19 NOV 1997

Intervento di Adelaide Aglietta sul processo di allargamento dell'Unione Europea alla luce del Trattato di Amsterdam

STRALCIO | - PARLAMENTO EUROPEO - 00:00 Durata: 1 sec
Scheda a cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Adelaide Aglietta sul processo di allargamento dell'Unione Europea alla luce del Trattato di Amsterdam", registrato a Parlamento Europeo mercoledì 19 novembre 1997 alle 00:00.

Sono intervenuti: Adelaide Aglietta (parlamentare europeo, Federazione dei Verdi).

Tra gli argomenti discussi: Accordi Internazionali, Amsterdam, Democrazia, Europa, Governo, Istituzioni, Parlamento Europeo, Ue.

Il contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.
  • Adelaide Aglietta

    parlamentare europeo (Federazione dei Verdi)

    Signora Presidente, credo che con il voto di questa risoluzione il Parlamento europeo stia per aggiungere un nuovo capitolo alla sua storia di conformismo rispetto ai govemi e alla sua rinuncia a svolgere un ruolo di iniziativa politica nel processo di costruzione europea. In queste ore stiamo in realtà ottemperando a un rito che nei suoi tempi e nel suo contenuto primario ci è imposto dalla necessità dei govemi che hanno formato questo Trattato che potremmo dire incompiuto; governi che, per imbonire eventuali parlamenti e opinioni pubbliche renitenti sconcertate e malinformate, hanno bisogno di poter usare il parere positivo dato alla "ratifica" del Parlamento europeo, che peraltro è assolutamente irrilevante, in quanto privo di conseguenze politiche. In realtà stiamo votando per regalare ai nostri governi un titolo di giornale: "ll Parlamento europeo dice sì al Trattato di Amsterdam", oppure "Nuova importante tappa nella costruzione europea". Sappiamo tutti che la verità è un'altra, sappiamo tutti in quest`Aula che il Trattato di Amsterdam non raggiunge nessuno degli obiettivi che i govemi stessi si erano dati. Sappiamo che l'Unione europea non reggerà lo choc dell'ampliamento e che l'unione monetaria sarà a rischio, senza un diverso equilibrio e funzionamento delle sue Istituzioni. Al di là dell`assenza di qualsiasi visione di insieme e di prospettiva che fanno di questo Trattato il meno ambizioso di tutti i trattati che via via hanno segnato le tappe della costruzione europea, al di la delle giuste critiche che abbiamo sentito in quasi tutti i pareri delle commissioni competenti, credo che questo Trattato ben rappresenti il momento attuale dell'Europa. Una crisi del percorso di integrazione, una tendenza prevalente alla rinazionalizzazione, una messa in discussione di alcuni principi fondatori e di alcuni ruoli acquisiti e chiari della Commissione e della Corte di giustizia, nonostante quanto dica il collega Brok, una pericolosa roulette russa sull'ampliamento che, se fosse realizzato nelle attuali condizioni istituzionali, sancirebbe l'incapacità decisionale dell'Unione. Alcuni di noi hanno tentato, in seno alla commissione per gli affari istituzionali, di suggerire per il Parlamento una strada più politica, meno confomiista, più coerente con una logica di indipendenza parlamentare. Abbiamo tentato di suggerire la strada del rinvio del parere, per chiedere e cercare di ottenere, prima di dare un parere, dal Consiglio di Lussemburgo l"impegno a mettere in cantiere e a realizzare, prima delle nuove adesioni, le modifiche istituzionali non fatte ad Amsterdam, come peraltro già chiedono tre governi dell'Unione. Non solo questa richiesta è stata fatta cadere, ma l'inserimento di qualche annacquato contenuto politico sotto forma di tiepidi richiami ai governi, ha dovuto vincere un'ostilità non usuale e una chiusura davvero sorprendente da parte dei relatori, per non parlare della dura resistenza a qualsiasi cambiamento soprattutto da parte delle delegazioni tedesche dei due gruppi maggiori che hanno guidato i relativi gruppi nella nobile impresa di fare piazza pulita di qualsiasi ambizione politica del Parlamento europeo. Abbiamo assistito così alla bocciatura incomprensibile di posizioni tradizionalmente irrinunciabili del Parlamento, in nome di una logica realistica per cui qualsiasi iniziativa che non sia di gradimento ai governi, non deve neppure essere tentata. Questo è quanto ci hanno ripetuto per mesi i nostri relatori. In questo quadro di attacco all'autonomia della funzione parlamentare, non stupisce la fragilità politica della risoluzione Tsatsos e Mendez de Vigo. È un testo ambiguo, senza alcuna visione politica sul futuro dell'Europa che non sia la richiesta ai governi di applicare bene il Trattato, priva di una valutazione approfondita delle valutazioni di Amsterdam. Signor Presidente, tanto per usare un'espressione inglese, stasera "le fruste guideranno il voto delle proprie truppe disciplinate" e non ci saranno sorprese. A noi resta purtroppo solo un voto contrario di testimonianza, contrario a questa risoluzione così lontana dagli ideali da cui nacque la sfida europea e al metodo consociativo che l'ha prodotta, convinti che il modo per onorare il nostro mandato e di farlo da servitori dell'Europa e della sua crescita democratica, e non da portavoce dei governi.