15 FEB 2000

Intervento di Gianfranco Dell'Alba sugli obiettivi strategici e sul programma legislativo della Commissione europea

STRALCIO | - PARLAMENTO EUROPEO - 00:00 Durata: 6 min 23 sec
Scheda a cura di Andrea Maori
Player
Registrazione video di "Intervento di Gianfranco Dell'Alba sugli obiettivi strategici e sul programma legislativo della Commissione europea", registrato a Parlamento Europeo martedì 15 febbraio 2000 alle 00:00.

Sono intervenuti: Gianfranco Dell'Alba (parlamentare europeo).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Accordi Internazionali, Austria, Balcani, Commissione Ue, Croazia, Disoccupazione, Europa, Governo, Impresa, Integrazione, Istituzioni, Macedonia, Mercato, Parlamento Europeo, Riforme, Unione Europea, Welfare.

La registrazione video ha una durata di 6 minuti.

Questo contenuto è
disponibile anche nella sola versione audio.

leggi tutto

riduci

  • Gianfranco Dell'Alba

    parlamentare europeo

    Signora Presidente, parlerò a nome dei deputati radicali italiani. Signor Presidente della Commissione, lei ha detto poco fa che nessuna struttura politica produce piani quinquennali. Questo è vero, se pensiamo ai piani della Russia degli anni '30, ma lei stesso qualche mese fa, all'inizio del suo mandato, annunciò alla Conferenza dei presidenti che avrebbe invece presentato un programma di legislatura, ovvero le grandi linee del governo europeo che lei presiede, e nel cui esercizio siamo oggi impegnati. Allora, se programma di governo o programma tendenziale deve essere, l'analisi del documento che lei ci ha distribuito e del discorso che lo ha accompagnato si rivela più che altro un catalogo di buone intenzioni o, per meglio dire, di problemi sul tappeto, senza però dare l'impressione che la Commissione prenda chiaramente posizione su nessuno di questi punti, cioè assolva quel compito che è proprio della Commissione europea. Nell'Aula di questo Parlamento abbiamo avuto, in passato, grandi dibattiti su grandi opzioni strategiche che la Commissione, in virtù del suo potere d'iniziativa, lanciava, più che come ballon d'essai , come proposte che poi facevano più o meno strada, ma che hanno comunque contribuito all'integrazione e allo sviluppo dell'Unione europea. In questo caso, signor Presidente, noi abbiamo certo un decalogo: si sono enumerati tutta una serie di problemi ma, mi consenta, con l'impressione che su nessuno di questi la Commissione in qualche modo osi dire "su questo occorrerebbe fare così". Solo su un punto mi pare che lei abbia insistito molto - io penso troppo - e cioè sul fatto che quasi quasi il compito che vi state prefiggendo come prioritario è quello di smantellare le attività "non necessarie". Stiamo attenti però, signor Presidente, perché noi abbiamo avuto una crisi di fiducia della Commissione e abbiamo puntato su questa Commissione - la maggioranza, almeno, di questo Parlamento ha puntato su questa Commissione - proprio perché, innanzitutto, la riforma della Commissione fosse legata a un rafforzamento, ad una nuova identità, ad una nuova consapevolezza di essere di nuovo guidati da una mano sicura. Consideriamo il fatto che la Commissione voglia smantellare o si proponga di smantellare, giudicandosi non all'altezza, ad esempio i poteri, che pure le sono conferiti dal Trattato, di esecuzione delle politiche comuni. Cosa chiediamo in qualche modo ad un governo? Cosa chiediamo a questa struttura, per così dire, ambigua e particolare che è la Comunità europea? E' bene che le risorse comuni abbiano un governo sovranazionale e che non siano delegate agli Stati membri o ai BAT, com'è successo in passato. Mi pare che lei ci proponga lo stesso menu, ma ce lo propone in maniera aggravata, limitandosi, lei dice, ai compiti di concezione di qualche Libro bianco, come ci ha proposto. Il timore che ho - anche se scuote la testa, Presidente - è che questo si traduca in ciò che alcuni paesi pensano da anni, cioè che la Commissione debba essere un buon segretariato del Consiglio dei ministri. Se questo è il ruolo che la Commissione intende assumere nei prossimi cinque anni, noi, federalisti convinti, siamo certi che questa non sia la strada giusta da percorrere e su questo la chiameremo e giudicheremo quello che la Commissione intende fare. La riforma è importante ma, se essa porta a uno slabbramento, ad una riduzione e a una diminuzione dei poteri sovranazionali della Commissione, ne va dell'impianto dell'integrazione europea, quello che i padri fondatori avevano pensato per la Commissione europea. Quanto agli altri punti, signor Presidente, prendo ad esempio quello della politica economica e sociale: certo che il modello sociale europeo è in crisi profonda, certo che il problema della disoccupazione, non a caso, è il problema numero uno che nessuna nostra politica è riuscita a risolvere, ma non è certo che esso possa essere risolto facendo l'elenco dei problemi di cui abbiamo parlato in passato, senza avere una visione chiara, una proposta, quella per la quale ci sono delle economie nella nostra Europa che viaggiano a ritmi tra i più sostenuti e che, non a caso, sono le economie che hanno saputo fare della flessibilità del mercato del lavoro e dell'impresa l'obiettivo numero uno. Se continuiamo ad impantanarci nelle proposte che hanno dato frutti pessimi fino ad oggi, non so come potremo fare e cosa la Commissione potrà fare. Lo stesso vale per l'ampliamento come fine a se stesso, senza che sia legato a una riforma molto più efficace dell'Unione europea e delle sue strutture, a delle proposte che la Commissione avrebbe potuto fare anche in sede di CIG. Signor Presidente, una cosa positiva le voglio dire, magari contrariamente all'avviso di alcuni colleghi, per quanto riguarda il telegramma che ha mandato al governo austriaco. La sua presa di posizione ci ha convinto: ha fatto bene a non isolare ulteriormente quel paese. Vedremo comunque, all'atto pratico, quali ne saranno i gesti concreti. Ripeto, signor Presidente: è una visione, a nostro giudizio, un po' miope. Manca soprattutto un impulso nei settori che ho citato, ad esempio per quanto riguarda i Balcani. E' possibile continuare a lasciare i Balcani fuori dall'ampliamento, senza pensare che Croazia, Macedonia e altri paesi hanno diritto anche loro a stare in questa Casa comune?
    0:00 Durata: 6 min 23 sec