07 DIC 2012
intervista

La violenza nell'età globale: convegno del Centro Studi Filosofico - religiosi "Luigi Pareyson" di Torino

SERVIZIO | di Emiliano Silvestri - Torino - 20:07 Durata: 50 min 30 sec
Scheda a cura di Fabio Arena
Player
Ideato da Maurizio Pagano (ordinario di Filosofia della comunicazione presso l'Università del Piemonte orientale) e organizzato con il Dipartimento di studi umanistici della stessa università, intitolata ad Amedeo Avogadro, il convegno si è svolto nella sede universitaria di Palazzo Nuovo.

Di fronte ai convenuti le domande poste da un'epoca nella quale lo Stato moderno ha perso sovranità e svaniscono i confini, nella quale la violenza si scatena e il diritto umanitario stenta a contenerla.

Un'età che vede anche l'azione del capitale finanziario, alle origini della crisi attuale.

Carlo Galli
e Giusi Strummiello hanno poi parlato del Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito, e delle sue lotte.

leggi tutto

riduci

  • Maurizio Pagano

    Direttore Centro studi filosofico-religiosi "Luigi Pareyson"

    Caratteristiche del mondo globalizzato sono il superamento dei confini e il prevalere dell'economia, che opera per la fine dello Stato-Nazione (detentore del monopolio della violenza) e per un'omologazione che suscita reazioni di difesa dell'identità. Con la fine dell'Unione sovietica avviene un cambio di paradigma: irrompe la guerra asimmetrica (i signori della guerra e della droga, il terrorismo) e viene meno (Rwanda, ex-Jugoslavia) il diritto umanitario. Alla violenza dei conflitti materiali bellici armati estremi, si aggiunge la violenza strisciante dell'oppressione economica presente nella struttura sociale. Il capitale finanziario causa la crisi ma gli operatori per lo più non sono responsabili dal punto di vista legale. La filosofia e le scienze umane sono chiamate a rispondere a due interrogativi: Quali le ragioni di questa violenza; cosa dice questo dell'essere umano?
    20:07 Durata: 7 min 53 sec
  • Carlo Galli

    Docente di Storia delle Dottrine politiche all'Università degli Studi di Bologna

    L'età globale segue l'età moderna. E' epoca nella quale si affievolisce il ruolo, la capacità di controllo e di governo dello Stato moderno e delle sue istituzioni politiche. La violenza quindi dilaga con il terrorismo, nelle guerre etniche, nella guerra per la democrazia. C'è poi la violenza che impasta di sé l'intero sistema economico; violenza che riduce l'uomo a funzione del profitto. Viene meno così la capacità di neutralizzare la violenza attraverso il diritto; capacità forse recuperabile a livello europeo con il rafforzamento di poteri e istituzioni democratiche sovranazionali. Va però eliminata, attraverso riforme, la violenza emarginante implicita nel meccanismo economico di oggi. Occorre che la violenza sia nominata e riconosciuta da chi la subisce diventando così, attraverso la presa di coscienza, soggetto agente. Un obbiettivo che passa attraverso l'utilizzazione sistematica di ogni forma conoscitiva non asservita. Il Partito Radicale Nonviolento, transazionale e transpartito: una buona idea che deve trovare gambe concrete su cui marciare. Per poter divenire orizzonte di riferimento per vasti numeri.
    20:15 Durata: 5 min 25 sec
  • Luciano Gallino

    sociologo - docente emerito Università di Torino

    Attraverso rapporti presentati al Parlamento Usa, emerge in modo sempre più netto come molti operatori economici, dai livelli più bassi ai vertici, si siano comportati in modo fraudolento. Famiglie forzate a sottoscrivere mutui, che dopo due o tre anni vedevano crescere il tasso di interesse, anche se non offrivano garanzie. L'illusione della crescita continua del valore della casa. Milioni di famiglie se la sono vista poi sequestrare (quaranta milioni coinvolti in Usa e centinaia di migliaia in Spagna). La politica economica del Governo americano e l'operato della Fed - visti i bassi salari - hanno favorito quella politica nonostante gli avvertimenti dell' FBI. I prodotti finanziari derivati (che, dopo la modernizzazione del mercato finanziario, proliferarono in maniera incontrollata) e nemmeno i certificati di riassicurazione (con i quali le banche si garantivano dal rischio di crollo dei titoli che si stavano vendendo) venivano considerati truffe o frodi, non erano considerati reati dalla legge. Le, insufficienti, riforme dell'amministrazione Obama (500 decreti attuativi: in tre anni soltanto quaranta sono stati resi operativi). E' necessario riformare il sistema finanziario europeo, già esistono rapporti al PE. ll grosso problema dell'Europa oggi non sono i debiti sovrani ma le banche.
    20:21 Durata: 8 min 52 sec
  • Gianluca Cuozzo

    Ordinario Filosofia teoretica - Università di Torino

    La violenza è presente, come lo spirito di sopravvivenza, in ogni essere vivente; nell'uomo dotato di ragione diviene però capace di creare una seconda natura, in grado di annichilire i suoi simili e la natura stessa. Attraverso l'analisi del lavoro di artisti del passato - Leonardo Da Vinci (Medusa), Pieter Bruegel (Pesce grande mangia pesce piccolo), Thomas Mann (I Buddenbrook), Don De Lillo (Cosmopolis) - si manifesta il pericolo che il grande acquario del mondo, che non è più il regno animale, non sia nemmeno più il regno dell'uomo. Incombe una sfera mediatica, governata da una tecnocrazia; governata dal mercato azionario. Un'atmosfera asfittica in cui l'uomo non può più vivere. Dove aggressività e sopraffazione - la violenza dell'uomo - non più esercitata direttamente, sembra incarnarsi innanzitutto nell'economia ed è affidata a entità estratte come il mondo della finanza. Quando la ragione diventa astratta, quando si pensa onnipotente, si scinde dall'ordine naturale e diviene l'arma più pericolosa in mano all'uomo.
    20:29 Durata: 11 min 36 sec
  • Giusi Strumiello

    Ordinaria Filosofia della religione - Università di Bari

    Il fenomeno della globalizzazione viene visto attraverso due visioni opposte e configgenti. Per comprenderne la portata sarebbe invece necessario considerare queste letture come complementari. Con la globalizzazione si globalizzano anche i diritti umani? L'universalizzazione orizzontale "estensiva " può essere lesiva di alcuni diritti e quindi della dignità della persona; può perpetuare logiche escludenti tipiche dello Stato moderno (Etienne Balibar). E' necessario prospettare forme di universalità non escludente, e aprirsi a un'idea di umanità e cittadinanza che escluda le esclusioni, anche di chi non si riconosce in quella comunità e cittadinanza: una universalità "intensiva" che riconosca alla persona il diritto di battersi per non essere escluso dalla possibilità di battersi per i propri diritti. Un diritto che va assicurato a chiunque - attraverso la lotta politica - non in quanto appartenente alla natura umana ma in quanto viene riconosciuta a ciascuno la capacità di essere soggetto attivo all'interno dello spazio pubblico. Le lotte del Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito sono a metà strada tra due logiche, estreme e configgenti: l'ideologia dei diritti universali e una prospettiva rigidamente multiculturalista. Temperare, mediare queste due tendenze, far convergere queste due scuole di pensiero in modo che si incontrino è ciò che è necessario fare.
    20:41 Durata: 9 min 34 sec
  • Claudio Ciancio

    Ordinario Filosofia teoretica - Università del Piemonte orientale

    La tavola rotonda conclusiva ha visto il confronto tra varie competenze disciplinari e diverse posizioni. Dopo una breve sintesi delle posizioni espresse dall'economista Alberto Cassone, dal filosofo della politica Pier Paolo Portinaro e dal filosofo Enrico Guglielminetti, Claudio Ciancio, ricorda ciò che ha sostenuto nella stessa occasione. E' necessario ritrovare il senso della verità come unica possibilità di ricostituire un'unità. Possibile solo se la verità non è concepita in modo oggettivistico come nei fondamentalismi o, come era un tempo nella metafisico oggettivante. Perdere il principio della verità significa privarsi di uno strumento fondamentale per poter pensare, e realizzare, l'unità del genere umano senza la violenza. Una posizione che non sia relativistica. Il relativismo infatti, svalutando tutte le verità, ci priva di un criterio possibile di unificazione della molteplicità delle esperienze di verità. In questo modo, indirettamente può rialimentare la violenza.
    20:51 Durata: 3 min 42 sec
  • Alberto Cassone

    Ordinario di politica economica - Facoltà Piemonte orientale

    In alcuni interventi era sembrato che le giuste critiche alle patologie generate da forme estreme di neoliberismo fossero sfociate in una ricostruzione quasi caricaturale della teoria economica sottostante alla virtù del mercato. Molti sono i metodi di allocazione delle risorse ma soltanto il mercato e la contrattazione generano risultati unanimi e consensuali. Le istituzioni anche politiche, hanno creato istituzioni - innanzitutto il mercato - e regolamentazioni che garantiscono di ridurre i costi della violenza; costi che sono enormi perché il perdente non è mai in grado di recuperare i costi (tempo, risorse, sforzi, vite umane) sopportati nella risoluzione dei conflitti. Se il mercato è dominato dalla criminalità organizzata significa che il criterio di allocazione non è più il mercato ma la truffa, l'inganno, la violenza.
    20:54 Durata: 3 min 28 sec