18 GEN 2015
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RUBRICA | di Enrico Salvatori - RADIO - 19:00 Durata: 28 min 9 sec
Scheda a cura di Fabio Arena
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Con la scomparsa di Francesco Rosi, Napoli - e il mondo intero - perde un maestro; e la centralità del suo contributo, non solo al mondo dell'arte cinematografica, ma anche alla disciplina dell'urbanistica e del governo del territorio.

Il valore storico di un film come "Le mani sulla città" (Leone d'oro al miglior film, Festival di Venezia 1963), è di riportare con puntualità la sinergia perversa che ha coinvolto i maggiori fattori della crisi cronica partenopea: sovrappopolazione, sovraurbanizzazione, implosione dell'area metropolitana, dilapidazione del patrimonio culturale e storico, de
- industrializzazione senza alternative, disastro ambientale; ormai cause e, insieme, effetti del degrado generalizzato della città di Napoli.

Fu proprio negli anni 50' infatti che, in nome della democrazia - in realtà partitocrazia populista e consociativa - una valanga di cemento travolse la città alta e il centro storico di Napoli.

Così non è difficile immaginare perché, ad oggi -secondo la Commissione Grandi Risch i- compresse tra le due zone vulcaniche vesuviana e flegrea ad alto rischio permanente, sarebbero in pericolo, in caso di eruzione, almeno 3 milioni di persone.

Vorremmo non fermarci, quindi, a celebrare la scomparsa di Francesco Rosi, aggiungendo alle commemorazioni formali e di circostanza, un disinteressato accenno a "Le mani sulla città".

Perché "Le mani sulla città" è un film manifesto di lotta contemporanea.

Conduce Enrico Salvatori in studio con Aldo Loris Rossi in collegamento telefonico.

Ospite: Massimo Rosi.

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