02APR2014
intervista

Intervista a Francesco Palermo sulla riforma del Senato

INTERVISTA | di Claudio Landi ROMA - 00:00. Durata: 5 min 16 sec

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"Intervista a Francesco Palermo sulla riforma del Senato" realizzata da Claudio Landi con Francesco Palermo (senatore, Per le Autonomie (SVP-UV-PATT-UPT)-PSI-MAIE).

L'intervista è stata registrata mercoledì 2 aprile 2014 alle 00:00.

Nel corso dell'intervista sono stati trattati i seguenti temi: Costituzione, Governo, Parlamento, Politica, Renzi, Riforme, Senato.

La registrazione audio ha una durata di 5 minuti.
00:00

Scheda a cura di

Valentina Pietrosanti Iva Radicev
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Radio Radicale abbiamo ora qui con noi il professor Francesco Palermo il professor Palermo anche Senatore della Repubblica ma specialmente costituzionale di costituzionalista professore Palermo qual è la sua opinione sulla proposta di riforma del Senato del Governo lei
Naturalmente bisogna distinguere in principio per quanto riguarda i paletti che il Governo ha posto con riferimento al Senato
Sono molto d'accordo fossero questi paletti allora sono la mancanza di rapporto di fiducia con il Governo il patto che non voti il binario
Sono e laddove l'attività dei senatori da cui discende anche la gratuità dell'incarico scusi subito l'iter un po'proprio il professor Palermo perché lei è d'accordo su un Senato non elettivo
Perché il nostro sistema bicamerale ma poi vediamo la parte critica
è basato su un equivoco fondamentalmente che sia soltanto la legittimazione politico elettorale a garantire la legittimità del processo politico questo aveva un senso nel momento in cui si è scritta la Costituzione
Oggi è diventato sostanzialmente un doppione inutile allora
Se per esempio il Senato non elettivo espressione delle Regione dell'autonomie locali diventano Conferenza Stato Regioni allargata attuale istituzionali sarà motore tra Stato Regioni bisogna inventarsi un Senato del genere
Ma qui arriviamo al vero problema quello che nessuno ha messo troppi in evidenza è le le la l'attacco eversivo che invece viene fatto rispetto al Titolo quinto e allora in questa logica si spiega anche la composizione del Senato
Se allora si riuscissero a portare realmente le Regioni del processo decisionale e di quelle Regioni che sono organi
Sono enti politici e evidentemente hanno competenza legislativa e non i Comuni che non ce l'hanno e sono enti soltanto locali e qui già si vede la
La l'aberrazione di equiparare Regioni Comuni che sono due cose completamente diverse
Se sinti introduce questo elemento di legittimazione di tipo territoriale all'interno del processo decisionale
Diventa un'altra cosa rispetto alla Camera dei deputati una legittimazione non elettiva
Giudizi dovuta anche evidente
Mentre la specializzazione del ruolo quindi andrebbe benissimo ecco ma lei ha dei ha parlato di attacco addirittura eversivo al Titolo quinto pensarla parole grosse l'aggettivo è grosso che vuol dire mi scusi
Leggendo i giornali commenta che ci sono in questi giorni sono secondo me si è semplicemente sbagliata lamiera
Ma sono abbastanza d'accordo sull'esito finale se molti hanno detto che la ripetizione del programma della P due
L'accentramento dei poteri in capo al Governo e altre baggianate di questo genere il problema reale è che le accetto accentratore di Riva di fatto e deriva dal fatto che si
Assaltano completamente le regioni del sud e riduce a meri organismi amministrativi al pari dei Comuni e lo si mette poi insieme ai Comuni in una cameretta che però non ha più poteri
Posso dirlo con un paradosso se prima avevamo le Regioni senza Camera delle Regioni Enzo si fa la Camera delle Regioni senza che le Regioni
Allora il problema è che l'accentramento del potere si verifica perché si elimina il livello verticale della diversità della differenza dei poteri e di conseguenza tutto il potere passa al centro
Come poi il processo decisionale tutto politico dove il Parlamento evidentemente non può avere una funzione di reale controllo è chiaro che in automatico il potere passa al Governo ma non è in quei quest'ultima
Con un'altra contraddizione che abbiamo un Governo un Presidente del Consiglio che continua a dire bisogna insomma mettere capo a una burocrazia che spesso è fuori controllo dopodiché tutto questo processo in realtà aumenti il potere di quella burocrazia che si dice fuori controllo
Sì indirettamente succede questo va l'unico modo per controllare il potere e dividerlo questo lo sappiamo fin dagli albori lezione di molti
Lettera di Montesquieu e di molti altri di reddito capire il la democrazia americana ora
Questa operazione in realtà al di là della composizione del Senato che appunto eventualmente una conseguenza ma non è il vero problema proverei dice il Titolo quinto ma che cosa si fa con la riforma del Titolo quinto vuole spiegare nostri ascoltatori Saccan cioè la qualunque competenza legislativa delle Regioni sic et simpliciter di fatto si dà allo Stato qualunque potere discipline Dedej detti disciplinare le materie
E al più le Regioni diventeranno organismi esecutivi
E pare su questo che nessuno si scandalizzi allora in una cosa di questo genere non esiste più
La divisione verticale del potere come strumento di controllo del potere viene portato tutto nella all'interno dello Stato che particolarmente efficiente oltretutto non è e quindi aumenta il potere della burocrazia statale come lo capicorda va giustamente lei
E in questo modo ci rimangono soltanto la divisione le garanzie date dalla divisione orizzontale del potere cioè il fatto che lo stia tutto concentrato nel Governo ma che anche un pochino c'era del Parlamento un pochino la Corte costituzionale un pochino gli organi indipendenti gli organi di controllo la magistratura
E via discorrendo
Però certamente abbiamo così eliminato non elemento fondamentalissimo specie in un paese così diversificato come le
Tali e di controllo reciproco tra i poteri chiarissimo chiaro che se non poteva essere ringraziamo come sempre professor Francesco Palermo e come sempre un saluto da Radio Radicale