Scomparso l'economista Milton Friedman, antiproibizionista, libertario, liberista. Il ricordo di Radio Radicale

Pubblicato il 17 Novembre 2006 da Diego Galli
Milton Friedman: fonte: www-news.uchicago.eduMilton Friedman: fonte: www-news.uchicago.edu

Si è spento nella notte fra mercoledì 15 e giovedì 16 novembre a San Francisco all'età di 94 anni l'economista Milton Friedman, il fondatore della scuola monetarista, premio Nobel per l'Economia nel 1976.

Friedman è stato un punto di riferimento anche per i radicali, per le sue tesi antiproibizioniste sulla droga e le sue posizioni libertarie in economia. Ebbe un ruolo fondamentale negli Stati Uniti anche nell'eliminazione dell'obbligo del servizio miltitare.

Così lo ricorda Il Sole 24 Ore:

Liberista convinto, è stato più volte definito l’anti-Keynes, per il suo rifiuto verso qualsiasi intervento dello Stato nell’economia e il suo sostegno convinto a favore della politica del «laissez-faire», che tanta influenza hanno avuto sulle scelte di Margaret Thatcher in Gran Bretagna e di Ronald Reagan negli Usa, pur non avendo Friedman mai rivestito alcun incarico formale in nessun Governo.

I maggiori contributi di Friedman alla teoria economica riguardano gli studi sulla teoria quantitativa della moneta, sulla teoria del consumo e sul ruolo e l’inefficacia della curva di Phillips nel lungo periodo. Autore di molti libri tra cui Capitalismo e Libertà del 1962, Liberi di Scegliere del 1990, scritto a quattro mani con la moglie Rose da cui fu tratta una serie televisiva, e Due Persone Fortunate, Friedman è stato anche un buon divulgatore. La notizia della sua scomparsa è stata fornita da un portavoce del Cato Institute, il «think tank» di Washington con cui l’economista aveva collaborato nel corso degli ultimi anni. Friedman aveva ricoperto la cattedra di professore emerito di economia presso l’Università di Chicago dal 1946 al 1976.

Scriveva Marco Pannella nel 1987:

Si può amare o detestare il pensiero, l’opera, il peso di Milton Friedman, il Premio Nobel cui si imputano gli »eccessi reaganiani, l’ideologia ultraliberista, l’antistalismo rigoroso e pressoché messianico. Ma ci pare difficile e imprudente negarne la serietà e l’importanza.

E’ proprio sul fronte della droga che Reagan e Milton Friedman appaiono invece i generali dei due eserciti che si affrontano. Reagan sta passando apertamente ad una ideologia ed a una pratica militare e autoritaria contro la droga (…) Milton Friedman non cessa di denunciare questa politica come illusoria, antiliberale e antiliberalista, ideologica, statalista, follemente costosa sul piano del diritto non meno che dell’economia, oltre che perdente. Bastano, fra tante, le poche pagine del suo libro “Contro il potere dello status quo”, del 1984 (ed. Longanesi).

Ancora un anno fa, Milton Friedman è stato il primo firmatario di un appello sottoscritto da oltre 500 economisti americani per denunciare gli enormi costi (7,7 miliardi di dollari all’anno) del proibizionismo sulla marjiuana.

Più recentemente, Marco Pannella aveva proposto un incontro con l’economista per sollecitare la sua riflessione sull’influenza del complesso militare industriale sull’economia e il sistema politico americano.