11 MAR 2002

Intervento di Benedetto Della Vedova sulla governance mondiale in seguito al Forum sociale mondiale di Porto Alegre e al Forum economico mondiale di New York

STRALCIO | - PARLAMENTO EUROPEO - 00:00 Durata: 3 min 59 sec
Scheda a cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Benedetto Della Vedova sulla governance mondiale in seguito al Forum sociale mondiale di Porto Alegre e al Forum economico mondiale di New York", registrato a Parlamento Europeo lunedì 11 marzo 2002 alle 00:00.

Sono intervenuti: Benedetto Della Vedova (parlamentare europeo, Lista Bonino).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Africa, Aiuti Umanitari, Alimentazione, Commercio, Doha, Fame Nel Mondo, Finanziamenti, Globalizzazione, Parlamento Europeo, Pil, Poverta', Protezionismo, Riso, Sviluppo, Tobin, Unione Europea, Usa, Wto.

La registrazione video ha
una durata di 3 minuti.

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  • Benedetto Della Vedova

    parlamentare europeo (Lista Bonino)

    Signor Presidente, signor Commissario, il mondo resta un posto molto brutto, pieno di miserie, di fame, di sofferenze inenarrabili per centinaia di milioni di persone. Se negli ultimi vent'anni non avessimo assistito alla globalizzazione, all'intensificarsi esponenziale dei flussi commerciali di persone e di capitali, sarebbe un posto ancor peggiore. Ci sono un miliardo e duecentomila persone che vivono sotto la soglia di povertà - un dollaro al giorno, tanto per capirci - e credo che questa sia, giustamente, la cosa che pone degli interrogativi alle coscienze civili e politiche di ciascuno di noi. Si è parlato di aiuti allo sviluppo e va bene. Un dollaro al giorno è quanto ricevono, in Europa, i bovini: ripeto, ciascun bovino dell'Europa riceve un dollaro al giorno. Orbene, io credo che sia giusto discutere di aumentare - sempre che poi gli aiuti abbiano effetti migliori di quelli che hanno avuto in passato - i budget dei singoli Stati ricchi fino allo 0,7 percento del PIL per gli aiuti. Credo, tuttavia, che ci sia prima un'altra cosa che dobbiamo fare e cioè aprire le nostre frontiere alle merci dei paesi più poveri. Signor Commissario, lei ha citato, giustamente, l'iniziativa Everything but arms . Ricordo però, a lei e a tutti i colleghi, che per prodotti come il riso e le banane - tanto per capirci - la fine delle barriere arriverà nel 2004 e 2009. Ricordo che a Doha, in sede di OMC, Stati Uniti ed Europa hanno imposto di mantenere le barriere su due settori fondamentali per i paesi in via di sviluppo: il tessile e l'agricoltura. Io credo che proprio questo vada fatto. Capisco le parole del collega Watson: non credo che si debba ragionare in termini di pensiero unico o di pensieri unici, ma credo che comunque ci sia talmente tanto da fare sul fronte della liberalizzazione dei commerci a vantaggio dei paesi più poveri che, forse, è lì che bisogna concentrarsi innanzitutto. Nel 2000 l'Africa subsahariana ha ricevuto 14 miliardi di aiuti da quegli stessi paesi che, con le loro tariffe doganali, hanno fatto perdere a quei paesi, a quei popoli, a quegli uomini, 20 miliardi di occasioni commerciali. Credo che queste siano le prime risposte che l'Europa debba dare, risposte che vanno date ancor prima dell'aumento degli aiuti allo sviluppo. Lei, Commissario, ha citato la Tobin tax . Sa benissimo che, fortunatamente, la Tobin tax è impossibile da attuare ma, anche se lo fosse, bisogna ricordare che i commerci si aumentano abbassando le tariffe, non aumentandole e che gli investimenti di capitali nei paesi in via di sviluppo si aumentano senza tasse, non con nuove tasse. Quei paesi hanno bisogno di nuovi investimenti, così come hanno bisogno di infrastrutture giuridiche, le infrastrutture giuridiche dello Stato di diritto; ce l'ha ricordato in uno splendido libro Hernando De Soto, un economista sudamericano che ci ha spiegato come il più grande problema dei paesi poveri e dei paesi in via di sviluppo sia quello di avere il capitale morto: un capitale che, siccome non funziona lo Stato di diritto, non è utilizzabile per il benessere della popolazione, la crescita economica, lo sviluppo e anche la ridistribuzione, se si vuole. Io credo, signor Presidente, signor Commissario, che su questi temi l'Europa debba dare risposte senza spostare l'argomento altrove.
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