04 FEB 2015
intervista

Mina Welby ricorda Antonietta Dessolis: prendiamo il suo testimone e chiediamo che il Parlamento discuta di eutanasia

INTERVISTA | di Emiliano Silvestri - Cesara - 23:09 Durata: 9 min 58 sec
Scheda a cura di Delfina Steri
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Diritto di malati e disabili? Il diritto maggiore è rispettare la vita e la volontà dei pazienti.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato del diritto dei malati e del diritto dei disabili: il diritto maggiore è quello di rispettare la vita e la volontà dei pazienti.

Proprio Antonietta con il suo raziocinio, con il suo coraggio voleva darci un monito, prendere il suo testimone come abbiamo preso il testimone di tutti quelli che ci hanno lasciati anche terminando la propria vita violentemente.

Essere coerenti come loro e continuare a chiedere il dibattito in Parlamento per
la proposta di legge di iniziativa popolare per l'eutanasia legale.

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  • Mina Welby

    membro della direzione dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

    Antoinetta Dessolis nell'intervista a Mina Welby e negli scritti di Angelo vecchi e Sergio Fedeli Gli incontri con Antonietta Dessolis e la sua ospitalità. Iscritta alla UAAR e all'associazione Luca coscioni anche per il 2015, E' andata a morire in solitudine dietro al monte Calvario; non voleva pesare su nessuno; non aveva mai voluto pesare su nessuno ma ha sempre cercato di aiutare gli altri. Faceva volontariato presso i morenti e li aiutava nei momenti difficili. Amava la vita, la natura, la Sardegna e le montagne di Domodossola. La diagnosi di un inoperabile tumore al pancreas e, il 14 dicembre, la scelta di morire da sola nella propria macchina. La sua scelta ci esorta a prendere il testimone delle sue battaglie di libertà, così come abbiamo preso il testimone di Piergiorgio, a continuare a chiedere un dibattito al Parlamento sul progetto di legge di iniziativa popolare. Le lettere del presidente Giorgio Napolitano a Piero Welby e Carlo Troilo; il presidente Mattarella ha parlato del diritto dei malati e del diritto dei disabili: il diritto maggiore è rispettare la vita e la volontà dei pazienti. Il ricordo di Angelo Vecchi Gli amici lo sanno bene. Antonietta amava la natura della Barbagia così come ha amato le acque, le montagne e i boschi dell'Ossola. Erano i suoi alleati più preziosi nella lotta di ogni giorno per ristabilire un equilibro infranto, per vivere, respirare a pieni polmoni e gioire, Allora, ho pensato al Walden di Thoreau, a quella forte pagina in cui lo scrittore americano dice: "Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se nono fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici: se si fosse rivelata meschina, volevo trarne tutta la genuina meschinità e mostrarne al mondo la bassezza; se invece fosse apparsa sublime, volevo conoscerla con l'esperienza, e poterne dare un vero ragguaglio nella mia prossima digressione. Ché mi pare che molti uomini abbiano concluso un po' troppo rapidamente che il fine principale dell'uomo sulla terra è "glorificare Iddio e goderlo in eterno". " Henry David Thoreau (1817-1862), Walden o Vita nei boschi (1854), traduzione di Piero Sanavio In questa pagina c'è Antonietta tutta. C'è il suo andare incontro alla vita per succhiarne tutto il midollo ma anche per trasformarla, l'urgenza di creare, di essere, in senso universale, homo faber. C'è il suo amore incondizionato e il suo delicato rispetto per la vita. C'è la sua moralità. C'è il fastidio verso il conformismo, l'ignoranza, la superficialità e verso chiunque pretendesse di tracciare e imporre i confini dell'esistere, ergendosi a giudice monocratico della verità e a unico depositario della morale. Voglio ricordare Antonietta, il suo amore per la lettura e per la parola, una parola onesta, essenziale e scavata. Tutti, dopo la sua morte, hanno elogiato la biblioteca che è il risultato di questa sua passione e che lei non ha mai inteso come una raccolta di parole, informazioni, libri e supporti informatici. Antonietta non ricercava lodi e odiava l'ipocrisia. Sarebbe quindi ingiusto non dire quanti consensi siamo invece mancati a quel lavoro caparbio e metodico, quotidiano, incessante anche nei giorni in cui stava male. Sarebbe un torto non rammentare quanto le sia mancato un incoraggiamento nei momenti difficili e quanto abbia dovuto combattere contro indifferenza, incomprensioni e giudizi sommari, accuse e ostacoli. Quanta amarezza, quante delusioni e quante sofferenze che Antonietta non ha mai palesato. Era per lei ragione di disappunto anche quella continua e perversa manomissione delle parole di cui parla Gianrico Carofiglio nei suo libro. Per esempio, la parola laicità, che per Antonietta era un valore fondamentale e una delle parole più importanti del suo lessico familiare. Il senso è chiaro fin dalle radici. Laico viene dal greco laòs. Il laos, il popolo, la moltitudine, è distinta e separata dai custodi delle leggi, dell'arte della guerra e pure i guardiani della tradizione religiosa. Eppure, in questo nostro paese, il significato della parola è stato stravolto al punto che nel parlare comune si distinguono i "laici" buoni, cioè i cattolici non appartenenti al clero, dai "laicisti" cattivi, che altro non sono che i laici sgraditi alla chiesa. Per non parlare poi dell'uso straniante e sempre più diffuso della parola nel significato esteso di "democratico e aperto, quindi moderno, tollerante e arrendevole, quindi disposto alla mediazione e incline al compromesso, concertante, non ideologico". - Suvvia. Siamo laici! Una china discendente che porta all'uomo senza qualità e all'uomo senza umanità. Infatti, la manomissione delle parole non riguarda il dizionario. Purtroppo, ha le sue pesanti ricadute sulla società in cui viviamo e nella nostra vita quotidiana, Vediamo come, e con quali effetti, questo termine sia scomparso dal linguaggio di una sinistra che ha insensatamente reciso le proprie radici. E Antonietta non si capacitava delle ragioni, si stupiva e si dispiaceva immensamente. Lo avvertiamo nello smantellamento del welfare ormai in buona parte spartito tra i privati e una piramide di varie associazioni caritatevoli il cui vertice è rappresentato da una chiesa che riconquista quelle posizioni di privilegio e di dominio da cui con tanta fatica era stata deposta negli ultimi secoli. Lo percepiamo in un mondo sconvolto dalle guerre a cui le religioni forniscono, proprio come nei secoli passati, quegli alimenti e quelle benedizioni che vanno sotto i nomi di identità, tradizioni, integralismi, fanatismi, fondamentalismi, conflitti di civiltà. Ecco, Antonietta compiva un gesto semplice e, avrebbe detto Rosa Luxembourg, il "primo gesto rivoluzionario", forse oggi il più rivoluzionario dei gesti, cioè "chiamare le cose con il loro nome". Domodossola, 4 febbraio 2015 La coerenza di Antonietta di Sergio Fedeli Lo scorso dicembre è morta Antonietta Dessolis, afflitta da un male incurabile. Ho conosciuto Antonietta alcuni anni fa, quando abbiamo scoperto che entrambi eravamo nell'UAAR (l'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti). In lei ho scoperto una persona che come molti ha incontrato difficoltà, ma come pochi ne è uscita con un impegno volto a migliorare la vita degli altri, soprattutto attraverso l'allargamento dei loro diritti, partendo da un'incrollabile fiducia/richiesta per il rispetto delle opinioni/decisioni di tutti, cristiani, musulmani, agnostici o atei che siano. Un simile atteggiamento nei confronti di tutte le idee e culture l'ha portata negli anni ad approfondire sempre più la questione della laicità per tutti gli Stati, unica strada per il rispetto dei diritti di tutti e per impedire discriminazioni da quelle più "piccole" a quelle terribili che angosciano anche il mondo del XXI secolo. Oltre ad essere la referente per il VCO dell'UAAR, ha quindi collaborato con la Consulta del VCO per Laicità delle Istituzioni e con l'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica Negli stessi anni ha reso ricca, efficiente e fruibile la biblioteca dell'Istituto Marconi a Domodossola, presso il quale ha prestato servizio per molti anni. Molti studenti ricordano la sua disponibilità ad aiutarli nelle loro ricerche, in qualunque direzione andassero. Si è anche occupata di assistenza non confessionale ai malati e di questioni come il testamento biologico, sempre nella logica dell'attribuzione a ogni individuo del diritto a disporre della propria vita. Su quei temi, come su quello della laicità, Antonietta ha cercato in ogni modo di stimolare prese di posizione, anche nel distratto mondo politico domese. L'ultimo stimolo viene dalla sua morte. Non giudicando accettabile una condizione che l'avrebbe costretta a "sopravvivere" per pochi mesi nella sofferenza ma soprattutto nell'impossibilità di continuare nel suo impegno, Antonietta ha organizzato razionalmente la propria fine.vita e l'ha messa in pratica, facendo tutto da sola, senza chiederci di aiutarla, forse per non metterci di fronte a decisioni comunque difficili: raziocinio, coraggio, coerenza, preoccupazione per gli altri sono di pochi…. Ciao Antonietta!
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