07 APR 2013
rubriche

Conversazione settimanale di Valter Vecellio con Marco Pannella

RUBRICA | di Valter Vecellio - Radio - 17:00 Durata: 2 ore 4 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale di Valter Vecellio con Marco Pannella" di domenica 7 aprile 2013 condotta da Valter Vecellio con gli interventi di Valter Vecellio (giornalista, direttore di Notizie Radicali, membro della Direzione Nazionale, Radicali Italiani), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2 ore e 4 minuti.

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  • Introduzione

    Valter Vecellio

    giornalista, direttore di Notizie Radicali, membro della Direzione Nazionale (Radicali Italiani)

    L’ipotesi di Emma Bonino al Quirinale, il ruolo attuale del Presidente della Repubblica, la situazione del Partito democratico, i cambiamenti in Vaticano
    17:00 Durata: 1 min 21 sec
  • Pannella sulla sua partecipazione alla Zanzara: “Con la mano destra con la mano sinistra allontanavo e facevo cadere per terra dei microfoni che non hanno nulla di duro all’estremità. Intendevo in questo modo interrompere quello che mi appariva un uso strutturalmente violento del mezzo”. “Io ritenevo di informare, in quella mezz'ora, la gente di qualcosa di cui la gente assolutamente non era informata. Cioè oggi sappiamo che da 15 anni Emma Bonino è direi ‘plebiscitata'”. L’atteggiamento di “complici perfetti” di berlusconiani e anti-berlusconiani per escludere storicamente Bonino dal Quirinale

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La reazione di Marco Pannella ospite alla Zanzara. ”Sì credo che sarebbe interessante, visto che lì c'era una ripresa audiovisiva di quello che accadeva allo studio, e veniva anche trasmesso in diretta, solo pare che non viene data trionfalmente assieme al dito. Mi sembra che come prova di violenza fisica da pronto soccorso subita da Cruciani sia stato dato un dito fasciato, e anche questo si commenta da solo; potrebbe averlo fatto da solo in tre minuti, senza pronto soccorso. L’altra cosa che mi importa: credo che dal visivo, non so se dal tono, fosse chiaro che io quasi sempre ridevo e sorridevo, sarcastico, e furibondo non credo che fossi. Con la mano destra con la mano sinistra allontanavo e facevo cadere per terra dei microfoni che non hanno nulla di duro all’estremità. Intendevo in questo modo interrompere quello che mi appariva un uso strutturalmente violento del mezzo, così come diciamo anche in Norvegia anche i partigiani nonviolenti, magari quando non avevano il tempo di dare indicazioni stradali false, distruggevano le indicazioni che c'erano. E anche in Danimarca. Di conseguenza il problema della distruzione, del rendere inservibile un meccanismo, questo rientra, va fatto con prudenza anche perché può essere un valore simbolico applicato”, nella pratica nonviolenta. “Lì devo dire che c'è un giornalista intellettuale che direi proprio non mi ama per nulla, come un suo diritto e anzi può essere il suo onore, uno europeo e di sinistra, lui spesso ha detto che per colpa mia, di quello che sono e che sono divenuto, dopo 26 anni ha smesso di far parte della galassia radicale, quindi è un critico radicale nei miei confronti, però ho letto subito un suo intervento la cui sostanza era: ‘Finalmente, qualcuno doveva farlo. Con queste strutture di comunicazione - non voglio per carità azzardarmi a interpretarlo - però qualche volta bisognerà pure usare un'attenzione quantomeno simbolica perché la gente rifletta rispetto ai meccanismi e quindi alle materialità di comunicazione. Le comunicazioni possono essere quelle ferroviarie, aeree, e appunto queste delle nuove tecnologie o ancor più poi radiofoniche, e volevo sottolineare questo barlume che subito è venuto fuori. Così come volevo sottolineare i commenti che ho visto numerosi, e una parte veniva dall'ambiente dei miei compagni radicali - che proprio essendo noi il partito in cui letteralmente ‘chiunque’ pagando il biglietto ha diritto di stare sull'autobus. La prima occupazione è di liberare la loro vita e quella degli altri dall'incombere di questo potere mio. Lì mi è parso di riconoscere anche i mittenti. Ma poi ci sono anche molti che dicevano cose del tipo ‘finalmente a questi gliel’hai fatta’, non era solo ‘hai avuto ragione’, era un’adesione”. Quindi “due riflessi. Il primo è ‘Pannella sempre più matto vecchio e arteriosclerotico e pericoloso per noi i radicali’, l'altro è ‘quelli lì hai fatto bene a mandarli affan-coso’. Però all'interno ha voluto segnalare quella riflessione maggiore. però quello che mi pare importante è che, nella loro stupidità professionale – devo dirlo perché sono due amici -, in me c'era proprio l'indignazione di come sciupavano a mio avviso la loro professionalità. Da questo punto di vista, c'era anche un elemento: io ritenevo di informare, in quella mezz'ora, la gente di qualcosa di cui la gente assolutamente non era informata. Cioè oggi sappiamo che da 15 anni Emma Bonino è direi ‘plebiscitata’. Adesso in questo momento l’ottimo Travaglio e l’ottima Maglie, una coppia con molte affinità a mio avviso, di stati d’animo e di scelta d’interessi, sono passati all'assalto di Emma Bonino. A quel punto le notizie erano che Londra e i bookmaker la tenevano per penultima su tredici”. “Noi abbiamo avuto una sorta di Paese il plebiscita da 15 anni la Bonino – e questo a spizzichi e bocconi sono riuscito a comunicarlo - Ho voluto nominare il professor Fabris perché, dopo tanti anni che c'aveva lasciato, tra tutti coloro che si occupano di scienza e storia delle comunicazioni in Italia se ne riconosce l’autorità e la grande onestà intellettuale, e questa seconda nell’ambiente è un connotato che a volte vive solo come eccezione. Gli racconto: si vede che, dinanzi a questi sondaggi che continuavano a dire che Emma era al top, a questo punto evidentemente i bookmaker tenevano presente e conoscevano il fatto che i due terzi degli italiani - che solo con il materiale che avevamo mandato loro con le lettere scritte di Emma, vendendo Radio Radicale Due a quella radio che adesso che ora ospita i due conduttori della Zanzara, a questo punto c'è da fare una riflessione” plebiscitarono la Bonino, già alla fine degli anni 90 furono sconfitti dall’alleanza tra Berlusconi e D’Alema per il Quirinale. Sul “patto d’acciaio che lega da sempre ormai Silvio Berlusconi e Massimo D'Alema” e che “aveva avuto delle manifestazioni clamorose quando lui, Silvio, riesce a farsi mancare il quorum nei referendum, proprio in quelli che lui dice ‘bisogna farli’ cioè tutti quelli sulla magistratura”. L’atteggiamento di “complici perfetti” di berlusconiani e anti-berlusconiani. “Tanto è vero che si riuscì a militarizzare un Parlamento, che aveva avuto una sorta anche di origine un po' meno proporzionale e un tantino più uninominale, riuscendo ad ottenere - con il 60% dei loro elettori che vogliono la Bonino - su 1.040 votanti si va a votare e di quella schiera di eletti solo 15 osano votare per la Bonino”. “Sono le cose di ordinaria antidemocrazia nella storia italiana”. La scarsa presenza mediatica di Emma Bonino relativamente agli altri principali leader politici. “Allora fu sicuramente l’alleanza ferrea tra Presidente del Consiglio, D’Alema, e poi Berlusconi, uniti assieme contro la Bonino per realizzare questa militarizzazione perfetta degli eletti nel Parlamento e nei consigli regionali che hanno rappresentato. Accade, nessuno lo nota e io continuo a ripetere queste informazioni solo perché credo che sia eloquente. Poi cosa succede? Che nell'ambito di questa associazione, di questa ditta che è Berlusconi-D'Alema, la situazione si ripropone. La cosa strana è che quando noi, forti del prestigio guadagnato nei cinquant'anni precedenti dal nostro Paese in Europa, a un certo punto dobbiamo dire la nostra per passare finalmente a un ministro degli Esteri della comunità europea, a questo punto c'è un candidato di Berlusconi, ufficialmente: Massimo D'Alema”. I contrasti tra D’Alema e Bonino ai tempi della formazione del governo Prodi nel 2006. “Il ministro degli esteri D'Alema rifiutava di dare la delega sull'Europa, perché diceva ad Emma che l'80% della politica nostra è poi in fondo questa, e ricordo - ne parlammo con Emma - avevamo alcuni interventi urgenti da fare e non li abbiamo fatti. Ricordo anche che D'Alema si convinse di muoversi nella direzione ‘moratoria sulla pena di morte’, dopo che lui era stato sempre contro”. “Saddam fu impiccato e giustiziato in quel modo tra Natale e Capodanno. Noi avevamo il problema di avere le firme sulla moratoria per la pena di morte dell’Assemblea generale su un testo deciso e netto, mentre invece lui voleva ottenere prima degli impegni non formali da un numero di Stati”. Ma “ci fu un’emozione e uno sdegno di carattere internazionale, di più ancora in Occidente che in Medioriente, per questo assassinio di Saddam, che l'indomani il ministro degli Esteri passò a sostenere davvero quello che noi chiedevamo, che fu poi la premessa poi votare in autunno la moratoria”. L’atteggiamento del Fatto quotidiano e di Libero rispetto ai Radicali, e le reazioni dei loro lettori. Il primo referendum radicale contro il finanziamento pubblico ai partiti e la reazione plebiscitaria dell’elettorato comunista di Nichelino. “A Nichelino il voto operaio fu uno dei più favorevoli a noi, ma questo è accaduto costantemente, sul divorzio e su tutte le occasioni che ci sono state, quindi noi siamo il nemico perché siamo considerati - malgrado tutto - da basi di compagni, di votanti e di operai, ci si guarda con fiducia”. Sulla scelta delle lettere da pubblicare sui giornali. Sulla Maglie e sul suo passato a Radio Radicale: “E’ specializzata in questo tipo di scelte sostanzialmente antidemocratiche e soprattutto anti-Radicali”
    17:01 Durata: 30 min 56 sec
  • Pannella sul ruolo del Quirinale: “Io mi sono convinto, e ho detto come è doveroso per qualcuno che si occupa di battaglia politica pubblica e non di tipo privato, e ho sottolineato che mi pareva che anche questo Presidente, addirittura più di altri, anche di Cossiga diciamo, è un Presidente che in termini tecnici diciamo attenta alla Costituzione”. Dai mancati messaggi alle Camere alla decretazione d'urgenza, cosa unisce Napolitano, Ciampi, Scalfaro e Cossiga

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “A me quello che pesa non è tanto, come diceva il Quirinale rispetto a Ingroia e agli altri, questi ‘miserevoli attacchi’ nei nostri confronti, ma un'altra cosa. Credo che da più di un anno abbiamo dato una lettura dell'operato e delle scelte del Presidente della Repubblica puntuali, tanto è vero che credo prive di qualsiasi cosa di miserevole, mai ha riguardato il comportamento e la moralità dei gusti e del Presidente della Repubblica, il suo privato o altro. Io mi sono convinto, e ho detto come è doveroso per qualcuno che si occupa di battaglia politica pubblica e non di tipo privato, e ho sottolineato che mi pareva che anche questo Presidente, addirittura più di altri, anche di Cossiga diciamo, è un Presidente che in termini tecnici diciamo attenta alla Costituzione”. “Siccome noi appoggiammo in fondo, per quel che vale, la sua elezione, io dissi subito: teniamo presente che se lui volesse fare il presidente alla Einaudi o alla Segni, con qualche rapporto reale con quello che la lettera della Costituzione e delle varie norme attribuisce al presidente della Repubblica, se lui vuole fare questo gli si potrebbe dire: guarda che i tuoi tre predecessori, tra l'altro Ciampi molto probabilmente con un po’ di colpa ma non con dolo, anche lui interveniva tutti i giorni… Tanto che ci si poteva dolere non dei contenuti ma comunque del fatto che si esprimesse soprattutto attraverso atti non formalmente tali, quindi li ci si doleva un po' di una mancanza di coerenza o di rigore costituzionale, nel senso che anche Ciampi interveniva costantemente, ma - tranne su un paio di cose su cui abbiamo avuto un dissenso ma veramente occasionale - lui non interveniva con contenuti contestabili rispetto alle funzioni del Presidente della Repubblica garante dell'unità nazionale attraverso la Costituzione, garante del diritto a fondamento dell'unità nazionale”. La messa in guardia rispetto alla Costituzione materiale: “Dicevo quindi: se questo povero Napolitano volesse fare il presidente come noi e i liberali si augurano, magari sarebbe attaccato dalla maggior parte dei costituzionalisti che diranno che sono 21 anni che di fatto questi aspetti costituzionali sono superati”. “Facciamo un esempio: nello Stato di diritto c'è un equilibrio dei poteri sappiamo noi, lui meno e mi dispiace lo ha dimostrato di recente, che gli Stati del presidenzialismo, quindi quelli anglosassoni e non quelli sudamericani, i Parlamenti sono sicuramente anche formalmente più rispettati e forti nei regimi presidenzialisti piuttosto che nei regime di proporzionalismo”. “E’ indubbio che nel settennato abbiamo una crisi populista - l’abbiamo in Francia, in Ungheria solo che in Italia l’abbiamo nasata da 60 anni come Radicali – e quindi il ventennio si è chiuso dando vita a un sessantennio. Per noi ‘Prima’, ‘Seconda’ o ‘Terza Repubblica’ sono espressioni dirottanti dall’attenzione vera alle costanti della partitocrazia. Adesso c'è la crisi, quella di stampo reazionario, quella che temeva anche Altiero Spinelli”. Il rafforzamento delle burocrazie nazionali a fronte invece del processo di globalizzazione. “E quindi a questo punto però ti accorgi che la caratteristica anche di Obama, eletto nell'entusiasmo e via dicendo, è che dopo poco i problemi sono al Senato e alla Camera, i parlamentari, l'opinione pubblica, eppure aveva un carisma in quel momento enorme… Il sistema presidenzialista quale noi conosciamo è quello che esalta di più realtà i poteri rappresentativi istituzionali. In Inghilterra come nasce il primo Parlamento? Come controllore dei conti del sovrano”. “Invece che capperi ti combina istintivamente il nostro carissimo Napolitano? Non solo, come già da molte domeniche sottolineo, l’avere nuociuto lui alle istituzioni democratiche e al Parlamento rifiutando anche una sola volta di manifestarsi come interlocutore e scegliere come interlocutore il Parlamento”. Ancora sui precedenti di Ciampi, Scalfaro, Cossiga. Pannella, i rapporti con Pertini e la sua messa in guardia per la sicurezza del Presidente socialista: “Sull'onda di questo, il ministro degli Interni Scalfaro… Parliamo del primo semestre quando a Palermo, con una parte della polizia, accade l'episodio Marino. Un ragazzo, sapendo di essere sospettato, se ne va in questura la sera alle sette. La mattina dopo fu trovato un cadavere che all'inizio sembra un nero ma era in realtà macellato. Noi denunciammo questo, ai funerali Scalfaro andò lui… E quindi lui affrontò questo e lo riconoscemmo. Noi erano già anni che denunciavamo queste cose. Emma Bonino era andata a una tribuna televisiva libera nostra e dietro aveva il sesso torturato di un sospetto brigatista rosso preso e portato in campagna”. “Mi ricordo che Scalfaro ministro degli Interni e poi anche da Presidente della Repubblica fece alcuni atti da perfetto liberale, contro corrente, poi la cosa si è spenta rapidamente”. Quindi “l’attenzione al momento del diritto”, noi siamo “felici se anche il possibile avversario invece ci mostra che di suo segue questa cosa”. “Non è accaduto con Napolitano”. Napolitano “che ha firmato poi a go-go con i due ultimi Governi anche decreti, quando appunto c'era stata una deplorazione degli stessi. Però non si è mai avuta notizia di cose che lui diceva tutti i giorni in televisione… Per esempio: ‘si deve fare la nuove legge elettorale’, lui lo diceva come negli anni 30 lo potevano dire i dittatori del tempo, parlando al popolo bue, cioè uno popolo che poteva solo applaudire e mormorare, non rispondere. Lui ha fatto l'economia degli atti costituzionali”. “Lui ha fatto e continua a fare il Presidente senza ingombri formali, ‘di fatto’, parla ‘di fatto’. Certo, per nominare il Governo e le altre questione, ecco che allora adesso si dice da alcuni un ‘vero golpe’”. L’editoriale di Michele Ainis. “L'unico modo per rispondermi è non rispondermi, e non risponderti vuol dire ‘tu non ci sei’, non c'è bisogno di metterti in carcere come magari c'era bisogno negli anni 30 o 40. Basta cautelarsi dal popolo italiano facendo divenire la 190ª personalità politica in termini di possibile conoscenza e giudizio da parte del popolo italiano”
    17:32 Durata: 34 min 36 sec
  • La battaglia per il diritto alla verità: “Come partito credo il grande appuntamento è di nuovo un appuntamento straordinariamente ambizioso, quello di ottenere che la maggioranza di 194 Cesari, cioè la maggioranza degli Stati Onu, voti contro il proprio pre potere e strapotere, cioè quello di poter governare direi grazie al mancato diritto dei propri cittadini di conoscere quello che in nome loro fanno”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    “Come partito credo il grande appuntamento è di nuovo un appuntamento straordinariamente ambizioso, quello di ottenere che la maggioranza di 194 Cesari, cioè la maggioranza degli Stati Onu, voti contro il proprio pre potere e strapotere, cioè quello di poter governare direi grazie al mancato diritto dei propri cittadini di conoscere quello che in nome loro fanno”. La battaglia per il “diritto alla verità” contro la ragion di Stato trionfante. Le critiche del Governo Cameron alla Commissione Chilcot sulla guerra in Iraq. Sulla campagna per la verità sulla guerra in Iraq e la documentazione raccolta da Matteo Angioli. “Il nostro Presidente appena fu eletto fece una grazia, non a Adriano Sofri ma a Bompressi, però su Adriano no”. Forse perché Ovidio Bompressi la grazia l’aveva chiesta e Sofri no? “Il problema che abbiamo sempre posto è se per lo Stato sussistono le ragioni e i motivi perché vi sia la detenzione. Ma la cosa divertente, quasi, venendo da lui… Ma ti pare che adesso lui, che ha fatto il minimo di grazie dei suoi predecessori, a questo punto lui grazia un americano imputato e condannato per il sequestro di Abu Omar, con la procura di Milano che si oppone, lui lo grazia e lo libera perché questo significa fare un favore a qualcuno in America”. “Io torno a dire che è spudorato”
    18:06 Durata: 10 min 34 sec
  • Dove nasce la fiducia pannelliana in Pietro e nella Chiesa in questa fase? “Pietro oggi mi pare che rivive nelle catacombe e le catacombe le fa Cesare”. Sulla possibile alleanza con la diplomazia vaticana: “Allora io credo che non è necessariamente schizofrenico che il credente, ancorché ecclesiastico con funzioni a volte statuali o para statuali, possa forse avvertire e concepire: vediamo se questi Radicali, in 1.200, sono così matti a chiederci a noi di rappresentare una rivoluzione che è quella di tutelare dalle proprie follie i Cesari”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Dove nasce la fiducia pannelliana in Pietro e nella Chiesa in questa fase? Le storiche “voci” che già dopo la seconda guerra mondiale mettevano al centro “l'occuparsi degli averi e del potere mondano che pesava e che gravava sulla chiesa e sul Vaticano”. “Non è un caso che c’era una denuncia clamorosa che era nei confronti di Cesare Di Pietro, ‘La trahison des clercs, bellissima proprio in quegli anni: il tradimento delle loro funzioni di ricerca e delle loro verità dei chierici, intendendo chierici e laici e studenti diciamo non docenti, si rivolgeva appunto al tradimento dei chierici rispetto ai loro doveri di verità in complicità con Cesare e in complicità con i successori di Pietro”. “Pietro oggi mi pare che rivive nelle catacombe e le catacombe le fa Cesare”. Sui risultati elettorali della lista promossa dai Radicali Amnistia, Giustizia e Libertà. “In giro non c’è scoramento. Tutti impazziti? Tutti invasati? No, credo che noi sentiamo la nostra storia”. “Nel bene o nel male costituiamo una alterità rispetto alla storia di regime. Una cosa che dicevo spesso è: che cosa ci insegna e ci ammonisce la storia dell'arte, la grande tragedia greca e poi di nuovo la grande tragedia, quella shakespeariana più contemporanea? Che il potere rende folli”. “Forse progressivamente sarebbe il caso, e io non dispero anzi sono sicuro che accadrà, che anche nel mondo ecclesiastico organizzato la riflessione teologica possa andare avanti e nutrirsi come non di rado è accaduto di scienza, conoscenza e coscienza. E allora fra procreazione e concepimento…”. Sulla Immacolata concezione. Sulla possibile alleanza con la diplomazia vaticana: “Allora io credo che non è necessariamente schizofrenico che il credente, ancorché ecclesiastico con funzioni a volte statuali o para statuali, possa forse avvertire e concepire: vediamo se questi Radicali, in 1.200, sono così matti a chiederci a noi di rappresentare una rivoluzione che è quella di tutelare dalle proprie follie i Cesari”. Ci sono segnali di accoglimento di questa proposta? “Potrei riconoscerlo a opera compiuta”. “Posso dire che certamente ho sentito che sia stata data da qualcuno al corrente di quell’oretta che sono stato ricevuto da Padre Lombardi, il portavoce ufficiale del Vaticano. L'occasione era data dal fatto che noi eravamo andati a Casal Di Marmo e siccome noi siamo andati lì con dei cartelli ‘auguri Papa Francesco’ e ‘Viva’, c’era stato un equivoco: pur noi avendo organizzato un sit-in, era stato inteso che noi intendevamo partecipare all’interno. Un equivoco un po’ burocratico, ma la cosa che mi pesava era che lo stesso Papa che ci aveva scorto, chissà cosa gli aveva raccontato la sua o la nostra burocrazia, perché in quel caso poteva anche addolorarlo una cosa che era fatta per dargli un momento di letizia. Credo che si sia fugato il dubbio, nel senso che credo che Padre Lombardi mi abbia ascoltato con attenzione”. La battaglia radicale contro l’aborto. Ancora sull’incontro con Padre Lombardi: “In realtà io credo profondissimamente nello svelarsi di una storia comune, di una storia della libertà, della responsabilità, la storia di un Cesare che cessi di essere immondo perché l'essenza è questa: la simonia”. “Basta avere Cesare, il mondo, che lui istighi e metta in tentazione Pietro con le leggi, con gli averi e come fa lui perché questo nostro Stato rispetto ai valori della Costituzione è peggio che simoniaco, è appestante”. “Io credo che onestamente noi possiamo più o meno consapevoli augurarci molta fortuna a Francesco”, “Dio lo protegga perché le forze che non sono d'accordo in questa ricchezza della povertà essenziale sono capaci di tutto o quasi di tutto”
    18:17 Durata: 46 min 41 sec