25APR2014
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Rassegna stampa estera

RUBRICA | di David Carretta RADIO - 07:10. Durata: 19 min 38 sec

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Puntata di "Rassegna stampa estera" di venerdì 25 aprile 2014 condotta da David Carretta .

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Al Sisi, Assad, Blair, Cina, Democrazia, Economia, Egitto, Elezioni, Esercito, Esteri, Europa, Fatah, Geopolitica, Gran Bretagna, Hamas, Integralismo, Islam, Israele, Kerry, Medio Oriente, Obama, Pace, Palestina, Palestinesi, Politica, Presidenziale, Rassegna Stampa, Russia, Siria, Terrorismo Internazionale, Ucraina, Ue, Usa.

La registrazione audio di questa puntata ha una durata di 19 minuti.
07:10

Scheda a cura di

Fabio Arena Iva Radicev
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Buongiorno il conduttore di Radio Radicale venerdì venticinque aprile presso l'appuntamento con la rassegna dalla stampa internazionale a cura di David Carretta diversi i temi di cui
Primo quest'oggi in gran parte legati al Medioriente
Partiremo dall'accordo raggiunto tra al fatta e ANAS per una riconciliazione tra
Le due fazioni palestinesi accordo che però
Mandanti in crisi il processo di pace che era sostenuto in particolare
Dagli americani dal Segretario di Stato John Carrie le Monti dedica il suo editoriale di oggi fine del processo di pace israelo palestinese il titolo
Significativo decisamente non ci sono miracoli in Terra Santa sottolinea
Le monde sempre a proposito di Medioriente ma di Siria mercoledì c'è stato un discorso abbastanza controverso dell'ex premier britannico Tony Blair che
Fa discutere i giornali internazionali le leggeremo l'editoriale dal Times il dilemma Blair e giusto sottolineare la minaccia per l'Occidente che deriva dall'estremismo islamista
Ma i suoi nemici in particolare Bashar al-Assad non necessariamente sono alleati benvenuti come sostiene l'ex premier britannico
Ci vogliono anche di Egitto lo faremo con i fan affronta in sé un commento di Rula Calaf sulle
Elezioni presidenziali dalla risultato scontato una vittoria dell'ex capo dell'esercito del fatal Sissi
L'incoronazione dissi sì però non metterà fine alla violenza in Egitto questo il titolo del quotidiano della City
L'elezione delle ex generale darà all'Occidente una scusa per voltare la pagina del colpo di stato di luglio della repressione che ne è seguita
Chiuderemo non con il Medioriente Marconi il viaggio di Barack Obama inerzia per rassicurare
Gli alleati dell'America di fronte all'aggressività della Cina
Lega o ieri pubblicava un'interessante analisi di Piero Russo ma sulla doppia sfida che Obama deve fronteggiare
Da un lato quella cinese per l'appunto dall'altro la minaccia russa in Ucraina ma cominciamo
Dall'accordo raggiunto tra Al Fatah e Hamas nei territori palestinesi un accordo di riconciliazione
Che viene criticato da diversi giornali oltre che da Israele dagli Stati Uniti questo il titolo dell'editoriale di oggi di le Monde fine del processo di pace israelo palestinese
Nove mesi fa
Scrive le Monde avevamo sottolineato che bisognerebbe essere ottimisti io nemici ottimisti di pace per salutare con entusiasmo la ripresa dei negoziati tra israeliani e palestinesi
La ripresa del dialogo tra Israele e l'Autorità su iniziativa del Segretario di Stato americano John Thierry nove mesi fa aveva fatto rinascere però una minima speranza
Di accordo di pace israelo palestinese ma come tante altre volte in passato
Questa occasione sta per diventare un'occasione mancate perché l'annuncio mercoledì di un accordo di riconciliazione tra i fratelli nemici palestinesi il fatta il partito di Mahmoud a basse amassi movimento islamista al potere a Gaza
Ha probabilmente messo un termine a quello che non si osa nemmeno più definire un processo di pace per gli israeliani come per gli americani
Questa apparenza di unità palestinese ritrovata eh contro natura agli antipodi rispetto alla strategia indispensabile per arrivare a una soluzione
Di pace negoziata perché sensata e l'Autorità palestinese privilegiano una coesistenza pacifica con Israele
Hamas predica la lotta armata e persiste nel voler istituire uno Stato palestinese dal Mediterraneo al Giordano il che significa di fatto negare l'esistenza
Israele certo pose quelle monta la storia delle relazioni tumultuose tra le due principali componenti del movimento palestinese obbliga a relativi utilizzare la portata di quella che è stata definita
Una decisione storica ma tutto lascia pensare che a prescindere da quanto accadrà tra fatta e Hamas i colloqui di pace avviati nel luglio due mila tredici tra israeliani palestinesi
Non abbiano bisogno di un ulteriore causa
Esterna per tornare all'in passato
Questi nove mesi di trattative laboriose e non hanno nemmeno permesso di affrontare i principali disaccordi frontiere rifugiati colonizzazione
Status di Gerusalemme né di Prodi gradirei verso la creazione di uno Stato palestinese
Se questo fallimento sarà confermato nei prossimi giorni la scadenza prossima è prevista per il ventinove aprile israeliani palestinesi non saranno per forza
Le principali vittime perché perché il processo di pace prima dell'inizio di questo ciclo di colloqui era rimasto congelato per tre anni
Questa vacanza di negoziati può riprendere anche se comporta il rischio di una brusca esplosione di violenza non ci sono invece dubbi quanto al fatto che Segretario di Stato americano John Kerry lì rischi di subire la più grave sconfitta personale
Della sua storia sconfitta che minerebbe ulteriormente il prestigio di una diplomazia americana già in crisi in particolare in medico oriente
Insomma la conclusione è questa per le Monde
Decisamente non ci sono miracoli in terra santa a proposito di Medioriente l'altro giorno mercoledì c'è stato un discorso di Toni Blair perché ha creato qualche polemica perché l'ex premier britannico lui ha in qualche modo difeso la soluzione Assad in Siria
Per porre fine al conflitto
Facendo da dice all'estremismo islamista logica di ISMU
Che contraddistingue una parte dell'opposizione il dilemma Blair il titolo dell'editoriale di ieri del Times che è particolarmente critico nei confronti
Di Blair è giusto sottolineare la minaccia per l'Occidente dell'estremismo islamista ma i suoi nemici non sono necessariamente degli alleati benvenuti scrive il Times
Il Presidente Assad potrebbe dover rimanere al potere come parte di un accordo per stabilizzare la Siria questo
è stato il ragionamento di Toni Blair in un discorso sul Medioriente mercoledì scorso è una conclusione sgradevole e non è il punto di vista di questo giornale sottolinea al Times ma la premessa dell'argomentazione di Blair
E forte il Medioriente rappresenta il problema centrale della sicurezza globale perché il teatro di uno scontro di idee
La diffusione dell'Islam estremista secondo Blair sta minando la possibilità di una coesistenza pacifica in un'era di globalizzazione
Come durante la guerra fredda la diplomazia occidentale deve
Dunque riconoscere di essere impegnate in una lotta di idee e che l'idea di libertà e più attrattiva della repressione teocratica peccato scrive il Times
Che Blair Pecchi di riduzioni sumo è semplicissimo se è vero che l'estremismo islamista è una minaccia alla libertà
Non ne consegue che i suoi nemici debbano per forza essere gli alleati punta attivi dell'Occidente
Fare alleanze con dittatori autoritari laici è un errore un errore che ha già funestato la storia della politica estera occidentale in questa regione del mondo
La verità essenziale nel discorso di Blair secondo il Times è che il Medioriente conta
La sua importanza non diminuisce con la maggiore indipendenza energetica dell'Occidente grazie al Garda sciistico l'attenzione maggiore verso altri conflitti come l'Ucraina oggi
La ragione che Medioriente il terreno in cui opera un movimento che ha rivendicazioni assolutista e che non possono essere accomodate ma che vanno combattute
Blair ha ragione distinguere l'Islam dall'islamismo estremista solo quest'ultimo cioè l'islamismo estremista e nemico delle democrazie occidentali perché il suo obiettivo
E sradicare il pluralismo la libertà di religione i diritti delle donne
Il mondo libero un interesse profondo nella vittoria di un Islam illuminato che accetti la democrazia e l'educazione
Contro l'assolutismo islamista vera anche ragione quando avverte che i conflitti Medioriente non possono essere separati l'uno dall'altro hanno un elemento comune di fanatismo religioso
Il problema nel ragionamento di Blair secondo il Times e quando dice che gli Stati Uniti e l'Europa dovrebbero mettere da parte le loro divergenze con la Russia la Cina per cooperare nella lotta
Contro questa visione dell'Islam estremista è politicizzato
L'Occidente secondo il Times farebbe invece bene a difendere la modernità e la democrazia non l'anti islamismo negli anni Ottanta la politica estera occidentale aveva attacca così tanta paura della minaccia dell'Iran rivoluzionario che aiutò Saddam Hussein
Nella sua guerra contro terra anni contro i curdi iracheni il risultato fu di rafforzare un tiranno il cui rovesciamento poi avvenne ad un costo immenso per l'Occidente gli stessi iracheni
Non tutti i movimenti islamisti poi sono uguali fratelli musulmani che
Avevano preso il potere per poi abusarne in Egitto non sono la stessa forza della teocrazia sciita in Iran
Non
Non tutti quelli che si oppongono all'islamismo poi sono alleati il Presidente Putin a evocato questa minaccia per perseguire la sua guerra in Cecenia eliminare l'opposizione occidentale ad Assad
Se l'Occidente farà causa comune con Putin
O con personalità autoritarie come il generale Del si sia agito non farà altro che spingere il dissenso politico verso le moschee contro gli interessi occidentali
Insomma replicherà i catastrofici errori di giudizio fatti con Saddam Assad e altri despoti
Che sono stati tollerati per paura di qualcosa di peggio così
Tra l'altro il Times in questo commento puntuale a il discorso di Blair sul Medio Oriente commento che trova conferma
In un'analisi di roulant Calaf pubblicata ieri dal Financial Times sulle elezioni presidenziali in Egitto l'incoronazione diversissimo metterà fine alla violenza in Egitto il titolo l'elezione dell'ex generale se mai sarà
Un la scusa di cui l'Occidente ha bisogno per voltare la pagina del colpo di stato di luglio scrive Rula Calaf le autorità
Egiziane stanno preparando meticolosamente un'elezione gloriosa per elevare l'ex capo dello esercito della fatal sì sì alla presidenza con un forte sostegno popolare
Nessun ostacolo piccolo grande deve frapporsi sulla strada di questo suo elettorale attentamente orchestrato
Che deve sembrare un ritorno verso un percorso democratico ecco perché per esempio
Bassa mio Sefil comico più conosciuto del Paese non sarà sui teleschermi fino alla fine del voto presidenziale di maggio vi sono state date delle vacanze per evitare di influenzare gli elettori egiziani l'opinione pubblica secondo il comunicato della sua televisione
Dopo che io sento aveva iniziato a ridicolizzare
I le elezioni perché risultati erano scontati e a ridicolizzare soprattutto il culto della personalità che circonda al Sissi secondo il Financial Times elezione di Assisi
E più una tragedia che una
Commedia per l'Egitto la posta in gioco e la legittimazione del nuovo autoritarismo del Cairo che aprirà le porte anche alla normalizzazione delle relazioni con i governi occidentali
Per chi ignora il contesto in cui si svolgono queste elezioni
Con gli islamisti perseguitati tribunali che fanno a gara a chi
Manda più fratelli musulmani in carcere i media pubblici e privati che descrivono il Sissi come Salvatore bollando gli islamisti come terroristi queste lezioni potrebbero perfino sembrare reali
Il fermare Ciarlo che ha abbandonato la divisa militare
In effetti e adorato da molti egiziani stanchi del causa seguito alla rivoluzione del due mila undici e amaramente delusi dal breve
Governo dei fratelli mussulmani poco importa se al sì si stia riportando l'Egitto a da essere uno Stato più repressivo che nell'era Mubarak
Molti egiziani dicono oggi che ciò di cui il Paese ha bisogno un uomo forte determinato a restaurare il prestigio
Del Paese
Le lezioni di anzi si darà ai Governi occidentali la scusa di cui hanno bisogno per portare la pagina sul colpo di stato di luglio la repressione che ne è seguita nelle capitali occidentali
Finora abbiamo sentito pochissime critiche nei confronti
Delle autorità egiziane anche se alcuni responsabili occidentali o in privato ammettono che il Paese si sta dirigendo nella direzione sbagliata
Nel frattempo l'Unione europea
Ha inviato osservatori elettorali come se si trattasse di una
Contesa reale vero l'Egitto troppo importante per essere ignorato
E per i governi occidentali il ritorno al vecchio ordine dopo tre anni di confusione a un certo appeal
La democrazia nel mondo arabo si è dimostrato troppo caotica i loro occhi il fatto che l'autocrazia abbia fornito solo una parvenza di stabilità è già stato dimenticato
Ma ci vorrebbe un po'più di cautela nei confronti di al Sissi anche perché ricordo al Financial Times negli ultimi tre anni l'Egitto si è dimostrato alquanto imprevedibile con umori popolari fortemente mutevoli gli egiziani alla fine si sono rivoltati contro chiunque abbia cercato di governare contro di loro
Con il tempo anche i limiti di al Sissi in particolare nella migliorare la situazione economica diventeranno evidenti così come i problemi le
Atti e la sua politica di
Eradicazione degli islamisti all'Islam politico secondo Rula calarsi può rispondere efficacemente solo con una combinazione di inclusione delle principali componenti islamista e di promozione delle alternative politiche più
Liberali insomma con una ricetta pluralista solo che al Sissi non intende applicarla questa ricetta e niente suggerisce che una volta eletto eletto tra virgolette
Al Sissi sì trasformerà in un democratico così
Lula Caraffa sul Financial Times di ieri per chiudere noi invece vogliamo parlare delle
Sfide non mediorientali che ha di fronte Barack Obama una in Asia
Dove si trova il Presidente americano rassicurare gli alleati di fronte all'aggressività della Cina l'altra in Europa la crisi Ucraina affinché voi ieri
Pubblica con l'analisi di percussione Barack Obama dalla minaccia russa alla sfida cinese scrive il quotidiano conservatore francese
Perché in Ucraina la guerra assassine in Siria l'impasto in Medioriente
Non distrarre hanno la principale potenza mondiale dalle sue priorità lo spostamento verso l'Asia del centro di gravità del pianeta è così rapido ineluttabile che le peripezie sempre più allarmanti che agitano il vecchio mondo sono secondarie rispetto al futuro
Che si gioca molto più oriente latore di quattro giorni in Asia che Barack Obama iniziato in Giappone è per noi europei una lezione di umiltà dimostra che l'America la sulla potenza globale a coerenza
Il rinvio di questo viaggio lo scorso ottobre a causa di uno stallo sul bilancio al Congresso per l'ha sollevato dubbi ma non ha rimesso in discussione il pivot della diplomazia americana verso il Pacifico come non lo hanno fatto i recenti sviluppi in Ucraina
La Russia può calpestare le regole del gioco internazionale in Crimea riportare il vecchio continente all'epoca in cui si cambiavano i tracciati delle frontiere con la forza ma noi non siamo più il centro del mondo riconosce le figlie fu
Dopo il fiasco del Trattato di associazione proposto vittoria non convince la diplomazia europea è diventata così insignificante che la sorte dell'Ucraina si gioca ormai direttamente tra Mosca e Washington quanto gli Stati Uniti
Se devono rassicurare i loro alleati della NATO non si spingeranno fino a fare marcia indietro sul pivot verso l'aria
E l'Asia per riorientare la loro politica verso l'Europa ma nel suo viaggi in Oriente Barack Obama non sfuggirà agli effetti della crisi Ucraina
I giapponesi hanno ragione in cui i tassi della lettura degli eventi ucraini che può essere fatta Pechino se Mosca può impossessarsi impunemente la Crimea
Pechino potrebbe fare altrettanto per concretizzare le sue rivendicazioni territoriali nel Mar della Cina certo l'Ucraina non è membro della NATO mentre gli Stati Uniti sono legati al Giappone da un Trattato di Difesa
Ma la nuova propensione americana evitare i conflitti Nona nulla di rassicurante per i suoi alleati
Per la figlia o c'è una grande differenza tra il comportamento revisionista della Russia in Europa l'espansionismo più prudente di una Cina in piena
In piena crescita in Asia nei due casi però lo status quo e dunque la stabilità regionale e deliberatamente rimessi in discussione da una potenza che ritiene di avere interessi legittimi al di là delle sue frontiere
Nei due casi regimi autoritari alle prese con una mutazione interna delicata da gestire scelgono di attizzare il nazionalismo
Per proiettare all'esterno le frustrazioni dell'opinione pubblica in Terna e due casi gli Stati Uniti loro alleati non sanno bene come adattarsi alla nuova realtà
Il colpo d'arresto impresso parlarmi e Putin Ucraina alla politica europea da parte del CIPE orientale
Va di pari passo in Asia con l'instaurazione di un unilaterale da parte di Pechino
Di una zona di identificazione di difesa aerea nel Mar del sud della Cina entrambi questi atti hanno trasformato l'equilibrio strategico in vigore da decenni in Europa in Asia
Forse perché non c'è stata risposta
Da parte dell'Occidente dalla fine della guerra fredda l'equilibrio mondiale dipendeva dalle garanzie di sicurezza offerta da un'America
Di un mille attrice quando però oggi compare un vero rischio di destabilizzazione queste garanzie si stanno dimostrando particolarmente fragili così
Per rossa sulle fidiamo spiega la minaccia russa e la sfida cinese per Obama
Noi ci fermiamo David Carretta una buona giornata l'ascolto di Radio Radicale