21 OTT 1997

Algeria: elezioni nel terrore delle stragi degli integralisti islamici

COLLEGAMENTO | - ALGERI - 00:00 Durata: 1 sec
A cura di Guido Mesiti
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Algeria: elezioni nel terrore delle stragi degli integralisti islamici.

Registrazione audio di "Algeria: elezioni nel terrore delle stragi degli integralisti islamici", registrato a Algeri martedì 21 ottobre 1997 alle 00:00.

Sono intervenuti: Antonio Russo (giornalista).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Africa, Algeria, Democrazia, Elezioni, Integralismo, Islam, Politica, Terrorismo.
  • Antonio Russo

    giornalista

    Democrazia o Dittatura. Questo sembra essere il problema per l'Algeria, che si trova ad affrontare le elezioni locali. Oggi è stato il primo giorno di silenzio elettorale. Ieri si sono conclusi gli incontri. Specificatamente è stato interessante quello con il partito dell'RND, uno dei partiti più favoriti che pare prenderà una maggioranza insieme al FLN. Numericamente sembra che possano avere risultati in quanto contano rispettivamente 1400 liste per il FLN mentre 1442 liste per l'altro. Ci sono una serie di circa 37 ulteriori piccoli partiti, di cui i più importanti sono le FFS e il MSP e il PT che però vengono considerati di poca rilevanza e pare che non dovrebbero portare via voti ai due partiti di maggioranza. Sono partiti dell'opposizione a cui viene accusata una fragilità di posizione da una parte degli stessi leader di partito. Su questo clima di attesa si pensa che ci possano essere dei problemi. Uno di questi è. per esempio, che in un villaggio qui vicino è stato effettuato un altro massacro, nonostante fosse considerata una zona abbastanza tranquilla senza problemi dopo il controllo militare ottenuto. Vittime 5 donne uccise e si ripone il problema se questo sia un segnale di recrudescenza visto che è avvenuto proprio vicino alle elezioni da parte del gruppo terroristico della FiS. Continua ad andare avanti l'operazione Bainem nella foresta ad ovest dove si nasconde il maggior gruppo consistente del Fis. Continuano queste operazioni in maniera particolarmente forte ma non c'è modo di appurare l'entità di questi combattimenti perché per noi giornalisti la mobilità è limitata. Ritornando al discorso democrazia o dittatura, che cosa si aspettano e quali possono essere le speranze. La posizione, stranamente, sembra ambigua in quanto sembra esserci più o meno un consenso sull'idea di un'apertura controllata sul campo della politica e un avviamento del processo di democratizzazione. Questo significa l'uso di forza o la costituzione di un regime di transizione che non sè qualificabile come massimo sistema democratico. D'altronde come dice Le Chroniqueur, un giornale locale che fa un confronto molto interessante, una stessa società civile può così bene essere al punto cruciale tra i valori del progresso e quelli del conservazionismo. Non è certo la società che è infantile e ha creato fascismi, stragi e delitti nel rispetto della stessa democrazia. Mi sembra che il confronto sia abbastanza infelice. Comunque noi siamo stati anche oggi in villaggi che hanno subito violenza tra cui a Bukari dove il 27 agosto erano state uccise circa 250 persone e abbiamo raccolto testimonianze agghiaccianti per il modo in cui venivano uccise queste persone con le bombe granata davanti alle porte, o sgozzate con dei coltelli o uccidendole a colpi d accetta. Questi son villaggi che si trovano nella front-line della linea di guerra, sono abbandonati e le persone rimaste sono in condizioni di vita estreme e difficili, di una povertà estrema. È stata significativa la visita alla città di Rais mentre andavamo in giro per sentire i superstiti delle stragi è scoppiata una granata non molto distante da noi, senza mettere in rischio nessuno di noi. La situazione è abbastanza fluttuante e non si riesce a tradurre. Per noi giornalisti è difficile dare una valutazione di quelli che saranno i risultati né di tenere sotto controllo la situazione del terrorismo.