12 GIU 2002

Intervento di Marco Cappato sulla preparazione del Consiglio europeo (Siviglia, 21/22 giugno 2002)

STRALCIO | - Parlamento Europeo - 00:00 Durata: 4 min 52 sec
Scheda a cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Marco Cappato sulla preparazione del Consiglio europeo (Siviglia, 21/22 giugno 2002)", registrato a Parlamento Europeo mercoledì 12 giugno 2002 alle 00:00.

Sono intervenuti: Marco Cappato (parlamentare europeo, Lista Bonino).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Caucaso, Cecenia, Clandestinita', Commissione Ue, Consiglio Europeo, Dogana, Immigrazione, Istituzioni, Parlamento Europeo, Prodi, Russia, Sicurezza, Tariffe, V.

La registrazione video ha una durata di 4 minuti.

Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.
  • Marco Cappato

    parlamentare europeo (Lista Bonino)

    Signor Presidente, desidero intervenire sul primo tema, introdotto dal Presidente Prodi, della better regulation e della better organisation . Mentre nelle imprese private possiamo pensare che una migliore organizzazione possa essere qualcosa di determinante per la vita e per il futuro dell'azienda, io credo che per un'istituzione democratica la priorità non sia di avere procedure più snelle, più trasparenti e più efficienti, ma semplicemente di avere procedure più democratiche. E', questo, in contraddizione? No, di per sé non è in contraddizione, però è un problema di priorità. Io credo che espressioni come "migliorare e semplificare la legislazione", "dare più concretezza all'idea di cittadinanza", "migliorare la tecnica legislativa", "lavorare meglio e più rapidamente" rischiano di essere espressioni vuote e, addirittura, rischiano di essere foglie di fico per coprire delle carenze di democrazia del processo legislativo, decisionale all'interno dell'Unione europea. Credo che questo Parlamento debba chiedere una e una sola cosa: che il Consiglio dei ministri cessi di essere l'unico, al mondo, organismo legislativo di istituzioni cosiddette democratiche che si riunisce in segreto. Questo è il punto! Il cittadino europeo - non solo noi, Parlamento - non ha conoscenza del processo legislativo in seno al Consiglio. Se questo verrà dato sarà un passo avanti; se questo non verrà dato, tutto il resto - una migliore efficienza, una migliore organizzazione, eccetera - non sarà sufficiente ad incidere sul processo decisionale all'interno dell'Unione europea. Un altro punto che voglio trattare è quello della coalizione antiterrorista nei suoi aspetti di politica estera e nei suoi aspetti di politica interna. Anche qui, io credo che da troppi mesi le Istituzioni europee abbiano perso di vista la bussola della democrazia e dello Stato di diritto nel nome della lotta contro il terrorismo. Siamo tutti d'accordo che si debba trovare un equilibrio entro queste due esigenze. Io credo però che questo equilibrio non sia stato sufficientemente trovato. Al riguardo faccio un solo nome: Cecenia. Sulla Cecenia l'Unione europea e gli Stati membri e la Commissione si sono dimostrati incapaci di parlare chiaramente. Si potrebbe poi parlare di altro, delle misure antiterrorismo, delle misure che sono state introdotte: quello che è stato fatto è stato fatto in maniera preoccupantemente sbilanciata, nel segno della sicurezza e dimenticando molto spesso il problema dei diritti dell'uomo, delle libertà civili e della democrazia. L'ultimo punto è quello dell'immigrazione. Io apprezzo gli sforzi che vengono compiuti, ma credo che anche su questo tema ci sia un problema di priorità. Non possiamo pensare di continuare a bloccare i beni, i beni agricoli, i beni manifatturieri di base dei paesi più poveri in via di sviluppo che esistono sulla faccia della terra e, al tempo stesso, illuderci di governare il problema dell'immigrazione e dell'immigrazione clandestina. Continuiamo ad essere in una situazione in cui le tariffe doganali nei confronti dei paesi più poveri del mondo sono maggiori degli aiuti che a quei paesi portiamo. In questa situazione il problema dell'immigrazione rischia di diventare una bomba ingovernabile, e allora anche delle misure, di per sé magari opportune, di sicurezza e di controllo rischiano, in realtà, di produrre ancora maggiore clandestinità e di porci in condizioni di ancora minore capacità di governare il fenomeno.
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