa e la necessaria attenzione per l’Asia sud-orientale (a partire dai Montagnard in Vietnam). L’organizzazione per gennaio di un Congresso del fronte italiano del Partito radicale transnazionale. I Radicali e gli appuntamenti elettorali: “Dobbiamo essere certi che presentandoci è il meglio che noi possiamo fare per i nostri obiettivi rispetto alla democrazia dello Stato italiano e questo richiede una riflessione gravissima, importante”. La necessità di “impegni e sostegni straordinari”, il caso di Roberto Saviano e Vasco Rossi. Pannella: “Per il prossimo anno, quindi per il 2013, noi dobbiamo riuscire a portare a termine questo processo formativo di un nuovo diritto umano - che è in corso -, il diritto umano alla conoscenza della verità di Cesare, cioè dello Stato”. La continua ricerca della verità sulla guerra in Iraq del 2003 e i “due traditori manifesti e criminali, Bush e Blair”
    18:54 Durata: 11 min 44 sec