27 GEN 2013
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:00 Durata: 2 ore 2 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 27 gennaio 2013 , condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Massimo Bordin (giornalista, già direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Elezioni, Lista Amnistia Giustizia Liberta', Politica, Politiche 2013, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2 ore e 2 minuti.

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  • Introduzione

    Massimo Bordin

    giornalista, già direttore di Radio Radicale

    La campagna elettorale. La questione Monte dei Paschi di Siena. La battaglia radicale per la giustizia e il rapporto con gli altri partiti.
    17:00 Durata: 1 min 43 sec
  • La mancata presentazione della Lista Amnistia giustizia e libertà al Nord, dove storicamente i Radicali sono più forti, “non solo deve fare riflettere, ma dalle riflessioni che si fanno occorre trarre comportamenti e non contemplare l'orrore, il disastro, come si fa per la giustizia e per le carceri. La situazione italiana è questa: ci sono cose formali, noi siamo da trent'anni almeno in flagranza di imputazione di massimi reati - diritti umani e Stato di diritto -”. “Io ritengo, per pragmatismo devo dire, che è diverso vent'anni di dittatura o 60 anni, ci sono dei punti limite”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La presentazione delle liste radicali. Marco Pannella: “Noi non abbiamo ammesse liste ammesse, per quel che riguarda il Senato, in Calabria, in Liguria, in Friuli Venezia Giulia, Marche, Piemonte, Lombardia e Veneto, cioè non siamo ammessi in tutto il Nord, tranne poi Calabria, Marche e Umbria. Alla Camera invece in tutto il Nord non ci siamo, incominciamo da: Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia 1-2-3, Piemonte 1-2, Trentino Alto Adige, Veneto 1-2, poi Lazio-2 e Marche”. “Adesso poi c'è un’ultima notizia: ci sono delle storie sulle regionali adesso del Lazio, perché nel listino c'è un eccesso di donne, cioè una donna in più, e su questo c'è adesso il ricorso. C'è una candidata donna in più, perché dovrebbero essere pari. Vagamente ho sentito dire cinque donne e quattro uomini, tutta la cosa è perché si contava il Presidente uomo e si pensava che fosse incorporato nel listino anche il Presidente, donde quest'errore che ci viene contestato e adesso ci sarà il ricorso. Questa cosa del listino può far cadere tutto”. La mancata presentazione al Nord, dove storicamente i Radicali sono più forti, “non solo deve fare riflettere, ma dalle riflessioni che si fanno occorre trarre comportamenti e non contemplare l'orrore, il disastro, come si fa per la giustizia e per le carceri. La situazione italiana è questa: ci sono cose formali, noi siamo da trent'anni almeno in flagranza di imputazione di massimi reati - diritti umani e Stato di diritto -. Il Presidente della Repubblica non ha fatto nemmeno un messaggio su questo, come gli veniva richiesto, ma solo ha fatto quello che fa questo Presidente, chiacchiera tutti i giorni con i giornali su tutto lo scibile umano”. Il ruolo di “arbitro” di Giorgio Napolitano secondo Eugenio Scalfari. Il ruolo del Pci nella storia della Repubblica italiana. Nichi Vendola, la sua critica al liberismo e il pensiero di Antonio De Viti De Marco risuscitato dagli studiosi americani. Sulle liste “abbiamo avuto difficoltà un po' dappertutto. Nel Centro sud siamo presenti dappertutto e quindi questo è interessante. Detto questo, il problema è: io ho sempre detto compagni ‘il regime’, ‘il regime’, ‘si spiega tutto con il regime’. Io ritengo, per pragmatismo devo dire, che è diverso vent'anni di dittatura o 60 anni, ci sono dei punti limite”. Oggi, visti anche i ripetuti pronunciamenti della giustizia europea, “è una situazione sempre più formale: l'Italia è una antidemocrazia”. Il caso del “reato di tortura”. I “nuclei di Shoah” nelle carceri italiane. “Adesso le belle anime cominciano a dire ‘certo però le carceri…’, mentre è impossibile parlare di giustizia, cioè di quello per cui siamo imputati”. “Se questi nostri ricorsi vengono presi in considerazione, non dico accolti, a mio avviso l'Italia va sospesa formalmente dall'Unione europea, perché chiarissimamente, entro due o tre giorni, con l'avvocato Paoletti faremo conoscere il dossier su una delle cose, poi ne abbiamo altre due, che riguarda il comportamento dell'amministrazione italiana rispetto alla realtà poco conosciuta - per quel che ne dicono gli scienziati - del Vesuvio e della zona sismica”. Gli altri dossier sono quello su Iraq Libero e “la nascita, l’anno prossimo secondo il nostro obiettivo, di un nuovo diritto umano, quello della conoscenza della verità sull'opera degli Stati”. “Quando io da anni, a partire da dossier precisi, dico ai compagni: occhio, io ci credo che senza democrazia non è possibile vivere, un Paese va a sbattere in un modo o nell'altro, ne sono convinto. In Italia c'è l'antidemocrazia necessaria alla classe di potere che guardacaso, sempre di più, vede le destre che si sfracellano senza continuità di potere, e tutti gli indipendenti di sinistra – gli Ambrosoli o i Rodotà per dire”. “Io ritengo che Rodotà e altri collaboratori scientifici di Repubblica siano assolutamente preziosi per ignorare puntualmente le più clamorose e costanti forme di antidemocrazia, e quindi di anticostituzionalità, nel nostro Paese”. “Così noi che oggi sicuramente una forma di radicamento sociale l’abbiamo come caratteristica, perché il problema della giustizia l'abbiamo affrontato da trent'anni, in modo che adesso quasi scrivono alla Cedu come sotto la dittatura delle cose di cui ci siamo occupati per trent'anni”. Sul carattere socialista di Benito Mussolini, sul nazional-socialismo tedesco che “non è un caso si chiami così”. “E allora tornando e chiudendo: in Italia la continuità partitocratica, ormai antidemocratica clamorosamente, con contestazioni di tipo internazionale non sospette di pregiudizi, se uno mette nel conto anche l'operato concreto del Presidente della Repubblica…”, “quello che in un Paese anglosassone sarebbe la principale offesa al Parlamento”. “Questo fa parte appunto della gestione post comunista dell'antidemocrazia che governa, anima e dà potere all’anti-democrazia istituzionale italiana”
    17:01 Durata: 33 min 17 sec
  • I Radicali e i rapporti con il Pd: “Ci sono le elezioni, loro fanno un accordo con Nichi Vendola e non con noi, fino alla provocazione, perché ad Ambrosoli gli si fa dire: ‘Con voi c'è anche amnistia, quindi no’. Contemporaneamente a Roma Zingaretti dice ‘sì, ma a una condizione: voi non dovete ripresentare i due consiglieri regionali che secondo tutti quelli informati hanno avuto un comportamento straordinario rispetto a tutti gli altri’”. “Questa notizia non ha fatto scandalo e non c'è stato un articolo che deplorasse questo veto”. Invece “diventa notizia che cosa?”, la disponibilità di Storace ad ospitare nella sua coalizione i Radicali. “Per me i ‘camerati ad honorem’ sono i comunisti, perché sono traditori dei loro compagni, assassini dei loro compagni”. Si vogliono “far fuori gli unici che temono per un’alterità di storia”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella ricostruisce il ruolo dei Radicali nello sconfiggere Berlusconi nel 2006. “Immediatamente dopo, che cosa succede? Si va a delle elezioni anticipate e il veto che c'è e nei confronti dei Radicali, da parte di questi del potere, e si scelgono invece come cocchetto l'Italia dei valori di Di Pietro, mentre non si consente ai Radicali di contribuire al loro successo presentando le liste, e mettono il veto individuale a me, a Sergio D’Elia e a Silvio Viale. Io faccio accettare quel ricatto. Ricatto che veniva dopo che avevano fatto saltare un altro accordo elettorale per il nome di Luca Coscioni. Una sequela di roba da anni Trenta. Adesso cosa succede? Ci sono le elezioni, loro fanno un accordo con Nichi Vendola e non con noi, fino alla provocazione, perché ad Ambrosoli gli si fa dire: ‘Con voi c'è anche amnistia, quindi no’. Contemporaneamente a Roma Zingaretti dice ‘sì, ma a una condizione: voi non dovete ripresentare i due consiglieri regionali che secondo tutti quelli informati hanno avuto un comportamento straordinario rispetto a tutti gli altri’. A questo punto quindi di nuovo la stessa situazione”. “Questa notizia non ha fatto scandalo e non c'è stato un articolo che deplorasse questo veto”. Invece “diventa notizia che cosa? Che Storace, successivamente, a evento accaduto, a questo punto ha fatto una dichiarazione, scandalosa, poco credibile secondo molti, io invece ho continuato a dire che era sintomatica del fatto che quando lui, dell'Msi, era presidente della Commissione di vigilanza della Rai disse: ‘È in atto il genocidio dei Radicali, culturale non solo’. Lo disse e non è che gli poteva venire qualcosa. A questo punto lui dice ‘bene, io voglio vincere questa presidenza’, di conseguenza ‘sono interessato a che questi due consiglieri regionali che la regione Lazio ha potuto avere torni ad averli, e io poter godere della loro critica se necessario’. Per questo atto e questa dichiarazione, onore a Storace”. Sulla reazione dei Radicali e della “bravissima gente” in generale. “L’evento non è Ambrosoli, non è il fatto che espellono i Radicali. Viene fuori ‘l'accordo con il fascista’, questa viene fuori come notizia, non il fascista che accorre e propone lui - a questi due - di farli eleggere lui nella sua coalizione”. “Per me i ‘camerati ad honorem’ sono i comunisti, perché sono traditori dei loro compagni, assassini dei loro compagni”. Si vogliono “far fuori gli unici che temono per un’alterità di storia”
    17:35 Durata: 17 min 45 sec
  • Sulla discrepanza dell'andamento della raccolta firme tra Nord e Sud: il caso di Silvio Viale a Torino e poi il fatto che “la nostra azione per i carcerati e per l’amnistia nel sud ha un ascolto popolare non necessariamente criminoso. Esistono ancora nel sud delle minoranze europee, esistono delle minoranze che non sono ridotte a essere totalmente schierate sul potere democratico che è il Partito democratico”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Ancora sulle difficoltà di presentazione delle liste. Pannella: “Accade una cosa divertente da questo punto di vista. Sai che c'è stato nel partito un dibattito tra coloro che, tra i nostri compagni, avevano fatto l'invito per sostenere Renzi alle primarie, con molto dibattito. Io ho detto: guardate che andare a votare per Renzi c'è scritto che questo è il primo atto che si conclude con il voto per le liste di centro-sinistra di ‘Italia bene comune’. Quando ho dato queste informazioni, la risposta è stata ‘ma no!’, ‘ma che!’”. “Adesso però il problema non c'è più, proprio in Piemonte e a Torino, guardacaso, con l’Associazione Aglietta che esprime Viale e che non è riuscita a raccogliere le firme. Di conseguenza, cosa possono fare? Possono solo votare Pd, anche se ora Renzi è chiaro che è stato un’allodola. E siccome Viale non ha fatto lo schizzinoso, si è fatto eleggere nelle liste del Pd capitanate da Fassino senza mettere ‘radicale indipendente’ ma solo ‘indipendente’, pur da Presidente di Radicali italiani. E infatti non ci risulta che lui stia facendo lotte come il consigliere comunale a Milano, Marco Cappato”. Sulla mancata raccolta delle firme a Milano e sulla mancata alleanza con Ambrosoli (Pd): “Ho detto a Marco: guarda che per noi le cose naturali e scontate non sono mai state le nostre. Ho detto: guarda piuttosto lì c'è la presenza di Gabriele Albertini, l’unico ad aver messo il veto a Maroni, e questo per me è il fatto determinante”. “E’ accaduto però che quel gesto di Albertini, non appena avuto le sue firme, ha fatto un pubblico appello dicendo di firmare per le liste di ‘Amnistia giustizia e libertà’”. Pannella riflette poi in generale sull’informazione fuori legge durante la campagna elettorale. “Sopravvivere, decenni dopo decenni, a un’antidemocrazia sempre più potere costituito con i riflessi di 30-40 anni di essere potere, è difficile. Io non sono affatto sorpreso”. La discrepanza di andamento della raccolta firme tra Nord e Sud: “La nostra azione per i carcerati e per l’amnistia nel sud ha un ascolto popolare non necessariamente criminoso. Esistono ancora nel sud delle minoranze europee, esistono delle minoranze che non sono ridotte a essere totalmente schierate sul potere democratico che è il Partito democratico”
    17:52 Durata: 17 min 53 sec
  • Sull'incontro di Pannella e Turco con Nicola Cosentino (ex Pdl). “Quella storia che gli avevamo offerto la capolistura era una stronzata assoluta, naturalmente era per un giornalista di servizio che avrà pensato: ‘Figurati se non lo avranno fatto’. Significa non conoscerci e volere presentarci come appunto non ci si conosce ma come ci conoscono gli altri abitualmente”. L'impegno per l'amnistia dei candidati di Cosentino

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    C’è stato il pranzo tra Pannella e Nicola Cosentino (ex Pdl)? “Ma certo, l'ho detto che ci sono stato a pranzo, l’ho detto alla radio e ho raccontato i dettagli. Ci sono andato in sciopero della fame e ho detto lo interrompo, ho detto, voglio andare sotto la Camera o il Senato, a un ristorante che si chiama ‘L’Umbro’, a 50 metri dal Senato, dove passano tutti, all'aperto”. Sull’articolo di Mario Ajello apparso sul Messaggero a proposito di questo incontro: “Se uno pretende di virgolettare… Io, per la prima volta in vita mia, ho parlato dopo aver parlato con la sua assistente che ha risposto, il giorno stesso che avevo sentito la sua conferenza stampa, e gli ho detto: ‘Senti, io ho voglia di invitarti a pranzo anche se sono in sciopero, ma ti dico subito perché. Voglio stare in un ristorante sotto il Senato e via dicendo, all'aperto, perché ci vedano’. E c’era anche Maurizio Turco, che si questo ha guardato le carte e gli ho fatto assoluta fiducia”. I rapporti con Nitto Palma, già ministro della Giustizia. “Appena è stato libero dall’incarico, è venuto fisicamente lui alla marcia per amnistia giustizia e libertà, notato da tutti quanti, ha camminato a piedi, è arrivato a San Silvestro e ha parlato a sostegno della nostra posizione”. Poi Pannella torna a parlare di Cosentino: “E poi l'unica cosa che ho detto, perché è l'unica… Quella storia che gli avevamo offerto la capolistura era una stronzata assoluta, naturalmente era per un giornalista di servizio che avrà pensato: ‘Figurati se non lo avranno fatto’. Significa non conoscerci e volere presentarci come appunto non ci si conosce ma come ci conoscono gli altri abitualmente. L'unica cosa che è venuta è stata: tu hai le tue liste, le tue cose e via dicendo, in più avevo sentito che anche gli avversari dicevano che le liste erano state fatte da lui, allora ho anche compreso che se le liste le ha fatte lui, le ha fatte con persone di cui ha fiducia, anche politicamente, e allora ho detto: io non conosco i nomi di questi futuri deputati se sono confermati o meno, ma sono interessato a sapere se Berlusconi e Letta non hanno preso formalmente posizione per l'amnistia per il veto del ministro uscente, il grande Angelino Alfano, perché di questo mio dubbio ho avuto conferme ulteriori. Perché sappiamo altrimenti che Berlusconi è a favore dell'amnistia, già quando addirittura dovevamo farla come il governo Mastella. Ho detto: spero per la battaglia per l'amnistia in campagna elettorale non sarà nostro monopolio, spero che la tua lista faccia la battaglia per l'amnistia e noi faremo la battaglia per l'amnistia, questo è tutto quello che ci siamo detti”. Pannella critica ancora l’articolo scritto da Ajello per il Messaggero. I Radicali e la ricerca di un’interlocuzione con Roberto Saviano sull’affaire Cosentino. “Quando in sintonia con Falcone si parlava della mafia, una cosa che si teneva molto presente è che chi era di un paese è stato in classe con i figli di quello lì, e ha parenti, è collegato. E su questo Falcone lo teneva molto presente, stava molto attento e infatti sapeva - lui – ‘convertire’ Buscetta”. Sul libro di Totò Cuffaro
    18:10 Durata: 27 min 20 sec
  • Pannella: “Sta per vincere, pare, il Partito democratico. Se lo merita, è quello che è più congeniale a questi 60 anni, è quello che ha mostrato di sapere meglio ingannare i tantissimi democratici del popolo che sono sinceri nello sperare che questa sia la posizione più positiva, più democratica e più seria”. Il “tic” della “pulizia”, anzi della “polizia”, rispetto ai Radicali. Sul parallelo e sulle differenze del regime odierno con il regime fascista

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Noi viviamo in un Paese nel quale i decenni si sono susseguiti, ed è formalmente acquisito dalle giurisdizioni internazionali - tra l'altro da Bruxelles e non più da Strasburgo o da Lussemburgo, stanno venendo altre incriminazioni vere proprie sui piani ambientali – che siamo un colabrodo di illegalità da tutte le parti, scandalose, e che sta per vincere, pare, il Partito democratico. Se lo merita, è quello che è più congeniale a questi 60 anni, è quello che ha mostrato di sapere meglio ingannare i tantissimi democratici del popolo che sono sinceri nello sperare che questa sia la posizione più positiva, più democratica e più seria”. Il “tic” della “pulizia”, anzi della “polizia”, rispetto ai Radicali. Ancora sulla mancata raccolta delle firme a Torino e in Piemonte; il ruolo di Bruno Mellano e quello di Giulio Manfredi, “obiettore di coscienza – ricorda Pannella – rispetto alla mia alleanza con i fascisti”. La situazione differente in Lombardia, “la realtà politica che ha i connotati dell’associazione per delinquere partitocratica forse i più forti che ci sono in Italia, e dunque è naturale: chi sono i nemici?”. Sul parallelo e sulle differenze del regime odierno con il regime fascista
    18:37 Durata: 8 min 25 sec
  • “Vorrei invitare davvero tutti i compagni e le compagne radicali di riflettere e informarsi al massimo, perché sono e costituiscono un patrimonio. E’ stato sintomatico, non voglio fare nomi ma tra quelli che a un certo punto hanno fatto l'obiezione di coscienza e non volevano fare le firme ci sono degli splendidi compagni che davvero, per 24 ore, sono stati presi dall'attualità di regime”. Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Avremo da affrontare mesi e anni difficili. Non metto in dubbio che costoro finiranno per portare se stessi, il Paese, il Mediterraneo e l’Europa, in una situazione catastrofica. Noi continueremo a saper resistere, usando come mezzi di resistenza i mezzi che coincidono con i fini”. “Voglio candidare al Nobel per la Pace le carceri italiane, dai direttori ai detenuti”. Le denunce dell’Italia a livello internazionale. “Vorrei invitare davvero tutti i compagni e le compagne radicali di riflettere e informarsi al massimo, perché sono e costituiscono un patrimonio. E’ stato sintomatico, non voglio fare nomi ma tra quelli che a un certo punto hanno fatto l'obiezione di coscienza e non volevano fare le firme ci sono degli splendidi compagni che davvero, per 24 ore, sono stati presi dall'attualità di regime, cioè: è arrivato Pannella, prende l'iniziativa di fare l'accordo con Storace, e non il Pd a Milano e a Roma - a Milano perché siamo stati una forza favolosa per far vedere e colpire in questi cinque anni il potere criminale lombardo, e qui in Lazio situazione equivalente – bene rendetevi conto: per 24 ore siete stati colpiti e messi in crisi dall'attualità ufficiale”. “Quindi aspettiamoci anche di peggio eh…”. Storace forse si vuole scegliere anche l’opposizione? Pannella: “Lui ha detto una cosa diversa, ma siccome è fascista capisco che noi gli si può attribuire. Lui ha detto: io li voglio (i Radicali, ndr) per quel che sono, esercitando la critica o il consenso, a partire da quello che io saprò fare, perché io ho stima di quello che loro hanno saputo fare. Lui ha detto una cosa perfetta in termini logici: io voglio – ha detto – che la Regione continui a far tesoro di questi due Radicali, e io che sono intelligente voglio che con la critica… L'unica cosa che diceva era chiara: non chiedeva che noi si facesse il voto disgiunto”. “Io sarei stato fiero se molti antifascisti seri avessero votato lui piuttosto che quell'altro”. La conclusione: “Compagni alla lotta davvero, ne avremo ancora molta, molta e molto tempo”
    18:46 Durata: 15 min 37 sec