Stop alla democrazia simulata! La mobilitazione dei radicali e dei comitati cittadini per il rispetto della legalità nel consiglio di Roma

Pubblicato il 29 Dicembre 2007

L'idea di valorizzare e promuovere la partecipazione democratica nella città di Roma risale al giugno 1994, quando la capitale dotò il suo statuto di un regolamento assai moderno, che prevedeva l'introduzione nell'ordinamento comunale di una serie di strumenti che permettessero ai cittadini di interagire con le scelte dell'amministrazione e di porre all'attenzione delle autorità locali problemi e istanze propositive. Tuttavia da allora – e si parla di oltre 10 anni fa – l'idea è rimasta tale, insieme alle aspettative ad essa legate, che in barba ad ogni regolamento non hanno ancora potuto trovare alcun riscontro nella realtà.

Il tanto acclamato “modello Roma”, basato sulla partecipazione dei cittadini ai processi decisionali,

stride infatti con la sempre più evidente mancanza di legalità da parte della giunta e del consiglio comunale ed il regolamento del 1994 risulta costantemente disatteso: nelle ultime due consiliature sono state presentate dieci delibere di iniziativa popolare e di queste soltanto due sono state prese in considerazione dal consiglio comunale, per di più oltre il termine di 6 mesi previsto dal regolamento. La prima, per la realizzazione di una tramvia da Saxa Rubra a Cinecittà, ha ottenuto l'approvazione all'unanimità nel 2006, ma non è mai stata applicata e nessun progetto è stato finora messo in pratica; la seconda, per l'istituzione di un registro delle unioni civili, è stata semplicemente respinta. Tutte le altre rimangono lettera morta.

Le firme di centinaia di migliaia di cittadini giacciono così ignorate negli uffici comunali e con loro riposano le speranze e l’impegno di tutti coloro che hanno creduto nelle promesse di un reale coinvolgimento nel processo legislativo del Comune.

Per questo, le associazioni, i coordinamenti e i comitati romani che attendono ancora il rispetto della legalità da parte del Consiglio Comunale, si sono riuniti nel coordinamento “Legalità e partecipazione”, con l'obiettivo di sviluppare una serie di iniziative comuni per contrastare le inadempienze dell’amministrazione.

La mobilitazione è partita il 28 dicembre 2007, con il lancio di un appello al Sindaco di Roma Walter Veltroni e al Presidente del Consiglio Comunale, Mirko Coratti. Oggi riprende con un appello al sindaco Alemanno e una nuova mobilitazione. Tutte le ultime notizie, video e interviste

Audio dell'azione diretta durante il consiglio comunale dell'8 febbraio 2008

Il video della manifestazione del 31 gennaio 2008 in Campidoglio Le foto Il volantino

Il Coordinamento

La maschera di VeltroniLa maschera di Veltroni

Il sito

Simone Sapienza, 31 gennaio 2008. Manifestazione in CampidoglioSimone Sapienza, 31 gennaio 2008. Manifestazione in Campidoglio

«Appello al sindaco. Delibere popolari. Solo due discusse su 11 presentate», Corriere della Sera, 19 dicembre

Dalla sede di Torre Argentina (e dall’etere radiofonico) ieri mattina, il partito Radicale, riesumava testo e vicissitudini delle il delibere d’iniziativa popolare, tuttora giacenti in Comune.

Trionfalmente accolte, a suo tempo, come prova di vitalità democratica e corredate da abbondanti firme (quasi centomila) restano tuttora sepolte tra i faldoni comunali. Fin qui appena 2 delle il presentate sono state discusse (l’istituzione del registro delle unioni civili faceva parte dell’«ambo» e nessuno, in via di Torre Argentina, si sforza di nascondere la delusione per l`occasione perduta). Politicamente rimossi o in attesa anche importanti progetti di riqualificazione urbana, soluzioni alla viabilità, iniziative a tutela di monumenti, misure anti-inquinamento, leggi estensive dei diritti civili e strategie di valorizzazione del lavoro nel settore pubblico.

Radicali e associazioni - fra le quali Italia Nostra, comitati contro l’elettrosmog, Ex Lavanderia (S. Maria della Pietà), coordinamento anti-razzismo - scelgono così d’infilarsi tra le contraddittorie pieghe della maggioranza, denunciando la simulazione istituzionale dietro il corteggiamento politico di tali iniziative. Come pure molti atteggiamenti ambivalenti: «Svariati consiglieri ci hanno risposto apertamente che che queste delibere finiscono per togliere loro potere…» dice Mirella Belvisi di Italia Nostra. «Si tratta di una vera e propria “simulazione” democratica- aggiunge Mario Staderini consigliere del 1 municipio - Nonostante lo statuto comunale preveda di discutere tali proposte entro sei mesi dalla loro deposizione, in realtà questi testi rimangono lettera morta». Al tempo dell’antipolitica, il partito radicale, rilancia sulla questione di ordine metodologico, peparandosi ad una manifestazione in Campidoglio (con le associazioni) per il 28 gennaio. E intanto promuove una lettera-appello a Mirko Coratti presidente del consiglio comunale e a Walter Veltroni: «A Roma sono ormai centinaia i comitati cittadini che si mobilitano per partecipare ai processi decisionali - si legge nel testo - nel corso delle ultime due consiliature 90 mila cittadini hanno sottoscritto undici delibere… confidiamo nella vostra capacità di dare risposta all’esigenza di legalità invitandovi a predisporre la calendarizzazione di tutte le Proposte di delibera d`iniziativa popolare».

Democrazia ingannata nel “Modello Roma”, Paolo Berdini, Carta

A proposito di una iniziativa dei radicali romani “Legalità e partecipazione” sulle lotte dei comitati per la difesa della città e del suo territorio

Ogni anno ciascuno di noi ripercorre lo straordinario dialogo tra il viaggiatore e il venditore di almanacchi per trovare lumi sul nuovo anno che verrà. E’ molto difficile, come noto, cercare di prevedere avvenimenti che riguardano le singole persone. E’ sicuramente più facile prevedere avvenimenti sociali e l’appello promosso dai radicali romani per richiedere il rispetto delle regole democratiche che presiedono il funzionamento del consiglio comunale capitolino permette di svolgere qualche considerazione sul futuro dell’urbanistica romana (il testo del documento è scaricabile, in formato .pdf, in calce a questa nota).

L’appello ricorda infatti puntualmente –oltre a quelle finalizzate ad allargare gli spazi della democrazia rappresentativa, come il voto per gli immigrati o per l’istituzione del registro delle unioni civili- tutte le proposte di iniziativa popolare promosse negli ultimi anni da comitati di cittadini in materia urbanistica tese a scongiurare l’edificazione di luoghi minacciati dal diluvio di cemento che si è abbattuto sulla città e a proporre soluzioni ai problemi della mobilità urbana.

L’avvio di questa fase della vita della città era venuto, quasi contemporaneamente, da due comitati: il primo cercava di difendere l’integrità dello storico quartiere del Flaminio minacciato da un intollerabile scempio; il secondo cercava di evitare che -in spregio alle norme di tutela paesistica- si costruisse a ridosso della zona del colle della Strega, area vicina all’Eur. Senza alcun mezzo economico e senza nessun appoggio esplicito da parte dei partiti politici fatta eccezione per l’appoggio dei verdi nel caso del Laurentino, i due comitati hanno raccolto in pochi mesi oltre diecimila firme ciascuno, aiutate dalla prima rete dei comitati spontanei presenti in tutta Roma e da alcune forze sociali tra cui va sottolineata l’azione della Cgil.

Entrambe le rivendicazioni hanno avuto buon fine: cancellata l’edificazione al Flaminio e -anche se la lotta non è ancora terminata perchè persistono intollerabili spinte all’intervento- scongiurata la cementificazione al Laurentino.

Ci sono poi due altri casi esemplari. Il primo riguarda l’iniziativa di tanti comitati del nord-est della città che hanno formulato una proposta comune per attenuare il traffico privato istituendo un corridoio di mobilità pubblica. Questa proposta di delibera è stata formalmente approvata dal consiglio comunale e poi vergognosamente disattesa non solo perché lasciata marcire nei cassetti, ma anche perché sono stati di recente concretizzati progetti comunali che contraddicono quella stessa delibera formalmente accettata!

Il secondo riguarda infine il caso dell’ex ospedale psichiatrico di Santa Maria della Pietà. Anche in questo caso un piccolo comitato di cocciuti difensori dei beni pubblici ha cercato di ostacolare che in quel luogo di profonda memoria storica della città venissero realizzati centinaia di migliaia di metri cubi di cemento, che venissero svenduto i padiglioni che formano il complesso e lo snaturamento del parco urbano che circonda i padiglioni medesimi. Il questo caso la proposta di deliberazione non è stato mai portato all’attenzione del consiglio comunale. Non è difficile comprenderne i motivi: nello stesso periodo in cui venivano raccolte le firme, l’assemblea elettiva era impegnata nell’approvare il piano regolatore del sacco urbanistico della città e non poteva tollerare che ci fosse in città chi rivendicava il diritto di vedere prevalere le ragioni della tutela dell’identità storica e culturale dei luoghi.

Ma veniamo agli almanacchi per l’anno che verrà. Tutte queste rivendicazioni sono avvenute senza un iniziale disegno comune e senza una struttura organizzativa di riferimento. In questi anni, però, il quadro è cambiato. In primo luogo la città intera ha finalmente preso coscienza che siamo di fronte al più devastante sacco urbanistico mai perpetrato contro questa città e non si contano ormai comitati e gruppi di cittadini fortemente critici contro il governo della città. In secondo luogo si è consolidata e sta ormai per darsi una veste istituzionalmente matura la rete dei comitati di cittadini che in questi anni si sono mobilitati contro gli scempi.

La preziosa iniziativa dei radicali è l’ultimo anello di un ragionamento che porterà in tempi brevi a chiedere il cambiamento delle forme di governo della città e in particolare dell’urbanistica romana. Insomma, con lo slogan “fermiamo il sacco di Roma” si apre un anno decisivo per le sorti della città. Buon 2008, dunque, alla città eterna.