21 APR 2013
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - RADIO - 17:02 Durata: 2 ore 1 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 21 aprile 2013 condotta da Massimo Bordin con gli interventi di Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito), Massimo Bordin (giornalista di Radio Radicale).

Tra gli argomenti discussi: Elezioni, Giustizia, Governo, Immigrazione, Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2 ore e 1 minuto.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    giornalista, già direttore di Radio Radicale

    La conversazione è in diretta da Giulianova, dove si è tenuto un simposio-seminario dei Radicali. L’elezione del Presidente della Repubblica.
    17:02 Durata: 1 min 7 sec
  • Pannella e le carenze delle proposte dei “saggi” del Quirinale sulla giustizia: “Mi pare che a questo punto è chiaro che noi continuiamo a non avere una sola forza candidata a essere forza di governo, o anche forza grillina di opposizione, che ponga i problemi di diritto e della giustizia, problema non più di mera attualità italiana”. Lo sciopero della fame e della sete avviato dal leader radicale

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    L’elezione del Presidente della Repubblica. Marco Pannella inizia parlando della relazione del professor Di Federico, “che ha dedicato la sua attenzione ai famosi saggi e alle loro proposte in particolare in materia di giustizia. I loro suggerimenti ce li ha enumerati, confermando in questo modo che se questo deve essere il programma di Governo del Presidente attuale che si è sacrificato – notoriamente – perché non voleva questa conferma, sarebbe semplicemente confermata quella linea dei vertici istituzionali italiani che sempre di più ignorano deliberatamente i problemi di diritto e di giustizia”. “Stamattina da molte parti, a partire da molti costituzionalisti, si parla di Weimar e si fanno le similitudini”. “Se c’è stato qualcuno che non esisteva, negli incontri, nei richiami e via dicendo, era quella persona la quale da 15 anni il popolo italiano manifesta continuamente fiducia e attesa, Emma Bonino”. “Mi pare che a questo punto è chiaro che noi continuiamo a non avere una sola forza candidata a essere forza di governo, o anche forza grillina di opposizione, che ponga i problemi di diritto e della giustizia, problema non più di mera attualità italiana”. “Da quando si sta parlando di presidenzialismi da un mese a questa parte, non si capisce più di cosa si parla, perché sembra che il presidenzialismo sia né più e né meno che quello degli anni Trenta dei Paesi totalitari, nei quali il capo dello Stato se ne fotte dei Parlamenti e dei legislatori, e soprattutto quello che fanno è dialogare continuamente e quotidianamente con il popolo bue, che può muggire al massimo, ma è un non-interlocutore scelto secondo una visione centralistica dello Stato. Mentre oggi bisognerebbe ricordare che oggi il presidenzialismo americano, ma anche in Australia o in alcuni regimi sudamericani, è una concezione nella quale c’è un forte dialogo tra Parlamento e presidenzialismo”. I problemi comuni a molti Paesi dell’Unione europea. “Sicché noi ci troviamo in questa strana situazione nella quale io stesso sono in un momento di proposta nonviolenta, di lotta nonviolenta, ovvero sono in sciopero della sete dalle sette di mattina di ieri, e come sempre soprattutto ai nostri amici della comunità penitenziaria - e mi riferisco non solo ai detenuti com'è noto - vorrei dire: però c'è una raccomandazione enorme, cioè lo sciopero della sete può essere fatto solo mantenendo il suo carattere nonviolento di proposta e non di rottura con il potere, con lo Stato, può essere fatto solo se si è in condizioni privilegiate. Cioè nello sciopero della sete ci sono anche dei problemi per i quali è assolutamente necessario avere due o tre analisi al giorno, ma avere anche quasi subito i risultati delle analisi per poter valutare la progressione di questa forma di lotta”. L’evoluzione della nonviolenza in Tibet e le derive autolesioniste: “In qualche misura cerco e spero di riuscire a dare una mano ai nostri compagni tibetani proprio insistendo su questo aspetto che mi sembra improprio e non certo utile nella condizione anche nuova nella quale si trovano ad operare ed il persistere di queste situazione di repressione rispetto alle altre nazionalità del continente cinese; adesso può trovarsi a fare i conti, lo sentiamo dalle corrispondenze di Radicioni, con il fatto che adesso anche il popolo Han, che sembrava quello acquisito all'ordine o alla violenza costituita, manda molti segnali del fatto che tutto questo può riguardare anche i problemi e le soluzioni dei problemi che forse la Cina sente l'urgenza di dare anche sul problema del diritto e dei diritti”
    17:03 Durata: 12 min 28 sec
  • Sulla rielezione di Napolitano al Quirinale: “Non credo che quest'Italia sia salvata da un eroico Presidente che essendo anziano aveva detto ‘no no no no no’ e che poi alla prima occasione che si è detto ‘altrimenti non c'è un'altra soluzione’ si è sacrificato anche lui. A mio avviso non credo che lui avesse presente tutto questo; diciamo che istintivamente non avendo grande riferimento lui sulle norme, sulla legge, sulla Costituzione e sulla storia costituzionale, gli è difficile non solo rispettare le norme che in parte ritiene superflue o superate, ma anche la propria parola”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella rivaluta la situazione dopo l’elezione a sorpresa di Giorgio Napolitano? “No, direi, anche perché personalmente ero di già convinto che la soluzione che si designava era o una di area Pd, nella quale anche il Presidente Napolitano può in qualche modo rientrare, ero convinto che la cosa si giocasse fra la conferma di Napolitano e invece l’elezione di Massimo D’Alema. Questo era quello che prevedevo, infatti su questo non c'era un gran dibattito non solo del Partito democratico ma nemmeno dall'esterno, perché la candidatura di D'Alema era una candidatura che è nella logica politica da almeno 15-20 anni di Silvio Berlusconi. E allora visto che il problema era di una designazione se non unanime quantomeno di forte unità… Quindi poi quello che accade è che la risposta non è stata una risposta del cosiddetto ‘Partito democratico’, perché in fondo da molto tempo ci troviamo nel fatto che questo Partito non è riuscito ad avere una sua storia dal Loft in poi che non fosse una storia soprattutto partitocratica come modo di guardare la realtà istituzionale italiana. Quindi devo dire il fatto che il presidente Napolitano sia stato incapace di mantenere la sua parola, perché lui fino alla fine ha continuato a dire che lui era indisponibile per la rielezione. Si era parlato di rielezione che voleva dire sette anni e si era parlato del procrastinare per un tempo breve, queste erano le ipotesi che giravano. Lui recisamente fino alla fine ha detto ‘no, di questa cosa è inutile parlarne’. Ora da quello che capisco che accada al Presidente Napolitano è che a lui - siccome non gli riesce di seguire norme in genere, ma di inventare un po’ continuamente, giorno dopo giorno, l'opportuno; e ho ben presente che l’opportunismo non è storia particolare nella sinistra italiana, semmai è quella del trasformismo se non vado errato… Personalmente ho sempre qualche dubbio che quella storia non sia minimamente chiusa, superata, dico quella trasformista piuttosto che opportunista. A questo punto abbiamo avuto la cosa la più scontata, la più automatica, abbiamo un salvatore della patria che si sacrifica ormai da almeno un settennato e soprattutto negli ultimi sette giorni per il bene della patria, e viene in effetti evocato e sostenuto come l’unico salvatore possibile delle situazioni che da 4 o 5 anni si ritengono ogni volta altrimenti non risolvibili. Questa è una situazione che evidentemente ci induce a sottolineare come il merito di questa politica che c'è, è una politica sempre più inconsapevolmente perché ormai di carattere - dopo 60 anni - di carattere ereditario e sempre meno frutto di dolo e consapevolezza”. “Sempre più risposte di carattere molto automatico senza che si possa leggere una linea strategica che non a caso poi viene sempre invocata, sicché poi l'andare avanti semestre per semestre o anno per anno, che è stato il proprio di Berlusconi - tranne che dal 1994 al 1995 -, di cercare il compromesso continuo di sottopotere con i comunisti o chi li ha presentati di volta in volta, mi pare che oggi continua a consentirci di leggere senza troppa sorpresa, e quindi senza troppo dolore, come la realtà istituzionale e politica italiana continua a svolgersi”. Sulla “opposizione scenica” di Beppe Grillo: “Anche Beppe Grillo che – vabbè - non aveva detto che bisognava fare la marcia su Roma ma aveva detto solamente che ‘domani saremo 1 milione a Roma’; poi che dice ‘c’è un golpe’, poi oggi nella conferenza stampa ha detto ‘un golpetto’ da attribuirsi a degli astuti. Ho proprio l'impressione che fin da adesso Grillo sia un tantino all'inseguimento degli eventi quotidiani. E’ bravo ma mi pare che non si scorga e credo che i grillini difficilmente possono scorgere, fanno bene a non stancarsi troppo presto, diventa sempre più difficile muoversi secondo i calcoli e i desideri e gli ordini di Casaleggio o delle proclamazioni di Grillo”. “Comunque non credo che quest'Italia sia salvata da un eroico Presidente che essendo anziano aveva detto ‘no no no no no’ e che poi alla prima occasione che si è detto ‘altrimenti non c'è un'altra soluzione’ si è sacrificato anche lui. A mio avviso non credo che lui avesse presente tutto questo; diciamo che istintivamente non avendo grande riferimento lui sulle norme, sulla legge, sulla Costituzione e sulla storia costituzionale, gli è difficile non solo rispettare le norme che in parte ritiene superflue o superate, ma anche la propria parola”. Napolitano benemerito per aver sfasciato il sistema dei partiti? “Il guaio è che lui sfascia i partiti non volendo sfasciare i partiti, o non avendo nemmeno il punto ideologico della partitocrazia, ma solo il problema di un regime che è quello che è. Magari ci sbagliamo, tra cinquant'anni si vedrà che in questa nuova forma di antidemocrazia formale erano contenuti chissà quali germi di positività, anche se non lo credo”
    17:16 Durata: 18 min 52 sec
  • “Siamo pazzi? Io credo che noi siamo coerenti col ritenere l’urgenza che poi dinnanzi a Stati che negano i diritti che proclamano, come l’Italia, si prepara quello che con le stelle gialle - come monito - abbiamo circolare in Europa e non solo in Italia qualche anno fa”. I momenti dell'interlocuzione con Mario Monti

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    “Ci troviamo però in una condizione nella quale continuiamo a dover dire che noi oggi abbiamo fatto una giornata o due giornate in Abruzzo di lavoro diverso da quello degli altri, perché abbiamo continuato a ritenere prioritario e - qualcuno può dire che quando uno ha la febbre a 40, forse è bene anche che si tenga presente che anche questo sintomo può essere usato dalla medicina per intervenire e poi colpire in questo modo o ridurre i guai delle cause. E noi riteniamo che quando ride dinanzi alla realtà della giustizia, e lo ripeto dell’amministrazione della giustizia, ci troviamo dinanzi a delle distorsioni strutturali che sono terrorizzanti, per cui a questo punto è normale che un politico importante, magari di Caserta o di Napoli, non abbia mai detto una parola sui rischi del Vesuvio e dei Campi Flegrei”. Napolitano e la dimenticanza sulla “prepotente urgenza” della giustizia e delle carceri. “Siamo pazzi? Io credo che noi siamo coerenti col ritenere l’urgenza che poi dinnanzi a Stati che negano i diritti che proclamano, come l’Italia, si prepara quello che con le stelle gialle - come monito - abbiamo circolare in Europa e non solo in Italia qualche anno fa”. “Oggi la battaglia della alterità liberaldemocratica, della alterità federalista e di quella che ha preso coscienza del disastro che è quello che temeva di più Altiero Spinelli del persistere e del rafforzarsi del momento di gestione burocratica dei poteri. E forse diciamo adesso che più chiaramente si è impegnato in politica, mi pare clamoroso che l'esperto, non certo provinciale per la sua esperienza, Monti, nel momento in cui deve valutare le realtà specifiche della crisi del nostro tempo non solo in Italia, se ne esce fuori - non aiutato dall’assenza di democrazia – dicendo a Die Welt che gli Stati Uniti d’Europa non ci saranno mai e che d’altronde nessuno può essere interessato a che ci siano”. L’interlocuzione di Pannella con Monti alla fine del 2012: “Aveva scelto due alleati migliori, Casini e Fini, perché va con loro e lui dà loro qualcosa; da allora la scomparsa parlamentare mentre loro danno a lui ancora un minimo di immagine per il quale si parla di tre o quattro minoranze che governano questa realtà italiana”
    17:35 Durata: 9 min 23 sec
  • La vittoria dei Radicali in Lombardia sulle firme false raccolte da Formigoni: “La notizia c'è stata, è arrivata sui giornali. Si è detto: la giustizia civile ha confermato nelle denunce - in alcuni casi si è detto anche ‘radicali’ -, ma pochissimi hanno proseguito: con quali cause?”. L’atteggiamento della “belle anime” sulle carceri e la portata “strutturale” dell'amnistia

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Abbiamo due altri eventi che dovrebbero essere eloquenti, per opera esclusiva – purtroppo, non escludente -, in Lombardia, dei Radicali e di Marco Cappato, reduce di una grossa opera al Parlamento europei. Abbiamo chiarissimamente - perfino dalla giustizia civile indigena - la conferma che fosse vero che quello (l’ex governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ndr) aveva coperto, addirittura accusandoci di avere falsificato i suoi falsi e su quello è già stato condannato. La notizia c'è stata, è arrivata sui giornali. Si è detto: la giustizia civile ha confermato nelle denunce - in alcuni casi si è detto anche ‘radicali’ -, ma pochissimi hanno proseguito: con quali cause?”. Il fatto carcerario conseguenza del “male italiano”, cioè “dell’aumentare dell’ammontare di cause e processi pendenti, con tutto quello che potevano comportare”. L’atteggiamento della “belle anime” sulle carceri, ma “nessuno ne trae le conseguenze”. La responsabilità dei Garanti in Italia, tra qui quello dell’informazione che aveva detto di ritenere, lo scorso agosto, “urgente e necessario affrontare il dibattito, perché è necessario alla democrazia e al formarsi dell’opinione pubblica sui problemi della giustizia e quindi anche carceraria”. La mancanza di azioni e sanzioni conseguenti. I possibili effetti positivi dell’amnistia e la sua portata “strutturale”. La trasformazione italiana da “welfare state” a “Stato penale”
    17:44 Durata: 12 min 25 sec
  • Pannella ancora sulla mancata presa in considerazione di Emma Bonino per la Presidenza della Repubblica. “Esistono dei fatti di psicologia di massa nei confronti di noi Radicali, nei confronti di Emma è stato sintomatico: qui c'è il ceto dirigente che ha dei problemi quasi psichici rispetto a ciò”. Le capacità di intervento dei Radicali con quattro parlamentari negli anni 70

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella ancora sulla mancata presa in considerazione di Emma Bonino per la Presidenza della Repubblica. “Esistono dei fatti di psicologia di massa nei confronti di noi Radicali, nei confronti di Emma è stato sintomatico: qui c'è il ceto dirigente che ha dei problemi quasi psichici rispetto a ciò. Per lo stesso problema per cui continuiamo ad avere in difesa dell'ordine vaticano che sta scomparendo, con questi che vengono fuori facendo le critiche per il fatto che noi saremmo ‘per la liberalizzazione del male’. Poi se nel Veneto cattolico e ligio in qualche misura si fa un sondaggio, lì non solo i cattolici della domenica che pure sono praticanti ma quelli che adempiono ai loro riti nei modi più intensi, sono per la legalizzazione dell'eutanasia. Se ne parla? Viene fuori? Continua a essere questo: vietato l'uninominale maggioritario, vietata la Bonino, eccetera”. Sulle “bravure opposte” di Radicali e partiti di regime, come dimostra il caso delle firme false in Lombardia. “La realtà del Consiglio regionale del Lazio venuta alla luce grazie ai due consiglieri regionali Radicali”, eppure “anche lì scompariamo”. L’atteggiamento escludente del Pd, prima di Veltroni e poi di Bersani. “Credo che loro riconoscono nei Radicali quelli che possono davvero riuscire non solo nel denunciare loro, ma anche fare quello che è accaduto su aborto e divorzio”. “Mi è capitato per tre mattine di seguito di sentire grandi dibattiti a Uno Mattina e a La7, e dappertutto c’era questo dato: il problema che abbiamo è che oggi i due partiti principali sommano a malapena il 60 per cento, mentre nel 1976 sommavano l’81 per cento. Loro probabilmente calcolavano gli schieramenti, quello Dc e quello Pci, anche oggi sono schieramenti anche qui con la nuova legge elettorale. Ma la cosa bella è questa: ‘Allora hanno potuto governare, hanno potuto fare, ma adesso invece poveretti’. Ci fosse stato qualcuno a dire: è vero, si presero l'80 per cento, ma quali sono stati provvedimenti di quella legislatura? Dopo cinque mesi scatta, grazie al presidente socialista della Commissione sanità di quel periodo, Frasca, la depenalizzazione del consumo della droga, con migliaia di persone che escono fuori. Dopo poco ci danno, ma anche noi votiamo contro, la chiusura dei manicomi, e anche quello era programma nostro. Ci avevano dato il voto ai 18enni appena un anno prima. Non solo: ci danno la Legge 194. In quella legislatura in cui loro erano l’80 per cento e noi eravamo quattro presenti, grazie alle semplici richieste referendarie e all’opera chiaramente poco dignitosa della suprema cupola della mafiosità partitocratica nel trattare questi referendum, quella è stata una legislatura radicalissima”. Sull’omicidio di Pio La Torre nel 1982. Sul rapporto di Pannella con il fumo. “Il livello del dibattito di oggi è anche di quelli che sembrano in qualche misura conoscere la storia politica”
    17:56 Durata: 16 min 24 sec
  • Pannella su Grillo: “Tutti sono d'accordo nel dire che Grillo non va alla televisione. E’ però verissimo che la televisione va da Grillo, ma come? Va da Grillo e lui non accetta di andare da loro perché non accetta il dibattito, e deve fare da attore delle splendide filippiche. E’ bravissimo, si vede anche che sta bene sul piano psicofisico; loro pigliano i due minuti e mezzo spettacolarmente più efficaci in termini di massa e lo mettono dappertutto”. Risultato: “Lui è quarto per ascolti” tra tutti i leader politici. L'invito alla “doppia tessera” radicale e la possibile formazione di “ntergruppi radicali o per Amnistia giustizia e libertà”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Sugli eletti di Grillo e sul loro rapporto con le istituzioni parlamentari. “Siccome io ho sempre dato dell'Uomo qualunque una lettura diversa da quella che viene comunemente data: ‘il qualunquismo’. Per una legislatura arrivarono ad avere 29-30 parlamentari”. Oggi “c’è un fatto: tutti sono d'accordo nel dire che Grillo non va alla televisione. E’ però verissimo che la televisione va da Grillo, ma come? Va da Grillo e lui non accetta di andare da loro perché non accetta il dibattito, e deve fare da attore delle splendide filippiche. E’ bravissimo, si vede anche che sta bene sul piano psicofisico; loro pigliano i due minuti e mezzo spettacolarmente più efficaci in termini di massa e lo mettono dappertutto”. Risultato: “Lui è quarto per ascolti” tra tutti i leader politici. “Non parliamo di Sky Tg e di La7 che – essendo lui un prodotto che può andare bene televisivamente - lo usano per rafforzare i loro maggiori programmi, perché loro evidentemente non credono che il grillismo e Grillo siano un pericolo di fondo per loro, mentre con i Radicali abbiamo 1.000 dimostrazioni del fatto che c'è la censura perfino di tutti gli argomenti che loro sollecitano, a partire dal debito pubblico e dalle pensioni”. L’antica battaglia radicale sul debito pubblico che risale all’inizio degli anni 80. Il problema dell’amnistia sollevato dai Radicali già nel 1978. “Io ritengo che da allora il massimo problema contemporaneo, anche in Cina per esempio, sia il problema del diritto e della giustizia che nelle democrazie vedono prevalere in modo inaudito - da peste italiana nelle forme - la ragion di Stato contro il senso dello Stato, con esempi clamorosi per cui uno potrebbe dire che la realtà siriana stessa ha a che vedere con questa realtà a livello della comunità internazionale”. Le battaglie radicali all’Onu e la nuova iniziativa per il diritto alla verità. Il possibile contributo del Vaticano a questa battaglia: “Ho l'impressione che sta succedendo di là del Tevere l'opposto di quello che succede in Italia da 60 anni. L'Italia vede sempre di più la simonia”. Sui rapporti Radicali-democristiani e sul principio della “doppia tessera radicale”: “Alla base delle doppie tessere c’è un partito nel quale chiunque, se chiede e paga il biglietto per fare un anno con il partito, chiunque – assassino, delinquente, radicale vero peggio ancora, chiunque - ha il diritto di esercitare i diritti e doveri”. L’origine della battaglia radicale sul debito pubblico e l’influsso di un deputato dell’Msi, forse Angelo Nicosia. L’esclusione dei Radicali dal Parlamento da parte di “questo Pd che però ora mi pare abbia chiuso”. Le condizioni più difficili in cui militavano i dissidenti Ernesto Rossi e Altiero Spinelli. “Io spero di poter salutare con molto affetto il fatto che si possano costituire in questo Parlamento, in un qualche consiglio regionale, degli intergruppi radicali o per Amnistia giustizia e libertà”
    18:13 Durata: 30 min 55 sec
  • Le elezioni in Friuli Venezia Giulia

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Le elezioni in Friuli Venezia Giulia e la presenza di alcuni candidati in lista con il Pd, ma non con liste autonome. Sulla “pulizia” dei democratici rispetto “a tutte le cose che non gradiscono”: “È una tradizione molto antica e solida e infatti ha sentito parlare subito di ‘traditori’ all'interno del Pd al momento dell’elezione del Presidente della Repubblica. Bersani ha detto che c’è stato ‘almeno un traditore su quattro’, poi la Bindi non so che cosa avesse detto, poi appunto si è provato a dire che Renzi è andato ad Arcore e che se uno va ad Arcore, annunciandolo pubblicamente, è corrotto”
    18:44 Durata: 3 min 58 sec
  • La campagna per la verità sulla guerra in Iraq del 2003. Sull'attuale situazione degli Stati Uniti“Io ritengo che questo fatto, di un Paese che si ritiene in guerra non con un altro Stato ma con quelli che appartengano a una organizzazione, francamente questa è una cosa che non può essere tollerata al livello semplicemente morale - non moralistico. A questo punto muore la democrazia americana”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Sulla campagna radicale del 2003 per l’esilio di Saddam Hussein e il lavoro in corso sulla verità sulla guerra in Iraq. Il lavoro di documentazione di Matteo Angioli. L’atteggiamento degli Stati Uniti e della Nato in Afghanistan e l’involuzione con la politica degli omicidi mirati con i droni. “Ora abbiamo un Presidente americano che, contro ogni legge… Nel senso che c'è la pena di morte da loro, ma in quel caso magari prima che uno venga giustiziato passano 23 anni”. L’America si ritiene però un Paese in guerra. “Io ritengo che questo fatto, di un Paese che si ritiene in guerra non con un altro Stato ma con quelli che appartengano a una organizzazione, francamente questa è una cosa che non può essere tollerata al livello semplicemente morale - non moralistico. Ci sono i problemi: tutte quelle cose che mi sono vietate in guerra, adesso le posso fare se dichiaro una guerra ma non a uno Stato ma a un’organizzazione, magari al Partito radicale transnazionale”. “La barbarie è proprio questa”. “A questo punto muore la democrazia americana”. Pannella: “L’impegno che sento per tutte le radicali e i radicali, nelle condizioni difficilissime nelle quali ci si ritrova, non abbiamo i quotidiani, insomma bisogna arrangiarsi. Credo che sia possibile che su quell'evento che è stata l'infamia della democrazia, quella dell'invasione dell'Iraq nelle condizioni dell’esilio di Saddam e delle altre cose in gioco, su questo, continuando a lavorarci davvero e a farne elemento di dibattito, anche a scuola o in paesi vari, noi saremmo disponibili subito, così magari loro fanno le sintesi che noi non abbiamo i soldi per fare”. “Su questo io spero che noi riusciamo come Partito, ma è anche l'invito che faccio a tutte le associazioni costituenti del partito, perché tutte si sentano - perché tutte lo sono - coinvolte nell'importanza di questa azione storica, solitaria, che abbiamo da più di 10 anni portato avanti e dalla quale può - come conseguenza – venire facilitata di molto non solo la verità storica, ma per fare arrivare - grazie a quella vicenda - a divenire, come Radicali, dopo la Corte penale internazionale, dopo la moratoria sulla pena di morte, a venire fuori con la proclamazione vera del diritto umano a conoscere le verità dello Stato”. Ancora sulla straordinaria popolarità di Emma Bonino a fronte della censura che colpisce i Radicali
    18:48 Durata: 16 min 21 sec