12 MAR 2009

Intervento di Marco Cappato sulla discussione in merito al 50° anniversario della rivolta in Tibet e del dialogo tra il Dalai Lama e il governo cinese

STRALCIO | - Parlamento Europeo - 00:00 Durata: 4 min 17 sec
A cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Marco Cappato sulla discussione in merito al 50° anniversario della rivolta in Tibet e del dialogo tra il Dalai Lama e il governo cinese", registrato a Parlamento Europeo giovedì 12 marzo 2009 alle 00:00.

Sono intervenuti: Marco Cappato (parlamentare europeo, Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa).

Tra gli argomenti discussi: Autonomia, Barroso, Cina, Commissione Ue, Dalai Lama, Democrazia, Parlamento Europeo, Storia, Tibet, Unione Europea.

La registrazione video ha una durata di 4 minuti.

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  • Marco Cappato

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Signora Presidente, io condivido il suo auspicio. Purtroppo non possiamo auspicare che la Presidenza del Consiglio benefici di questo dibattito e di questo confronto per contribuire a far avanzare le posizioni della nostra Unione europea. Difatti la Presidenza ceca evidentemente considera un ostacolo alle grandi politiche nazionali dei nostri Stati nazionali sulla politica estera, una comune politica europea. E difatti la Cina ringrazia, la Russia ringrazia, cioè i regimi repressivi e antidemocratici di tutto il mondo ringraziano questa assenza dell’Europa così bene rappresentata dall’assenza della Presidenza in questi banchi. Io volevo raccomandare alla commissaria Ferrero-Waldner, nell’affrontare insieme questo punto, quella che secondo me è la questione delle questioni: non è una questione di ordine pubblico soltanto – cioè di vedere questa volta, in questi giorni quanti monaci sono stati arrestati, quanti cittadini tibetani sono stati uccisi, auspicando che il conto sia meno pesante di quello che è stato un anno fa, a causa della brutale repressione cinese – quello su cui io chiedo – avrei chiesto al Consiglio volentieri, ma anche sicuramente alla Commissione europea – è di esprimersi sul punto politico fondamentale, che è quello dei negoziati tra la Repubblica popolare cinese e gli inviati del Dalai Lama, l’obiettivo di questi negoziati e la ragione per la quale questi negoziati sono stati sospesi – in questo momento potremmo dire falliti – salvo poterli riiniziare. Qui ci sono due parole che si confrontano: la parola del regime cinese che dice che il Dalai Lama è persona violenta a capo di violenti e che il Dalai Lama e il governo tibetano in esilio vogliono l’indipendenza di uno Stato nazionale tibetano contro l’unità territoriale cinese. Questa è la voce di Pechino. Dall’altra parte il Dalai Lama, il governo tibetano in esilio, gli inviati del Dalai Lama sostengono che invece loro vogliono altro, che il loro metodo di lotta è quello della nonviolenza e che loro vogliono semplicemente una vera autonomia, che significa autonomia nella possibilità di mantenere la loro cultura, la loro tradizione, la loro lingua, la loro religione o le loro culture e le loro religioni. Questa linea è tradotta nel memorandum che gli inviati tibetani del Dalai Lama hanno presentato al regime cinese e hanno pubblicato e in questo memorandum ci sono scritte le loro richieste. Quello che si chiede all’Unione europea a questo punto è di scegliere, di schierarsi. Abbiamo due parole diverse: uno dei due sta mentendo. L’Unione europea può essere determinante per la ricerca della verità. Come Partito radicale lo proponiamo come iniziativa politica globale collettiva: il Satiagraha , la ricerca della verità. L’Unione europea deve impegnarsi con gli strumenti diplomatici, dando dignità di interlocutore al Dalai Lama, incontrandolo – Commissaria Ferrero-Waldner, lo dica al Presidente Barroso – incontrando il Dalai Lama, dandogli dignità di interlocutore per la ricerca della verità. Ha ragione il regime di Pechino che dice che loro sono violenti, terroristi, indipendentisti o ha ragione il Dalai Lama che dice che loro vogliono un decente e dignitoso stato di autonomia? L’Europa non può rimanere inerte e silente di fronte a questo confronto.
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