16 DIC 2003

Intervento di Marco Pannella sulla presidenza italiana della Unione Europea

STRALCIO | - Parlamento Europeo - 00:00 Durata: 4 min 33 sec
A cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Marco Pannella sulla presidenza italiana della Unione Europea", registrato a Parlamento Europeo martedì 16 dicembre 2003 alle 00:00.

Sono intervenuti: Marco Pannella (parlamentare europeo, Ni).

Tra gli argomenti discussi: Baron Crespo, Consiglio Europeo, Europa, Federalismo, Liberalismo, Parlamento Europeo, Unione Europea, V.

La registrazione video ha una durata di 4 minuti.

Il contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.
  • Marco Pannella

    parlamentare europeo (NI)

    Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Commissione, questa Europa è stata, nei confronti di se stessa, la medesima Europa che abbiamo conosciuto nei confronti della crisi balcanica e della barbarie di Milosevic; la stessa Europa che sul Medio Oriente non ha ancora oggi altra posizione che quelle miopi di ciascuna delle sue parti e delle sue fazioni. Non siamo e non siete riusciti a concretare una Costituzione, un Trattato costituzionale, perché ormai viviamo un momento di reazione delle burocrazie e delle illusioni nazionalistiche, che hanno ormai anche un potere neoideologico in questa Assemblea. Gli Stati Uniti d'Europa, l'Europa di Spinelli, l'Europa di Rossi - cioè l'Europa concepita nelle carceri dagli intransigenti federalisti, liberali e democratici - qui non c'è. Ma non c'è nemmeno l'Europa di Schuman, né quella di Adenauer. L'accenno al riguardo dell'onorevole Barón Crespo è ottimo. C'è un'Europa che aveva deluso un poco l'amico Pasqua, il quale però ritrova oggi nel suo amico Chirac la vecchia posizione, sostanzialmente antieuropeista e antifederalista. E voi avete pagato, signor Presidente del Consiglio, la vostra illusione compromissoria e avete trattato nello stesso modo i piccoli egoismi congiunturali - ma così comprensibili - della Spagna e della Polonia, per poi cedere al costante ricatto arrogante e nazionalista di una Francia che è abituata ad essere l'unica a trarre vantaggio dall'Europa. Ora poteva cominciare a pagare anch'essa, come abbiamo pagato tutti. Ebbene, signor Presidente del Consiglio italiano, avete sicuramente mancato di ricordarvi e di avere sufficiente fiducia in coloro i quali, più in carcere che in vacanze di lusso, ci hanno dettato il cammino fissato da questo Parlamento nel periodo 1982-84. E' da lì che occorre ripartire, cioè dall'Europa del nostro Parlamento, il quale deve innanzitutto dissequestrarsi. E' un simbolo: noi non siamo nemmeno padroni di decidere il luogo in cui riunirci, né quindi quando e come. Siamo coatti a Strasburgo. Dobbiamo per prima cosa dare un esempio agli europei. In quanto deputati decidiamo dove avremo la nostra sede, dalla quale delibereremo delle cose che ci appartengono. (Applausi)
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