Teocon e teodem divisi dall'intervento del cardinale Carlo Maria Martini
Alla vigilia dei suoi ottanta anni, il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano, interviene sul supplemento domenicale del Sole 24 Ore per una lunga riflessione sulla vita e la malattia a partire dal caso di Piergiorgio Welby. L'intervento riapre il dibattito sull'eutanasia e divide, anche al loro interno, le componenti cattoliche del mondo politico. Immediata la replica del cardinale Camillo Ruini che, nella sua prolusione alla Conferenza episcopale italiana, dichiara: «La volontà del malato, attuale o anticipata o espressa attraverso un suo fiduciario scelto liberamente, e quella dei suoi familiari, non possono avere per oggetto la decisione di togliere la vita al malato».
Rassegna stampa
Domenica, 21 gennaio
Dal supplemento domenicale del Sole 24 Ore. L’intervento di Carlo Maria Martini
Lunedì, 22 gennaio
Da Repubblica. L’articolo di Adriano Sofri
Da Il Quotidiano nazionale. L’intervista a Maria Antonietta Coscioni
Da Il secolo XIX. L’intervista a Maria Antonietta Coscioni
Da La Stampa. L’intervista a Ignazio Marino
Da Il Secolo XIX. L’intervista a Ignazio Marino
Da Il Quotidiano nazionale. L’intervista a Enzo Carra
Da Il Giornale. L’intervista a Rocco Buttiglione
Da La Stampa. L’intervista a Velasio De Paolis
Martedì, 23 gennaio
Da Il Corriere della sera. «Si dà la morte anche omettendo le cure» di Elio Sgreccia
Da Il Riformista. «Non penalizziamo le unioni di fatto» di Carlo Maria Martini (6 dicembre 2000)
La prolusione di Camillo Ruini
La legge francese sui diritti dei malati in fin di vita
Interviste
Conferenze stampa, convegni e dibattiti
Libertà di cura e di terapia. Liberiamo Eluana Englaro dalle terapie nutrizionali
Le audizioni della Camera dei deputati sulle patologie incurabili e terminali
Libertà di morire. Eutanasia volontaria, suicidio assistito, testamento biologico
No all’eutanasia. No all’accanimento terapeutico: la posizione dei medici cattolici
Approfondimenti
Blog
L’intervento
Alla vigilia dei suoi ottanta anni, il cardinale Carlo Maria Martini interviene sul supplemento domenicale del Sole 24 Ore per una lunga riflessione sulla vita e la malattia a partire dal caso di Piergiorgio Welby, copresidente dell’Associazione Luca Coscioni, morto nel dicembre scorso. Scrive, tra l’altro, Martini: «La crescente capacità terapeutica della medicina consente di protrarre la vita pure in condizioni un tempo impensabili. Senz’altro il progresso medico è assai positivo. Ma nello stesso tempo le nuove tecnologie che permettono interventi sempre più efficaci sul corpo umano richiedono un supplemento di saggezza per non prolungare i trattamenti quando ormai non giovano più alla persona». E a proposito aggiunge: «La Chiesa dovrà dare attenta considerazione anche pastorale».
La legge
Tra gli altri Adriano Sofri, sulla prima pagina di Repubblica, sottolinea il valore dell’intervento: «A differenza dal cardinale, io sono favorevole di fatto all’eutanasia, sebbene sia incerto quanto alla legge. Mi chiedo però, a maggior ragione dopo l’edificante lettura dell’articolo di Martini (è bello poter usare per una volta sul serio l’aggettivo edificante), se non si possa rovesciare il difetto della confusione di nozioni confinanti, testamento biologico, accanimento terapeurico, eutanasia, nella virtù di una legge che, senza autorizzare una terra di nessuno dell’arbitrio o del cinismo, assicuri il dirirto primario della persona del malato e la dignità della persona del medico». Sia Martini che Sofri citano ad esempio la recente legge francese in materia che, all’articolo 6, stabilisce che «quando una persona, in fase avanzata o terminale di una patologia grave e incurabile, qualunque ne sia la causa, decide di limitare o di sospendere qualsiasi trattamento, il medico ne rispetta la volontà dopo averla informata delle conseguenza della sua scelta».
Le reazioni
I Radicali accolgono con favore l’apertura. Maria Antonietta Farina Coscioni, presidente di Radicali Italiani e dell’associazione che porta il nome del marito scomparso nel 2006, sottolinea quanto l’arcivescovo emerito di Milano sia «più dialogante e consapevole del cardinale Ruini». Composita la reazione dei settori cattolici della politica. Come nota lo stesso Ignazio Marino, medico cattolico e presidente della Commissione Sanità del Senato della Repubblica, che è intervistato sia dalla Stampa che da Il Secolo XIX. «Credo - dichiara Marino al quotidiano di Torino - che le parole del cardinal Martini debbano far riaprire il dibattito all’interno di coloro che - fra i politici - si dichiarano cattolici. In questi mesi abbiamo sentito parlare politici che definivano omicidio il gesto di chi non faceva altro che sospendere una terapia. Ora penso che, con serenità e rigore, questi soggetti dovranno confrontarsi con l’approccio giunto da un cardinale che di certo non può non essere considerato un non-cattolico». Anche Enzo Carra, leader della componente cattolica della Margherita, ritiene di «buon senso» le cose dette dal cardinale. In un’intervista al Quotidiano nazionale afferma: «Resto fermamente contrario all’eutanasia. Ma sono favorevole ad evitare l’accanimento terapeutico e a tutti i passi avanti possibili sul fronte della terapia del dolore e della medicina palliativa». E, diversamente da quanto sostenuto in passato da alcuni esponenti teodem a proposito di Piergiorgio Welby, aggiunge: «Non credo affatto che quello di Welby sia stato un caso di eutanasia». Opposta la posizione del presidente dell’Udc Rocco Buttiglione che, intervistato dal Giornale, prende in parte le distanze da Martini: «Sono d’accordo con lui laddove invita a non confondere l’eutanasia con l’accanimento terapeutico. Il punto di partenza non mi sembra, invece, condivisibile, perché io credo che la battaglia di Welby non sia stata una battaglia per la rinuncia all’accanimento terapeutico ma piuttosto per rendere incerti i confini tra entanasia, testamento biologico e accanimento terapeutico». Intanto arrivano anche le prime repliche delle gerarchie cattoliche. Secondo il vescovo Velasio De Paolis, segretario del Supremo tribunale della segnatura spostolica, la questione posta dal cardinal Martini «presenta rischi notevoli». «Intanto - spiega alla Stampa - non si è ancora risposto all’interrogativo fondamentale: a Welby hanno staccato la spina o lo hanno ucciso?». Segue il cardinale Camillo Ruini che, nella sua prolusione alla Conferenza episcopale italiana, dichiara: «La volontà del malato, attuale o anticipata o espressa attraverso un suo fiduciario scelto liberamente, e quella dei suoi familiari, non possono avere per oggetto la decisione di togliere la vita al malato».







