06 MAG 2016
intervista

Viggiano - La voce dei lavoratori dell'indotto Eni

SERVIZIO | di Maurizio Bolognetti - Viggiano - 14:00 Durata: 11 min 39 sec
Scheda a cura di Delfina Steri
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Dopo la decisione presa dal Tribunale del Riesame, che ha confermato il sequestro del Pozzo Costa Molina 2 e di due vasche utilizzate per il trattamento delle acque di produzione petrolifera, l'Eni ha disposto il fermo di tutte le attività del Centro Olio Val d'Agri (COVA) e l'avvio della procedura per la messa in cassa integrazione di circa 400 lavoratori.

L'amministratore delegato del "Cane a sei zampe", Claudio De Scalzi, ha motivato la decisione sostenendo che "dal punto di vista tecnico e operativo" i sequestri disposti dalla magistratura hanno reso impossibile "proseguire l'attività
produttiva".

Motivazioni, quelle addotte da De Scalzi, che non hanno convinto Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli, che ha tra l'altro dichiarato: "I pm non hanno imposto alcuna chiusura, ma la garanzia che si lavori senza inquinare".

Intanto, dal 25 aprile i lavoratori dell'indotto Eni presidiano i cancelli del COVA e la Val d'Agri sta scoprendo, suo malgrado, che un'intera economia ruota attorno alle attività di estrazione idrocarburi e che nessuna via d'uscita o sviluppo non dipendente dall'oro nero è stato creato in venti anni di royalties.

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