Status finale del Kosovo: un mosaico di scenari
Altre pagine di questo documento:
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- Status finale del Kosovo: un mosaico di scenari
- Il Kosovo bloccato dal disaccordo internazionale: le posizioni di Usa, Russia, Ue e Onu
Mappa del KosovoNegli ultimi mesi, l'avvicinarsi delle elezioni e il conseguente aumento delle tensioni nella provincia serba del Kosovo hanno richiamato l'attenzione di rappresentanti internazionali e analisti politici per la questione dello status finale del territorio a maggioranza albanese. Le proposte avanzate sono molteplici e variegate e talvolta rasentano scenari rischiosi: dal modello delle Isole Alands, un tempo contese tra la popolazione svedese e la Finlandia, alla confederazione suggerita da Antonio Cassese, giungendo all'ipotesi Hong Kong e perfino alla spartizione secondo linee etniche.
Di seguito, una rassegna delle possibili soluzioni.
La proposta Onu
Il Piano proposto dal Inviato Speciale delle Nazioni Unite in Kosovo, Martti Ahtisaari, stabiliva 25 punti cardine con cui guidare la provincia serba verso una risoluzione del suo status: tra questi, era prevista una nuova costituzione, la personalità giuridica internazionale, una bandiera, un inno, nuovi confini municipali, il passaggio alle autorità kosovare delle proprietà mobili ed immobili della Repubblica Federale di Yugoslavia o della Repubblica di Serbia situate sul territorio del Kosovo e una nuova forza di sicurezza. Lo scorso agosto [2007] Ahtisaari ha annunciato di aver fatto tutto il possibile per risolvere la questione dello status, decidendo però di lasciare i negoziati in mano al Kosovo Contact Group, a causa della continua resistenza mostrata da Serbia e Russia verso ogni ipotesi di accordo.
L’ultima idea della Serbia: Il Kosovo come le Alands
La Serbia si fa avanti con una nuova proposta sullo status finale del Kosovo, modellata sull’esempio delle Isole Alands, contese un tempo tra Svezia e Finlandia (…). La Finlandia garantì infatti uno status di autonomia alle popolazioni di lingua svedese delle Isole Aland, che comprendeva il mantenimento della lingua, la raccolta autonoma delle tasse e dei dazi, oltre alla tutela della cultura e delle tradizioni locali. Un trattato internazionale stabilì infatti lo status neutrale e demilitarizzato delle Isole Aland, esentando gli abitanti di questi territori dall’obbligo di leva verso lo stato finlandese. Le Aland hanno un loro vessillo, loro francobolli, forze di polizia autonome e un rappresentante presso il Consiglio Nordico. Dal 2005 hanno anche messo in forze una compagnia aerea di bandiera (da Balkan Investigative Reporting Network, 20 novembre 2007).
Antonio Cassese: «Non è tardi per un compromesso: lo stato federale»
Il tempo per il Kosovo sta per scadere. Se l’accordo, col sostegno delle Nazioni Unite, non dovesse essere raggiunto entro l’inizio di dicembre, molto probabilmente la maggioranza dei cittadini albanesi della provincia dichiarerà unilateralmente l’indipendenza: una mossa che gli USA, come annunciato, forse sosterranno. Sarebbe una mossa catastrofica. La Russia sarebbe furiosa perché teme che la secessione del Kosovo – che sia riconosciuta o meno a livello internazionale - potrebbe stimolare i movimenti separatisti dell’ex impero sovietico. La Serbia con forza maggiore si oppone a ciò. Dusan Prorokovic, il ministro serbo per il Kosovo, ha dichiarato che il suo paese forse potrebbe anche impiegare la forza per conservare la propria sovranità (…). Benché le due posizioni sembrino oggi inconciliabili, non è tardi per un compromesso. Ma, ciò è possibile solamente se si ravviva – e si modernizza – una vecchia istituzione della comunità internazionale: lo stato confederale (…). Il Kosovo potrebbe essere autorizzato a stringere accordi commerciali e accordi che si riferiscono a individui (per esempio, l’accesso e la circolazione degli stranieri o le estradizioni), più il diritto a chiedere l’accoglienza all’ONU (cosa che non necessita la piena sovranità e indipendenza). Con ciò il Kosovo otterrebbe le caratteristiche sostanziali della statalità. Tuttavia, l’organo decisionale formato dai rappresentanti del Kosovo, della Serbia e dell’Unione europea avrebbe pieni poteri sulle questioni principali della politica estera (…), la difesa, le frontiere (nel caso in cui il Kosovo desiderasse unirsi all’Albania) e sul trattamento della minoranza serba in Kosovo. Come risultato, il Kosovo e la Serbia si costituirebbero come due soggetti internazionali differenti, legati ad una confederazione sottoforma di un organo decisionale comune (da Osservatorio sui Balcani, 3 ottobre 2007).
Vignetta sull’ipotesi di applicare al Kosovo il “modello Hong Kong”, da Koha Ditore, quotidiano kosovaro in lingua albaneseL’ipotesi Hong Kong
Il vecchio modello di Hong Kong (…) sarebbe (…) l’ultima opzione dibattuta in seno alla comunità internazionale per superare lo stallo nei negoziati tra Pristina e Belgrado. Tale ipotesi prevede uno status transitorio – ma ben definito – di lungo periodo: la Provincia rimarrebbe formalmente entro i confini della Serbia ma acquisirebbe i connotati di uno “Stato nello Stato”, di fatto indipendente sebbene sotto tutela europea. L’ipotesi (…) postula che Pristina possa partecipare fin da subito alle istituzioni internazionali, Onu esclusa, e sottoscrivere accordi economici bilaterali o multilaterali (…). Non sarebbe invece contemplato un esercito kosovaro propriamente detto, mentre verrebbe rimandata a tempi lunghi l’eventuale formalizzazione, a condizioni prestabilite, della piena indipendenza giuridica.
Da una parte la Serbia potrebbe rivendicare la vittoria di non aver permesso una secessione di parte del proprio territorio, vittoria formale più che sostanziale, dato che il Kosovo è già da anni al di fuori del controllo di Belgrado.
[D’altra parte] l’ipotesi Hong Kong garantirebbe ai kosovari un’indipendenza de facto subito e quella de iure più avanti (…).
Per tutti, comunità internazionale compresa, si allontanerebbe lo spettro della divisione del Kosovo. Nel caso infatti si temporeggiasse ancora troppo a lungo vi è il rischio concreto di una dichiarazione unilaterale d’indipendenza del Kosovo da parte albanese, a cui corrisponderebbe una speculare reazione da parte delle aree del nord del Kosovo abitate da serbi. Con conseguenze drammatiche.
Anche per l’Unione Europea quella di Hong Kong potrebbe essere un’ipotesi per evitare di spaccarsi. Potrebbe ottenere il sostegno di Stati come Spagna, Cipro e Grecia che per ragioni diverse sono perplessi rispetto ad un’indipendenza che arrivasse tout court, senza l’avvallo Onu. E infine la missione europea ormai programmata in sostituzione dell’Unmik avrebbe un mandato politico chiaro: portare il Kosovo in Europa entro la fine di questa fase transitoria, e prima del Kosovo portare in Europa la Serbia (…) (da Osservatorio sui Balcani, 25 settembre 2007).
La carta in mano all’Unione Europea
(…) Noi europei avremmo in mano una carta importante, da far valere anche nel confronto degli alleati americani: il Kosovo sopravvive grazie ai nostri aiuti e alle nostre truppe (integrate da altri paesi). Se noi minacciassimo di ritirare soldi e soldati, forse i kosovari albanesi eviterebbero una secessione unilaterale. E d’altra parte, nei confronti dei serbi si potrebbe far valere in caso di mancato accordo la cancellazione di ogni prospettiva di integrazione europea e atlantica. Comunque, qualsiasi “soluzione” non concordata è, per definizione, una non-soluzione (da Limes Online, 13 settembre 2007)
Scenario spartizione: il Kosovo diviso secondo linee etniche
Alla ricerca affannosa di una via d’uscita dal vicolo cieco costituito dalla questione kosovara, la diplomazia internazionale è arrivata a sfatare l’ultimo tabù in tema di opzioni possibili, quello cioè della divisione della regione secondo linee etniche (…). L’opzione della spartizione non è certamente nuova. Già nel 2002 veniva proposta dall’allora premier serbo Djindjic come minore dei mali per venire fuori dall’impasse kosovara. Adesso, però, viene menzionata per la prima volta da un alto esponente della diplomazia internazionale, dopo essere stata sempre rigettata in modo deciso.
Belgrado ha mantenuto (…) un atteggiamento più defilato, pur rigettando ufficialmente ogni proposta di divisione (…). A rigettare con forza la divisione sono invece i serbi del Kosovo, soprattutto quelli che vivono nelle enclavi a sud del fiume Ibar. «La Serbia non deve farsi attirare nel progetto di spartizione», ha dichiarato al quotidiano Dnevnik Momcilo Trajkovic, leader del Srpskog pokreta otpora sa Kosova. «Per quanto possa suonare eretico, è meglio l’indipendenza controllata alla divisione…perché questa può portare a nuova tensione e scontri per le sfortunate comunità serbe che vivono a sud dell’Ibar» (…). Rimettere mano ai confini è poi un’operazione a rischio, perché rischia di riaprire molte questioni ancora non risolte, come il delicato accordo raggiunto in Macedonia tra la componente macedone e albanese, per non parlare poi della difficile convivenza tra Republika Sprska e Federazione croato-musulmana in Bosnia (…) (da Osservatorio sui Balcani, 16 agosto 2007).
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