17 GEN 1990

Intervento di Adelaide Aglieta sulla situazione nei paesi dell'Europa dell'Est

STRALCIO | - PARLAMENTO EUROPEO - 00:00 Durata: 4 min 29 sec
Scheda a cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Adelaide Aglieta sulla situazione nei paesi dell'Europa dell'Est", registrato a Parlamento Europeo mercoledì 17 gennaio 1990 alle 00:00.

Sono intervenuti: Adelaide Aglietta (parlamentare europeo, Federazione dei Verdi).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Ambiente, Democrazia, Diritti Umani, Dubcek, Est, Esteri, Europa, Istituzioni, Parlamento Europeo, Poverta'.

La registrazione video ha una durata di 4 minuti.

Il contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.
  • Adelaide Aglietta

    parlamentare europeo (Federazione dei Verdi)

    Signor Presidente, signor Commissario, colleghi, io credo che gli avvenimenti e gli sviluppi che sono in corso nell'Europa dell'Est richiamino la nostra Comunità, noi tutti e il nostro Parlamento, alla necessità di una risposta alle domande che ci giungono da questi paesi, alle speranze che si sono espresse e che si esprimono in questi mutamenti e ai rischi che su questo cammino certamente esistono e che tutti abbiamo sotto gli occhi. E se la domanda e la volontà di fondo di questi paesi si possono riassumere nell'auspicio fatto questa mattina dal Presidente Dubcek in quest'Aula, di trovare insieme soluzioni ottimali per il futuro dell'Europa, di una Europa che sappia far fronte, e superare i nuovi e vecchi problemi di disparità, di disuguaglianza e di discriminazioni, nel rispetto innanzitutto dei diritti umani e politici e con attenzione ai problemi posti dalla fame, dalla salute c dal degrado delle risorse dell'ambiente, è vero, per contro, che la risposta della Comunità deve essere anche, se non innanzitutto, politica e non può limitarsi ad una dimensione assistenziale o mera mente economica senza correre il rischio di soggiacere alle tentazioni o al rischio di fare di questi paesi la periferia economica dell'Europa occidenta le esportandovi un modello di sviluppo di produzione, di consumo e di vita, che ha dimostrato nei nostri paesi di avere dei gravi limiti. In questo senso nella risoluzione presentata dal nostro gruppo cerchiamo di sollecitare una rifles sione e anche di indicare alcuni terreni di iniziativa comune Ovest-Est e di attenzione per la cooperazione con questi paesi: certo cooperazione economica, ma cooperazione volta anche a rafforzare un processo di integrazione culturale, di dialogo, di scambio, di informazioni che possano essere un reale sostegno ai processi democratici in corso nel pieno rispetto delle autonomie di questi popoli. Ad esempio, della Romania ho appreso, parlando con persone che in Romania sono state e vi hanno avuto contatti, che vi era grande richiesta di materiale di informazione, di libri, di giornali, di tutto quanto potesse aiutare una riflessione nel senso della democrazia, e di quali sono i meccanismi della democrazia, oltre che, ovviamente, di aiuti alimentari e sanitari. Credo peraltro che la situa zione sanitaria sia attualmente molto in malo sta to. Senza voler qui riassumere tutti i punti della no stra risoluzione mi limito a sottolineare, da una parte, cosa che mi pare oramai acquisita, la neces sità di avere come sede di riprogettazione, di costruzione di quella che viene chiamata la Casa comune europea, una nuova conferenza per la sicurezza e la cooperazione europea ma anche la necessità di immaginare un raccordo permanente fra i parlamenti liberamente eletti come sede stabile di collaborazione e scambio politico parlamentare. Crediamo anche che un terreno su cui fin d'ora la riflessione e l'iniziativa possano essere comuni sia il terreno del risanamento e sociale che certamente non può essere affrontato nei ristretti confini degli Stati ma che sempre più deve essere terreno di iniziative e di impegno sovrannazionale. Credo, quindi, e mi limito cosi ad alcuni punti di riflessione, che gli avvenimenti del- l'Est ci chiamino ad una accelerazione della costruzione del processo di democratizzazione delle nostre istituzioni, senza il quale la strada di uno sviluppo possibile dell'Europa verso la costruzione di una federazione di popoli, di etnie, di regioni non potrà essere percorsa. Noi crediamo che il disegno federalista europeo possa e debba essere la strada da percorrere come alternativa alle vecchie strade dei blocchi militari o delle illusioni naziona liste degli Stati nazionali o delle etnie che in essi si identificano. In questo senso riteniamo che sia il nostro Parlamento, innanzitutto, ad assumere un ruolo propulsore.
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