03 OTT 2001

Intervento di Benedetto Della Vedova sul patto di stabilità e di crescita a seguito della riunione informale dei ministri ECOFIN che si è tenuta a Liegi il 22 e 23 settembre 2001

STRALCIO | - PARLAMENTO EUROPEO - 00:00 Durata: 4 min 34 sec
Scheda a cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Benedetto Della Vedova sul patto di stabilità e di crescita a seguito della riunione informale dei ministri ECOFIN che si è tenuta a Liegi il 22 e 23 settembre 2001", registrato a Parlamento Europeo mercoledì 3 ottobre 2001 alle 00:00.

Sono intervenuti: Benedetto Della Vedova (parlamentare europeo, Lista Bonino).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Afghanistan, Antiproibizionisti, Becker, Commissione Ue, Consiglio Europeo, Crisi, Droga, Ecofin, Economia, Europa, Fisco, Liberalizzazione, Narcotraffico, Pakistan, Parlamento Europeo, Pensioni, Pil,
Previdenza, Privatizzazioni, Proibizionismo, Riforme, Spesa Pubblica, Sviluppo, Terrorismo Internazionale, Ue, Usa.

La registrazione video ha una durata di 4 minuti.

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  • Benedetto Della Vedova

    parlamentare europeo (Lista Bonino)

    Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Commissario, i radicali italiani hanno aderito alla risoluzione dei gruppi popolare e liberale perché ritengono sacrosanto che il Parlamento riaffermi la validità del patto di stabilità e dei suoi principi. Penso che politiche di bilancio e monetarie rigorose non siano incompatibili con la crescita, a patto che si abbia il coraggio di intervenire sulle riforme strutturali, le privatizzazioni, le liberalizzazioni dei mercati - quello del lavoro, in particolare - e nella spesa pubblica e che si abbia il coraggio di sciogliere, ad esempio, il nodo della spesa previdenziale, che sovraccarica i bilanci di molti paesi europei e crea ingiustizie gravissime, imputabili alla stessa impostazione dei sistemi, nei confronti delle giovani generazioni di lavoratori. So benissimo che i paesi europei - mi riferisco in particolare al mio, all'Italia, ma anche ad altri, come la Germania - hanno vissuto il periodo di congiuntura favorevole come le cicale, rinviando cioè le riforme che invece andavano attuate per dare forza ai bilanci pubblici e competitività alle imprese, cedendo alle pressioni sindacali e a quelle delle associazioni imprenditoriali che pretendevano maggiori aiuti di Stato. Agendo in questo modo, essi non hanno preparato le economie europee al momento in cui, inevitabilmente, si sarebbe giunti a una fase di ciclo negativo, e a maggior ragione a quella così grave in seguito ai fatti dell'11 settembre. Signor Presidente, credo che il prelievo fiscale in Europa sia oggi ancora troppo alto: se è pur vero che qualche diminuzione v'è stata, alla verifica delle cifre si rileva poi che il prelievo fiscale in Europa è ancora significativamente superiore, ad esempio, a quello dell'inizio degli anni '90. Derogare, oggi, in Europa ai vincoli del patto di stabilità, ricorrendo al deficit spending , significa preparare per gli anni a venire nuovi aumenti di imposte, cosa che, a mio avviso, l'economia europea, i lavoratori europei, i disoccupati europei non si possono assolutamente permettere. Vi è un rischio che va denunciato - il collega Goebbels faceva riferimento allo sconvolgimento della situazione determinatosi con gli eventi dell'11 settembre - ed è quello che l'Europa si serva dell'attuale crisi economica e della crisi negli Stati Uniti come alibi per tornare a politiche espansive e di deficit spending , che l'Europa e i cittadini europei hanno conosciuto nei decenni precedenti. Non è questo il comportamento da adottare. Quando si afferma che anche gli Stati Uniti stanno reagendo con una politica espansiva e che attueranno una manovra dell'1 percento del PIL, ci si dimentica però che gli Stati Uniti possono farlo con una certa efficienza, avendo alle spalle bilanci pubblici sani e in attivo. Non sarebbe lo stesso attuare politiche identiche in Europa, né sarebbe lo stesso sostenere compagnie aeree di Stato che hanno drenato risorse pubbliche e impedito la liberalizzazione dei mercati europei. Desidero evidenziare un ultimo punto in relazione alla lotta al terrorismo e al suo finanziamento. C'è un aspetto sempre più sottolineato ormai da esperti analisti - recentemente anche dal Premio Nobel per l'economia Gary Becker: si tratta del finanziamento delle multinazionali del terrorismo attraverso il narcotraffico, che riguarda in particolare l'Afghanistan e il Pakistan. Riflettiamo - e mi rivolgo alla Presidente e al Commissario - anche sulla possibilità di recidere alla base questo tipo di finanziamento al terrorismo, mediante l'attuazione di politiche antiproibizionistiche sulle droghe
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