22 APR 2015
intervista

La legalizzazione della droghe leggere - Intervista a Pippo Civati

INTERVISTA | di Lanfranco Palazzolo - Roma - 13:52 Durata: 3 min 49 sec
Scheda a cura di Delfina Steri
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Se tenere in mano una canna serve a farne parlare e discutere, passatemene un'altra.

Non la fumerò, ma la terrò in tasca finchè non ci sarà una legge sulla legalizzazione.

Non è un gioco, è una misura che vale la libertà.

E anche miliardi di euro.

Alla faccia degli ipocriti e dei conservatori di tutte le specie.

Che non la piantano mai".

Così Pippo Civati, su Facebook, a corredo di una foto che lo ritrae con una canna nelle mani.

"Ieri sera - aggiunge Civati - in un passaggio della manifestazione degli antiproibizionisti, laici e liberali, mi hanno passato una sigaretta che forse era una
'canna' o forse no.

Com'è noto, non sono un fumatore di spinelli, per una serie di ragioni che attengono alla mia liberta' e alle mie scelte.

Mi avessero passato del vino, nessuno se ne sarebbe accorto.

Una sigaretta, ancora meno.

Eppure possono fare più male della cannabis".

Civati conclude: "A me piace il modello dell'Uruguay, per dirne una.

Leggo che tutto il mondo ne parla con approccio scientifico, da noi hai sempre paura che intervenga qualcuno in divisa, come e' capitato a Andrea Trisciuoglio, che si cura con il Bedrocan, insospettendo puntualmente le forze dell'ordine.

E non e' colpa loro: e' una questione culturale, e' un punto di vista che fa male, perche' alimenta le mafie, lo spaccio, il nero.

E fa anche male alla salute, discrimina i malati, rovina la vita delle persone, per ragioni che non riguardano colpe, ma solo scelte" (Rai/Dire).

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