17 MAR 2013
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Valter Vecellio - Radio - 17:00 Durata: 2 ore 5 min
A cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 17 marzo 2013 condotta da Valter Vecellio con gli interventi di Valter Vecellio (giornalista, direttore di Notizie Radicali, membro della Direzione Nazionale, Radicali Italiani), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).

Tra gli argomenti discussi: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2 ore e 5 minuti.

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  • Introduzione

    Valter Vecellio

    giornalista, direttore di Notizie Radicali, membro della Direzione Nazionale (Radicali Italiani)

    L’elezione del nuovo Papa, la situazione del Quirinale, il decennale della guerra in Iraq
    17:00 Durata: 1 min 45 sec
  • Pannella sul nuovo Papa: “Io sto combattendo un piccola lotta semantica per rivalutare la radice o il termine ‘comune’ contrapposto a ‘normale’. In fondo ancora qualche mezzo secolo fa, quando si voleva parlare di qualcosa di importante, si andava a pescare sulla radice ‘comune’. A me pare che una caratteristica del linguaggio e anche della storia concreta di questo Papa, con la sua scelta di chiamarsi Francesco, proprio una scelta da ‘persona comune’”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Marco Pannella inizia commentando l’elezione del nuovo Papa Francesco: “Ho sentito nelle dichiarazioni della gente che si sottolinea soprattutto ‘una persona semplice’, e credo che sia interessante questo riflesso. ‘Sei semplice come noi’, eccetera. Io sto un tantino combattendo un piccola lotta semantica, da qualche anno, per rivalutare la radice o il termine ‘comune’ contrapposto a ‘normale’. In fondo ancora qualche mezzo secolo fa, quando si voleva parlare di qualcosa di importante, si andava a pescare sulla radice ‘comune’: il comunismo, per esempio, poi anche la ‘comunione’. A me pare che una caratteristica del linguaggio e anche della storia concreta di questo Papa, con la sua scelta di chiamarsi Francesco, proprio una scelta da ‘persona comune’. Noi siamo stati quelli che abbiamo cominciato, nel periodo contemporaneo, ad auspicare un Giovanni XXIV o Francesco I o cose di questo genere. Qualsiasi persona semplice o comune, se si dice che Francesco è anche protettore dell’Italia, riflette sul fatto che ci sono stati centinaia di Papi e nessuno si è chiamato Francesco. Io credo che questo Papa, conoscendo questo interrogativo da persona comune, a un certo punto invece di essere paralizzato da intellettuale”, ha battuto il “totem e poi il tabù” di chiamarsi Francesco, “a questo punto ha realizzato dicendo: in fondo è vero. Il fatto che mai in questi secoli ci siamo richiamati onorandolo a Francesco per il nome di un Papa…”. Sul “sensus fidelium” e sull’apporto dei cattolici alle battaglie laiche e civili dei Radicali. “Io stesso vivo nelle strade e sono vissuto dalla strada prevalentemente con affetto, con riconoscimento, con simpatia”
    17:01 Durata: 5 min 47 sec
  • Sulle assemblee radicali locali: “Il mondo radicale vive testualmente un momento – è stato detto da uno dei partecipanti – di ‘più assoluta assenza di democrazia’. E’ interessante, perché poi la gente ascolta e - torno a dire - queste cose vanno a Radio Radicale”. “Se sentiamo gli stessi interventi a Milano, Torino, eccetera, e comunque sempre gli stessi argomenti, credo che l'interesse giornalistico sia relativo”. Sul trattamento che i media riservano ai Radicali

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella parla del riflesso dei giornalisti rispetto ai Radicali e poi del dibattito interno ai Radicali. “Oggi abbiamo sentito un’assemblea durante la quale si sono sentite le cose che si sono dette su Pannella, sul Partito Radicale, a Radio Radicale. Devo dire magari che Radio Radicale lo sta facendo in modo intenso. Purtroppo noi per fare documentazione, raramente abbiamo il corrispondente che dice ‘c’è poca gente’ o ‘c’è molta gente’, perché altrimenti sarebbe interessante dire come siano queste assemblee scelte, in quanto ritenute significative”. “E’ un po’ una compagnia di giro, perché a Milano si sente quello di Torino, a Torino quello di Milano e via dicendo. Il mondo radicale vive testualmente un momento – è stato detto da uno dei partecipanti – di ‘più assoluta assenza di democrazia’. E’ interessante, perché poi la gente ascolta e - torno a dire - queste cose vanno a Radio Radicale. Certo poi bisognerà dire quanti sono gli iscritti a quelle associazioni, quanti ad altre associazioni e quanti sono i presenti, perché può essere giornalisticamente necessario per un servizio giornalistico”. Ancora sul trattamento dei media: “Io sono nelle televisioni - non solo quelle pubbliche - non il 50esimo, il 60esimo degli uomini politici sui quali viene data agli italianofoni la possibilità di ascoltarmi e giudicarmi. Ci sono prima di me, come quantità di tempo messo a disposizione degli ascoltatori, altri 270 politici”. “Grillo dice che non va in televisione: è vero, nel senso che è il regime televisivo italiano che va da lui, coglie il meglio a livello di recitazione - nel senso ottimo della parola - i due minuti più efficaci, oratoriamente, come temi, eccetera, ma lui detesta il dia-logos, lui è logos puro, è parola e non è dialogo, e tutto il regime dà quel tempo per cui ti viene voglia di votare, come se devi votare per San Remo o per un premio annuale per la bravura delle interpretazioni. Questa è la situazione, tanto che mi pongo anche un po’ il problema - in merito alla trasmissione radio delle assemblee locali radicali, ndr - quanto scegliere questi momenti di dibattito della realtà radicale corrisponda alla realtà radicale”. “Se sentiamo gli stessi interventi a Milano, Torino, eccetera, e comunque sempre gli stessi argomenti, credo che l'interesse giornalistico sia relativo”. “Noi, come classe dirigente radicale - come dicono loro - in realtà cerchiamo di dare letture su quello che accade, secondo chiavi interpretative che da 60 anni non si sono logorate". "Mentre sul piano della struttura radicale, se il regime riesce ad eliminare Radio Radicale, come chiedono tutti i cretini politici con una argomentazione scema. Dicono: ‘Non ci deve essere finanziamento pubblico delle attività di partito e dintorni, quindi Radio Radicale non deve avere...’. No, Radio Radicale – anche sulla base di una legge - fornisce dei servizi contrattualmente corrispondenti a degli accordi con il Governo e con l'amministrazione pubblica. Il fatto che non ci siano molti concorrenti: siamo noi che stiamo chiedendo all'Autorità detta 'garante' di fare delle gare meglio pubblicizzate. Sta di fatto che invece in genere non c'è interesse, per quel di guadagno che c’è in relazione al servizio: perché noi come sappiamo non diamo pubblicità, perché non avrebbe senso trasmettendo in situazione quasi di monopolio il Parlamento e il servizio pubblico”. “Quindi viene indicato come un finanziamento pubblico del tipo politico - quello invece che noi da soli a lungo abbiamo combattuto, quello dei partiti parastatali"
    17:07 Durata: 14 min 1 sec
  • Il rischio dietro la contestazione di Grillo del divieto di vincolo di mandato e del voto segreto: “Cioè lui vuole, ma non se ne rende conto, un partito di Stato, uno solo, infatti l'ha detto 'voglio il 100 per cento', e quindi vuole un partito nel quale l'indagine poliziesca non sia più tale ma sia evidente"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    A partire dal finanziamento pubblico ai partiti: "Grillo con molta arte denuncia i testi che denuncia, e il contesto no, perché lui stesso è contesto che sostiene quei testi. Se vediamo che inconsapevolmente alcuni elementi che noi non abbiamo mai discusso - per esempio il divieto di vincolo di mandato per i parlamentari, il voto segreto relativamente ad alcuni dei dibattiti - lui invece dice, avendo dubbi su come hanno votato alcuni grillini al Senato ieri, dice: 'Niente segreto'. Cioè lui vuole, ma non se ne rende conto, un partito di Stato, uno solo, infatti l'ha detto 'voglio il 100 per cento', e quindi vuole un partito nel quale l'indagine poliziesca non sia più tale ma sia evidente". "Grillo denuncia, a volte con maggiore efficacia, i pregi indissolubili della vita civile e democratica e della vita parlamentare, rispetto alle altre cose che con molta arte lui contesta. Per cui qualcuno che non ha esperienza o una formazione parlamentare o politica, quando sente dire che ‘il deputato deve rispondere ai suoi elettori per il suo mandato’… In base a quale carta o a quale cosa? Mi ricordo che un Presidente americano, uno dei primissimi, a un certo punto subito dopo l’elezione c'era bisogno di un segretario generale o non so cos’altro. Allora i suoi collaboratori, conoscendolo, dicono: bisogna mettere per iscritto i connotati di questa persona. Gli si presentano tante persone e non va mai bene. A un certo punto riprendono i 5-10 punti connotanti e dicono: 'Questo ce li ha tutti'. E lui risponde: 'No, perché a 30 anni uno è responsabile di quello che il suo viso racconta'”. E questo per dire del ruolo dell'"intuito personae". "L'altra questione del vincolo di mandato convince anche la gente un po' buona, 'il deputato deve obbedire'. Ma questo è possibile dove ci sono i partiti e le liste, e non nel sistema anglosassone c'è un rapporto di responsabilità personale sia dell'eligendo sia dell'elettore”. Infine sul “dogma che va bene a tutti”: “Non sono riuscito a dire che la riduzione dei parlamentari significa che si mantiene il sistema elettorale partitocratico per liste - che Don Sturzo deplorava nel 1953 quando era rientrato dagli Stati Uniti, dicendo che con queste maledette liste si era rotto il rapporto tra eligendo ed eletto". La differenza nel rapporto con l’elettore rispetto al sistema uninominale maggioritario. Ancora sulla differenza con gli Stati Uniti e il mondo anglosassone; lo storico appello federalista di Churchill per l’Europa
    17:21 Durata: 11 min 50 sec
  • Pannella: "Con il gesto di Benedetto XVI e l’apertura di questo Papa, la simonia per il momento, almeno in termini ideologici, è ferita a morte, magari in maniera inconsapevole, ma questo è stato uno dei punti che hanno motivato di più i popoli che hanno dato corpo alla Riforma. Oggi però i fratelli e le sorelle protestanti devono stare molto attenti: perché in America Latina, in Africa, vi sono delle componenti - le più violenti e intolleranti - che vengono dal mondo protestante. Mi chiedo dunque se questo che sta accadendo non indurrà, non provocherà, una riflessione assolutamente necessaria e opportuna nel mondo protestante”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella torna sul Papa: “Questa persona commuove, sorprende, ha carisma”. “Ho detto ‘comune’ perché la gente si riconosce addirittura nel suo modo di parlare e di proporsi e nelle cose che dice. Devo dire che in effetti - la dico subito - sono molto interessato, non solo curioso, a seguire adesso nelle prossime settimane e nei prossimi mesi quali riflessi possono avere i due episodi connessi - la rinuncia di Benedetto XVI e poi la elezione di questo non previsto dai bookmaker come uno che avesse delle chance serie, con la sua scelta di 'Francesco'"- rispetto al mondo protestante. "A mio avviso c'è qualcosa che mi ha sempre sorpreso rispetto al mondo evangelico, anche quello che conosco e stimo di più come quello valdese: mi chiedo se uno dei grandi motivi della Riforma protestante non venga forse superandosi. Perché invece di interventi dogmatici, per esempio nella seconda meta del 1800, abbiamo avuto una colata di dogmi: mariologici, autorità papale, tutti quanti una sfida fatta di disprezzo e violenta contro alcune critiche profonde, e poi scissioni, nel mondo cristiano e cattolico. Sono stati 50 anni: l'infallibilità papale, l'assunzione in corpo e anima di Maria… Vabbè, e adesso quali sono le critiche e la distanza che può essere evocata da evangelici ortodossi, nel senso di indubbiamente tali? Sono curioso di sapere, perché a questo punto fra l'atto sorprendente per tanti di come se ne è andato Benedetto XVI – una sorpresa come è noto me l’aspettavo – che se ne è andato ma ha detto che tutti gli emblemi del potere, la forza del potere e dell’immagine, li abbandona, per il resto ha detto che resterà 'nascosto in preghiera', quindi con l'essenzialità spirituale o semmai di una ascesi psicofisica. Poi arriva questo, sceglie Francesco, la gente lo riconosce come 'semplice come noi', e quindi mi viene questo aggettivo 'comune'. Alcune critiche arrivate in questi giorni - soprattutto rispetto al Papa che se ne è andato - sono di tipo un po' talmudistico, cioè critiche e ricerche che all'esterno possono apparire eccessivamente di dettaglio. Invece è tutto estremamente semplice. Voglio vedere non discutere ancora di Bellarmino e di quello che lui fa per illuminare Campo dei Fiori, bruciando Giordano Bruno; invece c'è una cosa molto più semplice: il potere e l'immagine del potere fondato sugli averi. Nella nostra modesta e non solo umile storia, da due-tre anni mi ero fissato: dobbiamo rinunciare ai pochi averi che abbiamo per il nostro essere, per l’essere non solo della politica nostra. Quindi probabilmente sono attraversato da quella parte del pensiero di Benedetto Croce (filosofo, storico e politico, 1866-1952, ndr) che diceva 'perché non possiamo non dirci cristiani', e io sono d'accordo anche con la risposta 'perché io non sono cristiano', e per me le due cose non sono contraddittorie”. “Credo che i tradizionalisti che all'inizio Benedetto XVI era sembrato preoccuparsi molto di superarne la scissione – sembrava - oggi invece mi chiedo: un mondo cristiano, evangelico, con tutta la simpatia storica e naturale di un radicale alle sue componenti principali…". "Con il gesto di Benedetto XVI e l’apertura di questo Papa, la simonia per il momento, almeno in termini ideologici, è ferita a morte, magari in maniera inconsapevole, ma questo è stato uno dei punti che hanno motivato di più i popoli che hanno dato corpo alla Riforma. Oggi però i fratelli e le sorelle protestanti devono stare molto attenti: perché in America Latina, in Africa, vi sono delle componenti - le più violenti e intolleranti - che vengono dal mondo protestante. Mi chiedo dunque se questo che sta accadendo non indurrà, non provocherà, una riflessione assolutamente necessaria e opportuna nel mondo protestante. La Tavola valdese non potrà in un modo o nell'altro affrontare quello che sta accadendo lì". Sulla situazione d'Israele e sui suoi rapporti con l'Europa negati però dalla classe dirigente locale. Il parallelo con il tradimento dell’opinione pubblica italiana: "Il popolo italiano, come noto, è contro una forma di Stato che è quella del finanziamento pubblico ai partiti, ai sindacati e alle chiese, al punto che avemmo il 90 per cento all'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti richiesto dal referendum radicale"
    17:33 Durata: 19 min 8 sec
  • Pannella sull'elezione dei Presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso. “In una notte ci siamo ridotti così, liquidando la candidatura che temevo moltissimo – perché mi auguro il bene dai Democratici – e cioè Franceschini. Io ho precedenti - per me ottimi - di rapporti con Grasso”. I tempi del maxiprocesso di Palermo, le relazioni tra Radicali, Ayala, Grasso, Falcone

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    L’elezione dei Presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso. “In una notte ci siamo ridotti così, liquidando la candidatura che temevo moltissimo – perché mi auguro il bene dai Democratici – e cioè Franceschini. Io ho precedenti - per me ottimi - di rapporti con Grasso, nel senso che un altro galantuomo anch’esso magistrato - Ayala, pm al maxi processo di Palermo -, tutti si aspettavano che siccome avevamo appena finito il Caso Tortora, trovavo molti che speravano - non dico per ragioni limpidissimamente per ragioni radicali - che io sparassi contro questo maxiprocesso in corso, e in effetti c'erano delle cose strutturali che sottolineai: che, essendo un processo tutto per associazione per delinquere, gli atti complessivi erano 900mila pagine; allora dicevo: ‘Già questo fatto, con i tempi che ci sono, è strutturalmente l'espressione della giustizia italiana’. Ma lo dissi, e ringrazio da qui Ayala che lui questo lo ha a volte ricordato. Perché in quel processo, che Radio Radicale trasmise tutto quanto, a tal punto che secondo me Giordano, il presidente, a mio avviso parlava molto meglio il siciliano di tutti i candidati mafiosi; era bella quella diretta. Però dissi: non possiamo a priori dire che questo maxi processo, fatto con Falcone e Buscetta, con una tradizione per la quale se c'era ogni tanto qualche condanna non si arrivava nemmeno in Cassazione perché venisse cancellata, dissi: qui dobbiamo reggere e vigilare. E Grasso era allora il giudice a latere, e Falcone pm come anche Ayala. Ricordo molto che ero restato lì da radicale, essendo attento, ed ebbi una sorpresa perché un giorno in albergo lessi che c'era una riunione massonica ufficialmente convocata; mentre stavo lì, a un certo punto vedo arrivare Grasso e il suo riflesso nel vedermi, le parole che ci scambiammo… La cosa divertente era anche questa, c'erano anche molti altri clienti e altro. Lui era arrivato un po' presto, abbiamo parlato, e ci ha fatto molto piacere che il giudice a latere avesse un riflesso per cui già apprezzava quelle poche cose che filtravano sulla funzione che avevo preso rispetto anche agli avvocati degli imputati eccetera. In più c'era il rapporto con Falcone. Per cui quando è stato nominato lui a capo della Procura nazionale antimafia, gli ho mandato anche le felicitazioni perché lo ritenevo un magistrato diverso da altri. Ho quindi questa storia concreta di stima". Grasso a una riunione di loggia? "Ho parlato di riunione di stampo massonico", si corregge Pannella. Sulla storia della massoneria in Italia e sui legami con i Radicali, a partire dalle feste per il 20 settembre cui Pannella era invitato in quanto segretario del Pr. "Chi presentò alla massoneria Licio Gelli fu un esponente - adesso non dico il nome - molto caro, radicale". Pannella ricorda che "perché segretario ero invitato alla festa massonica". Bel risultato di Bersani, quindi, l’elezione dei due Presidenti delle Camere? "Bel risultato della notte, dico io. Ho l'impressione che il vero dominus della politica italiana non è quello che gli conferisce l'incarico istituzionale che ha, cioè il Presidente della Repubblica Napolitano, lui è il vero dominus della politica italiana. Si dice che la esercita 'per fin di bene', ma noi abbiamo una certa tendenza, cosa che non ritiene la scuola vagamente comunista o giacobina…”. Sui legami tra Radicali e tradizione giacobina francese. Sul ruolo del Quirinale: "La norma non vive". Su Hannah Arendt e un’intervista a Guido Ceronetti. Ancora sull'elezione del nuovo Papa
    17:52 Durata: 31 min 22 sec
  • Il saggio dell'ex ambasciatore Cassini in uscita sulla guerra in Iraq. Il legame tra la campagna Iraq libero e quella per il diritto umano alla verità: "Io spero che la diplomazia vaticana veda il prevalere - con il patrimonio di esperienza che ha - del carattere religioso su quello mondano della stessa diplomazia, perciò mi auguro che noi si riesca ad animare il perfezionamento di un nuovo diritto umano, attraverso l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, entro un anno o un anno e mezzo”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Sulla campagna “Iraq Libero” e sulla ricerca della verità sulla guerra in Iraq. “Martedì sarà rintracciabile sul sito ad hoc, non so se c’entra Rubbettino in qualche modo, un'opera che ritengo preziosa: sono 42 pagine di un saggio fatte dall'ex ambasciatore Cassini, nostro ambasciatore in Libano negli anni immediatamente successivi all'invasione dell'Iraq, che ritengo – grazie a De Leo lo abbiamo già scorso questo saggio – diventi un aiuto immediatamente molto forte a quel sito di Matteo Angioli che si becca se si cerca 'Iraq' e 'Radicali'" su Google. L’importanza della “conoscenza sulla verità dei comportamenti di Cesare”. "Io spero che la diplomazia vaticana veda il prevalere - con il patrimonio di esperienza che ha - del carattere religioso su quello mondano della stessa diplomazia, perciò mi auguro che noi si riesca ad animare il perfezionamento di un nuovo diritto umano, attraverso l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, entro un anno o un anno e mezzo”. Questa “l’urgenza di un Pietro o di un laico” dinnanzi al tradimento della Costituzione perpetrato da Bush e Blair nei loro Paesi. "Questo saggio dell'ambasciatore Cassini spero sarà letto da tutti perché integra attraverso memorie e conoscenze, per come è stato ambasciatore. E’ tale che ci rende la possibilità di arricchire di punti di ricerca e di nozioni che rafforzano questa nostra campagna". L'ambasciatore "cita anche iniziative fallite e non andate a termine". Sulle due commissioni parlamentari d’inchiesta americane che finora "avevano evitato e schivato quei tre mesi centrali che andavano da gennaio al 19-20 marzo e successivi” e sulle iniziative individuali per la ricerca della verità che ci sono state. Sull'espressione "complesso militar-industriale congressuale" coniata da Ike Eisenhower. Sul senso del termine “partito” e sul monopolio della parola "compagno" da contendere alla partitocrazia. "Si può essere partito in un modo diverso da come i partiti e le partitocrazie stanno distruggendo la democrazia nel mondo". "Noi riusciremo, malgrado il trattamento criminale, antidemocratico, dello Stato italiano, che tale è - flagranza di decenni, come nemmeno nazismo e fascismo ebbero il tempo di avere...”. “Vorrei dirlo a Guido Ceronetti. In fondo nella metamorfosi del male, dei Dna che si manifestano anche con gli aspetti totalizzanti e nelle vittorie delle correnti violente nei poteri religiosi, allora per me continua Hannah Harendt (filosofa, 1906-75, ndr) nella metamorfosi del male e nella banalità del male, troviamo anche il corrispondente in fondo su un'altra matrice culturale, quella storicista di Vico, con il corso e ricorso degli eventi". Sulla “ricerca della verità sui comportamenti di Cesare”. Ancora su Bush e Blair, poi soprattutto su Obama e Cameron, "eredi e custodi di quella storia che impediscono che venga alla luce. Hanno responsabilità maggiore perché gli autori non sapevano quello che costruivano. Mussolini non sapeva che il fascismo sarebbe rimasto come indice di nequizia e di barbarie. Questo non lo assolve, perché al limite anche in termini giurisprudenziali può essere un'attenuante e non un'esimente". Il "welfare senza libertà" dei regimi totalitari. "E’ più duro esistere senza resistenza, quando dici 'resisto' e invece subisci, metabolizzi il male che vivi come tale". "Oggi la informazione e la comunicazione è divenuta, rispetto a quella delle paleo-dittature degli anni 30 e 40 che disponevano di un po’ di radioline, oggi accade che questa massa enorme di informazione che ci insegue” diventa difficile da selezionare e gestire. L’esempio dell’esclusione dei Radicali dall’alleanza con Zingaretti e il polverone mediatico sollevato per il caso Storace. "Iraq libero è oggi il modo di rafforzare questo quarto impegno che abbiamo come Partito radicale per me: Corte penale internazionale, e viene fuori una giurisdizione piena di carattere globale su riconosciuta e determinante opera del Prt; poi abbiamo la moratoria sulla pena di morte - e adesso c'è un diciottesimo stato americano che l’ha abolita -; poi abbiamo ancora in corso la messa al bando - recisa più di quanto non temessimo - delle mutilazioni genitali. Ora, calcolando che sulla moratoria della pena di morte abbiamo dovuto lottare quasi 20 anni, sperare che maturi il riconoscimento formale del diritto umano del cittadino di qualsiasi territorio di conoscere - per potere giudicare - l'opera di Cesare, credo che questa si abbini proprio e possa trarre forza dal fatto che dobbiamo sapere anche sull'Italia, perché la stupidità di Berlusconi, Frattini, sul nostro successo parlamentare di una mozione nella quale si stabiliva che l'esilio di Saddam era l'obiettivo formale da proporre come Unione europea…"
    18:23 Durata: 32 min 10 sec
  • A commento del risultato elettorale della Lista Amnistia Giustizia e Libertà: “Adesso dovremmo andare a Platì, in Calabria, dove abbiamo avuto 176 voti, uno dei paesi capitali della ‘ndrangheta. Platì è il luogo nel quale 600 carabinieri dello Stato sono andati nel 2003 per occuparla, essendo ritenuta capitale della ‘ndrangheta, e in effetti trovano una città sotterranea. Oggi credo che siano 4-5.000 abitanti ma credo che i legittimati al voto, non per condanne accadute, non siano più di 800 e noi siamo al 20 per cento. Noi vorremmo andare lì per costituire l'Associazione Amnistia Giustizia e Libertà rivolta a tutti i circa 70mila votanti della nostra lista". Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Sul piano più specificamente italiano, abbiamo da dare immediatamente seguito alla denuncia alle giurisdizioni internazionali - ma anche a quella italiana - per quegli attentati ai diritti civili e politici dei cittadini italiani che la magistratura per 20 anni non recepiva, mentre oggi sono convinto che, di fronte alla manifesta violazione dei diritti umani e civili, ci sarà qualcuno che un fascicolo lo apre”. “Quando dico 'siamo un popolo di brava gente' è perché se tu non hai democrazia, non hai pubblicità dei dibattiti, non matura la possibilità di compiere la scelta radicale. Perciò tutte queste assemblee radicali che Radio Radicale continuerà a dare – magari controlleremo che non sia una compagnia di giro: se hai la garanzia che se c'è una cosa di rivolta contro il fascismo padronale di partito, in un posto con 5 o 10 membri, daremo anche quella, credo che sia una manifestazione eloquente della qualità di quella manifestazione: si rovescia contro il partito quello che molti vorrebbero fare contro il regime e non lo fanno, perché non ne hanno la capacità". Il caso esemplare della Lombardia. A commento del risultato elettorale della Lista Amnistia Giustizia e Libertà: “Adesso dovremmo andare a Platì, in Calabria, dove abbiamo avuto 176 voti, uno dei paesi capitali della ‘ndrangheta. Platì è il luogo nel quale 600 carabinieri dello Stato sono andati nel 2003 per occuparla, essendo ritenuta capitale della ‘ndrangheta, e in effetti trovano una città sotterranea. Oggi credo che siano 4-5.000 abitanti ma credo che i legittimati al voto, non per condanne accadute, non siano più di 800 e noi siamo al 20 per cento. Noi vorremmo andare lì per costituire l'Associazione Amnistia Giustizia e Libertà rivolta a tutti i circa 70mila votanti della nostra lista". "A questo punto è l'apporto che noi potremo dare con questa associazione che poi deciderà lei se avrà titoli e se davvero sarà di massa". La delegazione parlamentare radicale in visita ispettiva al Cie di Ponte Galeria a Roma, di martedì
    18:56 Durata: 9 min 55 sec