14 FEB 2001

Intervento di Marco Cappato sulla proposta del Consiglio europeo di definizione di favoreggiamento dell'ingresso, della circolazione e del soggiorno illegali

STRALCIO | - Parlamento Europeo - 00:00 Durata: 6 min 23 sec
Scheda a cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Marco Cappato sulla proposta del Consiglio europeo di definizione di favoreggiamento dell'ingresso, della circolazione e del soggiorno illegali", registrato a Parlamento Europeo mercoledì 14 febbraio 2001 alle 00:00.

Sono intervenuti: Marco Cappato (parlamentare europeo, Lista Bonino).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Clandestinita', Commissione Ue, Consiglio Europeo, Controlli, Diritto, Federalismo, Immigrazione, Mercato, Parlamento Europeo, Penale, Proibizionismo, Protezionismo, Unione Europea, V.

La registrazione video ha una durata di 6
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  • Marco Cappato

    parlamentare europeo (Lista Bonino)

    Signor Presidente, i deputati radicali della Lista Bonino voteranno contro la proposta d'iniziativa del Consiglio e quindi, pur votando a favore di alcuni di alcuni emendamenti migliorativi proposti dal relatore, voteranno anche contro la relazione nel suo complesso. Per quale motivo? Il primo è un motivo di fondo, che riguarda queste e tutte le altre iniziative che toccano il quadro della legislazione penale nell'Unione. Da federalista europeo, quindi non da euroscettico, considero una mostruosità il fatto che vengano adottate e poste in vigore delle normative in materia di diritto penale senza alcuna approvazione da parte di un Parlamento legittimamente e democraticamente eletto, e quindi legittimato a farlo; su questo, come su altri temi, trovo mostruosa la strada che l'Unione europea sta percorrendo. Il diritto penale non può sottrarsi a un dibattito parlamentare: proprio per la delicatezza della materia, esso non può sottrarsi alle considerazioni più generali che riguardano la società, i rischi, i pesi e i contrappesi, le cause di fondo, le cause economiche e sociali. L'unico binario sul quale la politica d'integrazione europea avanza spedita è il binario della repressione, perché lì è facile. Le decisioni vengono preparate da gruppi di funzionari dei Ministeri degli affari interni e della giustizia, la cui unica preoccupazione è quella dell'efficienza dei meccanismi di repressione, senza alcun'altra considerazione - non è colpa loro, è il loro mestiere, la loro professionalità - senza alcuna preoccupazione per le questioni di società, di economia, di lavoro, di politiche internazionali, di sviluppo. Sul binario della repressione andiamo velocissimi mentre sugli altri binari, quelli delle garanzie del diritto d'asilo e delle garanzie del diritto di difesa, il Parlamento europeo, l'Unione europea, la Commissione europea e il Consiglio non sanno muoversi. Questo è pertanto il primo motivo per cui non possiamo accettare le proposte del Consiglio, come non possiamo accettare una relazione che non le rigetti con chiarezza e totalmente, perché, anche su questo, il Parlamento europeo - come al solito - è consultato senza disporre di veri e propri poteri. Per quanto riguarda il merito dell'argomento - lo hanno detto le colleghe Boumediene-Thiery e Frahm - è un'illusione ignorare il fatto che il rafforzamento del proibizionismo riguardo all'immigrazione non produce altro che il rafforzamento dell'immigrazione clandestina, della forza dell'illegalità da cui siamo travolti. Le nostre frontiere sono travolte dall'illegalità che le nostre leggi proibizioniste producono: questa è la realtà dei fatti. Non illudiamoci di risolvere il problema rafforzando, un po' qua un po' là, senza consultazione democratica, le pene nei confronti dei trasportatori di immigrazione clandestina. Se possibile - speriamo di no - riusciremo soltanto ad aggravarlo. Allo stesso tempo, le cause economiche di fondo non vengono affrontate. Alla Commissione europea, era stata avanzata dal Commissario Lamy una proposta coraggiosa di liberalizzazione unilaterale degli scambi in entrata dai paesi più poveri: questo è un modo di attaccare le cause di fondo, non andando a portare la carità, l'elemosina e l'assistenza bensì aprendo i nostri mercati ai prodotti agricoli e manifatturieri di base. Everything but arms , questo era il nome della proposta, che è stata affondata dalle lobby nell'Unione europea e quindi la pressione migratoria è sempre più forte. Si affonda dunque la proposta Lamy e, al tempo stesso, ci si illude di poter risolvere il problema aumentando di qualche mese le pene nei confronti di chi fa un mestiere che noi gli abbiamo regalato, per dei profitti che noi, con le nostre leggi, rendiamo possibili. Non ci si può però illudere - lo dico al collega Ceyhun e ai colleghi della sinistra - che il parziale miglioramento - siamo a favore di alcuni emendamenti - di questo quadro repressivo possa ribaltare la situazione. Non pensiamo che la distinzione, che pure appoggeremo come minore dei mali, tra il profitto economico dell'immigrazione e l'immigrazione a scopi umanitari risolva il problema, perché ce lo insegnate proprio voi di sinistra, quando affermate che le cause economiche sono alla base dell'immigrazione. Allora, come fate a sostenere che le cause economiche sono quelle di base, assumendo al tempo stesso posizioni durissime nei confronti degli imprenditori e di chi approfitta dell'immigrazione clandestina? Il proibizionismo non riguarda soltanto l'immigrazione, ma anche il mercato del lavoro, le nuove forme di lavoro, il part-time, il tempo determinato, i contratti a termine, i contratti stagionali, ed è un proibizionismo di cui la sinistra, e anche i sindacati, sono in gran parte responsabili in Europa. Non pensiamo allora di metterci la coscienza a posto, attaccando gli imprenditori e chi sfrutta la manodopera, perché, agli occhi di chi è sfruttato, di chi è condannato a morte nel suo paese per fame e mancanza assoluta di mezzi di sostentamento, probabilmente l'imprenditore-sfruttatore europeo è l'unica possibilità di sviluppo e di salvezza per sé e per la sua famiglia. Concludo quindi, signor Presidente, confermando il voto contrario dei deputati radicali della Lista Bonino.
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