Senghor ! Senghor ! Senghor !

Pubblicato il 19 Agosto 2006 da mb
Année Senghor 1906 - 2001"Année Senghor 1906 - 2001"

"Con grande onore e grande felicità per tutta l'Umanità"

2006 - Année Senghor 1906 - 2001

Omaggio " Melting - Pot " : il mondo della letteratura, della politica, dell'arte e della cultura si mobilita. Immagini di archivi e ( illuminazioni di uomini della letteratura e della cultura ) di questi intellettuali e studiosi che hanno affrontato scandendo la vita e le opere di Senghor, dai suoi studi all'uomo poeta, dalla sua vita politica al suo ritiro . " Il mondo francofono " celebra quest'anno il centenario della nascita di Léopold Sédar Senghor, nato il 9 ottobre nel 1906, a "Joal- Fadiouth" (la sua città natale in Senegal). L'evento sarà scandito da numerose manifestazioni attraverso tutto il mondo e su tutti i fronti: dall'Arte alla Cultura, dall'Africa all'Europa - Americhe e via dicendo . Migliaia saranno anche i documenti che rappresenteranno Senghor. Dall'Unesco agli Editori, dalla popolazione civile alle Università e tante altre iniziative di Associazioni e " fans " (appassionati di Internet) che si interessano al presidente - Poeta Senghor. L'appuntamento si consoliderà con la solidarietà francofona che è forte nel mondo, che vuole portare un omaggio vibrante al primo Presidente del Senegal, in questa occasione. Il lancio dell' " Anno Senghor " dal governo del Senegal e della Francofonia ha avuto luogo a Dakar, il 05 marzo 2006 al " Théatre National - D. Sorano " www.senghor.francophonie.org

Leopold Sedar SenghorLeopold Sedar Senghor

Leopold Sédar Senghor

Nato a Joal (Senegal), il 9 ottobre 1906 da una famiglia agiata di proprietari terrieri. Va alla scuola libera di N'Gazobil, poi al Collegio "Liberman" (più tardi al Liceo Van Vollenhoven di Dakar). Diplomato, viene mandato a Parigi al Liceo " Louis- Le-Grand ", poi alla Sorbona.Parallelamente ai suoi studi, svolge un ruolo capitale nella nascita del movimento della Negritudine di cui diventerà più tardi uno dei più brillanti rappresentanti, tanto sul piano poetico che su quello teorico (cf. Aimé Césaire). Aggregato di grammatica nel 1935 ( primo aggregato dell'Africa nera ), insegna in diversi posti fino alla seconda guerra mondiale. Fatto prigioniero il 20 giugno 1940 conosce gli "stalags" ( le prigioni naziste ). Alla liberazione, riprende il suo insegnamento (alla scuola della France - d'Outre-Mer) e alle sue attività letterarie. Nello stesso tempo inizia una carriera politica. Viene eletto deputato del Senegal all'Assemblea Costituente, diventa Segretario di Stato nel 1955 ed infine Presidente del Senegal indipendente nel 1960.

www.joalfadiouyh.com

Opere

  • Poemi

1945 Chants d'ombre, poemi, Seuil, Parigi

1948 Hosties noires, poemi, Seuil, Parigi.

1956 Ethiopiques, poemi, Seuil, Parigi.

1962 Nocturnes, poemi, Seuil, Parigi

(Queste quattro raccolte sono state assemblate in un solo volume, Poemi, edito nel 1973 nelle Edizioni Seuil e N.E.A., collezione Points. Questo volume comprende in oltre la riedizione della quinta raccolta di poemi intitolatA " Lettres d'hivernage) ".

Lettres d'hivernage, con illustrazioni di Marc Chagall (Seuil/N.E.A.).

1972 1948 Anthologie de la nouvelle poésie nègre et malgache de langue française, preceduto di Orphée Noir di J. Paul Sartre, P.U.F. Parigi.

Essais, Conférences, ecc...

1964 Liberté 1, Négritude et Humanisme, Seuil, Parigi (tome-1).

1967 Négritude, Arabisme et Francité, ediz. Dar Al- Kitab Allubnani- Beyrouth.

1967 Les fondements de l'Africanité ou nègritude et Arabité, P.A. Parigi.

1969 Le plan du décollage économique, G.I.A. Dakar

1971 Liberté II, Nation et Voie africaine du Socialisme, Seuil, Parigi (tome 2)

1973 La parole chez Paul Claude et chez les négro-africains, N.E.A. Dakar.

1975 Paroles, N.E.A. Dakar/Abidjan.

Testimonianze

Fu un giorno a Gorée

Leopold Sédar Senghor

Nella occasione della giornata del 10 maggio e della commemorazione annuale dell’abolizione della schiavitù, le edizioni ” Michel Lafon “ hanno pubblicato ” Fu un giorno a Gorée” di Joseph N’Diaye. L’autore è fin dal 1964 il conservatore della “maison aux esclaves” (Casa degli Schiavi) dell’Isola di Gorée (nelle vicinanze di Dakar, ndr),che fu uno dei più importanti ” comptoirs ” ( banco di esposizione ) della tratta negriera.

Joseph N’Diaye, un anziano oggi di 84 anni, è la memoria della storia della schiavitù. “Tirailleur” (fuciliere) nell’armata francese durante lo sbarco nel 1948 a Toulon, continua la sua azione sotto la bandiera francese nel 1948 in Indocina sotto gli ordini del generale Bigeard. E’ nel 1964 che la comunità dell’Isola di Gorée lo sceglie a stragrande maggioranza (plebiscitaria) come guida della Casa degli Schiavi: Nel corso degli anni,diventerà il luogo che simboleggia la schiavitù .E’ la personalità di Joseph N’Diaye, la sua eloquenza e i suoi talenti di narratore che inciteranno la venuta dei grandi di questo mondo a Gorée. Riceverà Bill Clinton, François Mitterrand, Giovanni Paolo II, Georges Bush e ancora Nelson Mandela. Gli spiegherà quello che ci descrive nel suo libro, la cattura degli Africani, i mercati dove li vendevano come degli animali, i depositi pestilenziali di navi in cui li trasportavano in America e particolarmente, nelle Antille , presso le piantagioni dove lavoravano sotto la minaccia della frusta. I ricalcitranti aventi il poplite staccato…

Racconta anche le grandi rivolte nere che hanno preservato la dignità di questo popolo umiliato, e le lotte accanite che portarono all’abolizione della schiavitù. Joseph N’Diaye dà la nota giusta, il colore perfetto, autentico, ritrasmettendo in un francese molto toccante quello che fu l’ abominazione di questa schiavitù che negava ai ” Negri ” la qualità di Esseri Umani…Per più di tre secoli. Partendo dal postulato che non si costruisce niente sull’oblio , Joseph N’Diaye ha scritto questo libro affinché i nostri figli possano capire.

Fu un giorno a Gorée

” La schiavitù raccontata ai nostri figli ” di Joseph N’Diaye Edizioni Michel Lafon, Parigi 2006

” La schiavitù e il colonialismo perseguivano lo stesso obiettivo: lo sfruttamento di una razza da parte di un’altra. Tuttavia anche se il lato negativo ha preso il sopravvento, la colonizzazione ha anche avuto dei lati positivi ” . Joseph N’Diaye Conservatore della casa degli schiavi, a Gorée ( Senegal ).

Cifre che descrivono un omaggio !

Francophonie: chi, dove, quanti?

Il 26° Salone del libro che si è tenuto a Parigi dal 17 al 22 marzo, ha dato il via all’inizio del festival francofono in Francia, che terminerà il prossimo 9 ottobre con il centesimo anniversario della nascita di Léopold Sedar Senghor. Un evento che interessa circa 175 milioni di francofoni (di cui 110 milioni parlano correntemente il francese) censiti attraverso il mondo. Il francese è, con l’inglese, una delle sole due lingue parlate sui cinque continenti e si classifica al 9° posto mondiale delle lingue più utilizzate , il mandarino posizionandosi in testa con l’1,3 miliardi di ” locutori ” (parlante nativo o che spartiscono la lingua, ndr). Fa parte delle sei lingue ufficiali dell’ONU (con l’inglese, l’arabo, il mandarino , lo spagnolo e il russo) e delle sue tre lingue di lavoro ( con l’inglese e lo spagnolo ). E’ la lingua ufficiale in ventinove paesi membri dell’Organizzazione internazionale della Francofonia che raggruppa sessantatre Stati e governi, sia solo con 12 paesi, sia con altre lingue di 17 paesi. Secondo l’OIF, l’Algeria detiene , con circa 16 milioni di locutori, la seconda comunità francofona dopo la Francia. Seguono la “Cote d’Ivoire” (Costa d’Avorio) - 12 milioni, il ” Québec ” (Canada) 6 milioni ed il Belgio 4 milioni. Da notare che circa 500 000 persone parlano francese in Israele e più di 700 000 negli Stati-Uniti. E’ il continente africano che conta il numero più importante di francofoni (11% della popolazione totale). In percentuale, il Gabon si posiziona molto avanti , in prima posizione ( 80% di francofoni ). Nell’Unione europea, il francese arriva, a parità con l’italiano, al secondo posto per il numero di locutori in lingua materna ( 16% ), dietro il tedesco (23,3%), ma dinanzi all’inglese ( 15,9 % ).

Da segnalare

Liberté 5

Opera che mi stà a cuore per quanto riguarda il dialogo delle culture (ndr)

Liberté 5: il dialogo delle culture: Prolungando e sviluppando la riflessione che avevano aperto “Négritude et Humanisme” -Negritudine ed umanesimo (“Liberté 1”) Poi Négritude et Civilisation dell’Universel (“Liberté 3”), questo volume si articola intorno ai temi maggiori del pensiero di Léopold Sédar Senghor: négritude (negritudine), francofonia, ricerca delle condizioni di realizzazione di questa civiltà dell’universale che sarà fondata sulla interpretazione, il dialogo, l’influenza reciproca di tutte le culture. Dopo aver mostrato come, in tutti i tempi, le società si sono sviluppate con il ” metissaggio ” ( o mescolanza) culturale quanto biologica, l’autore vede nel dialogo delle culture il mezzo, per l’umanità del terzo millennio, per sormontare così tanto gli squilibri (che fanno sorgere tanti conflitti) in particolare tra l’ “Euramérique” ( Euroamerica ) e il terzo mondo. Un tale riequilibrio passa in particolare dalla ri-conoscenza dei valori della “negritudine” ( fiero di essere nero ) nella quale Senghor vedeva fin dal 1964 ” una pietra angolare ” nella edificazione della ” Civilisation de l’Universel ” ( di una Civiltà universale ), che sarà l’opera comune di tutte le razze, di tutte le civiltà diverse - o non “.

Opere su Senghor

Lépold Sédar Senghor 1978: Il Poeta Africano

Omaggio a Léopold Sédar SENGHOR

La sua prima raccolta ” Chants d’ombre “,

1945 edizione ” Le Seuil “

Intervista a N’Diaye Demba pg 7723 - classe 1937 N° mle 4C 123 - Testimone di una guerra dimenticata

Riferimenti

Senghor é un uomo molteplice. Politico, aggregato di grammatica, ha vissuto diverse lotte: é stato del movimento della negritudine e ha preso parte alle indipendenze africane. Negli anni trenta, fa parte dei primi intellettuali che fondarono la rivista “L’Etudiant noir”, a Parigi. Sulla scia, anima con i suoi pari Aimé Césaire, Richard Wright, Léon - Gontran Damas, Alioune Diop e ben altri questa corrente che andava (à jamais) a segnare per sempre il pensiero africano: la negritudine. La definiva come la rivendicazione dell’identità negra: quella della fierezza di appartenere a un mondo senza complessi. E’ dai poemi ma anche dalle prove che “l’enfant de Joal” farà sbocciare la sua lotta. Per ricostruirne il tracciato, due libri: “Le siecle Senghor” e “L’Europe de Léopold Sédar Senghor. Il primo ripercorre il percorso del poeta - presidente, allora che il secondo ritorna sul suo attaccamento all’Europa. L’Ex- deputato francese della IV Repubblica fu sempre un innamorato delle lettere greche e latine. Dopo la sua partenza volontaria a capo dello Stato senegalese, dove officiò dal 1960 al 1980, Senghor si installa in Francia. Nel 1983, diventa membro dell’Accademia francese. Le sue opere illuminano la vita dell’uomo . Tutto quello che si vuole sapere sul cantore della filosofia dell’universale, su quella del “metissaggio”, dal dare e dall’ avere.

*Le siécle Senghor, sotto la direzione di André-Patient Bokiba, Ediz. L’Harmattan, Parigi, 2001.

*L’Europe de Léopold Sédar Senghor, Christian Roche, Ediz. Pivat,

Toulouse, 2001

Il Poeta

Poeta africano il più celebre del suo tempo, cantore della negritudine e apostolo della civiltà dell’Universale, Léopold Sédar Senghor appare come una sorta di icona del continente. Appena si parla del Senegal all’estero, il suo nome viene pronunciato. Questa identificazione del poeta al suo paese é il risultato di un lungo cammino individuale che lo porta dalle sponde del Senegal a quelle della Senna (Francia). Nato da una famiglia di ricchi proprietari terrieri, forgia la sua esperienza poetica partendo dalla miscela , della simbiosi e del metissaggio. Questo culto gli viene dalle sue radici, del suo nome Senghor, derivato dal portoghese Senhor, dalla sua terra, feconda alchimia dei rapporti “mandingo” e degli avventurieri mercanti venuti dalle terre fredde del Nord nel XV° secolo. Il richiamo delle gocce di sangue portoghese che, in fondo alle sue vene, cantano di nostalgie “saudades” mostrano a quale punto il suo poetico immaginario é il prodotto del legame stretto che stabilisce tra poesia e biologia.

Il suo arrivo in Francia nel 1928 segnerà una svolta decisiva nella sua scrittura poetica. Incontra dei poeti della diaspora come Aimé Césaire, Léon-Gontran Damas con cui ha fondato il movimento della negritudine. Larga corrente di rivendicazione di identità , inspirata in parte dai pensatori africani - americani e in simpatia con il surrealismo, la negritudine si definirà molto velocemente come un atto di libertà, perfino di “liberazione di stile” confronto al giogo occidentale. La rottura con la versificazione classica, come lo predica il poeta delle Antille Etienne Léro, dà alla poesia “Senghoriana” una dimensione in misura della ricchezza del suo immaginario.

La guerra arriva, é arruolato nell’esercito francese. L’esperienza della ferita, della prigione , della sofferenza conferiscono alla sua raccolta “Chants d’Ombre” (1945), un gusto di nostalgia e di fratellanza: ” O^ morts! Defendez les toits de Paris dans la brume dominicale/ Les toits qui protègent mes morts/ Que de ma tour dangeureusement sùre, je descende dans la rue/ Avec mes frères aux yeux bleus/ Aux mains dures. ” Poi vengono dei poemi sacri, delle preghere, “Hosties noires” (1948), dei poemi di radicamento, “Ethiopiques” (1956), di amore. In “Lettres d’hivernage” (1972), il poeta, liberato dalla storia ” collettiva “, consegna i suoi più bei versi del suo repertorio all’ intenzione della sua sposa. Così lontano che si risale nella sua opera, si ritrova anche in lui il bisogno di agire e di consolidare una “poesia dell’azione” che rende le parole operative e creatori di un mondo migliore: “Un politico l’hai detto- uccidevo il poeta- un uomo di azione solo.” Il poeta -presidente trova sempre il tempo, anche nel corso del suo mandato, di stabilire tra il reale e l’immaginario, la felice passerella dei sogni.

Per prova : il suo ultimo libro, ” La rose de la paix ” (La rosa della pace), Ediz. L’Harmattan), somma di poemi magnificamente tradotti dall’inglese mentre si esercitava ancora.

Senghor dal disegno

Fra tutte le opere che escono da alcuni mesi nella occasione del centenario della nascita di Léopold Sédar Senghor, quello che viene dal Burkina Faso é particolarmente originale. L’album edito dall’associazione “Ateliers de Sya ” raccoglie quattordici racconti sceneggiati e disegnati dagli artisti locali. Alcuni mettono in scena Senghor stesso, che sia nei suoi abiti di presidente del Senegal o su tale o tal altro episodio della sua carriera letteraria. Si ritrova anche professore di lettere e sotto l’uniforme francese durante la seconda Guerra mondiale

. Altri disegnatori hanno preferito immaginare delle scenette ( sketch) scritte nel quotidiano attuale della gioventù africana. La poesia dell’ex - accademico sorgeva allora come una illuminazione o un asse di saluto . Un artista ha anche avuto la buona idea di ripercorrere una avventura di ” Leuk “, il celebre ” lièvre ” (lepre) dei racconti africani. Un eccellente modo di ricordare che, nella bibliografia di Senghor, accanto a delle raccolte di poesie e delle prove politiche, figura un libro scolastico, “Leuk-le-Lièvre”, scritto in collaborazione con Abdoulaye Sadji e pubblicato da ” Hachette ” 1953. Bisogna sperare che questo mezzo pedagogico, intelligente e ludico nello stesso tempo, sarà accessibile a un massimo numero di giovani Africani ai quali é destinato.Senghor, per cui la cultura era il pilastro dello sviluppo, ne sarà certamente molto contento.

*Senghor, 100 ans (Senghor, 100 anni.) La BD (fumetto) burkinabe celebra il poeta - presidente, Atelier de Sya (Bobo-Dioulasso), 48 p.

Due figure per un passato recente

Lépold Sédar Senghor stà meglio

Colpito da una embolia polmonare, Léopld Sédar Senghor è stato ricoverato, all’inizio di febbraio, all’ospedale di Caen ( Francia, ndr) , a 200 km ad Ovest di Parigi. Anziano di 82 anni, l’ex - Capo di Stato senegalese che si è allontanato volontariamente dal potere il 31 dicembre 1980, dedica essenzialmente il suo tempo alla letteratura e alla poesia, quando non assiste alle sedute dell’Accademia francese di cui è il primo membro africano.

Léopold Sédar Senghor viaggia molto, per partecipare a dei colloqui, delle conferenze e delle riunioni, particolarmente quelle dell’Interafricana socialista di cui è uno dei fondatori e animatori. Ma si divide, essenzialmente, tra Dakar, Parigi e Verson (dove si è congedato per dedicarsi alle sue opere, ndr), piccolo villaggio della Normandia presso Caen, dove sua moglie, Colette, ha la casa di famiglia. I comunicati del medico segnalano che lo stato di salute di Léopold Sédar Senghor non è preoccupante. Gli auguriamo una pronta guarigione.

*Siradiou Diallo J.A n° 1468-22 febbraio 1989

*oggi scomparso