03 APR 1995

Intervento di Emma Bonino, commissario europeo, sulla politica della pesca comunitaria.

STRALCIO | - Parlamento Europeo - 00:00 Durata: 4 min 57 sec
A cura di Andrea Maori
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Lo sfruttamento delle risorse ittiche nel Mediterraneo.

Registrazione video di "Intervento di Emma Bonino, commissario europeo, sulla politica della pesca comunitaria.", registrato a Parlamento Europeo lunedì 3 aprile 1995 alle 00:00.

Sono intervenuti: Emma Bonino (commissario europeo).

Tra gli argomenti discussi: Cee, Commissari, Commissione Ue, Controlli, Iii, Mediterraneo, Navi, Parlamento Europeo, Pesca, Regolamento.

La registrazione video ha una durata di 4 minuti.

Il contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.
  • Emma Bonino

    commissario europeo

    Signor Presidente, onorevoli deputati, come sapete il regolamento n. 1626 è il risultato di un esteso, lungo dibattito a tutti i livelli, iniziato ben prima con una comunicazione della Commissione nel '90. con una proposta depositata nel '92 e, finnalmente, giunto ad un'approvazione nel giugno del 1994. Questo regolamento, entrato in vigore il 1° gennaio '95, si prefigge di armonizzare le misure tecniche stabilite dalle normative nazionali. Le disposizioni tecniche da esso previste costituiscono il livello minimo di un`efficace razionalizzazione dello sfruttamento delle risorse del Mediterraneo. Tutti i pareri espressi a livello scientifco indicano una situazione generalizzata di eccessivo sfruttamento delle risorse "demersali", con specifico riferimento alle specie di più elevato valore commerciale come il nasello. Su questa situazione generalizzata di eccessivo sfruttamento tutti i pareri scientifici concordano segnalando una notevole percentuale di cattura di novellame e raccomandando l'adozione di misure tese a ridurre la mortalità dovuta all'attivita di pesca ai danni di pesci di piccola taglia. In proposito, la Commissione ha auspicato un miglioramento sostanziale dei pareri espressi dagli ambienti scientifici cosi da poter identificare anche metodi altemativi che permettano uno sfruttamento più razionale e redditizio. La Commissione ritiene che non sia opportuno mantenere, per esempio, taluni metodi tradizionali di pesca e che ogni progresso nelle modalità di sfruttamento dovrebbe comportare benefici, a medio e a lungo temiine: ma queste sono realtà a cui anche alcuni settori peschieri che continuano ad usare sistemi obsoleti di pesca devono ad ogni modo adeguarsi. Abbiamo indicato, inoltre, in diverse occasioni, di essere disponibili ad esaminare le difficoltà effettivamente incontrate ai fini di una corretta applicazione del regolamento n. 1626. La Commissione reputa tuttavia che eventuali adattamenti debbano essere limitati ad un periodo massimo di tre anni e che questo periodo di transizione debba permettere l'adeguamento non solo della flotta ma anche delle strutture di commercializzazione. La Commissione, owiamente, si rammarica di non essere stata informata con congruo anticipo delle difficoltà che le flottiglie italiane avrebbero incontrato oltreché di un regolamento, approvato in giugno ed entrato in vigore il 1° gennaio. In questi sei mesi la Commissione - e se ne rammarica - non è stata né infomiata né ha potuto quindi, prendere prowedimenti tesi eventualmente ad evitare questi malintesi. Non escludo, ad esempio, che questi adattamenti possano avere carattere regionale o riguardare singoli tipi di pesca a condizione però che non siano rimessi in causa gli equilibri raggiunti a livello comunitario, sia sul piano intemo che sul piano estemo. Fatte queste premesse, i parlamentari sanno sicuramente che è previsto un Consiglio "pesca" giovedi 6 aprile che, credo, renderà possibile un giro di tavolo consentendo forse ad altri paesi che si affacciano sul Mediterraneo, alle prese con taluni di questi problemi, di riuscire a trovare una soluzione, al limite transitoria, femio restando che la Commissione confemia comunque che la sua preoccupazione prioritaria è quella di porre rimedio ad una detemiinata situazione nella gestione delle risorse ittiche che in talune zone del Mediterraneo sono state sicuramente sovrasfruttate e che versano, oggi, in condizioni dawero difficili.
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