09 OTT 2002

Intervento di Benedetto Della Vedova sugli obiettivi sull'occupazione stabiliti durante il vertice europeo di Lisbona

STRALCIO | - PARLAMENTO EUROPEO - 00:00 Durata: 3 min 23 sec
Scheda a cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Benedetto Della Vedova sugli obiettivi sull'occupazione stabiliti durante il vertice europeo di Lisbona", registrato a Parlamento Europeo mercoledì 9 ottobre 2002 alle 00:00.

Sono intervenuti: Benedetto Della Vedova (parlamentare europeo, Lista Bonino).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Commissione Ue, Consiglio Europeo, Corporativismo, Europa, Flessibilita', Impresa, Investimenti, Italia, Lavoro, Mercato, Occupazione, Ordini Professionali, Parlamento Europeo, Ue.

La registrazione video ha una durata di 3 minuti.

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  • Benedetto Della Vedova

    parlamentare europeo (Lista Bonino)

    Signora Commissario, io credo che il richiamo continuo agli obiettivi fissati a Lisbona non sia di grande utilità se si vogliono definire, a livello europeo e soprattutto a livello di singolo paese, piani d'azione e interventi normativi volti a creare l'ambiente migliore per la competitività delle imprese, soprattutto in questo periodo, e quindi creare le condizioni perché vi sia buona occupazione. Credo che ci sia una serie di cose da fare - che si può scegliere di fare oppure no - a livello di singolo paese. Alcune considerazioni: io credo, per esempio, che il richiamo continuo all'intervento delle parti sociali non solo sia eccessivo ma rischi di condurci su una strada di ulteriore irrigidimento dei mercati del lavoro, una strada che è quella di proteggere e dare garanzie, assicurazioni, possibilità ai lavoratori e alle imprese che già sono nel circolo produttivo, di difendere quindi gli insider del mercato del lavoro e dell'economia creando, per questa via, maggiori ostacoli agli outsider, a quelli che più hanno bisogno, quelli che un lavoro lo cercano. Sul fronte della mobilità intracomunitaria - questo è, a mio giudizio, un obiettivo importante - credo che si debba lavorare per creare le condizioni per un effettivo accesso a tale mobilità. Ricordo tuttavia che ci sono problemi di mobilità all'interno della Comunità, all'interno dei singoli paesi: penso, per esempio, al caso dell'Italia, dove c'è una scarsissima, quasi nulla mobilità del lavoro all'interno del paese, e questo a causa della legislazione del mercato del lavoro, a causa dei contratti collettivi nazionali - spero che nessuno voglia proporre un contratto europeo dei vari settori del lavoro - contratti che non riconoscono le specificità e anche i vantaggi comparati che le singole aree possono mettere a disposizione per un mercato del lavoro efficiente; bisogna quindi creare mobilità dei lavoratori, ma creare anche mobilità degli investimenti. A questo stesso proposito, cito un altro aspetto: mobilità del lavoro e ordini professionali. Molti paesi, ad esempio l'Italia, hanno un assetto corporativo per quanto riguarda la regolamentazione delle professioni, ciò che crea l'impossibilità di accesso, se non a condizione di sottostare ai vincoli delle corporazioni, e crea una barriera legislativa alla mobilità, per esempio all'accesso, in Italia, di coloro che vogliono esercitare alcune delle più importanti libere professioni. Credo che su questo si debba riflettere, e si debba riflettere anche sul fatto che scommettere su un ruolo sempre crescente delle parti sociali, anziché su regole di mercato il più possibile efficienti, possa essere la scommessa buona per l'Europa.
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