"So chi è la gola profonda"
De Magistris: contro di me solo accuse false, ho sempre fatto il mio dovere
GUIDO RUOTOLO
ROMA
«Respingo ogni addebito. Non sono colpevole di omessa vigilanza sulla fuga di notizie, sulle gravi e sistematiche violazioni del segreto dei relativi atti delle indagini ancora aperte. Non ritengo “abnorme” il decreto di perquisizione nei confronti del procuratore generale di Potenza e degli altri indagati. Non sono mai venuto meno ai doveri di diligenza, di equilibrio e di rispetto delle norme anche regolamentari. Conosco giornalisti ai quali non ho mai rivelato notizie coperte dal segreto investigativo ma da loro, spesso, ho appreso notizie utili alle indagini». Prende il via oggi, alla Sezione Disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, il «processo» intentato dal ministro di Giustizia, Clemente Mastella, contro il sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris (e il suo capo, Mariano Lombardi). Mastella chiede che palazzo dei Marescialli decida in via preliminare di trasferire «cautelativamente» il magistrato. Ma oggi il procedimento subirà una sospensione, per consentire agli «incolpati» di acquisire le ultime «accuse» trasmesse da via Arenula sabato mattina, per poterle studiare e depositare una memoria difensiva.
Luigi De Magistris - assistito dal suo difensore, Alessandro Criscuolo, presidente di sezione (civile) della Cassazione ed ex presidente dell’Anm - ha ormai definito la linea di difesa, che andrà integrata dopo le nuove incolpazioni. Alla vigilia dell’apertura del «processo», «La Stampa» è venuta a conoscenza di quella che sarà la linea difensiva di De Magistris. In questi giorni il pm ne ha discusso con il suo difensore e con i colleghi amici.
Toghe lucane
Gran parte della «requisitoria» del ministro Mastella si basa sull’inchiesta cosiddetta delle «toghe lucane». In particolare, uno dei punti d’attacco dell’accusa è l’adozione da parte del pm De Magistris di un decreto di perquisizione ritenuto «abnorme». Centinaia di pagine nelle quali si riportano verbali di interrogatori, intercettazioni telefoniche, elementi ritenuti del tutto ingiustificati. «Rivendico la scelta di una discovery ampia, ossia di giocare a carte scoperte con gli indagati, proprio in un’ottica garantista, per consentire a loro di potersi difendere meglio. Al contrario, ritengo “abnorme” un provvedimento, qualunque esso sia, non motivato adeguatamente. Aggiungo che quando consegnai personalmente il decreto di perquisizione al Procuratore generale di Potenza, Vincenzo Tufano, egli mi ringraziò, come potranno confermare i testimoni presenti all’atto».
In quel decreto di perquisizione, fu anche riportata l’indiscrezione su una relazione sentimentale tra un pubblico ministero e un giudice. «L’ho fatto - è la difesa di De Magistris - perché il gip di Potenza, Alberto Iannuzzi, nel corso del suo interrogatorio, parlò di questa relazione in quanto “rilevante” per comprendere il contesto inquinato degli uffici giudiziari della Basilicata».
Altra «incolpazione» ritenuta grave dal Guardasigilli, è l’omessa comunicazione al Procuratore Mariano Lombardi della perquisizione per «toghe lucane». «E’ un’accusa falsa - si difenderà De Magistris - intanto perché nel provvedimento sul sequestro del villaggio Marinagri la firma di Lombardi c’è. Per quanto riguarda il decreto di perquisizione, la norma non prevede l’obbligo della firma del capo dell’ufficio, io comunque comunicai verbalmente al procuratore, e lo potranno confermare i testimoni, che stavo procedendo alle perquisizioni».
A proposito delle interviste ai media: «Non ho mai parlato del merito delle mie inchieste. Mi si contesta di aver insinuato di subire pressioni e intimidazioni. Non sono mai stato esplicito per il semplice motivo che gli autori delle intimidazioni li ho denunciati alla Procura della repubblica di Salerno, che sta indagando». Sulla «sparizione» di una parte del fascicolo delle intercettazioni e il furto di un computer di un maresciallo della Guardia di finanza De Magistris contesta: «La responsabilità della custodia dei fascicoli non è mia ma della cancelleria. In ogni caso ho una copia di quelle intercettazioni. Non sono io l’autore del furto del computer. Faccio notare che quella sparizione è successiva alla fuga di notizie».
Why not
Non solo si difende, De Magistris passa all’attacco e mette sotto accusa il procuratore Lombardi e gli ispettori di Mastella. L’inchiesta «Why Not» è quella che vede indagato, tra gli altri, il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e sotto osservazione lo stesso ministro di Giustizia, Clemente Mastella. In un provvedimento di perquisizione, si accenna anche a un indeterminato ruolo che avrebbe avuto un magistrato della Procura nazionale antimafia. Il 19 settembre scorso, gli ispettori di via Arenula interrogano De Magistris. «Come un fulmine a ciel sereno mi chiedono se il collega Cisterna (Alberto Cisterna, sostituto procuratore nazionale antimafia, ndr) è indagato. E mi mostrano un carteggio riservato tra me e il mio procuratore nel quale spiegavo che erano in corso accertamenti. Accertamenti riservati a tutela del collega, che alla fine potrebbe risultare parte offesa. Oppongo il segreto investigativo e non rispondo agli ispettori».
Poseidone
A De Magistris viene contestato di aver notificato l’informazione di garanzia al senatore Giancarlo Pittelli e il decreto di perquisizione al generale Walter Cretella Lombardi senza averli iscritti nel registro degli indagati. «È una accusa falsa in quanto il provvedimento di iscrizione l’ho secretato per un buon motivo: avevo scoperto che il procuratore Lombardi e l’aggiunto Murone erano in rapporti stretti con gli indagati. Non informo Lombardi perché avevo scoperto, un mese prima, che probabilmente era lui la gola profonda che nel maggio del 2005 informò gli indagati di una imminente attività di perquisizione nei loro confronti. E un perito ex Banca d’Italia, Piero Sagona, aveva scoperto che Pittelli era in società con il figlio dell’attuale moglie del procuratore Lombardi».







