03 LUG 2000

Intervento di Olivier Dupuis sul Consiglio europeo presideduto dal Portogallo

STRALCIO | - PARLAMENTO EUROPEO - 00:00 Durata: 5 min 21 sec
Scheda a cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Olivier Dupuis sul Consiglio europeo presideduto dal Portogallo", registrato a Parlamento Europeo lunedì 3 luglio 2000 alle 00:00.

Sono intervenuti: Olivier Dupuis (parlamentare europeo, Lista Bonino).

Tra gli argomenti discussi: Asia, Belgio, Cina, Commissione Ue, Consiglio Europeo, Democrazia, Difesa, Elezioni, Esteri, Guterres, India, Istituzioni, Lussemburgo, Parlamento Europeo, Pesc, Portogallo, Prodi, Sicurezza, Solana, Totalitarismo, Unione Europea.

La registrazione video ha una durata di 5 minuti.

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  • Olivier Dupuis

    parlamentare europeo (Lista Bonino)

    (FR) Signora Presidente, signor Presidente in carica, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei iniziare con un punto evidenziato secondo me molto bene dal Commissario Patten, la questione India. Tengo a congratularmi sinceramente con la Presidenza portoghese per aver condotto a buon fine quest'iniziativa, secondo me molto importante, anche se purtroppo la stampa ancora una volta non le ha dato spazio. E' importante in quanto, come ha detto il Commissario Patten, l'India è una democrazia, la più grande democrazia del mondo ed è un paese nel cuore dell'Asia, nel cuore di un'Asia che mi sembra rappresenti all'inizio di questo nuovo millennio il grande pericolo del prossimo secolo, molto più delle questioni oggi affrontate come pericolose, e penso all'Austria. Occorre affrontare la questione della Cina. La Cina ci è vicina quanto lo erano i regimi totalitari prima della seconda guerra mondiale. Ciò nondimeno facciamo finta di niente e continuiamo a trattare con la Cina in maniera prioritaria. Dobbiamo investire tutto il nostro peso per sostenere l'India e far capire alla Cina che i cinesi sono assolutamente degni di democrazia. Sulla questione della deriva intergovernativa, Presidente Guterres, penso che sia evidente e che non dipenda soltanto dalla personalità del Presidente della Commissione Prodi. Ritengo che il nostro Parlamento detenga a sua volta una responsabilità importante nell'indebolimento di quest'organo centrale della costruzione europea, ma penso che il Consiglio continui ad accentuare questa deriva e che sia urgente cambiare rotta rimettendo la Commissione al centro della costruzione comunitaria. Ritengo che in materia di politica estera - lei ha anche parlato di politica della difesa - non facciamo nessun progresso verso una costruzione comunitaria. Tutto, assolutamente tutto, è intergovernativo. Non riusciamo a capire quale sia la nostra capacità d'intervento per quanto attiene l'Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza comune. Non possiamo porre quesiti al Segretario Solana. Non sappiamo di quali argomenti si occupi. Non abbiamo nessuna capacità d'intervento in quanto Parlamento europeo. Non sappiamo che cosa voi come Consiglio gli abbiate chiesto di eseguire. Ritengo che se la situazione non si è inasprita più di quanto già lo sia, oppure se permane una certa cortesia, se rimane una certa armonia di facciata, lo dobbiamo soltanto alle due personalità che occupano posti centrali in materia di politica estera, il Commissario Patten e il Segretario Solana. Penso che in qualsiasi altra configurazione l'equilibrio fra le Istituzioni sarebbe già stato spezzato. Ritengo che nell'ambito di questa Conferenza intergovernativa non si possa evitare di iniziare a concepire e darsi un ordine del giorno su una riforma dell'Unione, che preveda una comunitarizzazione progressiva della politica estera e di sicurezza comune. E' impossibile continuare ad accentuare la deriva nell'altro senso. Non possiamo concepire una politica estera che a medio termine non sia direttamente gestita dalla Commissione nella figura di un suo Vicepresidente, e credo altresì che sarebbe pericoloso trascurare, anche se numerosi colleghi in Plenaria sono apparsi affetti da una certa amnesia in merito, la questione della rappresentanza di ogni paese in seno alla Commissione. Penso che sarebbe prematuro, e ritengo che il Portogallo non possa rimanere insensibile alla questione, e ripeto prematuro, ridurre il numero dei Commissari al di sotto del numero degli Stati membri. Ritengo che l'unica condizione che potrebbe permetterci di fare questo salto e di denazionalizzare la Commissione passi attraverso l'elezione a suffragio universale del Presidente della Commissione. Penso che i paesi di dimensioni non grandi, per non definirli con un altro aggettivo, dovrebbero mettere questa proposta sul piatto della bilancia. Spero che il Portogallo se ne preoccupi - ma so che altri Stati membri, quali il Belgio, il Lussemburgo e altri ancora, ne parlano - penso infatti che sia un problema urgente e che sarebbe molto più importante iniziare ad affrontare la questione del check and balance fra le nostre istituzioni, piuttosto che intraprendere derive che rischiano di stabilizzarsi e di bloccare qualsiasi ulteriore progresso parlando di Costituzione o di Carta dei diritti fondamentali, senza nemmeno avere una base giuridica.
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