05 SET 2001

Intervento di Marco Cappato sulle comunicazioni elettroniche e lotta alla criminalità informatica

STRALCIO | - Parlamento Europeo - 00:00 Durata: 6 min 10 sec
A cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Marco Cappato sulle comunicazioni elettroniche e lotta alla criminalità informatica", registrato a Parlamento Europeo mercoledì 5 settembre 2001 alle 00:00.

Sono intervenuti: Marco Cappato (parlamentare europeo, Lista Bonino).

Tra gli argomenti discussi: Commissione Ue, Consiglio Europeo, Internet, Parlamento Europeo, Privacy, Tecnologia, Telecomunicazioni, Unione Europea, V.

La registrazione video ha una durata di 6 minuti.

Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.
  • Marco Cappato

    parlamentare europeo (Lista Bonino)

    Signor Presidente, peccato che dopo tutta una giornata in cui il Parlamento discute su materie di cui non ha competenza legislativa, soltanto nel pomeriggio e poi in serata si parlerà invece delle cose sulle quali siamo legislatori; è un po' un vizio di degrado parlamentare e in qualche modo dovremmo cercare di resistere a queste tentazioni filomediatiche. Detto questo, la proposta di direttiva della Commissione europea costituisce un importante lavoro e un contributo per la difesa dei diritti e anche delle libertà in rete, non solo rispetto alle comunicazioni elettroniche dei cittadini in Europa, e per questo ci complimentiamo per il lavoro che è stato compiuto. Premetto però che la Commissione stessa dovrebbe, credo, tenere in maggiore considerazione come le difficoltà e le lentezze nell'attuazione delle direttive negli Stati membri rischino di far sì che noi abbiamo legislazioni europee sempre più precise e sempre più dettagliate, che in qualche modo inseguono il progresso tecnologico, ma ci troviamo poi ad aggiornare una direttiva del 1997, di quattro anni fa, quando questa direttiva ancora non è stata applicata da tutti gli Stati membri: una direttiva specifica rispetto a una direttiva generale del 1995, anch'essa non ancora attuata dagli Stati membri. Quindi, probabilmente, è questo metodo legislativo che andrebbe rimesso in discussione! Detto questo, però, credo effettivamente che siano garantite e specificate importanti norme a tutela della privacy per i cittadini europei, che la commissione delle libertà e dei diritti e il suo relatore hanno totalmente sostenuto in commissione e che sono passate. Vorrei ora soffermarmi su due punti, forse più politicamente controversi: quello del potere delle autorità pubbliche e statali di accedere ai dati personali dei cittadini dell'Unione europea e quello della questione dei messaggi commerciali non sollecitati. Sul primo punto la commissione per le libertà e i diritti ha recepito la volontà della Commissione europea di non concedere quella specie di carta bianca, assegno in bianco che alcuni Stati dell'Unione vorrebbero, per poter intercettare ed accedere ai dati personali dei cittadini dell'Unione, ad esempio accedendo ai dati raccolti dalle compagnie telefoniche. La Commissione europea ha ragione ad insistere e a mantenere questo punto. Ci auguriamo che ci segua anche nell'ulteriore richiesta, espressa dalla commissione delle libertà e dei diritti, di porre un vincolo preciso a tutte le deroghe alle direttive e alle regole europee che non siano completamente eccezionali, basate su una legge specifica e accessibile al pubblico e limitate nel tempo, con la conseguenza che abbiamo scritto nella relazione di proibire la sorveglianza generalizzata. Ritengo importante che la Commissione europea possa sostenere ciò, perché credo che il più grande pericolo per la privacy dei cittadini sia proprio nell'onnipotenza dello Stato nell'accedere ai dati personali. Sull'altro punto - le e-mail commerciali non sollecitate - ho preferito, e la commissione per le libertà e i diritti mi ha seguito, non accettare la proposta della Commissione europea di imporre un sistema di opt-in armonizzato europeo, ma lasciare agli Stati membri la scelta opt-in e opt-out . Credo infatti che entrambi i sistemi siano inefficaci nel fermare il cosiddetto spamming : i veri spammer che intasano le caselle della posta elettronica sono persone che lo fanno in modo fraudolento, con indirizzi nascosti, e quindi non hanno nessun interesse a rispettare né l'opt-in né l'opt-out . Nel divieto chiamato di opt-in vedo un pericolo per la libertà di espressione, per chi fa commercio correttamente: per la libertà di espressione non è così facile separare messaggi commerciali da messaggi non commerciali: ci possono essere testi giornalistici o politici che sono sponsorizzati e, come tali, potrebbero essere trattati come messaggi commerciali. Credo anche che ci siano oggi degli strumenti di autoregolamentazione, dei filtri, delle tecnologie che possono risolvere il problema in modo molto più flessibile ed efficace di quanto non lo possano fare le aule dei tribunali; anche i costi che il consumatore deve sostenere, proprio con la liberalizzazione delle telecomunicazioni che la Commissione europea spinge nelle altre direttive del pacchetto, sono destinati a scendere. Quindi, con le tariffe flat , con la connessione in banda larga, anche il problema dei costi diventa sempre meno importante rispetto a pochi secondi di connessione: ecco perché di fronte a dei rischi possibili del sistema di opt-in ci siamo opposti a un unico sistema europeo armonizzato.
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