03 OTT 2001

Intervento di Olivier Dupuis sulle politiche del Consiglio europeo in materia di sicurezza degli stati dell'Unione europea

STRALCIO | - PARLAMENTO EUROPEO - 00:00 Durata: 4 min 17 sec
Scheda a cura di Andrea Maori
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La politica estera dell'UE.

Registrazione video di "Intervento di Olivier Dupuis sulle politiche del Consiglio europeo in materia di sicurezza degli stati dell'Unione europea", registrato a Parlamento Europeo mercoledì 3 ottobre 2001 alle 00:00.

Sono intervenuti: Olivier Dupuis (parlamentare europeo, Lista Bonino).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Arabi, Ben Ali, Cecenia, Commissione Ue, Consiglio Europeo, Cristianesimo, Esteri, Giordania, Informazione, Islam, Marocco, Parlamento Europeo, Putin, Russia, Schroeder, Servizi Segreti, Sicurezza, Tunisia, Unione Europea.

La registrazione
video ha una durata di 4 minuti.

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  • Olivier Dupuis

    parlamentare europeo (Lista Bonino)

    (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signora Neyts-Uyttebroeck, Commissario Barnier, onorevoli colleghi, innanzitutto spenderò qualche parola sull'aspetto difensivo. Si è molto parlato di sicurezza aerea, di numerose misure al livello europeo. Stranamente si passano sotto silenzio i nostri servizi segreti; ora, se ci sono organi dei quindici paesi membri che davvero non hanno funzionato sono proprio i servizi segreti. Oggi li vediamo lavorare molto alacremente e scoprire molte informazioni. Sarebbe forse stato meglio se lo avessero fatto prima. Costano cari. Non si sa bene che cosa fanno; talvolta ci si chiede se facciano qualcosa. Anche i servizi segreti dovrebbero forse essere oggetto di una riflessione europea e del controllo del Parlamento, poiché la situazione che si è creata può costituire un rischio: a forza di lasciar totale libertà d'azione ai servizi segreti, essi agiscono talvolta in modo inappropriato. Quanto all'aspetto offensivo, il Ministro Michel, Presidente in carica del Consiglio, ha presentato ieri alla commissione per gli affari esteri un gran numero di informazioni. Ha insistito energicamente sul valore del dialogo. Penso che, se il dialogo non è accompagnato da un progetto politico, si rischia talvolta di avallare alcune situazioni. Attualmente stiamo lavorando per mettere a punto una coalizione antiterroristica. Esistono, a mio parere, due rischi principali. Uno è stato sottolineato con forza dall'onorevole Poettering: la lotta antiterroristica rischia - e non si tratta di un mero pericolo, perché ha già degli effetti molto negativi - di provocare ed incoraggiare i terrorismi di Stato. L'onorevole Poettering ha esplicitamente affermato che esiste la tentazione di utilizzare questa grande battaglia antiterroristica per risolvere alcuni problemi interni, in Tibet per i cinesi, in Cecenia per i russi, eccetera. Lo ringrazio perché invece nel suo paese voci ufficiali, come quella del Cancelliere Schröder, sembravano dare ragione al Ministro Putin che non ci ha ancora portato la minima prova che gli attentati di Mosca fossero opera dei ceceni. Anche l'onorevole Lannoye ha insistito su questo punto. Si tratta di una problema che occorre tener presente L'altro problema riguarda il mondo arabo. Alcune dichiarazioni sono state molto criticate. Penso che siamo tutti d'accordo nel riconoscere che la battaglia non è uno scontro di civiltà tra islam e cristianesimo, bensì ovviamente tra democrazia e non democrazia, e che si tratta di una battaglia da condurre in modo offensivo. Dobbiamo aiutare quanti nei paesi arabi e musulmani si battono, spesso mettendo a rischio la loro libertà, al prezzo di torture e talvolta della vita. Il Parlamento e l'Unione europea non sono abbastanza attivi in questo ambito. Esempi come il Marocco e la Giordania dimostrano che i paesi arabi possono muoversi nella direzione della democrazia. Altri paesi che potrebbero essere d'esempio, dimostrano il contrario, come la Tunisia: ci vorrebbe infatti poco per dare un impulso decisivo sulla via della democrazia a questo paese che dispone di una classe dirigente, di un ceto colto, di un sistema d'istruzione, che riconosce i diritti delle donne e la parità dei sessi. In Tunisia la nostra politica permette, costruisce, aiuta il Presidente Ben Ali a consolidare un regime che si discosta ogni giorno di più dallo Stato di diritto, si chiude in un circolo vizioso di gangsterismo di Stato. Una politica offensiva consisterebbe nel sostenere quanti in Tunisia lavorano per lo Stato di diritto e per la libertà.
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