19 DIC 2002

Intevento di Olivier Dupuis sulle recenti condanne a morte di due tibetani

STRALCIO | - Parlamento Europeo - 00:00 Durata: 3 min 23 sec
Scheda a cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intevento di Olivier Dupuis sulle recenti condanne a morte di due tibetani", registrato a Parlamento Europeo giovedì 19 dicembre 2002 alle 00:00.

Sono intervenuti: Olivier Dupuis (parlamentare europeo, Lista Bonino).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Cina, Dalai Lama, Diritti Umani, Hu Jintao, Parlamento Europeo, Pena Di Morte, Tibet, Unione Europea.

La registrazione video ha una durata di 3 minuti.

Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.
  • Olivier Dupuis

    parlamentare europeo (Lista Bonino)

    Tibet Dupuis (NI ). - (FR) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, l'onorevole Posselt ha perfettamente ragione: si deve parlare di maggioranza tibetana all'interno del Tibet. Inoltre, onorevole Maes, il problema sollevato oggi da queste due condanne a morte porta alla luce anche gli spostamenti di confini compiuti dai cinesi. La regione autonoma del Tibet comprende appena un terzo del Tibet; bisogna tener conto anche della provincia di Sichuan, buona parte della quale appartiene storicamente al Tibet. I colleghi intervenuti in precedenza vi hanno già accennato. Tre mesi fa, alcuni hanno manifestato segni di speranza al ritorno di Kelsang Gyaltsen e Lodi Gyari, gli emissari del Dalai Lama che per la prima volta dopo tanto tempo si sono recati in visita ufficiale a Pechino. Nel frattempo nella Repubblica popolare cinese si è registrato un cambiamento di lieve entità: Hu Jintao è diventato Presidente e nuovo Segretario generale del Partito comunista cinese. Ma il risultato del cosiddetto dialogo che è stato avviato sono le due condanne a morte di Tenzin Delek e Lobsang Dhondup. Quanto a segni di dialogo, onorevole Gebhardt, evidentemente ce ne potrebbero essere di migliori. Ciò premesso, credo che noi - in quanto deputati al Parlamento europeo ed europei - dovremmo interrogarci soprattutto sulle modalità del nostro sostegno al popolo tibetano; è una domanda, mi sembra, che dobbiamo porci con estrema serietà. Il rischio dell'esotismo esiste, ed esiste il rischio che la lotta pacifica dei nostri amici tibetani non sia adeguata all'obiettivo della liberazione del Tibet - obiettivo dei tibetani, ma anche obiettivo delle donne e degli uomini liberi di tutto il mondo. Sono passati quasi tre anni da quando, nel giugno 2000, il nostro Parlamento ha approvato una risoluzione che invitava i governi degli Stati membri a riconoscere il governo in esilio del Tibet, cioè il governo del Dalai Lama . E' questo, a mio parere, il modo più adatto per conferire vera forza ai nostri amici tibetani e per indicare contemporaneamente ai nostri amici cinesi che lo Stato di diritto si costruisce su un dialogo saldamente radicato - e non solo su un simulacro di dialogo, su quelle briciole di dialogo che i cinesi gettano sia ai tibetani che a noi europei per farci credere, come avviene da 40 anni a questa parte, che essi vogliono dialogare, mentre invece, ogni volta, rifiutano un confronto autentico e qualsiasi soluzione politica. Il presidente del parlamento tibetano in esilio, professor Samdhong Rimpoche, ha chiesto moderazione fino al mese di giugno. Rispetterò la sua richiesta, ma credo che a partire dal mese di giugno dovremo riconsiderare l'intera questione del nostro sostegno alla lotta per la libertà del Tibet.
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