10 OTT 1991

Intervento di Adelaide Aglietta sul processo di integrazione europea

STRALCIO | - PARLAMENTO EUROPEO - 00:00 Durata: 4 min 10 sec
Scheda a cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Adelaide Aglietta sul processo di integrazione europea", registrato a Parlamento Europeo giovedì 10 ottobre 1991 alle 00:00.

Sono intervenuti: Adelaide Aglietta (parlamentare europeo, Federazione dei Verdi).

Tra gli argomenti discussi: Cee, Consiglio Europeo, Esteri, Istituzioni, Olanda, Parlamento Europeo, Ue, Urss.

La registrazione video ha una durata di 4 minuti.

Il contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.
  • Adelaide Aglietta

    parlamentare europeo (Federazione dei Verdi)

    Signor Presidente, colleghi, parlare oggi di Europa e di futuro europeo, di processo di integrazione e di nuove competenze, di democratizzazione e di nuove adesioni, e molto difficile. E ciò non perché manchino al nostro Parlamento e alle singole forze politiche le proposte e le richie- ste, che il Presidente Dankert certamente conosce a partire dal trattato Spinelli, che è stato votato sotto ls sua Presidenza, ma perché purtroppo, da parecchi mesi, la vita politica dell'Europa è carat- terizzata dall'incapacità di affermare una presenza politica adeguata ed efficace e da segnali sempre più evidenti di un processo di frantumazione di quell'embrione d"Europa, che si chiama Comunità economica europea, che avrebbe dovuto essere, nella valutazione di molti, la premessa di ben altre ambizioni e che rischia invece di diventarne il punto finale. Non voglio owiamente attribuire tutte le responsabilità alla Presidenza olandese, né voglio soffermarmi su querelle procedurali che, a mio giudizio, confermano un'analisi di fondo. Una Comunità che non sappia darsi una dimensione politica, che non abbia la forza e lambizione di dotarsi di istituzioni e di processi decisionali democratici, che conseguentemente resti dominata vuoi dagli inte- ressi delle grandi lobby affaristico-finanziarie, vuoi dalle burocrazie statali, al di fuori di qualsiasi controllo democratico, e destinata sempre di più a frantumarsi sotto le spinte degli interessi nazionali e a fare i conti con gli egoismi dei singoli stati. Non c'è pertanto da stupirsi nel constatare che si passa dalla colpevole incapacità di intervenire in modo efficace nella crisi iugoslava alla impossibilità di far fronte in modo adeguato alla crisi del l'Est e dell'Unione Sovietica, dall'assenza di un'iniziativa originale sul fronte del disarmo, dove si vanno aprendo via via possibilità finora ímpensate, all'impasse in cui si trova con la Conferenza sull'Unione politica, della quale non si sa se manterrà il calendario e Pordine del giorno definiti al Consiglio europeo di Roma e, persino, se rispetterà o meno le scadenze che si è data. Non si sa, però, soprattutto, se essa saprà dare una risposta alle aspettative e alle speranze dei popoli europei che, comunque, fanno riferimento alla Comunità come al nucleo di una possibile Europa in cui si possano integrare popoli e culture diversi, superare le spinte nazionalistiche, mediante i con?itti e costruire una convivenza pacifica fra tutti i popoli europei. Ora, anche noi potremmo snocciolare il rosario delle nostre aspettative e delle nostre proposte, irmanzitutto della nostra idea di un'Europa democratica e aperta, ma temo che sarebbe un'inutile ripetizione. Delle nostre richieste e delle dichiarazioni di intenti del Consiglio sono pieni i resoconti del nostro Parlamento. Quello che drammaticamente ci pare manchi e la volontà politica capace di realizzare una svolta decisiva nel processo di integrazione e di democratizzazione: l'intervento del Presidente Dankert ce lo conferma. Condivido in gran parte quanto espresso dall'intervento del Presidente Delors, ma non capisco perché, se esiste una data consapevolezza - per fare un esempio, del problema delle regioni - non ci sia poi una vera volontà di affrontare il problema e di affrontarlo subito. Ricadiamo nell'errore dell'Atto unico, per cui oggi ci rendiamo conto che, forse, talune azioni avrebbero potuto trovare allora migliore compimento. Per concludere, Presidente, credo che il Parlamento europeo abbia dato il suo contributo alla realizzazione del disegno dei padri fondatori. Sta ora al Consiglio e ai dodici governi l'onere di trovare la via per effettuare quel salto di qualità senza il quale, a mio giudizio, il rischio di veder naufragare le speranze europee è veramente grande.
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