15 MAR 1995

Intervento di Gianfranco Dell'Alba sul processo di integrazione europea

STRALCIO | - PARLAMENTO EUROPEO - 00:00 Durata: 4 min 23 sec
A cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Gianfranco Dell'Alba sul processo di integrazione europea", registrato a Parlamento Europeo mercoledì 15 marzo 1995 alle 00:00.

Sono intervenuti: Gianfranco Dell'Alba (parlamentare europeo, Lp).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Accordi Internazionali, Are, Europa, Integrazione, Istituzioni, Parlamento Europeo, Santer, Unione Europea.

La registrazione video ha una durata di 4 minuti.

Il contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.
  • Gianfranco Dell'Alba

    parlamentare europeo (LP)

    Signora Presidente, signor Presidente della Commissione e cari colleghi, il gruppo dell'Alleanza radicale europea aveva espresso - come ricorderà il Presidente Santer - qualche dubbio all' atto dell'insediamento della nuova Commissione, invitandola a darci un sogno europeo, una visione europea, a restituire alla Commissione quel molo propulsore dell'integrazione comunitaria che le è conferito dai trattati. Abbiamo dovuto constatare che il programma di lavoro che ci viene presentato rispecchia quei dubbi, quelle perplessità da cui eravamo stati colti all'atto dell'insediamento. Ci troviamo di fronte a un lungo elenco di punti, ma in un certo senso - permettetemi - senza il punto centrale, senza la visione centrale di un obiettivo da proporre all'Unione, da proporre all'insieme delle Istituzioni. Pertanto, ritengo che il Parlamento, a sua volta, debba rispondere con una serie di contropunti, adeguandosi alla logica del documento della Commissione. Nel testo di compromesso che andremo a votare e che anche il nostro gruppo sosterrà, non vi è - per cosi dire - una parola di appoggio, di approvazione. ln qualche modo, stiamo approntando un testo parallelo che farà l'elenco di tutte quelle cose che il Parlamento, dal canto suo, vorrebbe che la Commissione realizzasse quest'anno. Ripeto, per mancanza di spinta da parte della Commissione, il Parlamento non se l'è sentita di approvare incondizionatamente questo programma, non se l'è sentita di fare propria la mancanza di visione che connota il programma di lavoro. In particolare, il nostro gruppo ravvisa la lacuna maggiore nella politica estera, nella politica interna, in quei pilastri che già chiaramente tendono ad essere, o sono, di campo intergovernativo. Se la Commissione, "guardiana" dei trattati, detentrice del potere di iniziativa, si rifiuta di entrare nel merito. di esercitare il suo diritto/dovere di influenza e di stimolo nei campi della politica estera e della politica interna, essa prefigura già, in qualche modo, uno scenario di abbandono. E' uno scenario che, nel '96, ci condurrà a una sistematizzazione di un ruolo tecnico affidato alla Commissione e di un ruolo politico e unicamente intergovemativo affidato invece al Consiglio dei ministri. Ed è muovendo da questo rischio e da questa paura che invitiamo la Commissione ad avere un soprassalto di orgoglio e a rendersi conto che, se non mette al primo punto proprio quelle priorità istituzionali - la Conferenza del '96, le proposte perché finalmente si arrivi ad una politica estera comune, ad una politica interna comune, e in un quadro istituzionale unico ciò può significare in definitiva l'abbandono di uno schema nell'ambito del quale spetta alla Commissione il ruolo principale. Do atto alla Commissione che, per quanto riguarda il codice di condotta, l'accordo raggiunto ieri con il Parlamento è un accordo equilibrato e che in proposito essa, invece, ha dato prova di buona volontà. Credo che, su questo punto, un segno di una comprensione diversa si faccia luce e mi auguro che ciò prefguri un cammino comune, che vorremo fare insieme.
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