07 DIC 2014
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:00 Durata: 1 ora 58 min
A cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 7 dicembre 2014 , condotta da Massimo Bordin con gli interventi di Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 58 minuti.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.
  • Pannella parla di “Operazione Idigov”, l'ultimo libro di Marco Perduca, e del concetto di “egemonia etico-politica” dei Radicali

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Marco Pannella sull’apparente paradosso della “egemonia culturale” ed “etico-politica” dei Radicali. “Volevo sottolineare un aspetto. Come dovrebbe essere noto, noi ci troviamo in una situazione oggettivamente politicamente molto critica. Sono riusciti, dopo 30 anni di cure, a impedire che noi fossimo più presenti in qualsiasi forma di Parlamento, quello nazionale, quello europeo. L’unica cosa che non sono riusciti ad eliminare è quella posizione che tuttora abbiamo: siamo praticamente l’unico partito che in quanto transnazionale, nonviolento, transpartito e via dicendo, ha lo statuto di Ong di prima categoria – è rarissima questa condizione – per cui abbiamo in sede Onu teoricamente una situazione di straordinario prestigio. Questa cosa, che abbiamo conquistato come racconta un bellissimo libro di Marco Perduca [ex senatore radicale, ndr], abbiamo lavorato con la nostra storia anche ai livelli massimi, come l’Onu, quando avevamo pochi mezzi e poche amicizie soprattutto. Nel suo libro [“Operazione Idigov”, di Marco Perduca, ndr], che sarà presentato in questi giorni in varie occasioni, si racconta come sia stato possibile che in un momento nel quale a malapena avevamo il 2 o 3% di voti quando si andava bene, e non avendo incarichi formali di Governo per diversi anni, in realtà abbiamo ricevuto dall’opinione dell’Onu e del mondo culturale con i Nobel un carattere distintivo. Un movimento che pure teneva il nome di ‘Partito’ ma nei confronti del quale andava fatta un’eccezione. Ed è stata fatta, grazie al poi specifico impegno di alcuni di noi, in modo particolare Perduca, che seppero far tesoro della novità del nostro caso, con esiti che sono raccontati nel libro che raccomando”
    17:00 Durata: 5 min 46 sec
  • Pannella: “12 anni dopo la rivoluzione fascista, avevamo 13 professori d’università che in modo clamoroso rifiutarono di prestare il giuramento alla monarchia e al fascismo proprio con una motivazione: [quel regime era] contro il diritto e le letture tradizionali dello Statuto albertino. E’ molto attuale tutt’ora”. “Quando ci sono i 13 professori, erano passati 12 anni dalla rivoluzione fascista. Noi oggi – lo lasciava già intendere il primo Partito radicale, quello di Pannunzio e dei convegni intitolati ‘Verso il regime’ – dobbiamo fare i conti con un regime che c’è da 50 anni, non da 20, ed è questo su cui noi riteniamo si debba fare uno studio attento”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Un tempo si parlava dei ventenni, come il ventennio fascista e altri. Ora c’è cosa che per pretesa eleganza dovrei lasciar perdere, ma noi facciamo i conti con una situazione di vero e proprio divieto di vita istituzionale e politica nel nostro Paese da 50 anni. E’ una cosa molto diversa, sono tre generazioni, ed è cosa che nella durata non solo crea delle attualità impensabili, ma soprattutto ha radici condizionanti, diventano anche riflessi e non solo calcoli soggettivi”. Il caso esemplare di Emma Bonino, della sua popolarità estrema ma della sua contemporanea estromissione dai media italiani. “Io sono molto attento – ritengo – e capace di utilizzare la mia attenzione alla strada, che vivo di giorno e di notte”. “La gente non ci crede se nessuno glielo dice. Ma noi siamo in una situazione di estrema difficoltà di sopravvivenza, per una serie di motivi anche legati a scelte di fondo che ci costringono e che ci consentono di scegliere anche questo rischio, quello della scomparsa di una storia politica”. I nuovi rischi di quella che i Radicali chiamano “peste italiana”, con le sue capacità di contagio anche nel resto del mondo: “Abbiamo sempre lottato attenti a questo corso e ricorso vichiano della Storia, perché faceva parte della nostra sensibilità anche grazie a coloro con i quali siamo cresciuti, che possono essere anche da una parte Benedetto Croce e dall’altra Ignazio Silone, con poi tutta un’altra componente che è quella salveminiana”. “Quello che oggi possiamo dire è che dobbiamo calcolare che se c’è stato un ventennio fascista, che era realtà molto più complessa della semplificazione mussoliniana-totalitaria, tanto che ho sottolineato che è stato l’unico caso in cui un dittatore è stato mandato a casa perché lo statuto del Partito fascista” lo prevedeva in qualche modo, comunque oggi la realtà di regime ha avuto una durata anche più lunga. Pannella e Bordin ritornano sulle interpretazioni storiche della fine del fascismo. “In quel momento quello che accade in Italia, ma accade nell’intera Europa: nazional-socialismo, l’internazionale socialista nel 1913 riunita a Basilea sconfigge l’ala internazionalista per andare in supporto alla resistenze nazionali-socialiste. Tenere presente come è andata in quel momento, e tenere presente come anche nel fascismo ci fossero contraddizioni… Ancora, 12 anni dopo la rivoluzione fascista, avevamo 13 professori d’università che in modo clamoroso rifiutarono di prestare il giuramento alla monarchia e al fascismo proprio con una motivazione: [quel regime era] contro il diritto e le letture tradizionali dello Statuto albertino. E’ molto attuale tutt’ora”. “Quando ci sono i 13 professori, erano passati 12 anni dalla rivoluzione fascista. Noi oggi – lo lasciava già intendere il primo Partito radicale, quello di Pannunzio e dei convegni intitolati ‘Verso il regime’ – dobbiamo fare i conti con un regime che c’è da 50 anni, non da 20, ed è questo su cui noi riteniamo si debba fare uno studio attento”. Pannella: “Oggi il problema nel quale ci troviamo è che la partitocrazia per noi è assolutamente anti-democrazia”. La volontà di “impedire che il popolo italiano ci conosca”. “L’unica alternativa storica alla partitocrazia è l’idea di democrazia liberale nostra, transnazionale, federalista, laica, rispetto alle altre di Nichi Vendola e altri. Ecco l’attualità. Non dobbiamo sottovalutare che da 50 anni dura quello che 12 anni dopo la rivoluzione fascista consentì a 13 professori di rifiutare il giuramento al regime, mentre non è un caso che spesso la domenica qui mi trovo a ricordare il libro di Benda ‘Il tradimento dei chierici’. Un libro che allora fu profetico per la realtà europea e mondiale”. “Noi costituiamo la risposta consapevole alla ripetizione del trionfo della ragion di Stato contro lo Stato di diritto e i diritti umani”
    17:05 Durata: 34 min 15 sec
  • Sul Governo Renzi: “Anche io in queste 48 ore, come qualcun altro, dico che Renzi a mio avviso non ha nessuna statura, nessuna capacità vera di governare la storia in questo momento del nostro Paese. Trovo che la sua forza corrisponda alla debolezza di alternative. E’ solo quella”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella sul Governo Renzi: “Anche io in queste 48 ore, come qualcun altro, dico che Renzi a mio avviso non ha nessuna statura, nessuna capacità vera di governare la storia in questo momento del nostro Paese. Trovo che la sua forza corrisponda alla debolezza di alternative. E’ solo quella”. Il senso della battaglia sulla giustizia italiana. “Noi continuiamo oggi a difendere una prospettiva nella quale diciamo: la possibilità di farcela, e non ricadere nelle soluzioni dell’Olocausto e di quel periodo lì, può essere data dal combinato disposto di candidature politiche che siano nello stesso tempo federaliste e quindi anti nazionaliste, che siano profondamente democratiche e laiche. Sulla base di questo noi abbiamo un po’ incardinato anche – nelle prossime settimane dovremmo averlo – il rilancio a Londra, probabilmente, dove abbiamo già tenuto alla Camera dei Comuni un convegno su questo”, della battaglia per lo Stato di diritto contro la ragion di Stato
    17:40 Durata: 3 min 19 sec
  • Dal federalismo del Dalai Lama all'antiproibizionismo, l'egemonia radicale spiegata con gli eventi internazionali

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella sulla ricerca di ascolto, da parte dei Radicali, anche negli Stati Uniti: “Se teniamo conto che nelle ultime 48 ore sono venuti fuori dei dati sul processo di militarizzazione delle polizie e della polizia americana che è incredibile. Con la cifra assoluta che ci sono 3.800 cittadini assassinati dalla polizia in questi tre anni, e una progressiva sostituzione, nel funzionamento della giustizia e del Common law di lì, di candidature di stampo tale che stiamo assistendo a queste esplosioni popolari negli Stati Uniti, con una forte componente di colore, ma in realtà anche il Wall Street Journal ed altri sono tifosi di questo momento di crisi e di ricerca”. La posizione anti-indipendentista del Dalai Lama: “C’è una resistenza di tipo liberale e anti bellicista, ‘eisenhoweriana’ diciamo, dal nome di quel Presidente [dal 1953 al 1961, ndr] che è riuscito a laicizzare e far conoscere con il suo linguaggio, al mondo intero e non solo a quello americano, il massimo pericolo secondo lui, che era quello militare-industriale-congressuale. Noi questa cosa l’abbiamo compresa, la seguiamo, e come Partito dobbiamo fare i conti con una situazione nella quale credo onestamente che si possa parlare di ‘egemonia culturale’ nostro, che non è una situazione di egemonia politica. Se è vero come è vero che cose su cui tre anni fa eravamo assolutamente isolati, oggi difendiamo posizioni che sono ufficialmente quelle del massimo magistrato italiano, il Presidente della Repubblica, quelle del pontefice regnante al momento, Papa Francesco, che sono quelle dell’attualità sudamericana come ci è raccontata da Roberto Lovari su Radio Radicale”. L’esempio della condanna del Governo del Costa Rica sulla legge sulla fecondazione assista, con concorso dei Radicali dell’Associazione Luca Coscioni. Oppure il caso della giustizia italiana, posto dai soli Radicali, diventato nel frattempo europeo
    17:43 Durata: 12 min 3 sec
  • Su “Mafia Capitale”. A proposito dello scioglimento del Comune di Roma, tecnicamente per Pannella non ci sarebbe ostacolo, ma “noi ripetiamo e documentiamo che il regime italiano viola la propria legalità senza eccezioni, ogni momento che c’è un interesse di regime”. “Io dico: dovrebbero, non so se lo faranno per un motivo o per un altro”. “Le cose che stanno venendo fuori sulla realtà romana fanno apparire quelle venute fuori per esempio su Reggio Calabria come cose da bambini. Però saremo attenti anche ai problemi effettivi di diritto”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La vicenda di “Mafia capitale” e i casi di corruzione scoperti nella città di Roma. Pannella: “Mi è stato dimostrato che noi nel 1992, ufficialmente come Partito e anche con iniziative parlamentari, proponemmo formalmente che i Partiti di regime, quelli esistenti, venissero considerati come associazioni per delinquere contro la Costituzione”. Sull’ipotesi di sciogliere il Comune di Roma: “Tecnicamente, in base ai precedenti giuridici, andrebbe automaticamente. Nel senso che di scioglimenti per sospetto mafioso ce ne sono stati a decine in Italia, tutti con quelle motivazioni. Questo a livello tecnico, perché non si tratta di dare un giudizio politico: esistono a iosa i precedenti che possano far ritenere obbligato lo scioglimento. Altro è poi il discorso politico, ma devo dire che la situazione è questa: noi apprezziamo molto che oggi il Garantista abbia mostrato anche, rispetto agli eventi giudiziari relativi a Roma, una manifesta preoccupazione di valutare quanto queste iniziative non stiano ledendo, anche in termini di informazione della pubblica opinione, un corretto funzionamento del diritto e della giustizia. Su questo è giusto che ci sia una riflessione”. Le diverse linee editoriali del Garantista, del Fatto e del Foglio quotidiano sui fatti: “Non riteniamo secondari i dibattiti sulla legalità”. Quindi, per tornare allo scioglimento del Comune di Roma, tecnicamente per Pannella non ci sarebbe ostacolo, ma “noi ripetiamo e documentiamo che il regime italiano viola la propria legalità senza eccezioni, ogni momento che c’è un interesse di regime”. “Io dico: dovrebbero, non so se lo faranno per un motivo o per un altro”. “Le cose che stanno venendo fuori sulla realtà romana fanno apparire quelle venute fuori per esempio su Reggio Calabria come cose da bambini. Però saremo attenti anche ai problemi effettivi di diritto”. Il caso del “reato di pericolo” da sollevare per la questione del Vesuvio e dei Campi Flegrei su cui puntano l’attenzione da anni i Radicali
    17:55 Durata: 20 min 20 sec
  • Le attività transnazionali del Partito e la “totale assenza di capitali, anzi direi di denaro, per la quale sarebbe irresponsabile convocare i nostri compagni asiatici, africani, eccetera. Quello che potremmo cercare di fare è un Congresso italiano del Partito transnazionale – ci sono stati cinque precedenti – sul quale stiamo riflettendo”. “Ho riconosciuto di avere avuto uno smacco politico grave quando, avendo convocato un Congresso del Partito radicale con 38 nazionalità ‘presenti’, dopo l’elezione a segretario di Demba Traorè, da allora Demba Traorè è latitante, non si sa di che cosa si occupa, quindi ci troviamo in una situazione piuttosto difficile, anche formalmente”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La Direzione di Radicali Italiani. Pannella: “La sintesi è che oggi, essendo la prima volta che si riuniva questa Direzione, e anche essendoci delle contestazioni sulle soluzioni date dalla segretaria Rita Bernardini sulla formazione della Direzione ed altro, a questo punto stamattina c’è stato un po’ questo che credo domani dovrà essere ripreso anche nella riunione del Senato radicale per dire una parola definitiva”. La situazione economico-sociale del Paese. “Su questo problema che adesso viene riconosciuto da tutti, ma obtorto collo, incidentalmente, quello per cui uno dei motivi che gravano sulla economia italiana è la sfiducia rispetto alla giustizia civile e al suo funzionamento italiano che scoraggiano gli investimenti di carattere internazionale”. “Gli italiani per lo stesso motivo si delocalizzano. Non abbiamo soltanto il mancato afflusso di capitali stranieri in Italia, ma abbiamo anche capitali italiani che tendono a delocalizzarsi perché è sempre più provato che la condizione di non-giustizia e di non-funzionamento” della giustizia italiana è invalidante per il business. Le iniziative passate di Pannella e dell’ex Tesoriere di Radicali Italiani, Michele De Lucia: “Il Tesoriere attuale [Valerio Federico, ndr], su questo, sembra [ritenere che] sia un problema che non esiste. Il problema nostro, secondo lui, è di affittare Torre Argentina per riprendere a dare il loro salario ai nostri pochi dipendenti”. Le attività transnazionali del Partito e la “totale assenza di capitali, anzi direi di denaro, per la quale sarebbe irresponsabile convocare i nostri compagni asiatici, africani, eccetera. Quello che potremmo cercare di fare è un Congresso italiano del Partito transnazionale – ci sono stati cinque precedenti – sul quale stiamo riflettendo”. “Ho riconosciuto di avere avuto uno smacco politico grave quando, avendo convocato un Congresso del Partito radicale con 38 nazionalità ‘presenti’, dopo l’elezione a segretario di Demba Traorè, da allora Demba Traorè è latitante, non si sa di che cosa si occupa, quindi ci troviamo in una situazione piuttosto difficile, anche formalmente”. Il dibattito interno al Movimento 5 Stelle. Pannella: “Avevo previsto e ammonito amichevolmente Grillo che rischiava di fare, a carico di qualche migliaio di persone, quello per cui lui è stato condannato per tre morti di persone che si erano affidate a lui e lui le aveva portate su una strada su cui non doveva. Così lui quella volta fece in tempo ad aprire la portiera e gli altri no. Lui stesso ai suoi aveva detto che la mia preoccupazione era sincera e non poteva ritenersi a priori non fondata”. Alcuni documenti radicali, quelli curati dal professore Saccucci sul diritto umano alla conoscenza e dalla radicale Cianfanelli sulla giustizia italiana. L’avvicinarsi di alcuni appuntamenti per Pannella in Abruzzo, anche per celebrare la sua personale attività politica. “Personalmente devo dire che proprio in questo periodo sto ricevendo una serie di documentazioni – cose di cui non avevo memoria – di una linearità sulle questioni fondamentali di diritto, formali e istituzionali, che io stesso non avrei potuto evocare in modo così proprio come viene fuori dai documenti. Torno a dire: quello che interessa oggi dell’opera del Procuratore di Roma, per quel che ci riguarda, [è il fatto che] c’erano nel 1992 atti formali dicendo ‘per questi motivi riconosciuti a livello internazionale, abbiamo da contestare ai partiti la caratteristica di soci, non di eguali, di associazioni a delinquere contro la Costituzione e il diritto’”. La battaglia per lo Stato di diritto contro la ragion di Stato “è il continuum” della storia radicale. La difficoltà a pagare gli stipendi dei pochi collaboratori del Partito radicale: “E’ possibile anche impedendo al popolo italiano di conoscere questa nostra situazione”. La necessità dell’“obolo quasi quotidiano che si fa in alcune chiese, equivalente a un caffè al giorno, perché noi si possa continuare ad assicurare quello che abbiamo assicurato non solamente al popolo italiano”
    18:15 Durata: 29 min 6 sec
  • Pannella sulla proposta rilanciata da Fausto Bertinotti di nominarlo senatore a vita: “Se io dovessi andare in Parlamento solo perché nominato a vita ‘senatore’, beh mi si consenta di dire che dovrò rifletterci almeno qualche giorno, perché in questo modo si potrebbe riconoscere che almeno un po’ di democrazia viene fuori in questo cazzo di regime di guano nel quale è ridotto questo Paese, contro la legge e il proprio diritto. Se a questo punto venisse fuori ‘beh vabbè però non è eletto, ma nominato’... Pongo semplicemente questo problema, nel ringraziare Fausto Bertinotti per l’iniziativa pubblica che ha preso”. Conclusioni sul Satyagraha in corso

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Vorrei fare un ringraziamento al Garantista e in particolare a Fausto Bertinotti. Grazie al Garantista, abbiamo conosciuto una sua lettera al Presidente della Repubblica, ponendo il problema della mia nomina a senatore a vita, con la motivazione – di Fausto Bertinotti – perché è necessario al Parlamento che vi sia almeno una presenza radicale. Io ringrazio molto Fausto Bertinotti di questo, ma devo anche dire che ho ricordato di recente che quando mi si disse ‘Se il Paese la eleggesse a incarichi importanti come Presidente della Repubblica o del Consiglio, quale sarebbe la sua prima decisione?’. Io rispondevo: ‘Se, democraticamente, fosse possibile a questo Paese di eleggermi o eleggere Emma, di eleggerci, mi dimetterei immediatamente. Perché in un Paese nel quale fosse possibile alla gente di votarci e di eleggerci, a questo punto non servirebbe nemmeno più, perché questa è la battaglia che stiamo facendo’. Proprio il ragionamento che ho appena ricordato – se fossi eletto democraticamente in questo Paese, l’indomani mi dimetterei perché vuol dire che questo è un Paese in cui è possibile eleggere democraticamente qualcuno – vorrei dire che se io dovessi andare in Parlamento solo perché nominato a vita ‘senatore’, beh mi si consenta di dire che dovrò rifletterci almeno qualche volta, qualche momento, qualche giorno, perché in questo modo si potrebbe riconoscere che almeno un po’ di democrazia viene fuori in questo cazzo di regime di guano nel quale è ridotto questo Paese, contro la legge e il proprio diritto. Se a questo punto venisse fuori ‘beh vabbè però non è eletto, ma nominato’... Pongo semplicemente questo problema, nel ringraziare Fausto Bertinotti per l’iniziativa pubblica che ha preso”. “E’ dai tempi di Pertini che viene fuori questa richiesta o questa possibilità che io sia nominato senatore a vita, sono passati trent’anni e non è mai accaduto. Non è che ho rifiutato. Probabilmente è necessario che coloro ai quali sono grato, perché in questo modo di risolvere non tanto un problema mio personale ma un problema di civiltà e democrazia e legalità nel nostro Paese, vorrei che da queste personalità, da questi rappresentanti di un’opinione del nostro Paese, discutere assieme qual è il motivo per cui si potrebbe pensare che in questo modo tutta l’anti-democrazia, che non ha eccezioni nei confronti di decenni di nostra lotta, quest’anti-democrazia contro me, Emma e tutti quanti noi… Vorrei dare anche un riconoscimento: mi risulta che con queste leggi qualcosa si continua a riproporre. Allora vorrei dare atto all’onorevole Morando che si è seriamente occupato per impedire che si trovino motivi per i quali quella che continua a essere presentata come ‘una sovvenzione ai Radicali’ o ‘una sovvenzione a Radio Radicale’, è evidentemente un falso macroscopico. Radio Radicale fornisce, in modo impareggiabile, un servizio di interesse pubblico, riuscendo a fare ascoltare i dibattiti parlamentari e via dicendo”. Sugli obiettivi del Satyagraha in corso: “Un obiettivo che mi propongo è quello di consentirci, in un dibattito, di discutere dei motivi per i quali siamo cercando in ogni modo di impedire allo Stato italiano di divenire formalmente responsabile di tortura seguita da assassinio di Provenzano. C’è poco tempo”
    18:44 Durata: 13 min 41 sec