Se una sentenza non vale nulla

Di Adriano Sofri - 17 dicembre 2008

Il cerchio dei bracconieri si stringe addosso al corpo di Eluana Englaro. Ora è il ministro Sacconi a rovesciare un’estenuante e definitiva trafila di sentenze con una circolare imperiosa a tutte le regioni - un ukaz, per l’esattezza - perché nessuna struttura sanitaria, né pubblica né privata, sospenda mai l’alimentazione artificiale a una persona “diversamente abile”, cioè a Eluana, perché è di lei che così si tratta.

Peccato, Sacconi è un ministro del Pdl che non rinnega il proprio passato di socialista: lo ridicolizza. Del resto è l’ultimo arrivato nella muta arrabbiata che bracca quella famiglia italiana, che la butta a spintoni da un tribunale all’altro, che la caccia ululando da una regione all’altra, che le nega il silenzio rispettoso e doloroso al quale aveva da sempre umanamente diritto, e se l’è conquistato legalmente attraverso un calvario giudiziario accompagnato da una pubblica gogna. «La legge non la fa Sacconi», ha protestato il legale della famiglia. Già: ma Sacconi la disfa. O almeno ci prova. Non costa niente. Ci provano, negli stessi giorni, nello stesso ministero della pubblica virtù, con la Ru486. Espedienti e spregiudicatezza sembrano diventatile armi di un vittimismo oltranzista che pretende per sé l’amore assoluto per la vita, avventandosi contro le particolari e fortuite vite altrui. Chi ha provato compassione, rispetto e solidarietà per i signori Englaro non ha desiderato al posto loro nessuna decisione: che la vita di Eluana finisse prima o dopo, e in questo o quel luogo. Ha solo desiderato, come cosa giusta e umanamente degna, che la loro disgrazia ridiventasse solo loro, che la decisione, e se e quando e dove, riguardasse loro, così come legge e sentenze hanno definitivamente garantito. Gli oltranzisti dell’amore per la Vita maiuscola (e del cinismo sulle minuscole vite personali) avrebbero dalla loro una forza decisiva, che è l’obiezione di coscienza. Dei cristiani non dovrebbero mai dimenticarsene, della chiesa primitiva o dei loro confratelli martirizzati in tante parti del mondo d’oggi.

La coscienza permette di obiettare alle leggi e alle sentenze, a costo della persecuzione: di rovinarsi una carriera, di perdere il lavoro, di finire in galera, di pagare con la vita… Quando l’obiezione non costa niente a sé e tutto ad altri, quando anzi giova alla carriera e rende più facile una vita facile, non c’entra più con la coscienza. E’ un trucco. E’ la Morale, nascosta in una mezza manica.

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