18 GIU 1998

Intervento di Emma Bonino, commissario europeo, sulla politica della pesca dell'UE

STRALCIO | - Parlamento Europeo - 00:00 Durata: 11 min 46 sec
A cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Emma Bonino, commissario europeo, sulla politica della pesca dell'UE", registrato a Parlamento Europeo giovedì 18 giugno 1998 alle 00:00.

Sono intervenuti: Emma Bonino (commissario europeo).

Tra gli argomenti discussi: Alimentazione, Commissione Ue, Consiglio Europeo, Consumatori, Controlli, Iv, Parlamento Europeo, Pesca, Produzione.

La registrazione video ha una durata di 11 minuti.

Il contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.
  • Emma Bonino

    commissario europeo

    Signor Presidente, onorevoli parlamentari, penso che il dibattito cui abbiamo assistito evidenzi, ancora una volta, la complessità di questo settore e le numerose connessioni tra le sue diverse componenti. In molti, ad esempio, mi hanno fatto presente, nel corso di questo dibattito, che sarebbe opportuno sviluppare per la acquacultura non solamente nei nostri paesi, ma anche nei paesi terzi, cioè a livello dei nostri accordi bilaterali. Siamo d'accordo, salvo per il fatto che per produrre il pesce in acquacultura è necessaria la farina di pesce. Se mi rifaccio al dibattito di solamente un'ora e mezza fa,a proposito della pesca non destinata al con-sumo umano, si rilevano alcune contraddizioni. Dico ciò per il semplice fatto che ho ritrovato nel dibattito a cui ho appena assistito le due tendenze che si manifestano, tra l`altro, in seno al Consiglio, ed anche nello stesso settore, ma con un punto in comune, se ho ben capito la sua eccellente relazione, onorevole relatore. Questo punto comune riguarda la necessità di un maggiore impegno da parte delle autorità pubbliche non soltanto in favore della transizione verso una pesca più responsabile, ma anche dell'aiuto al settore per consentirgli di adattarsi ai nuovi dati economici, commerciali e sanitari. Pertanto, se ho capito bene, c'è consenso sull'importanza di rinforzare l`organizzazione di tutte le parti interessate e di facilitare loro l'accesso alle innovazioni. Rafforzamento quindi degli operatori del settore e dell'intero comparto. Ma vi rivolgo una domanda che in molti del resto avete gia posto. Dove vanno a finire la politica della qualità, o le altre proposte che sono in esame, come ad esempio la proposta dell'origine controllata? Si tratta di proposte realistiche, ma occorre essere in grado di effettuare i controlli. E segnalo a questa Assemblea che è già estremamente dif?cile per noi fare applicare in modo credibile la normativa sulle taglie minime. Pertanto, se è questo l'approccio auspicato - e mi pare che a questo alludesse un quesito posto dalla onorevole McKenna - occorre riflettere sulle condizioni di sorveglianza e di controllo. Alcuni deputati hanno chiesto alla Commissione di effettuare nuovi studi, nuove analisi, eccetera. Io vorrei semplicemente far notare che questo dibattito è in corso dal 1996, che ci sono stati due seminari con il Parlamento, a Quimper e a L'Aia, che i lavori sono proseguiti a livello dei servizi competenti e in collaborazione con il Parlamento, che abbiamo ascoltato tutti, che ci sono state numerose riunioni a livello regionale con i rappresentanti del settore e che quindi è giunto il momento per la Commissione di trarre le conclusioni e di dibattere su un testo legislativo destinato a chiarire un certo numero di problemi. E' giunto il momento per me di onorare l'impegno che avevo preso di presentare una proposta che sarà necessariamente controversa, visto che è impossibile accon- tentare tutti. Sempre nel corso di questo dibattito sono stati, ad esempio, avanzati numerosi suggerimenti che non hanno necessariamente un rapporto diretto con il dossier di cui ci stiamo occupando. E di fatto, quando si tratta di pesca le cose vanno sempre in questo modo: nel momento in cui si apre un dibattito su un aspetto specifico, si parla un po' di tutto. Prendiamo l`esempio dei fondi. Io non so quali saranno i fondi, come del resto non lo sapete neppure voi. Quale sara Passegnazione nel bilancio comunitario per il periodo 2000-2006? Al pari di voi non ne so nulla. Come ben sapete, non è al mio livello che, in genere, vengono decise le assegnazioni in bilancio. Esistono anche, evidentemente, alcuni problemi in relazione ai paesi terzi, e numerosi oratori vi hanno fatto allu- sione. Prendo atto delle dichiarazioni del Marocco che non vuole più stipulare accordi sulla pesca. Non mi sembra si tratti di un elemento di grande novità. D'altro canto, nel frattempo si annodano altri contatti. Talvolta mi attenderei maggiore ordine e disciplina visto che la Commissione è la sola competente per negoziare gli accordi di pesca. Non ho un gran bisogno d'essere aiutata. Mi augurerei piuttosto di non essere disturbata - ad esempio - dalla presenza di imprese private europee, senza fare nomi, che hanno stipulato accordi con gli stati terzi per i quali io ho un mandato negoziale. Mi augurerei, inoltre, che gli Stati membri tenessero presente ogni tanto che la competenza per negoziare gli accordi di pesca è una competenza comunitaria. Che la confusione non giovi a nessuno è un fatto innegabile. Sto divagando, ma del resto abbiamo assistito a un buon numero di divagazioni nel corso del dibattito. Ho ritrovato in questo dibattito due tendenze divenute ormai tipiche e tradizionali e due obiettivi che sono talvolta in contraddizione. Da un lato ci sono coloro che pensano che l'adeguamento alla politica commerciale comune in questo settore sia prioritario e hanno quindi una visione particolare; e dall'altro ci sono coloro, e ho avuto modo di ascoltare anche i loro rappresentanti, che vogliono al con- trario rafforzare l`importanza della politica interna in materia di mercato. La Commissione ha il dovere, prima della ?ne dell'anno, di prendere una decisione e di presentarvi una proposta che, ne sono certa, fin d`ora, non piacerà a tutti. Una rifessione ancora sulla relazione d' iniziativa dell'onorevole Varela. Nonostante tutto ci sono alcuni punti di convergenza tra la relazione Varela e la relazione McCartin. Entrambe sottolineano, ad esempio, l'esigenza di rispettare rigorosamente le norrne sanitarie, aspetto es- senziale anche in un`ottica commerciale. Ricordo a que- sto proposito che gli ispettori sanitari per la Comunità sono solamente quattro o cinque. L'ho già detto, ma ci tenevo a ricordarlo anche oggi. . Ci sono ulteriori punti di convergenza, come ad esempio la creazione di meccanismi che consentano di rafforzare le associazioni e i vari operatori del settore. Ma, al di là di questi punti di convergenza, ci sono analisi e proposte re- lative al settore delle conserve che mi sembrano - onorevole Varela - particolarmente drammatiche o pessimisti- che. Se è vero che alcune imprese, di cui tra l'altro siamo a conoscenza, non sono riuscite ad affrontare la concorrenza di paesi terzi, occorrerebbe anche precisare, per onestà, che alcune di esse erano in parte obsolete e che le importazioni non hanno fatto che accelerare un processo inevitabile. Del resto succede che gli stessi imprenditori lo riconoscano. Inoltre, mi sembra doveroso ricordare che la Commissione ha già introdotto delle normative di commercializzazione delle conserve di sardine e di tonno per garantire la trasparenza delle transazioni commerciali in questo settore, in favore dei consumatori. Pertanto esistono dei cri- teri che sono già stabiliti, piuttosto chiari, per ciò che riiguarda le sardine ed il tonno. Ma il problema è che mi viene sollecitato un aiuto particolare in favore di questo N. 4-521/340 Discussioni del Parlamento europeo l8.6.98 Bonino settore e. di fatto, a scapito di altri. Non posso non segnalare che questo settore ha, rispetto ad altri, già beneficiato di cospicui sostegni finanziari comunitari. E ciò risponde talmente alla realtà che nel 1995 gli Stati membri stessi hanno deciso di non prorogare il meccanismo delle inden- nità compensative in favore della sardina, proprio per il fatto che a livello degli operatori e degli Stati membri, dopo tutto quello che è già stato fatto, non c`è più alcuna volontà politica di privilegiare questo settore rispetto ad altri. Gli Stati membri possono, a livello nazionale, qua- lora lo vogliano, privilegiare questo settore se lo ritengono prioritario per il loro paese awalendosi, evidentemente, dei Fondi strutturali di loro competenza. Consentitemi a questo proposito di sottolineare che gli stanziamenti di tali aiuti, passati o futuri, decisi dagli Stati membri non esìmono il settore da un contributo all'innovazione, al fine di indirizzare la commercializzazione verso prodotti ad alto valore aggiunto che siano l'espressione della tecnologia europea, piuttosto che verso prodotti di base che non richiedono una tecnologia avanzata e che subiscono pertanto in modo marcato la concorrenza dei paesi terzi in cui il costo della manodopera è, come è noto, molto inferiore. Questi sono gli orientamenti. Ma per quanto riguarda il sostegno alle indennità compensative, ricordo all'onorevole Varela che esso era già stato rifiutato dagli Stati membri nel 1995.
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