Spesa pubblica e stipendi, chiesta a gran voce un’ “anagrafe regionale”. Ma il Consiglio risponde con il “Question Time”

Di Michele Russomanno - 24 agosto 2007

Dal settimanale Controsenso, 21 Luglio (abbinato a Il Quotidiano della Basilicata)

Di Michele Russomanno

QUEI CONTI CHE…RITORNANO

Tra novembre e dicembre dello scorso anno, Controsenso si mise al seguito dei consiglieri regionali (ma anche provinciali e comunali) tentando di venire a capo dell’annosa questione concernente i loro stipendi. Fu impresa ardua, costellata da un paio di “concessioni” (quelle di Erminio Restaino e Egidio Digilio) e, per il resto, da una levata di scudi trasversale e riassumibile nelle parole del dirigente generale del Consiglio regionale, Ferdinando Giordano, che ci invitò (dopo averci richiesto fax, domande ufficiali, autorizzazioni e quant’altro) a consultare “il testo unico in materia di indennità di carica, di funzione, di rimborso spese, di missione, di fine mandato e di assegno vitalizio spettanti ai consiglieri regionali della Basilicata”; ovvero la legge regionale numero 38 del 29 ottobre 2002.

Il succo del discorso era, in estrema sintesi: “se vi interessano questi dati ve li dovete trovare da voi con tutte le difficoltà che la ricerca comporta”.

Gia a margine della mini inchiesta del 2006, insomma, quel che rimase, amaro in bocca a parte, furono una domanda e una riflessione. La prima, rimasta inevasa, era “quanto guadagnano i consiglieri regionali?”; l’altra riguardava i concetti di “trasparenza”, “democrazia” e “partecipazione”, tutti assenti ingiustificati all’epoca dei fatti.

Ma perché il prode Giordano (a cui ci avevano “intelligentemente” indirizzato alcuni consiglieri interpellati e impossibilitati, per una ragione o per un’altra, a rispondere al quesito) non volle rispondere alla nostra domanda? Ufficialmente perchè, ci spiegò irritato, il dato che gli richiedevamo era “sensibile”. Fu allora unitile obiettare al Giordano che “sensibile” è “l’origine razziale ed etnica”, “la convinzioni religiosa, filosofica o d’altro genere”, “l’opinioni politica”, “lo stato di salute” e “la vita sessuale” ma non lo stipendio di un consigliere regionale eletto e stipendiato direttamente dai cittadini.

Più probabilmente, dietro al diniego opposto alla nostra “invadenza” si nascondeva il “riflesso condizionato” di una elite che si sentiva violata in quelli che sono i suoi evidenti privilegi.

Sette mesi dopo, una verifica e una proposta del segretario dei Radicali lucani, Maurizio Bolognetti, hanno riportato in auge una questione che, se era stata rimossa dai pensieri della “casta” politica lucana, non era stata, viceversa, cancellata da quelli dei cittadini comuni che, stipendi a parte, continuano a domandarsi, increduli, che fine facciano i milioni di euro dei fondi europei, quelli provenienti dalle loro tasche e quelli delle royalties, solo per citarne alcuni.

LA “CASTA”: SINTOMATOLOGIA DEL MALE

Nella proposta di Bolognetti, quella “trasparenza” e quella “partecipazione” (fulcro dei sedicenti regimi democratici) su cui verteva la nostra inchiesta di fine 2006, ritornano con una prepotenza e una “invadenza” anche maggiore. L’idea del segretario dei radicali (mutuata da una campagna nazionale del partito che chiede di rendere pubblica la “documentazione sui comportamenti istituzionali dei deputati e senatori nell’esercizio della loro funzione”) è quella di istituire anche in Basilicata una “anagrafe pubblica delle attività degli eletti”, perché “è arrivato il momento – sottolinea Bolognetti - che parole come democrazia, trasparenza e partecipazione, spesso pronunciate fino alla nausea dalla nostra classe politica, prendano ad avere un riscontro sul piano della realtà e non soltanto su quello delle idee”.

L’anagrafe è la diretta conseguenza di una ricerca effettuata sui siti internet delle 14 Comunità Montane regionali, il cui risultato più evidente, ha spiegato Bolognetti, “è l’impossibilità di trovarvi bilanci o informazioni sull’attività, gli stipendi, le indennità e i gettoni di presenza dei presidenti, degli assessori e dei consiglieri. Quasi l’identica cosa – ha aggiunto – avviene per quanto concerne i portali degli enti Regione, Provincia e dei 131 comuni lucani”.

LA CURA

Di fronte a questo dato di fatto, e ad un insieme di amministrazioni pubbliche che hanno preso l’aspetto di “enti privati”, l’anagrafe richiesta dai Radicali prevede da un lato “la pubblicazione per ciascuna Istituzione, dal Parlamento europeo a quelli circoscrizionali, dei bilanci, delle presenze e dei comportamenti di voto degli eletti, degli atti presentati, del loro iter e, infine, di quelli adottati”; e dall’altro, per quanto concerne gli eletti singolarmente presi, “dei loro incarichi elettivi, della loro dichiarazione dei redditi, dei finanziamenti ricevuti e delle spese personali e di staff”.

“I cittadini – spiega Bolognetti – hanno il diritto di valutare l’operato di chi occupa gli scranni di Palazzo, senza per questo doversi trasformare in segugi o voyer. Hanno il diritto di sindacare sulle ragioni per le quali, un mare di milioni provenienti dai fondi europei e destinati alla Basilicata, non hanno mai portato in regione vero sviluppo. Per fare questo, tuttavia, hanno bisogno di essere informati meglio di quanto oggi accada. Solo in tal modo – ha concluso il segretario regionale dei Radicali - trasparenza e partecipazione, e attraverso di esse la democrazia, abbandonano il piano teorico e si concretizzano in quello pratico”.

ANAGRAFE? NO GRAZIE, MEGLIO IL QUESTION TIME

Lo stesso giorno del sit in radicale per “l’anagrafe pubblica delle attività degli eletti” il Consiglio regionale, amplificandolo come “una grande vittoria dei cittadini sul cammino della democrazia e della partecipazione” istituiva il “question time”, ovvero “interrogazioni a risposta immediata, senza commenti, su un argomento di competenza regionale connotato da urgenza o particolare attualità politica” con annessa diretta televisiva delle sedute dedicate a questa attività, in stile parlamentare.

In merito alla proposta dell’anagrafe, invece, quasi nessun commento da parte dei trenta consiglieri e dei vari assessori regionali. Un modo, dopotutto, di sviare nuovamente l’attenzione dal piano delle risposte concrete a quello delle “chiacchiere” (il “question time” appunto).

NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO: BELISARIO E DI LORENZO FAVOREVOLI ALL’ANAGRAFE

Ma, come sempre, non tutte le ciambelle riescono col buco e, difatti, a ritenere “l’iniziativa di Bolognetti utile al riavvicinamento delle Istituzioni, e soprattutto della politica, ai cittadini” ci ha pensato il consigliere di An, Pasquale Di Lorenzo.

L’esponente di Alleanza nazionale ha pure aggiunto di aver “già dato in passato l’adesione ad una simile iniziativa che purtroppo è rimasta lettera morta”.

“Mi auguro – ha detto Di Lorenzo – che questo appello venga raccolto dalle forze politiche e si concretizzi in atto formale. Noi eletti – ha concluso - dobbiamo favorire la circolazione di informazioni sul nostro lavoro per contribuire a rendere trasparente e cristallino il rapporto tra elettore ed eletto”.

Anche il deputato lucano Felice Belisario ha appoggiato l’idea di Bolognetti. “Dobbiamo fare in modo – ha detto - che il cittadino attraverso internet (perché la Basilicata, non dimentichiamolo, è la regione del computer in ogni casa ndr) sia in grado di conoscere quante più informazioni possibili sugli enti pubblici lucani e sul lavoro svolto da chi vi è stato eletto. Se siamo al servizio dei cittadini che sono i nostri datori di lavoro – ha concluso Belisario -, essi devono poter controllare tutte le nostre attività, le presenze nelle assemblee e l’efficienza del nostro lavoro. E’ giusto che gli eletti rendano noti i finanziamenti ricevuti, le dichiarazioni dei redditi e il modo in cui viene speso il denaro pubblico”.

CONCLUSIONE

Noi non sappiamo se in seno al consiglio regionale di Basilicata vi siano differenti scuole di pensiero in merito al rapporto che dovrebbe legare, in democrazia, un eletto ai suoi elettori. Ma se così non fosse, e se l’idea del consigliere Di Lorenzo fosse condivisa da tutti i suoi colleghi di assise, sarebbe auspicabile che questa “anagrafe pubblica delle attività degli eletti” entrasse a fare parte, subito, dell’agenda politica regionale. Che ce ne facciamo di un question time? tanto non avremmo il tempo, ne la voglia, di starlo a guardare.