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    <title>RadioRadicale.it</title>
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    <description>Ricerca avanzata registrazioni di Radioradicale</description>
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    <pubDate>Mon, 20 Aug 01 00:00:00 +0200</pubDate>
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    <language>it-it</language>
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    <title>Lavoro: Dibattito con Daniele Capezzone su articolo 18</title>
    <link>http://www.radioradicale.it/node/302152</link>
    <guid>http://www.radioradicale.it/scheda/173471</guid>
    <pubDate>Mon, 20 Aug 01 00:00:00 +0200</pubDate>
    <description>&lt;div&gt;Roma, 20 agosto 2001 - Dopo le dichiarazioni del governatore della Banca d'Italia, Fazio, dibattito tramesso dagli studi di Radio Radicale con Daniele Capezzone, segretario di Radicali Italiani, Franco Debenedetti, senatore dei Ds,   Marco Biagi,  docente di diritto del lavoro all'Università di Modena, Savino Pezzotta, segretario della Cisl, e Giuliano Cazzola, esperto di diritto del lavoro.&lt;p&gt;&quot;Le polemiche scatenate in queste ore a difesa del feticcio dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori - ha sostenuto &lt;strong&gt;Daniele Capezzone&lt;/strong&gt; - sono tre volte ipocrite&quot;. &quot;Sono ipocrite - ha spiegato Capezzone - in primo luogo perché cancellare l'articolo 18 significherebbe puramente e semplicemente abolire una norma che esiste, in questi termini, soltanto in Italia, nel novero dei paesi occidentali. In secondo luogo, perché anche rispetto all'Italia, si tratterebbe solo di estendere anche alle imprese maggiori il regime che già esiste per quelle con meno di 15 dipendenti, per le quali non è previsto alcun obbligo di reintegro, ma l'alternativa tra la riassunzione e la corresponsione di un indennizzo che può giungere fino a 14 volte il valore della retribuzione mensile lorda del lavoratore&quot;.&lt;p&gt;Infine, spiega il leader radicale, &quot;perché coloro che più strillano e si sbracciano a difesa del totem, hanno già provveduto ad abbatterlo per se stessi&quot;. Con la legge 108 del '90, infatti, sottolinea Capezzone, &quot;partiti e sindacati hanno già abolito l'obbligo di reintegro per i propri dipendenti. Per essere chiari, Cofferati e Bertinotti possono licenziare la loro segretaria o il loro centralinista senza che né l'uno né l'altra possano invocare alcun diritto alla reintegrazione&quot;.&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.radioradicale.it/node/302152&quot;&gt;Vedi la scheda su RadioRadicale.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>

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    <title>Radicali Italiani: «Ladri di verità su Carlo e su Giorgiana»</title>
    <link>http://www.radioradicale.it/node/302150</link>
    <guid>http://www.radioradicale.it/scheda/182577</guid>
    <pubDate>Mon, 20 Aug 01 00:00:00 +0200</pubDate>
    <description>&lt;div&gt;Roma, 20 agosto 2001 - Daniele Capezzone e Marco Cappato hanno tenuto una conferenza stampa dalla sede di Radicali Italiani, in Via di Torre Argentina 76, su una delle pagine più tristi della attuale stagione politica, cioè quella del parallelo e dell'equiparazione tra la morte di Carlo Giuliani a Genova e quella di Giorgiana Masi, a Roma, il 12 maggio del 1977. Gli esponenti radicali hanno ribadito con forza l'appello a rispettare fino in fondo la verità di chi ha scelto la strada della militanza violenta, e quella di chi, all'opposto, sorrideva e raccoglieva firme.&lt;p&gt;  Nel corso della conferenza, è stata consegnata ai giornalisti presenti una copia di &quot;Cronaca di una strage&quot;, il libro-inchiesta sui fatti del 12 maggio 1977 curato dal Partito radicale e dal Centro di iniziativa giuridica Piero Calamandrei, con prefazioni e interventi di Camilla Cederna, Maria Antonietta Macciocchi, Marco Pannella e Antonello Trombadori.&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&quot;Una triste e vergognosa operazione&quot;&lt;/strong&gt;&lt;p&gt;&quot;Sciascia diceva che i morti sono pensionati della memoria&quot;. Con queste parole il segretario di Radicali Italiani Daniele Capezzone ha invitato i presenti a riflettere sulla &quot;triste e vergognosa operazione di equiparazione della figura di Giorgiana Masi a quella di Giuliani&quot;. Occorre rispettare le esistenze di diverse verità, &quot;di chi ha scelto la violenza&quot; e chi sorrideva e militava per la non violenza. A Bertinotti e Agnoletto, Capezzone ha rimproverato la falsificazione di parole quali &quot;non violenza e disobbedienza civile&quot;, che sono un patrimonio di altri, e oggi appaiono come &quot;scatole svuotate&quot;, e anche  in questo senso il paese &quot;paga l'assenza dei radicali&quot;.&lt;p&gt;&lt;strong&gt;I fatti di Genova&lt;/strong&gt;&lt;p&gt;  I  miti di Agnoletto e Casarini, si creano all'interno di un movimento che &quot;lancia sassi e spacca vetrine e si vede pubblicare ogni documento, anche il più delirante&quot;, grazie a mezzi d'informazione che privilegiano le &quot;leadership violente&quot;. Capezzone inoltre ha ricordato che sta rinascendo anche il mito di Bertinotti, il quale &quot;rialza la bandiera comunista&quot;, nonostante &quot;il miliardo di cinesi sotto il tallone del comunismo&quot;, e la tragica situazione di Cuba.&lt;p&gt;  Genova, secondo Capezzone, è stato &quot;atteso e preparato come evento di ordine pubblico&quot;, aspettando  &quot;vetrine e teste spaccate&quot;, che puntualmente sono arrivate. Relativamente alle forze dell'ordine è necessario valutare &quot;comportamenti che siano dentro o fuori le leggi dello stato&quot;. E se, come sembra, &quot;comportamenti illegali vi sono stati, siano perseguiti&quot;. Ma ci sono una &quot;serie di però&quot;, tra cui, la &quot;gestione delle forze dell'ordine da parte della maggioranza di sinistra&quot;, con i disoccupati di Napoli malmenati, oppure le navi albanesi affondate, o anche i Serenissimi malmenati, &quot;qualcuno - ha concluso Capezzone - dovrà rendere conto anche di questo&quot;.&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Le contraddizioni della sinistra&lt;/strong&gt;&lt;p&gt;  Una &quot;sinistra che prima organizza il G8 poi insegue Casarini, Agnoletto e Bertinotti&quot;, che &quot;prima nomina i capi della Polizia e poi parla di Cile&quot;, prima &quot;si presenta come forza di governo e poi invoca la piazza&quot;. Di fronte a questi atteggiamenti si prospetta il &quot;rischio di un cossighismo di andata e ritorno&quot;.&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&quot;Difendere e restituire la verità sul 12 maggio 1977&quot;&lt;/strong&gt;&lt;p&gt;  Difendere e restituire la verità sul 12 maggio 1977, giorno dell'assassinio di Giorgana Masi. Daniele Capezzone ha ribadito che questo rimane uno degli obiettivi principali dei radicali, attraverso la reiterazione della richiesta di istituire una apposita commissione parlamentare d'inchiesta. Quel giorno a Ponte Garlibaldi si constatò &quot;l'atteggiamento crinimogeno delle forze dell'ordine&quot; con la presenza in piazza di &quot;squadre speciali di poliziotti travesti da autonomi, con pistole non di ordinanza&quot;. &lt;p&gt;  Si trattava di una festa organizzata dal Partito Radicale, in occasione dell'anniversario del referendum sul divorzio e per la raccolta di  firme su 8 referendum. La manifestazione si opponeva al provvedimento governativo dell'allora ministro degli interni Cossiga, &quot;in aperta e palese violazione, di scuola ormai, dell'art. 17, che imponeva il divieto generalizzato di manifestare a Roma&quot;. Tale provvedimento &quot;divenne pretesto per il pestaggio e l'assassinio dei manifestanti&quot;. L'operazione era volta a &quot;provocare la strage e ad estendere da Roma il divieto&quot;, e a negare al paese &quot;l'alternativa liberale non violenta&quot;. Di quei giorni resta &quot;l'insabbiamento della magistratura romana&quot;, e Cossiga &quot;non solo mentì al parlamento&quot; ma inventò &quot;menzogne e nuove menzogne giorno per giorno&quot;.&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&quot;Una commissione di inchiesta su quei fatti del 1977&quot;&lt;/strong&gt;&lt;p&gt;  L'europarlamentare Marco Cappato ha notato, da parte sua, che &quot;sono già 8 le inchieste sui fatti di Genova&quot;, mentre su Giorgiana Masi c'è stato &quot;l'insabbiamento da parte della magistratura romana&quot;. A ogni inizio di legislatura i radicali hanno presentato l'istanza per la costituzione di una commissione di inchiesta su quei fatti del 1977, &quot;richiesta precisa e formale anche per i nuovi parlamentari della Repubblica&quot;. Occore prima di tutto &quot;mettere in luce la genesi del decreto Cossiga&quot;, e confrontare la politica bipartisan di allora con quella di Violante, D'Alema e Cossutta.&lt;br&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.radioradicale.it/node/302150&quot;&gt;Vedi la scheda su RadioRadicale.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>

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    <title>Stampa e Regime del 20-08-2001</title>
    <link>http://www.radioradicale.it/node/302151</link>
    <guid>http://www.radioradicale.it/scheda/185833</guid>
    <pubDate>Mon, 20 Aug 01 00:00:00 +0200</pubDate>
    <description>&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.radioradicale.it/node/302151&quot;&gt;Vedi la scheda su RadioRadicale.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>

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    <title>Giustizia: Meeting 2001con Castelli (Edizione provvisoria)</title>
    <link>http://www.radioradicale.it/node/302153</link>
    <guid>http://www.radioradicale.it/scheda/192740</guid>
    <pubDate>Mon, 20 Aug 01 00:00:00 +0200</pubDate>
    <description>&lt;div&gt;Rimini, 20 agosto 2001 h11.41 - Il ministro della Giustizia è intervenuto al convegno dal titolo: &quot;Giustizia sarà fatta?&quot;. &lt;p&gt;Il ministro della giustizia sul caso Sofri e la richiesta di grazia di Ovidio Bompressi ha sostenuto che &quot;il parere degli uffici competenti sul suo caso era stato negativo'' e ha aggiunto che ''il problema della grazia ad Adriano Sofri ''per ora non si presenta perché  lui non l'ha chiesta'' ed in ogni caso se la chiederà ''verrà aperta un'istruttoria e, sentito il parere degli uffici competenti, il ministro la inoltrerà al presidente della Repubblica al quale ricordo che spetta la decisione in ultima istanza''. &lt;p&gt;Roberto Castelli ha poi evidenziato  che il problema carcerario è ''oggi al limite della civiltà&quot;. Il sistema italiano - ha spiegato - può ospitare 45 mila detenuti, oggi sono oltre 57 mila ma stanno aumentando di circa 7000 all'anno.&lt;p&gt;&lt;em&gt;Ulteriori approfondimenti saranno disponibili tra breve&lt;/em&gt;&lt;br&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.radioradicale.it/node/302153&quot;&gt;Vedi la scheda su RadioRadicale.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>

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    <title>Meeting di Rimini Castelli, sistema carcerario italiano al limite dell'inciviltà</title>
    <link>http://www.radioradicale.it/node/302154</link>
    <guid>http://www.radioradicale.it/scheda/192741</guid>
    <pubDate>Mon, 20 Aug 01 00:00:00 +0200</pubDate>
    <description>&lt;div&gt;Rimini, 20 agosto 2001 h11.41 - Il ministro della Giustizia è intervenuto al convegno dal titolo: &quot;Giustizia sarà fatta?&quot; nell'ambito del Meeting 2001 per l'Amicizia tra i Popoli. &lt;p&gt;Roberto Castelli ha evidenziato  che il problema carcerario è ''oggi al limite della civiltà&quot;. Il sistema italiano - ha spiegato - può ospitare 45 mila detenuti, oggi sono oltre 57 mila ma stanno aumentando di circa 7000 all'anno.&lt;p&gt;&quot;C'è sempre stato Nessuno Tocchi Caino, io dico Nessuno tocchi Abele. Questo non vuol dire - ha precisato il ministro - che non ci si debba occupare dei problemi del condannato&quot;. In questo momento, infatti, &quot;il problema delle carceri è assolutamente prioritario perché l'Italia sia un Paese giusto e civile e oggi la situazione nelle carceri è al limite dell'inciviltà&quot;.&lt;p&gt;Un problema &quot;fondamentale&quot; e di difficile soluzione  è quello di individuare &quot;un parametro per la valutazione dell'efficienza del lavoro della magistratura&quot;, e quindi prevedere una riforma del sistema giudiziario nel suo complesso&lt;p&gt;Giuseppe Gennaro ha invece messo in luce che la  crisi del sistema giudiziario è &quot;crisi del sistema democratico&quot; perché nel momento in cui non viene garantito il diritto dei cittadini al rispetto della legge, viene meno il principio stesso della democrazia, ovvero che lo Stato è garante delle regole del vivere civile.&lt;br&gt;Il cittadino che vede negato questo fondamentale diritto &quot;si rivolge alla mafia, così è sicuro&quot; di avere un intervento &quot;efficiente&quot;.&lt;p&gt;A tal proposito il presidente dell'Anm ha ribadito il problema dell'organizzazione giudiziaria: &quot;il reticolo giudiziario è rimasto immutato dall'Italia preunitaria&quot;, ha evidenziato Giuseppe Gennaro e questo, a fronte delle trasformazioni sociali e politiche, costituisce un evidente ostacolo per l'efficienza della Giustizia&lt;br&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.radioradicale.it/node/302154&quot;&gt;Vedi la scheda su RadioRadicale.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>

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    <title>Année Senghor 1906 - 2001
Inno Nazionale del Senegal - Testo scritto da Leopold Sédar Senghor</title>
    <link>http://www.radioradicale.it/node/6012926</link>
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    <pubDate>Mon, 20 Aug 01 00:00:00 +0200</pubDate>
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