15 SET 1992

Intervento di Adelaide Aglietta durante la commemorazione del quarantennale della costituzione della CECA e della sua Assemblea

STRALCIO | - PARLAMENTO EUROPEO - 00:00 Durata: 6 min 12 sec
A cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Adelaide Aglietta durante la commemorazione del quarantennale della costituzione della CECA e della sua Assemblea", registrato a Parlamento Europeo martedì 15 settembre 1992 alle 00:00.

Sono intervenuti: Adelaide Aglietta (parlamentare europeo, Federazione dei Verdi).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Accordi Internazionali, Ambiente, Cee, Consiglio Europeo, Democrazia, Europa, Federalismo, Francia, Germania, Guerra, Istituzioni, Maastricht, Nazionalismo, Parlamento Europeo, Razzismo, Schuman, Spinelli, Storia, Sussidiarieta', Sviluppo, Unione
Europea, Verdi, Violenza.

La registrazione video ha una durata di 6 minuti.

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  • Adelaide Aglietta

    parlamentare europeo (Federazione dei Verdi)

    Signori Presidenti e colleghi, il gruppo Verde e i partiti e movimenti di cui è espressione sono certamente la più giovane famiglia politica del nostro Parlamento e dell'Europa. Quarant'anni fa, dunque, non eravamo fra quanti salutarono nella CECA e nella sua Assemblea l'embrione di quella solidarietà di fatto che, passando per la definitiva riconciliazione franco-tedesca, avviava il percorso dell'integrazione europea come nuova frontiera di pace e convivenza da conquistare per tutti i popoli europei. Oggi, nel quarantennale della nostra Assemblea, ricordiamo con rispetto quel nucleo di precursori che seppe trarre dal fertile magma di quegli anni un progetto e un metodo capaci di scrivere una nuova pagina della storia; ma, in particolare, il nostro pensiero va a coloro che di quel magma furono gli instancabili animatori, agli utopisti che si battevano fm da allora per un'organizzazione europea democratica e federalista, rigettando lo schema realista dei piccoli passi. Voglio salutare anch'io per tutti il nome e la memoria di Altiero Spinelli, il cui contributo alla vita del Parlamento e della Comunità resta l'esempio più vivo della forza concreta dell'utopia. Ripercorrendo le origini, la polemica fra le varie scuole di pensiero che nutrirono il dibattito di quegli anni - federalisti, unionisti, intergovernativi, nazionalisti - e d'obbligo ricordare, signor Presidente del Consiglio, la dichiarazione dell'Orologio. Mentre a Maastricht il Consiglio europeo ha fatto sparire persino il timido accenno alla vocazione federale dell'Unione, Robert Schuman, dal canto suo, affermava che "la mise en commun de productions de charbon et d'acier assurera immediatement létablissement de bases commune: de développement économique, première étape de la féderatian européenne". È questa utopia che è venuta meno nel corso degli anni, nei quali il Parlamento ha certo conquistato qua e là qualche briciolo dei poteri e delle prerogative proprie di un Parlamento, l'illusione di un equilibrio istituzionale democratico, senza mai però riuscire a scalfire davvero il muro delle sovranità nazionali. Il progetto di trattato di Unione europea siglato a Maastricht, senza voler negare gli aspetti positivi che pure esistono e senza dimenticame il significato simbolico che è venuto via via assumendo, costituisce da questo punto di vista un monumento alla visione di una Europa in cui gli interessi nazionali fanno premio sulle motivazioni ideali da cui nacque il percorso d'integrazione europea. E non è un caso che, oggi, assistiamo nel cuore stesso dell'Europa al rinascere dei fantasmi, ahimè quanto vivi e reali, del nazionalismo e al dilagare della violenza razzista e xenofoba. All'Europa di Maastricht è un'Europa che rischia di perdere per strada, signor Presidente della Commissione, i fini originari, prigioniera di un metodo di costruzione non democratica, incapace di adeguarsi in tempi utili al corso della storia dopo la caduta del muro di Berlino, assumendo come propri obiettivi le grandi sfide del sottosviluppo, della democrazia e dell'ambiente. Tra pochi giorni i francesi si esprimeranno su Maastricht e sappiamo con quanta apprensione è atteso questo verdetto dagli addetti ai lavori, dai mercati finanziari, dalle élites economiche e dalla burocrazia europea. Mi pare che questa scadenza lasci perplessi e frastornati i cittadini che non riescono a trovare nell'impianto di Maastricht quelle garanzie di democraticità, di trasparenza, di vera sussidiarietà che uniche possono fare della costruzione europea, fino in fondo, l'affare della gente, dei lavoratori, dei più emarginati di tutti. Non è un gran risultato, e lo dico con dispiacere, essere appesi al filo del 50 per cento. Parafrasando Clemenceau, potremmo dire che l'Europa è cosa troppo seria per farla fare solo ai diplomatici. Certo e che continuare ad escludere questo Parlamento, i parlamenti, le regioni dal processo negoziale di modifica dei trattati è a dir poco miope. Noi Verdi, certamente gli ultimi arrivati in questo Parlamento, ma proprio per questo, forse, più attenti e memori delle moti-vazioni da cui nacque il sogno europeo, siamo testardamente convinti che la costruzione dell'Europa sia una condizione necessaria per incidere sulle urgenze che ogni giorno ci richiamano alla necessità di concepire istituzioni e politiche adeguate e non possiamo che richiamarci all'unico modello di Europa capace, a nostro giudizio, di coniugare democrazia, ambiente e solidarietà: l'Europa federalista, l'Europa delle regioni, l'Europa della convivenza. Nel 1952, l'Assemblea appena insediata fu investita del compito di redigere in sei mesi un progetto di comunità politica, dunque una costituzione. L'Europa urgeva, unita, partecipata, fondata su principi democratici. Oggi, come allora, rivendichiamo al nostro Parlamento il compito di redigere la costituzione dell'Europa come passaggio necessario per dare chiarezza e trasparenza al progetto europeo e alla sua realizzazione. Per concludere, non imporremo dall'alto una costruzione sentita come estranea e come strumentale. Solo ritrovando i valori originali, gli obiettivi adeguati alle sfide dei nostri tempi, le motivazioni che consentiranno a tutti di essere protagonisti e partecipi nella costruzione dell'Europa, potremo oggi riprendere nelle nostre mani il testimone facendo tesoro dell'esperienza di questi quarant'anni. Il sogno europeo non può più aspettare. Tocca ad ognuno di noi esercitare la propria responsabilità politica per farne una realtà. (Applausi)
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