03 GIU 2003

Intervento di Benedetto Della Vedova sulla riforma della politica agricola comune

STRALCIO | - PARLAMENTO EUROPEO - 00:00 Durata: 3 min 11 sec
Scheda a cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Benedetto Della Vedova sulla riforma della politica agricola comune", registrato a Parlamento Europeo martedì 3 giugno 2003 alle 00:00.

Sono intervenuti: Benedetto Della Vedova (parlamentare europeo, Lista Bonino).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Agricoltura, Ambiente, Commissione Ue, Consumatori, Europa, Finanziamenti, Latte, Mozambico, Nuova Zelanda, Occupazione, Parlamento Europeo, Pil, Prezzi, Protezionismo, Riforme, Unione Europea, Zucchero.

La registrazione video ha una durata di 3 minuti.

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  • Benedetto Della Vedova

    parlamentare europeo (Lista Bonino)

    Signor Commissario, credo che lei abbia ragione quando afferma che finalmente si parla della riforma della PAC, ma la sua riforma non è la riforma che serve, tanto più se, come sembra volere il Parlamento, noi chiediamo di ridurne l'impatto. La sua riforma non affronta alla radice la questione della PAC, che consiste nel fatto scandaloso che l'Unione europea continua e intende continuare a ingessare metà del proprio bilancio in sovvenzioni e protezionismo del mercato agricolo, per proteggere un comparto che rappresenta il 2 per cento del PIL dell'Unione europea. Si parla tanto degli obiettivi di Lisbona, di rendere entro il 2010 l'economia dell'Unione europea l'economia più competitiva al mondo basata sulla conoscenza. E noi pensiamo che questo possa essere un obiettivo in qualche modo raggiungibile quando metà del nostro bilancio è destinato a proteggere e a sussidiare le produzioni agricole? La riforma della PAC non può essere realizzata tenendo conto dell'interesse degli agricoltori; va realizzata nell'interesse dell'Unione europea, cioè nell'interesse di tutti i cittadini e di tutti i consumatori che pagano il latte il 70 per cento in più di quanto pagherebbero senza sovvenzioni in un mercato aperto; pagano la carne il 220 per cento in più di quanto la pagherebbero, mentre i cugini argentini muoiono di fame o, se non muoiono, patiscono i morsi di una recessione economica perché impediamo loro di esportare in Europa la loro carne; pagano lo zucchero il 90 per cento in più, mentre in Mozambico non si riesce a determinare una ripresa economica a causa del protezionismo europeo. L'esempio della Nuova Zelanda, che pure è un paese piccolo, è significativo: dopo l'eliminazione completa dei sussidi e del protezionismo agricolo è aumentato il peso dell'agricoltura sul PIL; è aumentata l'occupazione, in particolare dei giovani imprenditori; è aumentata la qualità. Se vogliamo, possiamo discutere anche di protezione dell'ambiente, di aree marginali e montane; ma se continuiamo a chiedere che comunque metà del bilancio comunitario sia destinato a proteggere e a sovvenzionare la produzione e l'esportazione dei prodotti agricoli europei, discutiamo d'altro. Neghiamo la possibilità di arrivare a un'intesa sui grandi accordi commerciali dell'OMC e, soprattutto, continuiamo a danneggiare i cittadini, i consumatori e i contribuenti europei. Questa è la verità, e questa riforma, volta a smantellare la PAC, dev'essere posta all'ordine del giorno il più presto possibile.
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