04 MAG 1994

Intervento di Adelaide Aglietta sull'allargamento dell'Unione europea e sui rapporti tra Consiglio europeo e Parlamento europeo

STRALCIO | - PARLAMENTO EUROPEO - 00:00 Durata: 3 min 42 sec
A cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Adelaide Aglietta sull'allargamento dell'Unione europea e sui rapporti tra Consiglio europeo e Parlamento europeo", registrato a Parlamento Europeo mercoledì 4 maggio 1994 alle 00:00.

Sono intervenuti: Adelaide Aglietta (parlamentare europeo, Federazione dei Verdi).

Tra gli argomenti discussi: Ambiente, Balcani, Bosnia, Consiglio Europeo, Democrazia, Disoccupazione, Istituzioni, Jugoslavia, Parlanti, Stragi, Unione Europea.

La registrazione video ha una durata di 3 minuti.

Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.
  • Adelaide Aglietta

    parlamentare europeo (Federazione dei Verdi)

    Signora Presidente, onorevoli colleghi, mentre la scadenza sulla quale siamo chiamati a pronunciarci è senz'altro l'occasione più significativa di questi cinque anni della nostra attività parlamentare, credo, purtroppo, che le circostanze nelle quali ci troviamo ad affrontare questa decisione siano le più umilianti della vita del nostro Parlamento. Bisogna avere il coraggio di dirlo, e in questo senso la voce del nostro gruppo non sarà in sintonia col coro generale. E' fuor di dubbio che il mio gruppo è assolutamente a favore dell'ampliamento dell'Unione europea a paesi altamente democratici che, per la loro storia e per la loro cultura, non potrebbero che dare un contributo estremamente positivo alla politica ambientale e sociale, e che certamente non potrebbero che influenzare positivamente la nostra politica estera sepolta nella vergogna del massacro bosniaco. Oggi poteva essere una circostanza felice e importante. Purtroppo, il disegno di integrazione dei popoli europei in un'Unione politica, democratica, trasparente ed efficace sta rischiando di disgregarsi sotto i nostri occhi. La vecchia ricetta dell`unificazione europea attraverso l'integrazione economica mostra la corda, e la conseguenza è la mercificazione e il degrado dell'ambiente, una disoccupazione massiccia, una competizione selvaggia, derive nazionali e nazionaliste ovunque, oltre ad un processo decisionale bloccato dalla regola dell'unanimità e da un'emarginazione sistematica degli eletti al Parlamento europeo. Il quesito che ci viene posto è quindi semplice. Un Consiglio che finora non ha dato risposta alle domande di democratizzazione del Parlamento europeo, che al suo intemo è dominato da quei paesi che vogliono distruggere qualsiasi seria ipotesi di unione politica e democratica e che hanno voluto accelerare l'ampliamento per far precipitare il sogno europeo nelle pastoie di un largo mercato, che garanzie dà di voler dotare questa nostra Europa di istituzioni efficaci, trasparenti e democratiche? Ci chiediamo inoltre se, accogliendo questi quattro paesi in una casa inadeguata, rendiamo loro un buon servizio facendo loro pagare fin d'ora il prezzo di quella legislazione evoluta che loro tanto invidiamo. Che potere reale avranno questi paesi all'intemo di un'Unione continuamente bloccata dal diritto di veto? Noi pensiamo che andare al voto oggi significherebbe un'ulteriore perdita di credibilità di questo Parlamento, messo al muro dal ricatto dei govemi e dei partiti nazionali. Sarebbe un inganno nei confronti dei cittadini e dei paesi che hanno chiesto l'adesione. Sono questi i motivi che ci hanno suggerito di avanzare a questo Parlamento, in ogni sede, una proposta di rinvio, per opporci al cinismo dei nostri govemi e alla riottosità del Consiglio. C'è ancora tempo per un rinvio, c'è ancora tempo per un gesto di intelligenza e di prudenza politica. Poche settimane sarebbero sufficienti per ottenere risposte utili ad invertire la rotta. E' sufficiente votare oggi il rinvio, richiesto da quei 104 parlamentari che hanno saputo far onore al loro ruolo e alla dignità di questo Parlamento e che rappresentano oggi la testimonianza che la speranza europea ha ancora solide gambe su cui avanzare. (Applausi)
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