07 APR 1992

Intervento di Adelaide Aglietta sulla risoluzione Martin in materia di integrazione europea

STRALCIO | - PARLAMENTO EUROPEO - 00:00 Durata: 5 min 46 sec
A cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Adelaide Aglietta sulla risoluzione Martin in materia di integrazione europea", registrato a Parlamento Europeo martedì 7 aprile 1992 alle 00:00.

Sono intervenuti: Adelaide Aglietta (parlamentare europeo, Federazione dei Verdi).

Tra gli argomenti discussi: Accordi Internazionali, Cee, Europa, Federalismo, Integrazione, Istituzioni, Maastricht, Martin, Parlamento Europeo, Regioni, Stato, Unione Europea, Verdi.

La registrazione video ha una durata di 5 minuti.

Il contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.
  • Adelaide Aglietta

    parlamentare europeo (Federazione dei Verdi)

    Aglietta (V). - Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Commissione, il nostro Parlamento è chiamato ad assolvere oggi ad un rito puramente formale: dopo quattro mesi di impatto mediatico, sapientemente indirizzato e orchestrato dai governi, la nostra Assemblea deve dare il suo voto puramente indicativo alle conclusioni delle Conferenze di Maastricht ed il voto che questo Parlamento si appresta a dare mi pare più essere una resa ai govemi che un proseguire con coerenza la battaglia portata avanti nei due anni trascorsi. All'indomani dell'Atto unico, i nostri parlamenti e il Parlamento europeo furono chiamati a confrontarsi fra una presa d'atto dei limiti imposti dal realismo dei governi e l'utopia federale che rivendicava fedeltà ai principi ei padri fondatori. Dicemmo allora che procedere sulla strada dell'unione economica, lasciando al palo l'Unione politica, non avrebbe aiutato il percorso d'integrazione. I risultati di Maastricht danno ragione a quella saggezza e a quella coerenza se è vero, come è vero, che il percorso verso una vera unione politica, capace di federare Stati e regioni, non ha fatto molti passi avanti e credo sia doveroso sottolineare che stiamo percorrendo la strada del grande mercato e dell'unione economica e monetaria, ma non quella dell'Europa politica. Restano infatti rinviate a un futuro non prossimo le due sfide politiche fondamentali cui il nuovo Trattato doveva dare risposta, quella dei tempi rapidi dell'integrazione politica e quella dei tempi rapidi dell'allargamento. I limiti del nuovo Trattato, la frantumazione della dimensione unitaria dell'architettura europea, la sovrapposizione delle funzioni delle diverse istituzioni, la moltiplicazione delle procedure decisionali, l'equivocità delle nuove competenze, in gran parte ancora vincolate alla cooperazione intergovemativa e assolutamente incoerenti di una corretta applicazione del principio di sussidiarietà, il conseguente ampliamento del deficit democratico non solo per i poteri non dati al Parlamento europeo, ma anche per quelli sottratti ai parlamenti nazionali, in particolare nella politica estera e di sicurezza comune, nella politica interna, ebbene, questi limiti non consentono un grande ottimismo sul futuro di quella che noi Verdi vogliamo continuare ad immaginare come una federazione democratica e aperta di Stati e Regioni. Ci pare infatti evidente che la svolta intergovernativa di Maastricht non sia solo assolutamente inadeguata a dare risposte sovrannazionali efficaci e nei tempi necessari alle sfide cui siamo confrontati nel nostro tempo, nel nostro continen- te e nel mondo ma evidenzi un pericoloso prevalere di interessi nazionali e rischi di aprire una fase di pericolosa frantumazione politica della Comunità. E proprio nel momento in cui le nubi del razzismo e dell'intolleranza etnico-religiosa sí addensano nel cielo dell'Europa e i focolai di- guerra nel nostro continente si estendono fino a lambire le nostre frontiere, Maastricht dà una risposta negativa a quei paesi che affidano all'adesione all'Europa le loro speranze di progredire e la possibilità concreta di dissolvere nella comune casa europea le loro eredità con?ittuali nazionali, etniche e religiose. Questa, credo sia la più grave conseguenza di Maastricht, conseguenza la cui potenzialità destabilizzante per tutta l'Europa non può essere ignorata. Queste sono le valutazioni politiche che, unite alla necessità di imprimere alla realtà internazionale una svolta verso la presa in conto prioritaria dei problemi dell'ambiente e del sottosviluppo, ancora una volta marginalizzati nel Trattato, ci hanno spinto a proporre con degli emendamenti una strategia costruttiva che superi la passiva acquiescenza alle conclusioni del Consiglio europeo di Maastricht. Proponiamo di vincolare la nostra ratifica e quella dei parlamenti nazionali ad im impegno del Consiglio, formalmente assunto a Lisbona, ad anticipare entro il 1994 le Conferenze iritergovernative che dovranno dare risposta a tutte le carenze dell'attuale Trattato. Questa ci pare una rispo- sta adeguata e ragionevole alle tante riserve che ancora oggi abbiamo ascoltato, tale da consentire al Parlamento di avere un ruolo attivo conseguente alle richieste fatte in questi anni e che noi tutti sappiamo essere ragionevoli e indispensabili per l'evoluzione democratica dell'Europa e coerenti con il ruolo politico cui siamo chiamati. Se questa strada non vorrà essere percorsa, non potremo che votare contro la risoluzione Martin, pur condividendone sostanzialmente tutta l'analisi politica, ma ritenendola strategicamente inadeguata. E saremoperaltro impegnati come gruppo e come gruppo democratico a dare realizzazione a tutti i diritti del Parlamento europeo. Sarà questa la forma per assumerci le nostre responsabilità respingendo una posizione, a nostro avviso "pilatesca", e per meglio onorare la nostra vocazione federalista europea contro tutte le tentazioni nazionaliste interne ed esteme che rischiano oggi di travolgere la costruzione europea e con essa le speranze di pace che le sono affidate.
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