Spagnoli vitali, francesi pigri. Italiani primi soltanto nell'uso del telefonino
La comparazione dell'uso dei media in Italia con altri paesi europei, e in particolare Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, al centro del Sesto rapporto del Censis sulla comunicazione in Italia presentato questa mattina a Roma. «Per la prima volta - spiega una nota dell'istituto - è possibile comparare le diete mediatiche degli italiani con quelle europee. Ed è possibile comparare la consistenza e la tipologia dei diversi consumatori di media nei paesi in questione».
I dati dicono che la televisione tradizionale è sempre molto seguita ovunque, ma in Francia (82,7%) e Germania (64,9%) meno che altrove. In questi due paesi viene usato meno anche il telefonino, che ha in Italia la sua massima diffusione. Molto elevata ovunque è la platea degli ascoltatori della radio (un po’ meno in Italia), così come quella dei lettori di quotidiani e libri (con l’Italia sempre all’ultimo posto). Internet è una realtà affermata in tutti i paesi, specie quelli del Nord Europa, mentre la tv satellitare stenta un po’ ovunque ad affermarsi, anche se il Censis sottolinea che il 29% della Gran Bretagna non è da sottovalutare. Differenze di rilievo si notano nella diffusione di settimanali e mensili, il cui uso è legato ad abitudini tipiche dei singoli paesi. La tv digitale terrestre conosce ancora fortune alterne, legate ai ritmi della sua sperimentazione nei vari paesi, mentre è evidente come solo l’Italia sia praticamente fuori dal mercato della tv via cavo, che ovunque in Europa conosce una presenza non indifferente. Da questi risultati il Rapporto trae alcune considerazioni. Se nei principali paesi europei sono quattro o cinque i media ad autentica diffusione di massa, solo l’Italia appare teledipendente, ma non per l’estensione del pubblico televisivo, quanto per la limitazione riscontrata nel pubblico degli altri media. In Gran Bretagna, ad esempio, il pubblico della tv tradizionale è superiore a quello italiano (94,9% contro 93,9%), però la radio arriva all’80,1% (in Italia è al 63,5%), i quotidiani al 77,9% (59,1%), i libri al 75% (55,3%) e internet al 61,4% (contro il 37,6%). È la Francia, invece, il paese ad avere un profilo più simile a quello degli italiani. Se si esclude la tv tradizionale (da noi al 93,9% e da loro all’82,7%) e la radio (63,5% contro 80%), per tutti gli altri media i dati francesi non si discostano molto. La Spagna, che ci si aspetta più omogenea, mostra una grande vitalità. La Francia, che si ritiene più variegata nei suoi consumi culturali, risulta invece sostanzialmente pigra. In particolare, secondo il Censis, alcuni gruppi che in Italia sono tra i più attivi, come i giovani con istruzione media dei grandi agglomerati urbani, non sembrano svolgere una analoga funzione in Francia. Il pubblico dei lettori di libri è, comunque, molto ampio in tutta Europa. In Gran Bretagna e Germania coinvolge circa i tre quarti della popolazione, in Francia e Spagna intorno ai due terzi, ma comunque sempre molto più che in Italia, che non è ancora riuscita a superare la soglia della metà della popolazione che ha letto almeno un libro nell’ultimo anno.
Il sondaggio. La comunicazione in Italia è l’oggetto del sondaggio di opinione commissionato al Censis da Mediaset, Mondadori, Ordine dei Giornalisti, Rai e Telecom Italia. E’ stato realizzato dal 21 giugno al 4 luglio 2006 per mezzo di interviste telefoniche su un campione casuale della popolazione di quattordici anni ed oltre residente in Italia, con 1.000 casi, in Francia, con 832 casi, in Germania, con 806 casi, in Spagna, con 869 casi, e in Inghilterra, con 811 casi. Il margine di errore relativo ai risultati del sondaggio, al livello di significatività del 95%, è pari ripettivamente a: Italia +/-3,2, Francia +/- 3,5, Germania +/- 3,5, Spagna +/- 3,5 , Inghilterra +/- 3,5.








