05 GEN 2014
rubriche

Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:00 Durata: 1 ora 59 min
A cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella" di domenica 5 gennaio 2014 condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Massimo Bordin (giornalista di Radio Radicale), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 59 minuti.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.
  • Introduzione. Gli auguri di Pannella per la salute di Bersani

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Massimo Bordin

    giornalista di Radio Radicale

    Gli auguri per le condizioni di salute di Pier Luigi Bersani, ex segretario del Partito democratico: “Veramente affettuosamente tanti auguri – esordisce Marco Pannella – Potrei fare una battuta, ma affettuosa. Diceva: ‘Ma perché avete fatto fuori i Radicali?’. E lui aveva la battuta, un po’ emiliana: ‘Perché voglio stare un po’ più tranquillo la prossima legislatura’. Era un riferimento ai deputati Radicali nel Pd. E devo dire, credo che non l’ha avuta molto tranquilla”. Le evoluzioni in Iraq e l’avanzata degli islamisti. “E’ il miracolo Bush-Blair che continua”. Il reato di “omicidio stradale” e la battuta di Mellini sull’“omicidio ferroviario”
    17:00 Durata: 3 min 33 sec
  • Sullo stato di salute precario di Ariel Sharon: “Prima di avere il coccolone, è venuto fuori questo suo grido rivolto agli Israeliani: ‘Ma cosa vogliamo, che questi palestinesi restino senza patria e senza diritti?’. E’ una splendida sintesi, come grido dell’intelligenza e del cuore; era la maturazione delle posizioni di un uomo che aveva assunto responsabilità nazionalistiche nei primi 30 anni dell’indipendenza israeliana e che aveva maturato questa posizione da persona retta e intelligente”. “Ha avuto il coccolone quando ha fatto i conti con la sua storia, cioè con la storia di Israele e dei palestinesi”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Sullo stato di salute di Ariel Sharon, già generale e poi leader politico israeliano nato nel 1928: “Dopo otto anni che sta in condizioni se non di vita vegetale… Sharon. E siccome allora passava per il più reazionario, io in base a dei sintomi ero molto attento, e citavo, due o tre mesi prima della sua morte, una sua battuta, perché a malapena riuscii a ottenere che questa battuta fosse conosciuta qui al Ghetto: ‘Ma cosa vogliamo da questi palestinesi? Condannarli a restare a vita, loro e le prossime generazioni, in condizioni senza patria, senza diritti e altro?’. L’aveva detto nell’ambito di dibattiti alla Knesset. L’avevo colto, l’avevo ripreso, e non sono mai riuscito a renderlo sintomatico di qualcosa. Mentre la via nazionalista è stata perseguita in Israele non da uno Sharon”. Su RadioRadicale.it l’archivio delle dichiarazioni di Pannella e delle iniziative radicali rispetto alle parole di Sharon. “Sharon si è assunto la responsabilità delle cose nelle quali credeva, ha fatto quello che hanno fatto anche i socialisti che come lui credevano nelle stesse cose. Ma prima di avere il coccolone, è venuto fuori questo suo grido rivolto agli Israeliani: ‘Ma cosa vogliamo, che questi palestinesi restino senza patria e senza diritti?’. E’ una splendida sintesi, come grido dell’intelligenza e del cuore; era la maturazione delle posizioni di un uomo che aveva assunto responsabilità nazionalistiche nei primi 30 anni dell’indipendenza israeliana e che aveva maturato questa posizione da persona retta e intelligente”. “Ha avuto il coccolone quando ha fatto i conti con la sua storia, cioè con la storia di Israele e dei palestinesi”. La figura di Nelson Mandela e “il contributo davvero umanamente eroico” della controparte bianca, Frederik Willem de Klerk, presidente del Sud Africa dal 1989 al 1994
    17:03 Durata: 7 min 14 sec
  • L'idea di candidare al Nobel il Dalai Lama e Rebya Kadeer: “Io ritengo che oggi questo sia il seme per un rivolgimento storico, il fatto che loro due, a nome dei loro popoli, hanno compiuto un atto ‘spinelliano’, dinnanzi alla situazione cinese, tibetana e uigura che conosciamo. Loro hanno detto: non vogliamo l’indipendenza nazionale”. “Io dissi a una manifestazione comune che abbiamo avuto qui a Roma: noi, voi, lottiamo innanzitutto per i diritti e la libertà degli Han, non per avere uno Stato o un esercito di più. E Rebya Kadeer a uno degli ultimi congressi mondiali uiguri ha ribadito questa posizione”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Io ritengo, e l’ho dichiarato già da un mese e mezzo o due, che sarebbe stato urgentissimo cogliere un’occasione per la quale abbiamo indiscussi meriti”. Il riferimento è a “un Premio Nobel, il Dalai Lama, e una candidata allo stesso Premio, Rebya Kadeer” che si sono schierati contro l’indipendenza nazionale dei loro popoli e invece a favore di autonomia e federalismo. “Io ritengo che oggi questo sia il seme per un rivolgimento storico, il fatto che loro due, a nome dei loro popoli, hanno compiuto un atto ‘spinelliano’, dinnanzi alla situazione cinese, tibetana e uigura che conosciamo. Loro hanno detto: non vogliamo l’indipendenza nazionale”. “Io dissi a una manifestazione comune che abbiamo avuto qui a Roma: noi, voi, lottiamo innanzitutto per i diritti e la libertà degli Han, non per avere uno Stato o un esercito di più. E Rebya Kadeer a uno degli ultimi congressi mondiali uiguri ha ribadito questa posizione”. Le dichiarazioni simili del Dalai Lama, due mesi dopo, in Italia. La minaccia di Pechino di espellere il Partito radicale nonviolento dall’Ecosoc dell’Onu per lo spazio concesso proprio a tibetani e uiguri. La risposta di Pannella in una lettera. L’intervista del Dalai Lama al Financial Times. “Questi episodi, nella storia cinese e nella storia globale, queste dichiarazioni e queste posizioni, con i rischi delle rivolte interne, le dichiarazioni del tipo ‘ci stai tradendo’ che sono state però meno clamorose di quanto ci si attendeva…”. Ancora sulle prese di posizione del Dalai Lama e di Rebya Kadeer: “Ritengo che questo sia un risultato del Partito radicale nonviolento che da quattro mesi non può pagare i salari ai 19 dipendenti, ai 19 compagni militanti, essendo per la maggior parte anche militanti, altrimenti avrebbero trovato un posto più sicuro”. Pannella: “Sicuramente il Partito radicale, sempre di più, in quanto tale, ha messo il problema del diritto e dei diritti nel cuore della propria azione, della propria intelligenza del presente”. I diritti umani e il “radicamento nelle realtà popolari, non populiste” da parte dei Radicali
    17:10 Durata: 12 min 40 sec
  • La posizione di George Soros sull'Europa, “intimamente nostra” la definisce Pannella: “Al centro della posizione di Soros c’è questo presentimento esplicito: siamo in una situazione che è molto vicina a quella degli anni 30. Per il testo, visto che lui lo evoca, e per il contesto, perché dice cose molto importanti sulla Cina e sugli equilibri mondiali. Lui denuncia, come noi, che c’è nel mondo contemporaneo una sorta di rivincita delle ragion di Stato, quindi delle anti democrazie, tanto più che anche dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti abbiamo gli esempi più penosi della ragion di Stato dei loro predecessori da parte di Obama e Cameron”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il finanziere George Soros e la sua posizione sulla crisi dell’Eurozona: “Non ho detto che è uguale alla mia, ho detto che è intimamente vicina alla nostra. Perché nell’analisi di Soros c’era – cosa che i critici non hanno sottolineato – il fatto che aver fatto l’euro senza fare il ministro delle Finanze europeo era un errore. E lui dice ancora: il guaio è che ancora dopo dieci anni, l’Europa è un assieme di Stati sostanzialmente indipendenti e non è un’entità, e come tale è esposta a pericoli enormi”. “Soros merita, almeno tanto quanto il ricco Nobel, il Premio Nobel. Io credo che la cosa più importante di Soros - per eredità paterna di un ebreo che era per l’esperanto, per i diritti umani, si opponeva al nazismo - è che lui si comporta di conseguenza: dalle lotte antiproibizioniste, con qualche richiamo a Roosevelt, alle sue lotte a favore delle liberazioni dall’impero sovietico, per i diritti umani e in nome di questo”. “Lui ha evocato Briand, il presidente del Consiglio francese che, avendo avuto la vittoria del 15-18, pretese un risarcimento danni dalla Germania per la guerra della Ruhr, e provocò una reazione che facilitò in quel contesto l’affermazione di Hitler”. Il parallelo con gli anti-europeisti che emergono in tutta Europa. “Al centro della posizione di Soros c’è questo presentimento esplicito: siamo in una situazione che è molto vicina a quella degli anni 30. Per il testo, visto che lui lo evoca, e per il contesto, perché dice cose molto importanti sulla Cina e sugli equilibri mondiali. Lui denuncia, come noi, che c’è nel mondo contemporaneo una sorta di rivincita delle ragion di Stato, quindi delle anti democrazie, tanto più che anche dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti abbiamo gli esempi più penosi della ragion di Stato dei loro predecessori da parte di Obama e Cameron”. Pannella parla di un’apparente “distonia” dentro al partito, tra l’importanza che il leader radicale dedica alle minacce di Pechino al Partito radicale e alla risposta fondata sulle dichiarazioni del Dalai Lama e di Rebya Kadeer, e la politica ufficiale: “Ho accennato da uno o due mesi alla possibilità di candidarli al Premio Nobel. Ma non è stato raccolto dalla politica ufficiale, e ormai sono scaduti i tempi. Le candidature le possono fare delle associazioni private e anche degli Stati se particolarmente autorevoli”. “Lo Stato italiano, se avesse voluto farlo, l’avrebbe potuto fare”. Pannella intende il Governo? “Sì, certo. Può essere anche l’iniziativa di un Presidente della Repubblica”. Le posizioni del Dalai Lama e di Rebya Kadeer - “i nostri due Radicali, credo si possa dire” - sono degne del Premio perché “seppelliscono decenni in cui i problemi dell’indipendenza nazionale erano risolti con la rivolta armata”. I rapporti storici tra Partito radicale e regime cinese, dai tempi del segretario Olivier Dupuis a oggi
    17:23 Durata: 19 min 4 sec
  • La provocazione di Renzi e le dimissioni di Fassina: “Non conosco una sola convinzione, storica, di Renzi, tranne la storia della ‘generazione’ vabbè. I nostri 80 referendum corrispondevano a convinzioni, magari tattiche, ma legislative e nel complesso strategiche. E mi chiedo se si possa constatare una qualche convinzione, che non sia di stampo egocentrico, nel sindaco di Firenze; purtroppo no. E questo è quello che è mancato al Pd. Il fatto che l’intransigente piglia e, siccome quello l’ha preso un po’ per il culo, si offende e se ne va, con il Governo e tutte le altre cose che ci sono, mi dimostra che sicuramente anche Fassina è un uomo di carattere, ma di convenzione e di intelligenza politica meno”. “Lui non si è dimesso quando quello è diventato segretario, ma quando quello ha detto ‘Fassina chi?’. Lui si è dimesso su questa occasione. Ammazza che grande problema!”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    L’attualità politica italiana. “Non conosco una sola convinzione, storica, di Renzi, tranne la storia della ‘generazione’ vabbè. I nostri 80 referendum corrispondevano a convinzioni, magari tattiche, ma legislative e nel complesso strategiche. E mi chiedo se si possa constatare una qualche convinzione, che non sia di stampo egocentrico, nel sindaco di Firenze; purtroppo no. E questo è quello che è mancato al Pd. Il fatto che l’intransigente piglia e, siccome quello l’ha preso un po’ per il culo, si offende e se ne va, con il Governo e tutte le altre cose che ci sono, mi dimostra che sicuramente anche Fassina è un uomo di carattere, ma di convenzione e di intelligenza politica meno”. Sulle dimissioni del viceministro: “Lui non si è dimesso quando quello è diventato segretario, ma quando quello ha detto ‘Fassina chi?’. Lui si è dimesso su questa occasione. Ammazza che grande problema!”. “Poteva dimettersi su quello che fa Saccomanni o altro, e invece si è dimesso su quello che dice ‘Fassina chi’”. “Si può dire che ci siano delle tesi a confronto nel Pd? Perché Fassina su una cosa del genere si dimette. E’ chiaro che battuto di fatto, poteva dire ‘io va a finire che mi dimetto un giorno’; ma l’occasione è stata questa. Perché in realtà i motivi per i quali si è e si resta impegnati nel Pd rarissimamente sono espressione di una intelligenza attuale, storica, della politica, legati a convinzioni antagoniste rispetto ad altre. Quindi questo è quanto noi abbiamo lamentato. Quante volte? Io ho chiesto pure di potere iscrivermi e di essere candidato? Ho detto: penso di avere un posto nella costituzione di un Partito democratico, a meno che non si voglia – togliattianamente - espellere proprio la storia liberale dalla storia della sinistra italiana”. L’eredità comunista e quella democristiana nel Pd: “Non c’è un confronto di convinzioni, se non tattiche o ideologiche”. “Quello che resiste nella storia è il mondo democratico-cristiano come mondo europeo, come mondo nel quale De Gasperi ha dato il nome alla Dc, non al livello di Fanfani, Moro, eccetera. Tanto che ricordo sempre che fummo noi della Sinistra liberale, dolosamente, a fare la crisi Parri per far venire De Gasperi
    17:42 Durata: 10 min 30 sec
  • Sul libro di Michele De Lucia (ex tesoriere di Radicali Italiani) su Berlusconi: “Non faccio come qualcuno che a un certo punto scrive pure libri per dire che Berlusconi è sceso in politica, e quindi venendo per un certo numero di anni ai congressi del Partito radicale e dei Club Pannella, per salvarsi dalla magistratura”. “Se è così, De Lucia ritiene che noi Radicali siamo stati delle teste di cazzo e non ci siamo nemmeno occupati di questa evidente, secondo lui, intenzione tattica e strategica di Berlusconi”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella dice di “rivendicare” anche la sua interlocuzione con la Dc: “Non faccio come qualcuno che a un certo punto scrive pure libri per dire che Berlusconi è sceso in politica, e quindi venendo per un certo numero di anni ai congressi del Partito radicale e dei Club Pannella, per salvarsi dalla magistratura”. Il riferimento è all’ultimo libro libro di Michele De Lucia, già tesoriere di Radicali Italiani, sul passato giudiziario di Berlusconi: “Abbiamo ospitato la sua presentazione nella sede del Partito, come giusto, ma non ci sono andato perché confesso: De Lucia me l’ha mandato, in una busta; c’era una dedica, ma non l’ho decifrata. Ma siccome ho visto la presentazione sua e dell’editore che diceva: questo libro dimostra come Berlusconi dal primo momento è sceso in politica per salvarsi dai magistrati e dalle porcherie che faceva. Per carità, se così si può sintetizzare… Non l’ho letto”. “Se è così, De Lucia ritiene che noi Radicali siamo stati delle teste di cazzo e non ci siamo nemmeno occupati di questa evidente, secondo lui, intenzione tattica e strategica di Berlusconi”. “Io ricordo di avere raccontato, mentre lui era venuto al Congresso dei Club Pannella: io continuo a dirgli, visto che lui dice: ‘Senno questi mi rubano tutto’, io gli dicevo: ‘Senti, dì almeno ‘ci rubano tutto’’. Questo lo raccontai. Non erano ancora maturati quei tre anni nei quali non solo Emma Bonino è stata nominata con Monti a Bruxelles, ma anche Emma e noi siamo entrati nella legislatura successiva perché abbiamo avuto Berlusconi che - sua sponte - non candidò oppositori della sua coalizione in 10-15 collegi in cui eravamo candidati noi come Lista Emma Bonino; e quindi in quella legislatura ci furono una decina di eletti nostri”. “La lettura ‘questo tutto quello che ha fatto lo ha fatto per salvarsi dalla magistratura’… Tra l’altro il livello altissimo dell’analisi storica di Michele De Lucia, lo porta ad affermare: ‘Pannella, magari perché non si è trovato nominato nell’elenco dei nominati del libro, si è offeso…’. Questo è il livello di De Lucia”. I precedenti libri di De Lucia su Pera prima, e poi su Minzolini: “Da un po’ di tempo già mi dolevo con lui perché stava sfornando libri che un po’ fatalmente lo portavano a fare libri che erano una raccolta di testi di altri, con una tesi ideologica. Da queste cose, non ho rammarico di non avere letto il libro; per un semplice motivo: che avevo ragione da quella auto-rappresentazione che ho letto”
    17:53 Durata: 13 min 25 sec
  • La riforma della giustizia e quella della legge elettorale

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La riforma della giustizia e il reato di omicidio stradale. Pannella: “Sono grato al direttore Martini perché l’ho chiamato e gli ho detto: su questa cosa qua vorrei fare l’appello a tutti coloro che sentiranno questo a intervenire su questo fatto. E infatti, con la sua intervista, è quello che è accaduto. C’è stata una marea di interventi su questo, e continua”. La riforma del sistema elettorale e la proposta per “l’uninominale maggioritario anglosassone” dei Radicali. Matteo Renzi e la necessità di sapere chi ha vinto sin dalla sera del voto: “Io sono un presidenzialista. Certo, cambiamenti di Costituzione ne hanno fatti a go-go, più di fatto che di diritto. Se stiamo con serietà ad aderire al lessico, io dico che i regimi presidenzialisti esaltano le funzioni parlamentari, a meno di non essere quelli – che non ci sono più - sudamericani. In Italia, a furia di non essere presidenzialisti, succede che le poche cose che davano come dovere al Presidente della Repubblica il compito di avere come interlocutore il Parlamento, ci sono stati solo 11 messaggi alle Camere in 60 anni da parte del Quirinale. E ringrazio il Presidente Napolitano perché gli devo dare atto che, dopo una polemica durissima sul piano tecnico ma che lui non ha mai confuso con quelle ‘miserevoli’ di cui si doleva, ha compiuto un passo. Avevo sottolineato che a rendere difficile ciò, c’era il fatto per cui per essere democratici bisognava essere anti-presidenzialisti, perché bisognava essere anti-americani, anti-inglesi, c’era anche questo aspetto”. “Siamo intimamente in sintonia con Soros, dalle sue evocazioni di adesso: perché quello che noi pre-sentiamo e pre-documentiamo, l’ha presente anche lui. Evoca l’hitlerismo. Partendo dal fatto – questo va sottolineato - che lui non parla male della moneta unica, dell’euro di per sé; lui parla male dell’euro che non ha un’autorità politica per governarlo e per questo è esposto a tutte le cose. Penso che ci siano in giro delle vicende, delle istruttorie, di coloro che hanno denunciato, nelle aziende di rating, dolo per arrivare a fare la crisi del 2008-2011-2013; e su questo sono molto interessato a vedere come va a finire. Perché credo che questa iniziativa è stata accettata, altrimenti non apri nemmeno l’istruttoria, e quindi sono interessato a capire se davvero è possibile che a livello dei giochi internazionali, che ormai sono cinesi e americani con qualcosa di giapponese, con la situazione europea…”
    18:06 Durata: 10 min 29 sec
  • Pannella: “Sono convinto che come Partito siamo stati coloro che hanno provocato, assolutamente e deliberatamente - e loro lo riconoscono - quegli atteggiamenti, rivoluzionanti rispetto alla cultura politica fino ad adesso, del Dalai Lama e di Rebya Kadeer. Nessuno Stato, nemmeno quello italiano, se n’è accorto”. Su un'iniziativa della Farnesina in Africa: “A questo punto ho letto che l’Italia è impegnata su un progetto Italia-Africa, poi ho capito che adesso Emma stessa lo spiega anche – non ho detto che lo giustifica – dicendo che Nessuno Tocchi Caino, Non c’è Pace senza Giustizia, hanno progetti in corso in Africa. Però altro è dire che abbiamo queste cose, e le abbiamo; altro è dire che c’è un progetto di Governo tra Italia e Africa; beh, di questo non ne ho sentito parlare finora. Poi ho letto un testo adesso, nel quale c’è tutto tranne il diritto, in questo progetto. E’ un testo di una conferenza stampa fatta alla Farnesina, nella quale Emma spiegava queste cose”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Nel 2013, il Dalai Lama e Rebya Kadeer rinunciano all’esercito nazionale, perché non vogliono l’indipendenza, la visione kantiana e federalista trionfa in questo momento, e non è un caso che ciò non venga sottolineato”. Sul voto anticipato in occasione delle elezioni europee: “Vorrei provare a fare una sintesi di tutte le condizioni per la validità democratica delle elezioni secondo la Cedu e la giurisdizione europea. Dicono ‘le facciamo a febbraio’, ‘le facciamo a maggio’, mentre mi sembra si sia detto che andrebbero convocate un anno prima, ma loro se ne fottono. Tanto è un regime fondato sulla negazione del diritto”. “Onore a Giorgio Napolitano che ha fatto quel messaggio alle Camere, dopo che nei 60 anni precedenti ce n’erano stati soltanto altri 10, e su quei temi di diritto”. Il paragone con altri Presidenti della Repubblica e il caso di Antonio Segni (1891-1972). “Sono convinto che come Partito siamo stati coloro che hanno provocato, assolutamente e deliberatamente - e loro lo riconoscono - quegli atteggiamenti, rivoluzionanti rispetto alla cultura politica fino ad adesso, del Dalai Lama e di Rebya Kadeer. Nessuno Stato, nemmeno quello italiano, se n’è accorto”. Il ministro degli Esteri italiano se ne doveva occupare? “Non sto chiedendo nulla. Sto constatando. D’altra parte ho visto un documento che mi era sfuggito su una conferenza stampa alla Farnesina, dalla quale emerge che noi siamo impegnati in una grande iniziativa Italia-Africa. Io sapevo che avevamo Nessuno Tocchi Caino, Non c’è Pace senza Giustizia che – relativamente alle singole battaglie che facevamo – avevano in cura rapporti con l’Africa. E in cura che è stata in genere davvero coronata da successo, se pensiamo a quanto ottenuto all’Onu: moratoria sulla pena di morte, sulle mutilazioni genitali femminili e anche sulla Corte penale internazionale. Quindi io non so se esiste un partito, anche immenso, che possa affermare che è stato quasi esclusivamente, tranne poi le fasi finali, autore di queste tre cose che abbiamo nominato. E adesso a questo punto ho letto che l’Italia è impegnata su un progetto Italia-Africa, poi ho capito che adesso Emma stessa lo spiega anche – non ho detto che lo giustifica – dicendo che Nessuno Tocchi Caino, Non c’è Pace senza Giustizia, hanno progetti in corso in Africa. Però altro è dire che abbiamo queste cose, e le abbiamo; altro è dire che c’è un progetto di Governo tra Italia e Africa; beh, di questo non ne ho sentito parlare finora. Poi ho letto un testo adesso, nel quale c’è tutto tranne il diritto, in questo progetto. E’ un testo di una conferenza stampa fatta alla Farnesina, nella quale Emma spiegava queste cose”
    18:16 Durata: 9 min 20 sec
  • Sulla ritrosia di Emma Bonino a fare campagna per l'amnistia: “Un momento fa ho detto una cosa che giornalisticamente sarà di cronaca. Ho detto che per esempio, in termini del diritto e dell’amnistia, Emma non era affatto convinta che si potesse fare la battaglia. Io questo l’ho detto, l’ho segnalato”. “Oggi in termini di conoscenza dell’opinione pubblica, la Cancellieri, il ministro Mauro e altri che si sono pronunciati sull’amnistia. Di Emma non c’è stata alcuna notizia, che avesse partecipato a questa battaglia”. La Bonino è stata censurata? “Emma non era affatto convinta, e me lo aveva detto: su questa cosa dell’amnistia è inutile pure provarci”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    “Da questo punto di vista, devo riconoscere una cosa: che molto lealmente Emma, ancora poco tempo fa, mi diceva: ‘Guarda che sull’amnistia non c’è proprio niente da fare’. E infatti non ci risulta che mai sia stata segnalata Emma Bonino in vicende di Governo relative a queste cose. C’è la ministra della Giustizia Cancellieri; c’è il Presidente della Repubblica finora sequestrato dai due grotteschi personaggi che sono il presidente della Camera e il presidente del Senato”. La storia dei referendum radicali, il ruolo della Corte costituzionale e il caso del referendum sulla smilitarizzazione della Guardia di Finanza alla metà degli anni 90, prima ammesso e poi invece bocciato su pressione di “generali e via dicendo”: “Quindi a questo punto non è che la Corte costituzionale si è riunita, ma hanno accettato tutti pro bono pacis di cambiare la delibera. Questa è da colpo di Stato, nel modo più assoluto”. “Questo è uno Stato che deve avere la sua Norimberga, ma con la legalità radicale della Corte penale internazionale, e non quella dei vinti e dei vincitori come nella Norimberga originaria”. Pannella poi torna sull’amnistia: “Un momento fa ho detto una cosa che giornalisticamente sarà di cronaca. Ho detto che per esempio, in termini del diritto e dell’amnistia, Emma non era affatto convinta che si potesse fare la battaglia. Io questo l’ho detto, l’ho segnalato”. “Oggi in termini di conoscenza dell’opinione pubblica, la Cancellieri, il ministro Mauro e altri che si sono pronunciati sull’amnistia. Di Emma non c’è stata alcuna notizia, che avesse partecipato a questa battaglia”. La Bonino è stata censurata? “Emma non era affatto convinta, e me lo aveva detto: su questa cosa dell’amnistia è inutile pure provarci”. “Io non attacco. Io rispetto le opinioni, e infatti ho detto una sola cosa: Emma mi ha detto ‘Guarda che su questa cosa dell’amnistia non ce la facciamo’. Di conseguenza Emma non l’ha fatta perché non riteneva fosse utile farla. Non condivideva la possibilità che questa campagna avesse successo. Io rispetto le convinzioni di Emma, e perciò se non l’avete sentita tra i ministri pro amnistia, si spiega il mistero di questa cosa perché lei era convinta che questa battaglia non arrivasse…”. In effetti la battaglia sull’amnistia non è conclusa, al punto da non rispondere nemmeno al Presidente della Repubblica: “E’ evidente che il regime fa di tutto. E io continuo. E il Partito radicale continua”. Sui rapporti tra Partito radicale e Farnesina su alcune iniziative internazionali. Ancora sull’interlocuzione con le autorità cinesi
    18:26 Durata: 27 min 50 sec
  • Pannella: “Mi auguro, proprio perché non posso in nessun modo esigerlo, che la nostra politica estera possa meglio usare le forze eventuali che possono venire dalla politica radicale”. Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Non potendo pagarmi gli interpreti, e non essendo io anglofono, non sono mai invitato agli incontri che ci sono in Africa. Pare che questo sia il motivo. E nemmeno nell’Africa francofona ho l’occasione di essere convocato. E non parlo delle conferenze organizzate da organismi Radicali. E quindi ho problemi anche molto volgari, molto banali, problemi per esempio per pagarmi i viaggi. Colgo l'occasione per dire che dal Partito io non ho mai tratto uno stipendio, foss’anche come rimborso spese, e tuttora devo stare a vigilare perché io ho accumulato tutti i taxi, le cose, eccetera, e delle volte temo che ai compagni e alle compagne che stanno lì venga il riflesso 'ma non facciamolo pagare a Marco'. Quindi personalmente dico che se assisto a 19 di noi - perché per me i dipendenti sono 19 di noi - che da 4 mesi non riusciamo a dargli il salario e nemmeno la tredicesima, in queste condizioni una via ci potrebbe essere, come accade per alcuni dei componenti della nostra galassia: che su dei progetti ottengono dei finanziamenti; come Partito non l'abbiamo mai fatto, e di conseguenza siccome nei progetti si finanziano – come giusto - anche i viaggi, i soggiorni, io condivido un po’ con i 19 compagni di cui sto parlando la situazione nella quale il Partito li mette”. “Mi auguro, proprio perché non posso in nessun modo esigerlo, che la nostra politica estera possa meglio usare le forze eventuali che possono venire dalla politica radicale”. Gli appuntamenti di Radicali Italiani e una riunione convocata lunedì da Matteo Angioli su Iraq Libero
    18:54 Durata: 4 min 58 sec